Giovanna Minelle, una fotografa e il suo viaggio in solitaria (2)

Ci eravamo lasciati qui.

Avevo chiesto a Giovanna Minelle di parlarmi per tappe del suo lungo viaggio.

Ora riprendo il suo racconto e guardando le sue magnifiche foto la penso: di nuovo in viaggio, di nuovo in India, di nuovo col suo zaino e la sua macchina fotografica.

Mentro io riporto il racconto del viaggio fatto da Giovanna, lei è già partita per una nuova, lunga esperienza, immersa nel fascino perturbante di quel Paese straordinario.

Delhi

Sbarco all’aeroporto Indira Gandhi con l’ingenuità di chi si sente furba ma tale non è, convinta che l’astuzia degli Indiani con i turisti contro di me – ormai al terzo viaggio in questo Paese – non potrà nulla.

E ci casco subito!

Salgo su un taxi prepagato e finisco a fare un lungo giro per percorrere solo pochi chilometri. Al momemto non lo so ancora che avrò pagato quattro volte il giusto prezzo, perché sono solo una turista e come tale un po’ sprovveduta. Sono già consapevole però che mi occorreranno molti più chilometri e molta più esperienza per diventare una vera viaggiatrice.

Come dal più classico dei copioni, il taxista mi sfinisce insistendo perché faccia sosta da cambiavalute o botteghe di amici suoi per poi concludere che l’albergo che avevo prenotato non esiste.

A questo punto mi scarica a Paharganj col mio zaino e se ne va.

Alla domanda che fa capolino nella mia testa «E ora?» rispondo prontamente con «C’è sempre una soluzione!».

Il mio sguardo stralunato calamita un passante gentile e premuroso, che mi consiglia un’agenzia statale dove poter rintracciare l’albergo scomparso.

Come una pivellina lo seguo.

Il titolare compone Dio solo sa che numero e ascolto al vivavoce ripetere come un mantra «Numero inesistente».

Prova allora a convincermi a prendere una stanza in un altro albergo, che costa ben cinque volte quello che ho già pagato per il famoso hotel, che non si trova.

Un po’ confusa può darsi – fra la stanchezza e l’impatto  – ma non sciocca, così mi do da fare e vengo a capo dell’arcano: il mio albergo ha cambiato nome e non ha aggiornato il sito. Lo intercetto.

È ormai sera, ma siamo in India, quindi niente tace, nulla è deserto e così non mi sento né sola né impaurita.

Fra i profumi del chapati¹ che spesso e ovunque cuoce, delle spezie che riempiono l’aria, rallegrata dalle musiche di Bollywood che escono da alcune botteghe, mi confondo fra quell’umanità punteggiata di coloratissimi saree² e a mezzanotte conquisto finalmente il letto della mia stanza.

La techno music assordante, che proviene da un discoclub confinante mi fa sobbalzare. Guardo l’ora: è soltanto l’una.

Il giorno dopo compro il biglietto per Varanasi. (Continua)

¹Pane tipico indiano
²Il più tradizionale degli abiti indiani femminili

Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.

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