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	<title>#film &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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	<title>#film &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Adulterio all&#8217;italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 17:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adulterio all&#8217;italiana è un film del 1966, diretto da Pasquale Festa Campanile, primo omaggio televisivo dopo la notizia dell&#8217;improvvisa scomparsa nei giorni scorsi di Catherine Spaak, qui protagonista con Nino Manfredi. All&#8217;epoca parte della critica arricciò il naso: erano gli anni in cui ancora il genere commedia era considerato un sottoprodotto cinematografico eppure questo film [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4355 size-full" title="Adulterio all'italiana Manfredi e Spaak in macchina" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-Catherine-Spaak-e-Nino-Manfredi-travestito.jpg" alt="Manfredi travestito e Catherine Spaak" width="310" height="163" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-Catherine-Spaak-e-Nino-Manfredi-travestito.jpg 310w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-Catherine-Spaak-e-Nino-Manfredi-travestito-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></h2>



<p><strong><em>Adulterio all&#8217;italiana</em></strong> è un film del 1966, diretto da <strong>Pasquale Festa Campanile</strong>, primo omaggio televisivo dopo la notizia dell&#8217;improvvisa scomparsa nei giorni scorsi di <strong>Catherine Spaak</strong>, qui protagonista con <strong>Nino Manfredi</strong>.</p>



<p>All&#8217;epoca parte della critica arricciò il naso: erano gli anni in cui <span id="more-4340"></span>ancora il genere commedia era considerato un sottoprodotto cinematografico eppure questo film è un gioiellino di comicità e garbo: binomio oggi purtroppo sconosciuto.</p>



<h2>Quindici titoli &#8220;all&#8217;italiana&#8221;</h2>



<p>Quando <strong>Pietro Germi </strong>fece il suo straordinario film <strong><em>Divorzio all&#8217;italiana</em></strong> nel 1961, era del tutto inconsapevole che quella definizione gli sarebbe stata scippata da lì al 1982 per ben quattordici volte.</p>



<p>La prima fu di lì a poco con <strong><em>Colpo gobbo all&#8217;italiana</em></strong>. Seguirono, in ordine: <strong><em>Matrimonio all&#8217;italiana</em></strong>, <strong><em>Risate all&#8217;italiana</em></strong>, <strong><em>Ménage all&#8217;italiana</em></strong>, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-IdwEoBi5Sc"><strong><em>Adulterio all&#8217;italiana</em></strong></a>, <strong><em>Amore all&#8217;italiana</em></strong> (ma uscì anche con i titoli di <em>Pippo</em> e de <em>I supereroi diabolici</em>), <strong><em>Viaggio di nozze all&#8217;italiana</em></strong>, <strong><em>Capriccio all&#8217;italiana</em></strong>, <strong><em>Un colpo all&#8217;italiana</em></strong> (<em>The Italian Job</em>), <strong><em>Le mille e una notte all&#8217;italiana</em></strong>, <em><strong>Atti impuri all&#8217;italiana</strong></em> (!!) e <strong><em>Bonnie e Clyde all&#8217;italiana</em></strong>.</p>



<h2><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4357 size-full" title="Adulterio all'italiana Manfredi e Spaak a letto" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-Spaak-Manfredi.jpg" alt="Catherine Spaak e Nino Manfredi" width="300" height="168" />Adulterio all&#8217;italiana 1966 e 1978</h2>



<p>Questo film fu editato due volte e nella seconda recuperò tre minuti di girato. Sarebbe interessante poter confrontare le due versioni per capire quale scena sia stata aggiunta.</p>
<p>Uscì la prima volta col divieto di anni 14, quindi è lecito supporre che la riedizione sia seguita a una rimozione dello stesso: la morale era cambiata e molte pellicole negli anni Settanta furono nuovamente sottoposte alle commissioni di censura per poter avere il visto di &#8220;film per tutti&#8221; in modo da garantirsi passaggi televisivi pomeridiani o in prima serata o, negli anni successivi, per poter uscire in VHS senza divieti penalizzanti per le vendite.</p>



<h2>Manfredi non è Rock Hudson, però&#8230;</h2>



<p><strong><em><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4356 size-full" title="Adulterio all'italiana Nino Manfredi e Catherine Spaak" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-Nino-Manfredi-e-Catherine-Spaak.jpg" alt="Nino Manfredi e Catherine Spaak" width="280" height="153" />Adulterio all&#8217;italiana</em></strong> è un film delizioso, un perfetto esempio di <a href="https://www.aidamelemagazine.com/la-commedia-allitaliana-non-e-la-commedia-italiana/"><strong>commedia italiana, ma non all&#8217;italiana</strong></a>. (Delle differenze fra questi due generi ve ne parlerò nel prossimo articolo.)</p>
<p>A guardare il film è inevitabile ripensare a certa commedia americana <em>glamorous</em> di pochi anni prima, in cui furoreggiavano <strong>Doris Day</strong> e <strong>Rock Hudson</strong>.</p>



<p>Certo Manfredi non aveva lo stesso appeal e rimandava più a <strong>Jack Lemmon</strong> (partner di <strong>Doris Day</strong> in <em><strong>Attenti alle vedove</strong></em>, 1959) che allo statuario Rock, ma in quanto ad arte era un gigante.</p>



<h2>Catherine strizza l&#8217;occhio a Doris Day</h2>
<p>Scritto oltre che diretto da Festa Campanile, non fa rimpiangere le commedie d&#8217;oltreoceano in quanto a brio.</p>
<p>Catherine è deliziosa, elegantissima negli abiti di <a href="https://moda.mam-e.it/forquet-federico/"><strong>Forquet</strong></a>, a tono con lo stile che <strong>Jean Luis</strong> creò per Doris. Ovviamente le disponibilità della <strong>Cecchi Gori</strong> non erano quelle della <strong>Universal</strong> e dunque il guardaroba della prima è decisamente più contenuto di quello della seconda.</p>
<p>Il modello femminile – di donna moderna, indipendente e volitiva – è però lo stesso, come le stesse sono le ingenue allusioni e la leggerezza del tutto.</p>
<h2>Resta un film italianissimo</h2>



<p>Le scenografie di <strong>Pier Luigi Pizzi</strong> raccontano della buona borghesia in un&#8217;Italia che ancora non si era accorta che il Boom stava già tramontando. Le ambientazioni sono però lontane da quelle americane, che replicavano le vistose o leziose – ma funzionalissime – case d&#8217;oltreoceano. Ai tempi l&#8217;America non ci dava certo punti in stile, ma in comfort era anni avanti a noi.</p>
<p>Il film ebbe diverse scene girate in esterni all&#8217;EUR, quartiere romano simbolo dell&#8217;Italia del Boom e che ritroviamo in diversi film di quegli anni.</p>



<h2>La primadonna è lei</h2>
<p>La Spaak è molto convincente, pur essendo ancora doppiata. La sua popolarità all&#8217;epoca era ormai tale che nei titoli di testa (ma non in tutte le locandine del film) il primo nome è il suo, mentre ne <strong><em>La parmigiana</em></strong> di <strong>Antonio Pietrangeli</strong> di soli tre anni prima aveva dovuto lasciare il posto a Manfredi, pur essendone la protagonista.</p>
<p>Dunque l&#8217;ordine in questo caso è capovolto, eppure il mattatore in questa deliziosa commedia è proprio Manfredi, mentre vi compaiono <strong>Mario Pisu</strong>, un grande <strong>Vittorio Caprioli</strong> e una sempre brava e splendida <strong>Maria Grazia Buccella</strong>.</p>



<h2>Altre somiglianze</h2>
<p>Come nei film della Day e Hudson, anche qui troviamo l&#8217;amico confidente e inaffidabile, ma se là c&#8217;era l&#8217;inconfondibile <strong>Tony Randall</strong>, qui troviamo il bravo <strong>Gino Pernice</strong>.</p>
<p>In questo film di Festa Campanile c&#8217;è perfino un&#8217;allusione alle famose caramelle Vip di <em><strong>Amore, ritorna!</strong></em>, che la coppia hollywoodiana girò con enorme successo nel 1961.</p>



<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4358 size-full" title="Adulterio all'italiana Bada Caterina" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-45-giri.jpg" alt="Copertina disco Bada Caterina" width="300" height="298" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-45-giri.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Adulterio-allitaliana-45-giri-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Altro elemento comune la presenza di una canzone, tanto come sigla che come motivo musicale conduttore, cosa davvero tipica delle commedie d&#8217;oro di Doris Day, essendo una cantante notissima.</p>
<p><strong>Franco</strong> <strong>Migliacci</strong> per il testo e <strong>Armando Trovajoli </strong>per le musica, furono gli autori di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=xRrVRNIXfMM"><strong>Bada Caterina</strong></a>, delizioso tormentone di <strong><em>Adulterio all&#8217;italiana</em></strong>.</p>
<p>Trovajoli fu anche l&#8217;autore della colonna sonora originale del film.</p>



<h2>Infine</h2>
<p><strong>Adulterio all&#8217;italiana</strong> tiene il ritmo dall&#8217;inizio alla fine, con una chiusura decisamente audace per i tempi.</p>
<p>Va visto liberi da pregiudizi femministi, perché la lotta per la parità qui ha la spensieratezza di una commedia perfetta, i cui tempi comici sono scanditi dalla determinazione spaesata dell&#8217;uno e dalla forza di carattere dell&#8217;altra.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p><!--more--></p>
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		<title>Doris Day vs. Renée Zellweger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 17:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#cinemaamericano]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Doris Day vs. Renée Zellweger è un match vinto dall&#8217;immortale interprete di Que será será alla prima inquadratura dell&#8217;ex Bridget Jones. Quando nel 2003 uscì Abbasso l&#8217;amore (di Peyton Reed), fu pubblicizzato come un ritorno o meglio un omaggio alle favolose commedie di Doris Day e Rock Hudson a cavallo degli anni Cinquanta e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4322" title="Doris Day vs. Renée Zellweger" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-1024x504.jpg" alt="locandine de Il letto racconta e Abbasso l'amore" width="400" height="197" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-1024x504.jpg 1024w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-300x148.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-768x378.jpg 768w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1.jpg 1045w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</div>





<p>Doris Day vs. Renée Zellweger è un match vinto dall&#8217;immortale interprete di <strong><em>Que será ser</em>á</strong> alla prima inquadratura dell&#8217;ex <strong>Bridget Jones</strong>.</p>



<p>Quando nel 2003<span id="more-4315"></span> uscì <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DixEbbJnSvA"><strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong></a> (di <strong>Peyton Reed</strong>), fu pubblicizzato come un ritorno o meglio un omaggio alle favolose commedie di <strong>Doris Day</strong> e <strong>Rock Hudson</strong> a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta. A garanzia di ciò fu ingaggiato per un cameo addirittura <strong>Tony Randall</strong>, meravigliosa spalla per i titoli migliori della coppia.</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4326" title="Tony Randall " src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall.jpg" alt="Tony Randall " width="257" height="350" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" />
<figcaption>Tony Randall</figcaption>
</figure>
</div>



<p>Il buon Randall salutò così il pubblico e la vita proprio con questa ignobile pellicola. Cosa lo spinse ad accettare probabilmente fu lo stesso inganno che portò me e innumerevoli altri fan del meraviglioso duo Day-Hudson a comprare un biglietto per un film che non definisco da buttare solo per le capacità tecniche che vi si ritrovano.</p>



<p>Il film <strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong> è un continuo rimando al più celebre film dell&#8217;amatissima coppia <strong>Doris Day</strong>&#8211;<strong>Rock Hudson</strong> ossia <strong><em>Il letto racconta</em></strong> (1959, di <strong>Michael Gordon</strong>), che però finisce per risultare una <strong>Luis Vuitton</strong> dei Cinesi. Senza offesa.</p>



<p><strong>Renée Zellweger</strong>, ottima attrice altrove, qui scimmiotta volutamente e con enfasi <strong>Doris Day</strong>, che al suo confronto appare come la Regina Margherita. Grossolana e volgare la prima quanto misurata ed elegante la Day.</p>



<p>Se <strong>Ewan McGregor</strong>, dalla bellissima voce, tenta di parodiare Hudson e <strong>David Hyde Pierce</strong> offre un personale omaggio all&#8217;impareggiabile <strong>Tony Randall</strong>, la Zellweger invece sbeffeggia Doris &#8211; al tempo vivente &#8211; uscendone giustamente a pezzi.</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4327" title="David Hyde Pierce" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce.jpg" alt="David Hyde Pierce " width="350" height="338" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce-300x290.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />
<figcaption>David Hyde Pierce</figcaption>
</figure>
</div>



<p>Il risultato è una commediola volgare per i tanti sottintesi da caserma e una trama da minorati, senza appeal, buon umorismo e soprattutto grazia.</p>



<p>Le uniche cose che reggono sono i titoli di testa, le tecniche del girato, la musica, le scenografie e i costumi, eccetto quelli indossati dalla Zellweger, che riesce ad annichilire anche questi.</p>



<p>Se riuscite a recuperare la pellicola, vi raccomando di vederla insieme all&#8217;originale, per capire quale immenso abisso corra fra <strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong> e <strong><em>Il cuscino racconta</em></strong>.</p>



<p>In mezzo non ci sono solo gli anni trascorsi, ma il declino di un&#8217;intera società, che ha barattato il buongusto per qualche sguaiataggine da un soldo al chilo.</p>



<p><strong>Oggi Doris Day avrebbe compiuto 100 anni</strong> e invece se n&#8217;è andata il <a href="https://www.aidamelemagazine.com/addio-doris-day/"><strong>13 maggio del 2019</strong></a>, fra i tanti cani accolti e l&#8217;amore dei suoi collaboratori e amici più stretti, lontana dall&#8217;unico familiare, il nipote <strong>Ryan Melcher</strong>, che la propria figuraccia planetaria l&#8217;ha già fatta in occasione della morte della nonna.</p>



<p>Ad una sua cara amica <strong>Doris Day</strong>, prima di ritirarsi a vita privata disse di aver avuto una brutta vita, cosa che suonò incredibile alle orecchie di questa, considerando il grande amore del pubblico e i successi raccolti dall&#8217;attrice, ma Doris non sbagliò, perché per tutta la propria esistenza rincorse sempre e solo un focolare che mai riuscì a costruire.</p>



<p>Quando lasciò questo mondo volle che di lei non restasse traccia, non una tomba.</p>



<p>Ho sempre pensato che volesse lasciare questa vita senza voltarsi indietro, ma noi che l&#8217;abbiamo amata sullo schermo e che le siamo riconoscenti per la rara coerenza fra immagine pubblica e privata siamo invece qui a ricordarla e a ringraziarla per tutto il bello che ci ha lasciato.</p>
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		<title>La ruota del Khadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 10:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
		<category><![CDATA[#india]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non capita spesso che un documentario esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone La ruota del Khadi, bellissima opera di Gaia Ceriana Franchetti. Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3769 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg" alt="" width="350" height="253" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai-300x217.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Non capita spesso che un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wmZFlthyWVE"><strong>documentario</strong></a> esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone <em><strong>La ruota del Khadi</strong></em>, bellissima opera di <strong>Gaia Ceriana Franchetti</strong>.</p>
<p>Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di<span id="more-3754"></span> questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta <a href="http://www.indoroman.com/negozio.asp"><strong>Indoroman</strong></a>, un emporio che tratta esclusivamente tessuti Khadi e Handlooms.</p>
<p>Mi ha risposto che <em>il film sul Khadi è un gesto di riconoscenza verso un fenomeno che ha reso la sua vita più ricca di bellezza</em>, ma prima ancora mi ha confidato che la ragione di questo suo interesse per i filati realizzati a mano sta nel ricordo dell&#8217;eleganza della madre e della nonna, ai cui nomi tutto mi è diventato più chiaro.</p>
<p>Quando si nasce fra la bellezza e fra essa si vive, allora il bello diventa sinonimo di qualità e di stile. Il vero stile non è mai apparenza né esibizione, ma sempre sostanza. Naturale che il Khadi dovesse essere così attraente per una donna tanto innamorata dell&#8217;India e discendente di uno dei casati più antichi d&#8217;Italia, imparentata con nomi illustri legati al collezionismo d&#8217;arte. Da signora qual è non sfoggia titoli e parentele, ma mi sono bastati i primi nomi che mi ha dato di madre e nonna per capire chi fosse, il suo cognome da sposata ha fatto il resto.</p>
<p>Rispetto la sua riservatezza e torno al tema del suo film. Khadi è una parola quasi sconosciuta in Italia, identifica quella stoffa &#8211; normalmente di cotone, ma spesso di seta e a volte di lana &#8211; realizzata interamente a mano dalla filatura alla colorazione, passando per la tessitura.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3770 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg" alt="" width="350" height="506" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola-208x300.jpg 208w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Voce guida in questo documentario è <strong>Tara Gandhi</strong>, nipote del Padre dell&#8217;India. Chi meglio di lei per spiegare la rivoluzione pacifica che il Mahatma condusse attraverso il Movimento del Khadi, facendo di quest&#8217;ultimo <em>l&#8217;ordito e la trama dell&#8217;India</em>.</p>
<p>Quando Gandhi incitò gli Indiani a boicottare le esportazioni inglesi delle materie prime tessili, auspicando che in ogni famiglia &#8211; anche dei più sperduti villaggi &#8211; il Khadi ne riunisse i membri intorno alla produzione di tessuti secondo le tradizioni, dando loro sostentamento, sognava un&#8217;India padrona delle proprie risorse, capace di bastare a sé stessa, intenta a rivendicare pacificamente la propria identità storica.</p>
<p><em>Il Khadi non è solo un tessuto, è una filosofia</em>, questo è più volte ripetuto. Direi che è anche una disciplina, perché il Khadi necessita del <em>charka</em>, ovvero dell&#8217;arcolaio: ecco la ruota su cui il Khadi si muove. E il <em>charka</em><em> è anche un processo di meditazione</em>, perché chi lo muove esercita la virtù della pazienza <em>e la pazienza è meditazione</em>.</p>
<p>Parola persiana entrata nella lingua hindi, probabilmente grazie alla comunità dei Parsi, <em>charka</em> significa ciò che gira, ma anche cielo e spazio, ha dunque in sé un senso di eterno e in India il trascendente è costantemente sotteso all&#8217;immanente.</p>
<p>Il Khadi è simbolo di identità, di tradizione, ma anche di una scelta di vita o &#8211; per ripetermi &#8211; di una filosofia di vita, essendo la più etica fra le lavorazioni, perché mai in lotta con il Creato.</p>
<p>Perfino per la seta esiste una scelta etica: <em>Matka Silk</em> è la seta non violenta, derivata da bozzoli non allevati, lasciati liberi dall&#8217;insetto prima della loro raccolta. Si tratta di seta &#8220;selvatica&#8221;, l&#8217;unica ammessa dal Mahatma.</p>
<p>Dicevo che l&#8217;India è il regno delle stoffe, numerose sono le tecniche usate e ogni Stato ne ha di proprie, tanto da disegnare una mappa dei tessuti sovrapponibile all&#8217;immagine geografica di questo straordinario Paese.</p>
<p>Il Khadi è divenuto anche uno status, perché ogni stoffa è comunque unica a suo modo, essendo interamente artigianale, e porta in sé la tradizione del luogo in cui è fatta, a tal punto che un intenditore sa distinguerne l&#8217;origine geografica anche solo da com&#8217;è stata piegata per il confezionamento, ancor prima dunque di scoprirne la tecnica di realizzo, quindi per veri intenditori e amatori.</p>
<p>Si differenzia dai tessuti Handlooms per il fatto che questi usano fili prodotti meccanicamente, mentre i restanti processi di colorazione e tessitura restano poi rigorosamente a mano.</p>
<p>Ricchezza e bellezza di questo documentario sono le tante informazioni, curiosità e dati che gli intervistati offrono, ma anche le immagini e soprattutto il loro montaggio.</p>
<p>Se come all&#8217;inizio ci viene detto <em>le mani sono il più straordinario strumento</em>, tante ne incontrerete filando, tessendo, tingendo, lavorando solerti fra fili e colori. Tanti colori, accessi, vibranti, apotropaici.</p>
<p>Un documentario che racconta &#8211; vorrei quasi dire &#8211; in versi più che in prosa di un&#8217;arte antica, che tiene salda come radici un Paese che corre libero su innumerevoli <em>charka</em>, che con il loro movimento sempre uguale raccontano di un&#8217;India che cammina verso il futuro al ritmo della tradizione.</p>
<p><figure id="attachment_3771" aria-describedby="caption-attachment-3771" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-3771 size-full" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg" alt="" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-3771" class="wp-caption-text">Gaia Ceriani Franchetti &#8211; ph. Alessandro Vasari</figcaption></figure></p>
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