Tempo prezioso

Alle volte ciò che ci occorre è solo un po’ di tempo. Per tirare il fiato. Per concentrarci e far ordine nei pensieri. Per guardarci dentro e affacciarci sul nostro Io interiore.

Il senso del dovere è come un abito da lavoro: andrebbe smesso ogni tanto. Per riscoprire la libertà di muoversi nella propria vita come in una vacanza dagli impegni di sempre.

E allora vanno bene quei momenti rubati alle giornate. Condivisi o riservati solo a noi stessi. Momenti in cui sentire che c’è uno spazio in questo nostro tempo, chiamato vita, che ha tante dimensioni quante siamo in grado di dargli.

Il tempo non va temuto, ma nemmeno sprecato. Il tempo è spesso un nemico in questa nostra società. Alle volte non capiamo se è lui ad inseguirci o noi a rincorrerlo. Forse non è che un moto circolare in cui rincorriamo che ci alita sul collo al ritmo di lancette. Un tic tac che ci martella dal risveglio al sonno. Viviamo nell’era della melatonina da banco.

Non credo sia un caso la fuga in campagna di tanti, ad ogni età. I corsi di yoga sono ovunque, tallonati sempre più spesso da quelli di meditazione. Cerchiamo la millenaria  saggezza orientale un tanto all’ora, perché la nostra visione della vita ci mette all’angolo.

Non sappiamo far silenzio in noi stessi in mezzo al frastuono della nostra società. Lo spirituale è come il sapere: infilato negli spazi angusti residuali del nostro fare giornaliero, in cui – e ritorno da dove ero partita – non troviamo tempo per noi stessi. Eppure fermarsi dà slancio allo scatto, il riposo dà forza alla resistenza.

Il giorno del mio compleanno fra i tanti auguri ne ho ricevuti di singolari, speciali direi, da un’amica, che ha una vita meravigliosamente fuori dal coro:

Aida, per il tuo compleanno ti auguro tempo.

Inteso come spazio personale nella vita. Un augurio bellissimo.

Io non sono diversa da tutti: corro e “non ho mai tempo”, ma ci sto lavorando, perché il tempo in cui muoverci non è meno importante del tempo inteso come anni di vita. La capacità di saper dir di no manca soprattutto a noi donne, cromosomicamente multitasking.

Non credo che sia un caso nemmeno che chi ha molte braccia nella mitologia hindu sia una dea e non un dio, la famosa dea Kalì, divinità associata – guarda un po’?! – allo scorrere del tempo.

Non pare abbiamo imparato molto nemmeno dal confinamento per pandemia. Siamo un po’ come quei vecchi giocattoli di latta degli anni Cinquanta con la carica a molla.

Ripensare il tempo e lo sguardo sulla vita dovrebbe essere il lascito di questo anno senza capo né coda.

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