Amici come prima

Dopo tredici anni di nuovo insieme in Amici come prima, Boldi e De Sica in un film di quest’ultimo.

«Siamo tornati insieme come Albano e Romina» esordisce De Sica, «in realtà voi non lo sapete, ma non ci siamo sempre frequentati in questi anni» rassicura Boldi in conferenza stampa. Non so come siano andate davvero le cose ai tempi del “divorzio” né come sia poi avvenuta la “riconciliazione”, non sono mai molto attenta al gossip, fatto sta che a guardarli sono gli amici di sempre.

De Sica ammette che il film riserverà qualche volgarità in omaggio al genere, ma che si tratta di un passo oltre il cinepanettone e lo stesso Boldi gli dà man forte nel sostenere che si tratti di una commedia con cui girare pagina.

Non gli do torto, è difatti una commedia e nel suo stile Christian si concede al turpiloquio, ma non va oltre. Il figlio del grande Vittorio è sempre misurato, ne seguo la carriera da che l’età me lo ha permesso e non ricordo una sua volgarità gratuita nei confronti delle colleghe né un indugiare qualora la sceneggiatura gli concedesse una qualche licenza.

Si nota subito quando un attore approfitta o scade e questo non lo ricordo nel suo caso e ancor più l’ho notato quando a decidere è stato lui in quanto regista.

Precisato questo, devo dire che il film ha una trama gradevole e garantisce un tempo di svago, ma non è perfettamente riuscito, resta come in superficie pur avendo occasioni di affondo.

C’è come una sorta di ingenuità artistica, che trova un ulteriore avallo nei due giovani interpreti: Regina Orioli e Francesco Bruni. Lo stesso De Sica mostra una qualche incertezza interpretativa e non è la prima volta quando si trova nel doppio ruolo di regista e interprete e dire che è un ottimo attore comico quando le redini sono ben ferme in mano altrui.

Forse la concenrazione è maggiore quando deve solo preoccuparsi di stare davanti alla macchina da presa, non so, avessi visto il film prima glielo avrei chiesto in conferenza stampa.

Nelle sequenze en travesti è però straordinario a dimostrazione che sente lo spettacolo molto più del cinema e non lo considero un rimprovero, anzi, credo che De Sica avrebbe dato e darebbe molto di più in teatro.

Boldi è sempre Boldi, il comico spigliato che conosciamo, brava Lunetta Savino, ma il migiore nel cast è senza dubbio il bravissimo Maurizio Casagrande.

Per il resto il film sa di mestiere: ben girato tecnicamente, si avvale di un occhio esperto e di maestranze competenti.

Va anche detto che la regia in realtà vanta le capacità del figlio Brando, che non ha voluto essere accreditato come coregista nei titoli per non figurare come il figlio di papà, a detta dello stesso Christian.

Il giovane De Sica ha studiato in America e non invano, però la direzione degli attori è una dote che esula dalle capacità tecniche, è una dote che hanno in pochissimi e che solo il nonno Vittorio aveva in una misura straordinaria rispetto a qualunque regista possa venirmi in mente.

Penso che anche il fatto di dirigere in famiglia possa aver avuto un suo peso nel tenere le redini delle varie interpretazioni.

La sequenza finale è un omaggio a Jerry Lewis, non so se questo fosse l’intento, ma è a lui che ho subito pensato. Ovviamente non ve la svelo e vi dico che mi è piaciuta moltissimo.

Non sarà fra le commedie più riuscite, ma i tempi hanno bisogno di spensieratezza e il buon umore è sempre cosa di cui esser grati a chi lavora con passione e qui di passione ce n’é parecchia, direi da generazioni.

Come curiosità vi svelo che il film è stato girato nella villa del Cavaliere sul Lago di Como. Degna del luogo: sontuosa.

Personalmente ho molta considerazione per Christian De Sica. Ho aspettato anni che trovasse il suo posto nel nostro cinema, fiduciosa nel suo talento di uomo di spettacolo.

Ricordo quando, all’inizi0 degli anni Ottanta, il mensile Ciak pubblicò la classifica dei cachet degli attori comici nella commedia italiana di costume, che ancora non era diventata il filone dei cinepanettoni: De Sica era l’ultimo per importo.

Il tempo ha dato ragione a lui e a me. Personalmente – come ho anticipato – continuo a credere che il suo habitat artistico sia il musical: è un bravo interprete ed è un vero animale da palcoscenico per il genere.

Certo un altro al posto suo sarebbe rimasto annientato dal genio paterno, Christian invece ha avuto il carattere e l’intelligenza di costruirsi un proprio spazio.

Del resto il pubblico è sovrano e, se lo ama, vorrà dire che questo affetto se lo sarà saputo guadagnare, con buona pace di chi ha sempre arricciato il naso.

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