Il doppiaggio: l’arte sconosciuta

Il doppiaggio: l'arte sconosciuta
Gerardo Di Cola (a sx) con Gianni Lehmann

Un’intervista da Fazio a Tom Hanks e Maryl Streep, in occasione dell’uscita del loro ultimo film The Post, ha incidentalmente toccato il tema del doppiaggio ed ecco che La vita in diretta invita i loro doppiatori: Angelo Maggi e Maria Pia Di Meo. Stupita dell’attenzione, seguo la rara intervista. Trascorso qualche giorno, ecco che mi ritrovo coinvolta in una discussione sulla voce di Claudia Cardinale, storicamente doppiata per tutta la prima parte della sua carriera, cosa stranamente sconosiuta ad alcuni dei miei interlocutori, niente affatto digiuni in materia di cinema.

In questo Paese il doppiaggio è davvero faccenda oscura. Ogni tanto un riflettore lo investe o – più spesso in questi ultimi tempi – si accende qualche polemica sull’opportunità di continuare a doppiare i film. Crociate zoppicanti, spesso sostenute da chi parla senza conoscere o da chi rinnega il suo stesso passato professionale.

Noi abbiamo il miglior doppiaggio al mondo con una grande storia alle spalle e non lo dico io. E’ un’arte a cui lo stesso Presidente Mattarella ha recentemente reso omaggio e che poggia su grandi attori.

Il doppiaggio: l'arte sconosciuta
Angelo Maggi

Proprio il doppiatore di Tom Hanks, il bravissimo Angelo Maggi, in occasione della propria premiazione alla quarta edizione del festival Le voci del cinema, tenutosi a Roma il 13 gennaio scorso, ha ribadito che un doppiatore, contrariamente a quel che comunemente si ritiene, non è affatto un attore a metà, ma un artista due volte attore e su questo concetto, che condivido in pieno, ha costruito uno spettacolo teatrale ormai giunto alla terza stagione, il DoppiAttore, appunto.

Noi italiani siamo talmente abituati al doppiaggio e talmente avezzi a non prestargli attenzione da non riconoscerne l’enorme valore.

Ha ragione la Streep a dire che vorrebbe avere la voce della sua doppiatrice, perché Maria Pia Di Meo ne ha una bellissima, ma soprattutto ne sa restituire l’interpretazione, come solo una vera attrice può fare, tanto da rendere ogni singola sfumatura di quella magnifica interpretazione.

Ecco il punto! Un cinema sottotitolato è sempre possibile oggi, per il frequente doppio audio, per i dvd, per le sale che vi dedicano rassegne, ma come cogliere proprio le sfumature di un’interpretazione, le intonazioni, le espressioni mentre si è presi a leggere sottotitoli, che necessariamente, per l’incalzare delle immagini, dovranno essere quanto più sintetici possibili?

Gli attori stranieri che con snobismo lamentano il doppiaggio dei propri film, sarebbero così seguiti e amati, se dovessimo correre dietro a ciò che dicono, magari mentre chiocciano in un ruolo ottenuto grazie al loro bel faccino? Alcuni protagonisti di serie tv e soap opera sono spesso un validissimo esempio di quanto ipotizzo.

Nessuno nega la bellezza di un film in lingua originale, ma dare la possibilità ad un film o ad un prodotto televisivo di essere distribuito doppiato aiuta proprio la popolarità dei suoi interpreti, favorisce la vendita di biglietti e della pubblicità. Anche perché esistono molte cinematografie interessanti e non tutte “parlano” inglese, lingua che alcuni sostenitori delle versioni in lingua originale affermano essere ormai nota a tutti (?!).

Il doppiaggio, che solo di recente di tanto in tanto emerge dalle ombre, ha molto da raccontarci. Il festival Le voci del cinema è una finestra offerta al pubblico su questo mondo di grandi professionisti. Una serata in cui chiudere gli occhi per sentire risuonare le voci di divi hollywoodiani, personaggi dei cartoni o di serie tv.

Molti i premiati lo scorso 13 gennaio in una serata informale e allegra, che ha avuto il suo momento di emozione nell’omaggio reso alla più grande delle nostre doppiatrici, colei che è stata maestra di molti, Lydia Simoneschi. Impossibile ricordare tutti i suoi doppiaggi, ma credo che non ci sia stata una sola diva della Hollywood d’oro che lei non abbia doppiato, ma furono molte anche le dive nazionali, perché il nostro cinema fino agli anni ’70 fu un cinema decisamente doppiato.

Un personaggio per tutti: Rossella di Via col vento. La Simoneschi aveva una voce duttilissima ed estremamente musicale, se ricordate o rivedrete lo splendido doppiaggio di Maga Magò de La spada nella roccia di Disney capirete cosa intendo. Magistrale!

Durante la serata è stata ricordata fra l’affetto di tutti dinnanzi al figlio Gianni Lehmann, giunto da Miami – dove ormai vive – proprio per l’evento, in cui si è anche parlato del libro che il professore Gerardo Di Cola ha dedicato alla Simoneschi nella collana Doppiaggio e Cultura.

Di Cola è l’unico storico del doppiaggio che davvero possa dirsi tale, egli ha davvero spalancato porte e finestre su questo mondo rimasto chiuso nelle sale d’incisione e a lui i doppiatori di oggi e di ieri devono moltissimo.

Non disconosco altre iniziative volte a togliere finalmente dall’ombra il doppiaggio e i suoi protagonisti, ma il suo lavoro minuzioso e sistematico nella ricostruzione di fatti, profili e vicende è altra cosa.

Un lavoro enorme, già raccolto in cinque diversi libri, ma che ancora ci riserverà sorprese, pronte fra menabò, progetti e bozze, nell’intento di ricostruire un’arte, quella del doppiaggio, fatta di passione e moltissimo talento.

Libri da cui oggi sarebbe impensabile prescindere per chiunque volesse, con onestà, affrontare la storia del nostro cinema.

Il doppiaggio: l'arte sconosciuta

Le foto sono state gentilmente concesse da Giorgio Alaia, grafico della collana Doppiaggio e Cultura.

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