Io e Giovanna Minelle

Ho conosciuto Giovanna Minelle su Facebook, l’occasione sono state le sue foto dell’India. Mi piaceva quel che vedevo e quel che leggevo, le ho chiesto l’amicizia, ci siamo sentite e capite al volo. Siamo amiche da allora. Una fotografa bravissima e una persona interessantissima.

Giovanna mi affascina, perché abbiamo un sentire sovrapponibile per alcuni aspetti, ma siamo anche due poli opposti.

Lei fa tutto quello che io, da viaggiatrice, non farei per nulla al mondo, ma per una sorta di immedesimazione viaggio sulle sue gambe e vedo con i suoi occhi: con lei la mia empatia raggiunge tali picchi da muovermi nei suoi racconti.

Credo che la chiave stia proprio nella grande affinità nella pur assoluta opposizione.

Ciò che ci ha fatte incontrare e che ci lega a filo doppio è l’India, l’amore per questo Paese e il richiamo che ha su di noi.

Dopo aver raccolto il racconto di uno dei suoi lunghi viaggi, ora ho in mano i testi di un libro di foto, che finalmente ha deciso di pubblicare.

Solare come una giornata di giugno, prende la sua macchina fotografica e fa reportage bellissimi, che ˗ avessi anche solo metà del suo talento di fotografa – non farei nemmeno per profumati compensi.

Giovanna vive l’India che non so affrontare, fatta di mezzi pubblici, cibo di strada, tavole calde o ristorantini familiari, infradito o piedi scalzi, ashram e serate a rimirar le stelle.

Solo attraverso di lei io posso fare tutto questo o prendere una cuccetta in un treno e viaggiare oltre un giorno, accettare il cibo che mi viene offerto o bagnarmi nel Gange.

Io che non bevo nemmeno il chai, perché se bevo del latte sto malissimo, io che sono entrata solo nei templi che mi accettavano con i calzini e non a piedi nudi, io che in quel Paese mi sono spostata solo con l’autista o in aereo, io che ho mangiato le specialità di strada solo perché nel buffet del Taj Coromandel di Chennai, io che attiro una zanzara dall’altra parte della costa e mai mi sognerei di stare in riva all’oceano di sera, a meno di non scafandrarmi e fare prima il bagno nell’Autan, attraverso i suoi viaggi vivo quell’India che incrocio e, appunto, non affronto.

Il viaggio sempre racconta di noi. Le destinazioni che scegliamo, ma soprattutto il modo in cui noi viaggiamo ci rivelano ed inevitabilmente sono un riflesso delle nostre paure, del nostro spirito di avventura e di adattamento, del nostro carattere, dei nostri limiti, della nostra curiosità, del nostro mondo, ma bisogna saper andare oltre le apparenze: né Giovanna è un’imprudente né io sono una snob.

Il viaggio è ricerca e le ricerche possono essere tante e possono condurci in spazi fisici, ma anche in dimensioni spirituali e contare tanti passi nel nostro animo quanti ne facciamo di cammino.

A volte uno zaino e grandi valige possono avere in comune più cose di quante non si creda.

Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.

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