Si è conclusa la seconda edizione di Cine@Donna

Marco Bonini

La seconda edizione di Cine@Donna si è appena conclusa, Riccione ha ospitato questa breve rassegna di cinema al femminile, che ha avuto una sua serata inaugurale con Marco Bonini come ospite d’onore. Volto noto della nostra televisione più ancora che del nostro cinema, ormai apprezzato sceneggiatore (Io e la Giulia), l’attore ha presentato il videoclip per la cover di Lella, un vecchio successo del 1971, brano qui riproposto dal gruppo folk romano Orchestraccia. Video di cui è cosceneggiatore con l’amico di sempre e di scrittura Edoardo Leo e regista. Un cortometraggio che affronta il tema della violenza sulle donne senza retorica, con poesia e con un approccio che arriva diritto al cuore e allo stomaco dello spettatore. Una violenza che ha molti volti e che chiama le stesse donne ad affrancarsi da essa con un atto di consapevolezza e di forza interiore.

La serata inaugurale ha avuto anche un momento di musica con la giovane Marianne Mirage, cantautrice che al mondo del cinema presta il proprio talento attraverso collaborazioni.

Marianne Mirage

Il film di apertura è stata una prima nazionale, Fottute (USA 2017), con la giovane Amy Shumer, comica sempre più affermata a Hollywood e di grande talento, la cui spalla è stata la mitica Goldie Hawn. Di risate in sala confesso di averne udite più di quante ne abbia fatte, non essendo esattamente il mio genere, ma ammetto che sia un film ben scritto, cosa non scontata a Hollywood, dove spesso il punto debole dei film sta proprio nelle sceneggiature, che a volte non riescono a sviluppare compiutamente soggetti anche buoni. Mi ha comunque colpita la forte comicità della pellicola, che definirei “maschile”, a tratti pecoreccia e con un eccesso a prova di stomaco nell’episodio del verme solitario, in buona sostanza una comicità da bocca buona, che sono certa funzionerà al botteghino. Del resto tanto la comicità quanto la satira vanno ormai tutte in quella direzione. Totò avrebbe qui riproposto il proprio pensiero, secondo cui la vera comicità sta nella battuta e non nella volgarità spicciola, ma i tempi sono cambiati e i gusti del pubblico rincorrono questo andazzo e ne sono a loro volta condizionati, in un circolo vizioso, che nessuno ha più il coraggio di spezzare.

Lucia Mascino Ph. Fabio Lovino

Di tutt’altro tenore il film della serata che ufficialmente ha aperto la rassegna: Un appuntamento per la sposa (Israele, 2016), presentato da una gradevolissima Lucia Mascino, sempre più nota al grande pubblico, ma con un passato soprattutto da attrice teatrale. Ambientato nella comunità ortodossa, racconta della tenacia e della fede, che poggiano direi sulla grande consapevolezza di sé, che la protagonista dimostra di avere, tanto da arrivare all’altare il giorno prestabilito, nonostante il fidanzato l’abbia lasciata, ma caparbiamente convinta che quella data sia nel proprio destino e che ad attenderla ci sarà l’uomo giusto per lei. Film dalla narrazione lenta e poco brillante, appartiene alla categoria di quelli per cui “il finale fa il film”, nel senso del suo gradimento. Un tema interessantissimo dallo svolgimento zoppicante.

Sabrina Impacciatore Ph. Roberta Krasnig

La terza serata è stata quella che ho più gradito, l’ospite d’onore Sabrina Impacciatore, donna deliziosa e grande talento del nostro cinema. Ha incantato, divertito e interessato in egual misura. Ha offerto anche la migliore presentazione per il film in programma quella sera, dimostrando ancora una volta comunicativa e occhio attento di donna di cinema. Il film proiettato è stato Adorabili nemiche, che nel suo titolo originale The last word, l’ultima parola, ha un senso più compiuto. Con la magnifica Shirley MacLaine, rappresenta uno di quei rari film da vedere e rivedere, perché ciò che racconta è al di là della storia narrata, un film di cui far tesoro, perché fa riflettere su cosa voglia dire avere carattere e a questo proposito come non citare Aldo Fabrizi, che sosteneva che chi ha carattere ha inevitabilmente un brutto carattere. Anche in questo film una figura femminile forte, protagonista della propria vita. Fino all’ultimo. Film non visivamente perfetto, avrebbe guadagnato molto con una più attenta direzione della fotografia, che nelle sequenze iniziali avrebbe potuto dare miglior cornice alla narrazione, che si apre silenziosa e cauta per guadagnare poi un magnifico ritmo, sostenuto da una bella sceneggiatura la cui chiave di volta è la maestria della grande Shirley MacLaine.

Anita Caprioli Ph. Fabio Lovino

La serata conclusiva ha avuto invece come madrina Anita Caprioli, che fedele alla propria reputazione di donna riservata e schiva, pur nella sua sincera cortesia, non è riuscita a creare empatia col pubblico, sollecitando domande e curiosità. Elegantissima e bella ha introdotto Il diritto di contare (USA 2017). Questa è stata la pellicola più hollywoodiana della rassegna: effetti speciali, cast numeroso con più di una star per un film lungo oltre le due ore, in cui è raccontata la vera storia di tre straordinarie donne di colore, che lavorando alla NASA, contribuirono alle missioni spaziali americane. Ottima ricostruzione storica, che ci ricorda anche cosa sia stata la segregazione razziale in America e che solo pochi decenni separano l’elezione di Obama da un tempo in cui i neri erano tenuti lontani come degli appestati. Il termine è pessimo, ma non saprei come meglio rendere l’idea, basti pensare che Dorothy Dandridge, affermata attrice di Hollywood e apprezzata cantante, trovandosi in tournée in un locale che non aveva bagni separati per coloured people, si vide consegnare un bicchiere e non esattamente per bere.

Come più volte mi è capitato di constatare i piccoli festival sono spesso assai interessanti e a volte offrono le occasioni migliori per tuffarsi nel cinema, fra protagonisti, pellicole e incontri, che li rendono occasioni preziose di studio e arricchimento e Cine@Donna è uno di questi.

Mi unisco dunque a Sabrina Impacciatore e auguro a questa deliziosa manifestazione lunga vita!

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