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	<title>#amedeonazzari &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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	<title>#amedeonazzari &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Amedeo Nazzari. Ritratto d&#8217;attore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 22:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amedeo Nazzari. Ritratto d’attore, questo il titolo della mostra fotografica e documentaria allestita da Giulio D&#8217;Ascenzo ed Elisabetta Centore, inaugurata alla Casa del Cinema il 21 settembre scorso, che si concluderà domenica 18 ottobre. Se non l&#8217;avete ancora fatto, potendo, vi invito a visitarla. Si tratta di un’occasione, fra l&#8217;altro gratuita, per un “viaggio” nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="wp-image-3782 size-full alignleft" title="Amedeo Nazzari. Ritratto d'attore | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3.jpg" alt="" width="300" height="410" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Amedeo Nazzari. Ritratto d’attore</strong>, questo il titolo della mostra fotografica e documentaria allestita da Giulio D&#8217;Ascenzo ed Elisabetta Centore, inaugurata alla <strong>Casa del Cinema</strong> il 21 settembre scorso, che si concluderà domenica 18 ottobre.</p>
<p>Se non l&#8217;avete ancora fatto, potendo, vi invito a visitarla. Si tratta di<span id="more-3778"></span> un’occasione, fra l&#8217;altro gratuita, per un “viaggio” nella carriera di uno straordinario attore e divo del nostro cinema.</p>
<p>Amatissimo dal pubblico, Amedeo Nazzari è scivolato in disparte com’è accaduto a tanti grandi, trascurato oggi da critici e studiosi molto presi da altro, dove a volte questo altro si riduce ad una rosa di nomi e di temi, su cui si è scritto e disquisito oltre ogni reale interesse.</p>
<p>Definito <strong>l’Errol Flynn italiano</strong>, a parer mio sarebbe dovuto essere l&#8217;inverso nel senso cioè di considerare noi quest’ultimo l’Amedeo Nazzari americano, tali furono il successo presso il pubblico e il carisma che accompagnarono Nazzari per tutta la vita, anche negli anni in cui il cinema aveva preso altre strade e la sua personale ritrosia e “pigrizia” favorirono il suo defilarsi, per quanto non può dirsi che la sua carriera cessò mai se non con la sua scomparsa.</p>
<p>Bello e con un’eleganza innata, apparteneva a quegli uomini fortunati, che gli anni fanno ancora più belli e affascinanti.</p>
<p>Divo per eccellenza del cinema del Ventennio, trovò un forte rilancio presso il grande pubblico nella stagione d’oro del Melodramma, fra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta.</p>
<p>Una serie di grandi successi al botteghino che finirono però per legarlo ad un genere da cui <a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/">affrancarsi non fu poi facile</a>. A tutt&#8217;oggi nell&#8217;immaginario collettivo Nazzari resta quell&#8217;interprete, complice anche la continua riproposta televisiva di quei suoi film di allora a discapito di innumerevoli altri.</p>
<p>Amedeo Nazzari arrivò al cinema dal teatro, non fu un attore improvvisato: fu il cinema a chiamarlo. Dopo il debutto in <em><strong>Ginevra degli Almieri</strong></em> (di Guido Brignone, 1935), arrivò subito al grande successo col suo secondo film, <em><strong>Cavalleria</strong></em> (di Goffredo Alessandrini, 1936). Due anni dopo sempre per Alessandrini girò il film che lo consacrò primo divo del firmamento italiano: <em><strong>Luciano Serra pilota</strong></em>, film vincitore alla Mostra del Cinema di Venezia e campione d&#8217;incassi dell&#8217;anno.</p>
<p>La mostra di Roma è fatta solo di originali: locandine, articoli, fotobuste e soprattutto belle foto, che ricordano alcuni dei tanti titoli della sua lunghissima filmografia.</p>
<p>Non so quanti film di Amedeo Nazzari conosciate oltre ai &#8220;soliti&#8221; ovvero quelli <em>stappalacrime</em> girati in coppia con <strong>Yvonne Sanson</strong>. I più belli non li ho trovati, la rete offre poco e male, così ne ho scelti altri. Rappresentano gli anni dal cinema di regime a un nuovo cinema italiano.</p>
<p>Il primo è una commedia romantica deliziosa con riprese all&#8217;aperto per allora notevoli; il secondo è un tipico esempio di molto cinema di quel tempo, nato da opere letterarie più o meno note al grande pubblico; il terzo è una commedia brillante con grandi attori caratteristi nonché celebri doppiatori e con protagonista <strong>Lilia Silvi</strong>, beniamina in quegli anni. La canzone di chiusura è da dimenticare: capirete perché; il quarto è una commedia con la divina <strong>Alida Valli</strong>. Qui Amedeo Nazzari interpreta se stesso; il quinto film è drammatico, coprotagonista un altro divo del nostro cinema, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/auguri-massimo-girotti-ovunque-tu-sia/"><strong>Massimo Girotti</strong></a>.</p>
<p>Ve li lascio, guardateli con gli occhi del tempo altrimenti ve ne sfuggirà il valore. Cliccate sui titoli e buona visione!</p>
<ol>
<li><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nTih-e7ksKs">Cavalleria</a></strong> (di Goffredo Alessandrini, 1936)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=B-6rpzgba2M"><strong>I Mariti</strong></a> (di Camillo Mastrocinque, 1941)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=FuPd9oJ8scg"><strong>La Bisbetica domata</strong></a> (di Ferdinando Maria Poggioli, 1942)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=6fEMeOls18M"><strong>Apparizione</strong></a> (di Jean De Limur, 1944)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=29dxf9KgwE8"><strong>Fatalità </strong></a>(di Giorgio Bianchi, 1946)</li>
</ol>
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		<title>Amedeo Nazzari, oltre il melodramma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 20:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come spettatrice ho conosciuto Amedeo Nazzari nei film &#8220;strappalacrime” di Raffaello Matarazzo, il più famoso regista italiano di melodrammi. L’espressione, nata già come negativa dalle colonne dei critici di allora, ha finito per ridurre nell’immaginario collettivo l’intera carriera di Nazzari a questi film, che la televisione ritrasmette di tanto in tanto quasi dimentica di un’infinità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2998" aria-describedby="caption-attachment-2998" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-2998 size-full" title="Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia.jpg" alt="" width="250" height="358" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia.jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption id="caption-attachment-2998" class="wp-caption-text">Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari in Tormento di Raffaello Matarazzo, 1950</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Come spettatrice ho conosciuto Amedeo Nazzari nei film &#8220;strappalacrime” di Raffaello Matarazzo, il più famoso regista italiano di melodrammi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espressione, nata già come negativa dalle colonne dei critici di allora, ha finito per<span id="more-2993"></span> ridurre nell’immaginario collettivo l’intera carriera di Nazzari a questi film, che la televisione ritrasmette di tanto in tanto quasi dimentica di un’infinità di altri titoli, che ho poi scoperto nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato al cinema dalla porta principale, vi entrò per la prestanza fisica, ma forte di tanto teatro già fatto, quindi assolutamente consapevole del proprio mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Con gli anni ho imparato a misurarmi con tante storture della memoria storica del nostro cinema, spesso dovute alla supponenza boriosa di certa critica e a volte dovute a faziosi meccanismi dello stesso ambiente del cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari è uno di quei grandi attori scivolati nell’oblio pur rimanendo noti: sembra un paradosso, ma nel cinema non è cosa poi così impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome, il suo volto restano popolari, ma la sua carriera oggi è sconosciuta ai più. Destino comune ad altri artisti, mentre molti altri hanno perduto perfino la notorietà del proprio nome conservando solo quella del proprio volto o della propria voce. Eppure come potremmo mai raccontarla questa nostra magnifica storia del cinema senza tutti loro?</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari debuttò come protagonista sul grande schermo con un film che ancora oggi resta un gioiellino, <strong><em>Cavalleria</em></strong> di Goffredo Alessandrini del 1936, che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nTih-e7ksKs"><strong>potrete vedere qui</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In verità il debutto cinematografico vero e proprio era avvenuto l’anno precedente in <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fWExyEy-xis"><strong><em>Ginevra degli Almieri</em></strong></a> di Guido Brignone, grazie alla protagonista Elsa Merlini, che tanto aveva insistito perché Nazzari si dedicasse anche al cinematografo, come allora si chiamava.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza non lo aveva entusiasmato e per acconsentire al film di Alessandrini buttò lì la richiesta di un compenso dieci volte quello offerto, che ottenne!</p>
<p style="text-align: justify;">E dire che a consigliargli di accettare il ruolo fu proprio la moglie del regista: Anna Magnani. Proprio Nannarella, che invece al cinema guardava con grande interesse, ma continuamente dissuasa dal marito &#8211; allora regista famoso -, perché non fotogenica.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna rifarsi a quei tempi per capire quanto la grande Magnani fosse in effetti lontana anni luce dai visini di bambola del Cinema dei Telefoni Bianchi. Nel film ottenne poi una microscopica parte di sciantosa con tanto di parruccona bionda, ma ripresa in campo talmente lungo da riconoscerla a fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin da subito Amedeo Nazzari seppe conquistarsi la stima dell’ambiente professionale e l’amore del pubblico. Cosa avvenne da quel film in poi è davvero storia del cinema. Ma anche storia del Paese e del costume, perché i film raccontano spesso anche questo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua esperienza e il suo talento erano tali che, quando la RAI inaugurò i propri programmi e iniziò a produrre gli sceneggiati, fu subito chiamato fra i protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sento dire che gli sceneggiati di allora “oggi si chiamano <em>fiction</em>”, mi si drizzano i capelli. C’è un abisso fra i due generi!</p>
<p style="text-align: justify;">Assodato che alcune (poche in verità) <em>fiction</em> sono veramente ben fatte, va detto che gli sceneggiati nascevano innanzitutto nel solco della missione dell’allora mamma RAI ovvero istruire e unire culturalmente un Paese, che aveva ancora sacche di analfabetismo e sicuramente povertà diffusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sceneggiati, soprattutto quelli dell’epoca del bianco e nero, portarono i grandi romanzi e le grandi <em>pièce </em>sul piccolo schermo e dunque al grande pubblico. Venivano girati in presa diretta dopo lunghe prove, come per un debutto teatrale e abbisognavano di attori veri, che dal teatro venissero.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, le <em>fiction</em> di oggi vivono molto spesso di volti e di nomi che popolano le riviste e un certo tipo di programmi prima ancora che un set. Quindi la mancanza di mestiere &#8211; quando non di talento vero e proprio &#8211; è una costante a macchia di leopardo di questi prodotti televisivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so cosa avrebbe detto Amedeo Nazzari di certi sottoprodotti che girano oggi in tivvù, di certo se ne sarebbe tenuto alla larga. Non per superbia, ma per rispetto di sé e del proprio pubblico, lui che non si buttò mai via per un <em>cachet</em> o per una copertina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-2999 size-full" title="Copertina libro Amedeo Buffa in arte Nazzari" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari.jpg" alt="" width="600" height="350" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari.jpg 600w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari-300x175.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" />Per avvicinarvi a questo grande e affascinante attore vi consiglio un libro davvero bello, che la figlia Evelina ha pubblicato nel 2008, ma che la casa editrice Edizioni Sabinae ha appena ristampato in occasione del quarantennale della sua scomparsa: <strong><em>Amedeo Buffa in arte Nazzari</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice, di cui <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><strong>qui ho recensito</strong></a> l’ultima toccante opera, scrive nella prefazione: «Questo non è un libro di memorie. E nemmeno la biografia di mio padre. È proprio quello che sembra: un album di famiglia. Disordinato come me.».</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà questo bel volume è molto di più, perché ogni foto porta con sé un commento o un racconto, a volte scritto dall’attore stesso. Si entra così in punta di piedi, passo dopo passo, con molta grazia nella vita e nella carriera di un grande protagonista del nostro cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari ci lasciò il 5 novembre di quarant’anni fa, ma ancor oggi possiamo ritrovarlo e i giovani scoprirlo in ogni sua pellicola, negli sceneggiati di allora e perfino in un vecchio Carosello, quando il cinema lo aveva in parte trascurto, ma non il suo pubblico, che mai l&#8217;abbandonò.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In copertina, Amedeo Nazzari ne Il brigante Musolino di Mario Camerini, 1950.</em></p>
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		<title>Spesso sono arrivata seconda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 10:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria Evelina Buffa Nazzari firma Spesso sono arrivata seconda, il suo ultimo libro, e lo fa per esteso. Questo nome lungo che ha lasciato che si componesse e scomponesse nei vari momenti della sua vita e che nel frontespizio appare completo, è già in qualche modo un prologo alle 204 pagine che ho divorato, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/">Spesso sono arrivata seconda</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-2401" title="Spesso sono arrivata seconda | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Libro-Evelina.jpg" alt="" width="250" height="349" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Libro-Evelina.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Libro-Evelina-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Evelina_Nazzari">Maria Evelina Buffa Nazzari</a></strong> firma <em><strong>Spesso sono arrivata seconda</strong></em>, il suo ultimo libro, e lo fa per esteso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo nome lungo che ha lasciato che si componesse e scomponesse nei vari momenti della sua vita e che nel frontespizio appare completo, è già in qualche modo un prologo alle 204 pagine che ho divorato, ma che ho dovuto far decantare prima di scriverne, per quanto mi hanno coinvolta.<span id="more-2392"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Spesso sono arrivata seconda</strong></em> è un libro che non nasce come biografia, ma che nei fatti finisce per esserlo. Non a caso il sottotitolo dell&#8217;opera è <em><strong>Vagabondaggi autobiografici di un granello di sabbia</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autrice ha vissuto sempre una vita decisamente fuori dall&#8217;usuale. Figlia unica dell&#8217;indimenticabile <strong>Amedeo Nazzari</strong>, fin dalla nascita è stata destinata a un&#8217;esistenza non comune, ma né lei né i suoi avrebbero mai immaginato che questa sarebbe stata anche attraversata da serie difficoltà e grandi prove.<img loading="lazy" class="alignright wp-image-2403 size-full" title="Spesso sono arrivata seconda | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzari-3.jpg" alt="" width="300" height="404" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzari-3.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzari-3-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In un momento della vita in cui un trasloco vuole segnare una cesura col passato e un cambiamento verso il futuro &#8211; che le auguro con tutto il cuore sereno al di là delle premesse -, l&#8217;autrice si imbatte in un vecchio diario di scuola, che la guida fra i ricordi, la spinge a far ricerche e a ricostruire fatti della propria famiglia, offrendo lo spunto per la scrittura di questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Spesso sono arrivata seconda</em></strong> credo nasca come risposta a un bisogno interiore: <strong>chi ha il dono della scrittura, come Evelina, trova in questa forma di espressione un modo per aprirsi, per allentare la morsa della vita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato scritto come un insieme di fogli sparsi e poi raccolti, che hanno trovato una loro continuità e coerenza nel <em>fil rouge</em> dell&#8217;esistenza stessa dell&#8217;autrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Come su un lettino &#8211; questa è l&#8217;impressione che ne ho ricavata &#8211; Evelina si racconta, spinta dagli spunti del momento. L&#8217;unica logica che insegue è il bisogno di lasciare andare tutto ciò che si è accumulato, fra ricordi ed emozioni, nel suo profondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un trasloco sempre si fa la cernita fra ciò che ci seguirà e ciò che butteremo, l&#8217;autrice in qualche modo fa lo stesso con i propri pensieri e le proprie emozioni liberate.</strong> Un libro che è esso stesso diario, in cui annotare testimonianze di un cammino, fatto a sua volta di tanti percorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo sia un libro giunto in un momento della sua vita in cui ha potuto fare i conti col proprio vissuto, riuscendo a far pace con esso e avendo già sciolti quei nodi possibili, che in quanto tali non saranno necessariamente tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-2404 size-full" title="Spesso sono arrivata seconda | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Evelina-Nazzari.jpg" alt="" width="300" height="450" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Evelina-Nazzari.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/03/Evelina-Nazzari-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Spesso sono arrivata seconda</strong></em> non è un mero sfogo, l&#8217;occasione per l&#8217;autrice di pareggiare i conti o togliersi dei sassolini dalla scarpa, ma un bisogno &#8220;neutro&#8221; ovvero privo di intenzioni benevoli o malevoli verso le persone, che hanno determinato il proprio cammino. È un racconto oggettivo nella misura in cui può esserlo quello di chi lo ha vissuto e accettato.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiara capacità di raccontare il più profondo io con un linguaggio lucido mette il lettore in una posizione emotivamente difficile, se come me è per sua natura teso sempre a fare un passo indietro difronte al privato altrui. Impossibile non farsi coinvolgere, da qui la necessità di mettere un tempo fra la lettura e la recensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciatemi anche dire che ricavare impressioni da un libro come questo è cosa diversa che scriverne, perché mette chi lo fa comunque nella posizione di affermare un giudizio ad alta voce e su contenuti tanto personali, che in fondo non si conoscono davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non posso limitarmi solo a dire che è <strong>un libro che caldamente vi consiglio, perché ben scritto, profondo e ricco</strong>, ma entrare anche nel merito mi fa quasi chiedere scusa ancor prima di premere il tasto &#8220;Pubblica&#8221; di questo blog.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il libro di Evelina è un libro forte</strong>, ti fa desiderare di averla come amica, al di là dell&#8217;illustre ascendenza. Ti muove a sentire ciò che racconta e questo dà la misura della qualità della sua scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">
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