Giovanna Minelle, una fotografa e il suo viaggio in solitaria (7)

Giovanna Minelle si lascia alle spalle Kanyakumari per Kollam, una meta che sceglie perché fuori dalle classiche rotte turistiche e quindi per lei più interessante. Infatti sarà una città che le regalerà molto più di quanto avrebbe potuto aspettarsi.

Kollam

Arrivata, mi fermo in una guest house sulla costa tra palmeti e spiaggette di fronte all’oceano. È una grande casa che ricorda la dimora di Karen Blixen nel film La mia africa. Bellissima, ma per restarci impongo al proprietario le mie condizioni, perché così com’è è troppo aperta alla natura e la notte non desidero visite a quattro zampe. 

Il titolare, un signore di mezza età, mi affitta allora la casa in pietra sul retro, dove abitava con la propria famiglia prima di trasferirsi in città per meglio seguire il ristorante e il negozio di spezie di sua proprietà.

Attrezzata per ospitare i turisti che passano da Kollam, ha un letto con zanzariera rassicurante, ma non c’è il bagno, che è subito fuori e che purtroppo dovrò condividere con un ex figlio dei fiori, un ultracinquantenne con i capelli rasta che sta attraversando l’India in bicicletta. Oh, my God!

Amicizia è la parola che associo a questa città.

Ceno tutte le sera in riva all’oceano con viaggiatori e turisti che arrivano e partono fermandosi una sola notte. Io sono l’unica cliente fissa. La coppia di fidanzate tedesche, il ragazzo australiano, i due giovani motociclisti californiani, tutti arrivano e partono in un levar del sole. Appena il tempo di scambiare qualche informazione sui rispettivi itinerari e alcune curiosità personali.

Noi italiani siamo dappertutto e così incontro Marco e Valentina, una coppia arrivata un pomeriggio che come me si fermerà per un po’. Condivido con loro la colazione, con ananas e manghi appena colti.  La brezza che spira dall’oceano a pochi metri ci invoglia a prolungare quel primo pasto della giornata accompagnandolo con lunghe e affettuose chiacchierate.

Le cene al chiaro di luna sotto il cielo stellato e le onde che si infrangono sugli scogli diventano un appuntamento irrinunciabile, che accresce la mia pace interiore.

Vorrei fermare il tempo e scoprire la costa e la città. Non posso far nulla per il primo desiderio, ma per il secondo mi organizzo e noleggio una bici, pedalando tra palme e ananassi.

La facciata gialla di una chiesa dall’aspetto coloniale sbuca dietro gli alberi. La sosta è d’obbligo. Pochi istanti e sono accerchiata da un gruppetto di bambini rumorosi e dal sorriso abbagliante, che risalta nella caranagione scura.

Mi invitano per un tè a casa loro, una piccola e accogliente dimora sulla spiaggia, che a me pare un angolo di paradiso.

Come loro diripettaie trovo una vedova e le sue due figlie, entrambe insegnanti sui vent’ anni: formano la famiglia Bosco, di evidenti origini italiane. Come è piccolo il mondo! Stupita dalla quantità di foto e di icone raffiguranti la Madonna, che adornano le pareti, ci scattiamo qualche selfie e prendiamo insieme un tè in quel luogo fuori dal mondo.

Sono grata alla mia curiosità e alla bicicletta che mi hanno portata fin qui e all’universo per questo regalo inaspettato.

Esplorare la costa mi provoca addizione, che interrompo con escursioni in città a dir poco pericolose. Imparo a percorerre le rotatorie all’inglese, provando l’euforia del pericolo e qualche brivido lunga la schiena quando i camion mi sfiorano lungo le arterie a traffico disordinato. L’esperienza mi alza l’adrenalina, di cui sono alla ricerca costantemente.

Sto scattando molte fotografie, sono la mia memoria, il diario scritto con le immagini. Mi serve un’altra sd card.

La titolare del negozio di telefonia è Reena, una bella donna sui quaranta, sposata e con due figli. Ci piacciamo subito e diventa la fonte di tante informazioni e consigli utili. Fra noi nasce la confidenza e da questa un’amicizia, un legame affettivo, che coltiviamo ancora oggi con le videochiamate.

Prima di lasciare Kollam andremo a fare shopping e lei mi regalerà un dhoti, qui chiamato mundu, e uno scialle. Sorpresa ed emozionata, non sarà la prima volta che un abitante di questo straordinario Paese mi dimostrerà la propria generosità.

Kollam non smette di entusiasmarmi e di mettermi alla prova.

Spostarmi in città con l’autobus è piu difficoltoso che con la bici. I bus urbani non sono numerati e la destinazione è scritta solo in Malayalam, la lingua ufficiale del Kerala. Imparo a salire sui mezzi che vanno nella mia direzione e a scendere al volo se svoltano altrove.

Le giornate scorrono divise fra la pace che coltivo dentro di me e l’eccitazione di nuove esperienze.

Un giorno, curiosando nei dintorni del tempio, un ragazzo mi invita a entrare in quella che sembra essere la canonica delle nostre parrocchie. Che sorpresa! La sorella sta posando su un palco allestito con luci e ombrellini. Un gruppo di fotografi immortalano l’evento che segna l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita. È il suo addio al nubilato, l’indomani andrà sposa.

Sono sul set di un “film” a cui speravo di partecipare.

Il suo sguardo è luminoso e il suo portamento regale. Davanti agli obiettivi posa come una professionista. Ho l’onore di conoscere la sua famiglia e di prendere parte alle foto di rito con i parenti e gli amici: sarò la curiosità da esibire nell’album dei ricordi. Mi ritrovo così nel bel mezzo di una festa di matrimonio. È magnifico!

Le amiche regalano limoni come gesto di buona sorte, dispensando ampi e bianchissimi sorrisi. Respiro l’aria di festa ancora densa del profumo di curry della cena della sera prima. Sono felice e lusingata di lasciare la mia piccola impronta in questo evento.

Lo stupore a la riconoscenza raggiungono il massimo livello con l’invito alla cerimonia. Lascio nello zaino per qualche ora gli abiti della viaggiatrice invisibile e indosso una lunga gonna di lino e una graziosa camicetta in fine cotone. Mi cingo con una piccola cintura e indosso i miei sandali argento tacco dodici, che se ne stanno insospettati nel mio zaino.

A piedi mi dirigo al tempio tra gli sguardi stupiti degli umini che incrocio lungo la strada. La cerimonia sta per iniziare. Una platea di donne nei loro saree piu belli, truccate e ingioiellate, attendono con me l’entrata degli sposi.

Non mi risparmio con la macchina fotografica, imprimo volti, sguardi, sorrisi, la commozione di tutte quelle anime riunite per celebrare il grande evento del villaggio.

La sposa nella sua veste tradizionale –  un regale saree rosso e oro – raggiunge il futuro marito, in bianco e oro. La sorella della sposa è in lacrime. Le ghirlande di fiori che i protagonisti si scambiano, dai colori della bandiera nazionale, suggellano la sacralità del momento. Sento di far parte della loro storia e questo mi tocca e mi commuove. Un altro mio sogno si realizza.

Una stanza allestita con lunghe tavole e panche accoglie gli invitati al pranzo di nozze, me compresa. La famiglia offre a tutto il villaggio un pranzo tradizionale del Kerala. A colpo d’occhio conto una cinquantina di commensali. Su una grande foglia di banano, come un piatto, i camerieri servono i cibi che si alternano secondo la tradizione culinaria e ayurvedica: ci sarà il salato, il dolce, l’amaro, il piccante…

Non ci sono posate, per la prima volta provo a mangiare con le mani, provocando una cordiale ilarità tra i camerierei e gli invitati. Mi diverto anch’io. 

È passata una mezz’ora e non ho ancora finito il mio pranzo, ma i camerieri passano a sparecchiare. Questo primo turno è finito e devono allestire le tavole per il prossimo gruppo di invitati. Di cinquanta in cinquanta non smetteranno fino a quando tutto il villaggio non avrà partecipato al banchetto di nozze.

La sposa ha cambiato abito. Un saree bianco tendente al crema ne esalta la bellezza.

Questa ragazza inizia ora la sua nuova vita e mi chiedo se le famiglie avranno consultato gli oroscopi prima di aver acconsentito a quest’unione.

A questo tuo dubbio azzardo io una risposta, cara Giovanna: senz’altro! Non c’è matrimonio indiano, né di gente comune né di persone agiate o famose, che non sia celebrato con il favore delle stelle, perché chi ben comincia…

(Continua)

Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.

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