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	<title>#india &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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	<title>#india &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Il sentiero dei sogni luminosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 19:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#india]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sentiero dei sogni luminosi: già solo il titolo è un invito all&#8217;acquisto. Scritto da Jasvinder Sanghera, è la sua storia. Non conoscevo questa donna: non il suo nome, non la sua vita né che avesse fondato Karma Nirvana, un&#8217;associazione che sostiene le donne vittime di violenze familiari e le ragazze che fuggono da matrimoni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3931 size-full alignleft" title="Il sentiero dei sogni luminosi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina.jpg" alt="" width="221" height="357" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina.jpg 221w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina-186x300.jpg 186w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><em><strong>Il sentiero dei sogni luminosi</strong></em>: già solo il titolo è un invito all&#8217;acquisto. Scritto da <strong>Jasvinder Sanghera</strong>, è la sua storia.</p>
<p>Non<span id="more-3929"></span> conoscevo questa donna: non il suo nome, non la sua vita né che avesse fondato <strong>Karma Nirvana</strong>, un&#8217;associazione che sostiene le donne vittime di violenze familiari e le ragazze che fuggono da matrimoni combinati.</p>
<p>Jasvinder è un&#8217;indoinglese, i suoi genitori arrivarono in Inghilterra dopo le nozze negli anni Cinquanta.</p>
<p>Il suo libro ha spalancato la porta su una realtà che sicuramente anche in Italia è sotto i nostri occhi eppure nascosta, perché spesso le comunità di immigrati sono molto chiuse e, nell&#8217;illusione di portare con sé un&#8217;identità, si arroccano aggrappandosi a tradizioni, che spesso resistono all&#8217;evoluzione più che nella loro stessa Patria.</p>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;autrice non è però prerogativa delle comunità indiane, come ella stessa sostiene.</p>
<p>Il nostro Paese fa i conti con una massiccia immigrazione relativamente da poco, non avendo colonie. L&#8217;arrivo di una moltitudine di persone con usi e costumi a volte radicalmente diversi dai nostri è un fenomeno che a mio parere non può dirsi mal gestito quanto piuttosto non gestito affatto.</p>
<p>Non siamo l&#8217;Inghilterra e non avevamo alle spalle un attegiamento ostico da colonialisti, ma abbiamo comunque opposto un&#8217;assenza di politiche realiste e davvero votate all&#8217;integrazione.</p>
<p>L&#8217;immigrazione muove danaro e voti, dunque non può interessare in sé. Ovvio che anche da noi si verifichino situazioni topiche come la chiusura delle comunità, la difficile permeabilità fra la nostra cultura e la loro, lo smarrimento identitario di chi non è straniero del tutto, perché nato qui, ma non è completamente italiano, perché totalmente immerso in un&#8217;altra cultura, quando chiude dietro di sé la porta di casa.</p>
<p>Non stupisce dunque che gli estremismi piacciano più ai giovani che agli anziani né &#8211; nel caso delle comunità musulmane &#8211; che ad indossare il velo siano le figlie e non le madri.</p>
<p>Il libro spiega benissimo l&#8217;importanza per chi arriva e per i loro figli di muoversi in un mondo conosciuto e identitario, per quanto chiuso, difficile e a volte violento possa essere.</p>
<p>Inevitabile che le vittime di questa assoluta mancanza di integrazione siano le donne.</p>
<p>Avere sacche nella nostra società di assenza di diritti dovrebbe far riflettere su come queste &#8220;politiche&#8221; migratorie stiano gettando le basi di una società che cresce covando conflitti.</p>
<p>E non si creda che il razzismo abbia un&#8217;unica direzione! Anche di questo l&#8217;autrice racconta: le donne occidentali sono spesso considerate delle poco di buono per il solo fatto di essere appunto occidentali.</p>
<p>Dunque di nuovo, anche in questo caso, le donne sono vittime di una mentalità che nega loro dignità.</p>
<p>Siamo l&#8217;anello debole della coppia biblica e restiamo l&#8217;obbiettivo da schiacciare da qualunque prospettiva culturale si guardi.</p>
<p><em><strong>Il sentiero dei sogni luminosi</strong> </em>racconta un cammino: dai dubbi crescenti su una condizione subita all&#8217;affermazione di sé come soggetto di diritto e creatura senziente, passando attraverso un potente istinto di sopravvivenza.</p>
<p>Ogni evento irrompe nel racconto con la forza e la crudezza della vita vissuta. Non c&#8217;è compiacimento, non c&#8217;è odio, non c&#8217;è rabbia. C&#8217;è una profondissima umanità in questa donna, che ha attraversato dolori, errori e prove.</p>
<p>Una donna forte, coraggiosa. Rifiutata dalla propria famiglia, dalla propria comunità, minacciata di morte, eppure indomita.</p>
<p>L&#8217;8 marzo più che di mimose ha bisogno di esempi su cui riflettere a fondo e dunque vi propongo questo libro, perché la conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza.</p>
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		<title>La ruota del Khadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 10:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
		<category><![CDATA[#india]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non capita spesso che un documentario esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone La ruota del Khadi, bellissima opera di Gaia Ceriana Franchetti. Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3769 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg" alt="" width="350" height="253" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai-300x217.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Non capita spesso che un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wmZFlthyWVE"><strong>documentario</strong></a> esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone <em><strong>La ruota del Khadi</strong></em>, bellissima opera di <strong>Gaia Ceriana Franchetti</strong>.</p>
<p>Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di<span id="more-3754"></span> questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta <a href="http://www.indoroman.com/negozio.asp"><strong>Indoroman</strong></a>, un emporio che tratta esclusivamente tessuti Khadi e Handlooms.</p>
<p>Mi ha risposto che <em>il film sul Khadi è un gesto di riconoscenza verso un fenomeno che ha reso la sua vita più ricca di bellezza</em>, ma prima ancora mi ha confidato che la ragione di questo suo interesse per i filati realizzati a mano sta nel ricordo dell&#8217;eleganza della madre e della nonna, ai cui nomi tutto mi è diventato più chiaro.</p>
<p>Quando si nasce fra la bellezza e fra essa si vive, allora il bello diventa sinonimo di qualità e di stile. Il vero stile non è mai apparenza né esibizione, ma sempre sostanza. Naturale che il Khadi dovesse essere così attraente per una donna tanto innamorata dell&#8217;India e discendente di uno dei casati più antichi d&#8217;Italia, imparentata con nomi illustri legati al collezionismo d&#8217;arte. Da signora qual è non sfoggia titoli e parentele, ma mi sono bastati i primi nomi che mi ha dato di madre e nonna per capire chi fosse, il suo cognome da sposata ha fatto il resto.</p>
<p>Rispetto la sua riservatezza e torno al tema del suo film. Khadi è una parola quasi sconosciuta in Italia, identifica quella stoffa &#8211; normalmente di cotone, ma spesso di seta e a volte di lana &#8211; realizzata interamente a mano dalla filatura alla colorazione, passando per la tessitura.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3770 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg" alt="" width="350" height="506" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola-208x300.jpg 208w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Voce guida in questo documentario è <strong>Tara Gandhi</strong>, nipote del Padre dell&#8217;India. Chi meglio di lei per spiegare la rivoluzione pacifica che il Mahatma condusse attraverso il Movimento del Khadi, facendo di quest&#8217;ultimo <em>l&#8217;ordito e la trama dell&#8217;India</em>.</p>
<p>Quando Gandhi incitò gli Indiani a boicottare le esportazioni inglesi delle materie prime tessili, auspicando che in ogni famiglia &#8211; anche dei più sperduti villaggi &#8211; il Khadi ne riunisse i membri intorno alla produzione di tessuti secondo le tradizioni, dando loro sostentamento, sognava un&#8217;India padrona delle proprie risorse, capace di bastare a sé stessa, intenta a rivendicare pacificamente la propria identità storica.</p>
<p><em>Il Khadi non è solo un tessuto, è una filosofia</em>, questo è più volte ripetuto. Direi che è anche una disciplina, perché il Khadi necessita del <em>charka</em>, ovvero dell&#8217;arcolaio: ecco la ruota su cui il Khadi si muove. E il <em>charka</em><em> è anche un processo di meditazione</em>, perché chi lo muove esercita la virtù della pazienza <em>e la pazienza è meditazione</em>.</p>
<p>Parola persiana entrata nella lingua hindi, probabilmente grazie alla comunità dei Parsi, <em>charka</em> significa ciò che gira, ma anche cielo e spazio, ha dunque in sé un senso di eterno e in India il trascendente è costantemente sotteso all&#8217;immanente.</p>
<p>Il Khadi è simbolo di identità, di tradizione, ma anche di una scelta di vita o &#8211; per ripetermi &#8211; di una filosofia di vita, essendo la più etica fra le lavorazioni, perché mai in lotta con il Creato.</p>
<p>Perfino per la seta esiste una scelta etica: <em>Matka Silk</em> è la seta non violenta, derivata da bozzoli non allevati, lasciati liberi dall&#8217;insetto prima della loro raccolta. Si tratta di seta &#8220;selvatica&#8221;, l&#8217;unica ammessa dal Mahatma.</p>
<p>Dicevo che l&#8217;India è il regno delle stoffe, numerose sono le tecniche usate e ogni Stato ne ha di proprie, tanto da disegnare una mappa dei tessuti sovrapponibile all&#8217;immagine geografica di questo straordinario Paese.</p>
<p>Il Khadi è divenuto anche uno status, perché ogni stoffa è comunque unica a suo modo, essendo interamente artigianale, e porta in sé la tradizione del luogo in cui è fatta, a tal punto che un intenditore sa distinguerne l&#8217;origine geografica anche solo da com&#8217;è stata piegata per il confezionamento, ancor prima dunque di scoprirne la tecnica di realizzo, quindi per veri intenditori e amatori.</p>
<p>Si differenzia dai tessuti Handlooms per il fatto che questi usano fili prodotti meccanicamente, mentre i restanti processi di colorazione e tessitura restano poi rigorosamente a mano.</p>
<p>Ricchezza e bellezza di questo documentario sono le tante informazioni, curiosità e dati che gli intervistati offrono, ma anche le immagini e soprattutto il loro montaggio.</p>
<p>Se come all&#8217;inizio ci viene detto <em>le mani sono il più straordinario strumento</em>, tante ne incontrerete filando, tessendo, tingendo, lavorando solerti fra fili e colori. Tanti colori, accessi, vibranti, apotropaici.</p>
<p>Un documentario che racconta &#8211; vorrei quasi dire &#8211; in versi più che in prosa di un&#8217;arte antica, che tiene salda come radici un Paese che corre libero su innumerevoli <em>charka</em>, che con il loro movimento sempre uguale raccontano di un&#8217;India che cammina verso il futuro al ritmo della tradizione.</p>
<figure id="attachment_3771" aria-describedby="caption-attachment-3771" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-3771 size-full" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg" alt="" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-3771" class="wp-caption-text">Gaia Ceriani Franchetti &#8211; ph. Alessandro Vasari</figcaption></figure>
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		<title>Io e Giovanna Minelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 16:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[#giovannacirce]]></category>
		<category><![CDATA[#giovannaminelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho conosciuto Giovanna Minelle diverso tempo fa su Facebook, l’occasione sono state le sue foto dell’India. Mi piaceva quel che vedevo e quel che leggevo, le ho chiesto l’amicizia, ci siamo sentite e capite al volo. Da allora siamo amiche anche nella vita. Una fotografa di talento e una persona estremamente interessante Oggi è diventata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto Giovanna Minelle diverso tempo fa su Facebook, l’occasione sono state le sue foto dell’India. Mi piaceva quel che vedevo e quel che leggevo, le ho chiesto l’amicizia, ci siamo sentite e capite al volo. Da allora siamo amiche anche nella vita.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3742 size-full aligncenter" title="Foto di Giovanna Minelle: una via di Varanasi" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-5.jpg" alt="Varanasi" width="350" height="262" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-5.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-5-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<h2>Una fotografa di talento e una persona estremamente interessante</h2>
<p>Oggi è diventata un&#8217;accompagnatrice turistica professionista, vive fra l&#8217;Italia e l&#8217;India e propone viaggi su misura. Sul suo sito <strong><a href="https://www.giovannacirce.it/">www.giovannacirce.it</a></strong> potrete conoscerla meglio, scoprire cosa è in grado di proporvi e ammirare un saggio del suo grande talento di fotografa.</p>
<p>Giovanna mi affascina come persona, perché abbiamo un sentire sovrapponibile per alcuni aspetti, ma siamo anche due poli opposti.</p>
<p>Lei fa tutto quello<span id="more-3739"></span> che io, da viaggiatrice, non farei per nulla al mondo, ma per una sorta di immedesimazione viaggio sulle sue gambe e vedo con i suoi occhi: con lei la mia empatia raggiunge tali picchi da muovermi nei suoi racconti.</p>
<p>Credo che la chiave stia proprio nella grande affinità pur nell&#8217;assoluta nostra opposizione.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3746 size-full alignright" title="Foto di Giovanna Minelle: donne in treno" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-4.jpg" alt="Donne in treno" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-4.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-4-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Ciò che ci ha fatte incontrare e che ci lega a filo doppio è dunque l’India, l’amore per questo Paese e il richiamo che ha su di noi tanto da far incrociare i nostri rispettivi lavori.</p>
<p>Dopo aver raccolto infatti <a href="https://www.aidamelemagazine.com/giovanna-minelle-una-fotografa-e-il-suo-viaggio-in-solitaria-1/"><strong>il racconto</strong></a> di uno dei suoi lunghi viaggi, ho rivisto i testi e collaborato al progetto grafico di un suo bellissimo libro di foto, oggi pubblicato: <em><strong>Il giovane Baba. Ritratto di un ministro dei Sadhu dell&#8217;India</strong></em>.</p>
<p>Solare come una giornata di giugno, Giovanna prende la sua macchina fotografica e fa reportage bellissimi.</p>
<h2>L&#8217;India di Giovanna Minelle, anzi Circe</h2>
<p>Giovanna vive l’India che non so affrontare, fatta di mezzi pubblici, cibo di strada, tavole calde o ristorantini familiari, infradito o piedi scalzi, ashram e serate a rimirar le stelle.</p>
<p>Solo attraverso di lei io posso fare tutto questo o prendere una cuccetta in un treno e viaggiare oltre un giorno, accettare il cibo che mi viene offerto o bagnarmi nel Gange.</p>
<p>Io che non bevo nemmeno il <a href="https://www.lacucinaitaliana.it/news/trend/chai-il-te-speziato-indiano-che-va-di-moda-in-tutto-il-mondo/"><strong><em>chai</em></strong></a>, perché se bevo del latte sto malissimo, io che sono entrata solo nei templi che mi accettavano con i calzini e non a piedi nudi, io che in quel Paese mi sono spostata solo con l’autista o in aereo, io che ho mangiato le specialità di strada solo perché nel buffet del <a href="https://www.tajhotels.com/en-in/taj/taj-coromandel-chennai/"><strong>Taj Coromandel</strong></a> di Chennai, io che attiro una zanzara dall’altra parte della costa e mai mi sognerei di stare in riva all’oceano di sera, a meno di non scafandrarmi e fare prima il bagno nell’Autan, attraverso i suoi viaggi vivo quell’India che incrocio e, appunto, non affronto.</p>
<p>Il viaggio sempre racconta di noi. Le destinazioni che scegliamo, ma soprattutto il modo in cui noi viaggiamo ci rivelano ed inevitabilmente sono un riflesso delle nostre paure, del nostro spirito di avventura e di adattamento, del nostro carattere, dei nostri limiti, della nostra curiosità, del nostro mondo, ma bisogna saper andare oltre le apparenze: né Giovanna è un’imprudente né io sono una snob.</p>
<p>Il viaggio è ricerca e le ricerche possono essere tante e possono condurci in spazi fisici, ma anche in dimensioni spirituali e contare tanti passi nel nostro animo quanti ne facciamo di cammino.</p>
<p>A volte uno zaino e grandi valige possono avere in comune più cose di quante non si creda.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-3744 size-full" title="Foto di Giovanna Minelle: un pescatore e le sue reti" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-3.jpg" alt="Un pescatore e le sue reti rosse " width="350" height="236" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-3.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/foto-3-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p><em>Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.</em></p>
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		<title>India lontana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 22:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[#ricordidiviaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mal d&#8217;India è un affare serio. Non pensavo che esistesse, sapevo solo del mal d&#8217;Africa. Ignoravo ancora d&#8217;averlo contratto quella mattina di febbraio del 2012 quando scesi a far colazione nell&#8217;albergo a Goa: ultimo giorno prima della partenza per Mumbai, da cui sarei rientrata in Italia con scalo a Parigi. Ricordo perfettamente quando mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3716 size-full alignleft" title="India lontana | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-copertina-2.jpg" alt="" width="363" height="205" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-copertina-2.jpg 363w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-copertina-2-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" />Il mal d&#8217;India è un affare serio. Non pensavo che esistesse, sapevo solo del mal d&#8217;Africa. Ignoravo ancora d&#8217;averlo contratto quella mattina di febbraio del 2012 quando scesi a far colazione nell&#8217;albergo a Goa: ultimo giorno prima della partenza per Mumbai, da cui sarei rientrata in Italia con scalo a Parigi.</p>
<p>Ricordo perfettamente quando<span id="more-3712"></span> mi avvicinai al buffet e sentii letteralmente una morsa al petto, a cui non sapevo dare un nome. Una sensazione forte mai sentita prima.</p>
<p>Quando presi posto nel volo di ritorno mi sentii confortata dal pensiero che sarei tornata ad ottobre e quel pensiero mi rasserenò e mi accompagnò per tutti i mesi che mi separarono dal più bel viaggio della mia vita: il secondo in India.</p>
<p>Più romantico e perfetto non avrebbe potuto essere.</p>
<p>A giorni saranno otto anni. Come dice il mio salvaschermo: &#8220;la vita è ciò che ti accade mentre sei impegnata a fare altri progetti&#8221; e io ho imparato a non farne troppi, al massimo a breve.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3721 size-full alignright" title="India lontana | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-2.jpg" alt="" width="370" height="209" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-2.jpg 370w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/India-2-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" />Non sono più tornata in India da allora per un motivo o per un altro, ma so che un giorno tornerò.</p>
<p>Se esistesse davvero la reincarnazione &#8211; cosa di cui dubito &#8211; credo di averne avute almeno due di vite precedenti: in una sono di certo stata una gatta, perché i tetti hanno per me un fascino unico e sebbene soffra di vertigini, quando sono salita su quello della mia casa di famiglia, ho provato una grande emozione e nessuna paura. Inoltre ho più di un aspetto del mio carattere che mi rende un &#8220;felino&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;altra vita devo essere stata poi una vecchia signora inglese, che prima di ritirarsi in una tranquilla casa nel verde, deve almeno aver vissuto la propria giovinezza in India, perché in quel Paese io mi sento me stessa.</p>
<p>Eppure sono schizzinosa al limite della paranoia, profondamente democratica per un Paese in cui le caste ancora nei fatti contano, femminista malgrado l&#8217;anagrafe e terrorizzata da qualunque scimmia o insetto e in India non si tocca nessun essere vivente, per disgustoso o pericoloso che sia.</p>
<p><img loading="lazy" class="| Aida Mele Magazine wp-image-3722 size-full alignleft" title="India lontana" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/London-3.jpg" alt="" width="250" height="333" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/London-3.jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/London-3-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />In realtà dovrei dire londinese, perché quella città è l&#8217;altro posto al mondo dove mi sento a casa e dire che la prima volta non presi con entusiasmo la proposta di passarci parte delle vacanze natalizie. Fu un colpo di fulmine e non mi è ancora passata.</p>
<p>Io sono italiana fino al midollo, ma evidentemente c&#8217;è qualcosa in me che mi spinge verso questa città unica e verso un Paese che avrebbe tutto per terrorizzarmi.</p>
<p>Per la verità di paure ne ho avute più d&#8217;una nei due lunghi viaggi fatti in India, ma ugualmente il senso di benessere e di pace è stato talmente grande da sopraffarle.</p>
<p>Non so come sarà il mondo passata la pandemia: purtroppo ancora siamo lontani dal saperci fuori, ma arriverà il giorno in cui sarà di nuovo normale girare il mondo.</p>
<p>Ogni grosso evento storico muta le nostre abitudini, ma abbiamo trovato una parvenza di equilibrio dopo l&#8217;11 settembre, troveremo la quadra anche dopo la pandemia.</p>
<p>Ci sono altri viaggi prima di tornare in India, perché c&#8217;è ancora tanto da vedere prima di ritornare dove ho molto viaggiato, ma tornerò. So che la troverò diversa, perché anche questo Paese, apparentemete addormentato nelle proprie tradizioni, corre veloce.</p>
<p>Come sarà tornare? Sarà come riprendere da <strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/l-india-un-sogno-realizzato-e-una-nostalgia-che-non-passa/">dove avevo lasciato</a></strong>, intanto non lo perdo di vista e seguo le notizie e il suo cinema, che mi raccontano dell&#8217;era Modi, sospesa fra modernità e un crescente integralismo hindu.</p>
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		<title>La condizione delle vedove in India</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 22:19:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#india]]></category>
		<category><![CDATA[#rivertoriver2019]]></category>
		<category><![CDATA[#TheLastColor]]></category>
		<category><![CDATA[#water]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;India è uno Stato con i piedi nella tradizione e la testa nel mondo che verrà. Questa dicotomia permea ogni aspetto della vita di questo favoloso Paese. Le tradizioni sono le radici, ma anche l&#8217;ancoraggio che ne determina una certa immobilità. Nella catena sociale la donna è l&#8217;ultimo anello, per l&#8217;esattezza le bambine intoccabili sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3152" aria-describedby="caption-attachment-3152" style="width: 350px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-3152" title="La condizione delle vedove in India | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/water-300x183.jpg" alt="" width="350" height="214" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/water-300x183.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/water-768x469.jpg 768w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/water.jpg 851w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-3152" class="wp-caption-text">Water &#8211; Il coraggio di amare</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;India è uno Stato con i piedi nella tradizione e la testa nel mondo che verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa dicotomia permea ogni aspetto della vita di questo favoloso Paese. Le tradizioni sono<span id="more-3113"></span> le radici, ma anche l&#8217;ancoraggio che ne determina una certa immobilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella catena sociale la donna è l&#8217;ultimo anello, per l&#8217;esattezza le bambine intoccabili sono davvero l&#8217;ultimo anello.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scala dell&#8217;universo femminile le vedove stanno in basso, cosa sia la loro vita quando non sono donne economicamente indipendenti nella società moderna delle metropoli indiane abbiamo potuto intravederlo &#8211; anche se la storia è ambientata nel 1938 &#8211; nel bellissimo film di <strong>Deepa Mehta<a href="https://www.youtube.com/watch?v=2R0pRl18js8"><em>Water &#8211; Il coraggio di amare</em></a></strong>, una coproduzione indocanadese del 2005, distribuito fortunatamente anche in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3153 size-full alignleft" title="La condizione delle vedove in India | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-locandina.jpg" alt="" width="300" height="456" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-locandina.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-locandina-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Al festival del cinema indiano di Firenze, da poco conclusosi, ho potuto vedere un altro film che racconta della condizione delle vedove in India e per la verità non solo: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=P9VQsr6XQ50"><em><strong>The Last Color</strong></em></a>, che con un lirismo poche volte incontrato sul grande schermo, narra di questo mondo oscuro questa volta ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Un titolo che vi prego di annotare e di cercare in rete, perché sicuramente le piattaforme, i siti, le pagine dedicate al cinema indiano non tarderanno a proporvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regista, <strong>Vikas Khanna</strong>, è uno chef stellato dai tanti talenti.  Questo è il suo primo film e devo dire che è meraviglioso, potente e travolgente. Scritto, girato, interpretato e realizzato in un modo eccelso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso non vi racconterò la trama, perché confido che abbiate l&#8217;occasione di vederlo. Sicuramente con l&#8217;anno nuovo inizierà a girare nei siti senza scopo di lucro per appassionati di cinema indiano a cui potrete accedere gratuitamente, appunto, e con una semplice registrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un film che racconta di una vedova e del suo mondo angusto e invisibile, ma anche della piccola intoccabile, che non ha nome: <em>h</em><em>anno forse nome i cani randagi?</em> dirà Chotti a Noor, la vedova. Chotti vuol dire piccola, quindi è un aggettivo non un nome, la definisce, ma non le dà un&#8217;identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente invisibili, queste due creature daranno vita ad uno dei più bei film indiani che io abbia mai visto. Lo spunto della storia sarà un fatto storico epocale: la Suprema Corte indiana nel 2013 ha finalmente abolito il divieto per le vedove di festeggiare l&#8217;Holi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la verità in <em><strong>Water</strong></em> c&#8217;è una sequenza in cui le vedove festeggiano l&#8217;Holi, ma o è una licenza poetica e quindi un faso storico o lo hanno potuto festeggiare perché nel chiuso della loro residenza.</p>
<figure id="attachment_3167" aria-describedby="caption-attachment-3167" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-3167 size-full" title="La condizione delle vedove in India | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-Holi.jpg" alt="" width="300" height="449" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-Holi.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-Holi-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-3167" class="wp-caption-text">The Last Color</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Holi è la festa delle luci e soprattutto dei colori. Proprio questa festa, che nel calendario hindu è quella della rinascita, del trionfo della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, del bene sul male era considerata tabù per queste figure silenziose, condannate all&#8217;invisibilità e alla morte in vita, all&#8217;eterno lutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vedove, che la tradizione vuole come ombre bianche &#8211; in india il colore del lutto -, come fantasmi che si aggirano fra spazi fisici e temporali definiti e che in entrambi i film ritroviamo nella città santa di Varanasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ombre che in quanto tali hanno il divieto di sentire, nel senso pieno e molteplice del termine, che comprende tutti i cinque sensi e tutti i palpiti di un cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vedove così intese devono espiare con una vita di totali rinunce &#8220;la colpa&#8221; di aver portato malasorte al marito. Lo so, sembra incredibile, ma è così! La superstizione è spesso sottesa nei riti, striscia e si gonfia fino a travolgere vite nelle sacche di miseria e ignoranza di parte della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Loro che devono già ritenersi fortunate perché risparmiate e non più immolate sulla pira del marito secondo il rito del <em>sati</em>. Pratica questa che però i sikh, fin dall&#8217;inizio del loro culto, vietarono ai propri fedeli e che fu in verità gradatamente abbandonata nei secoli nei vari Stati indiani, rimanendo però saldissima nel West Bengala e ancor più nel tradizionalissimo Rajasthan, dove ancor oggi un comitato la rivendica.</p>
<figure id="attachment_3154" aria-describedby="caption-attachment-3154" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-3154 size-full" title="La condizione delle vedove in India | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color.jpg" alt="" width="300" height="400" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/The-Last-Color-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-3154" class="wp-caption-text">The Last Color</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La prima menzione del <em>sati</em> risale al 510 a.C., abolito per legge dagli Inglesi non ha mai smesso di esistere, tanto che nel 1987 si è arrivati a un Commission of Sati (Prevention) Act, ma non per questo la cronaca ha smesso di registrare casi sia pure sporadici, che ora appaiono &#8220;volontari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Film come <strong><em>The Last Color</em></strong> o <em><strong>Water </strong></em>accendono mille riflettori su quella parte della società in India su cui si allungano ombre scure, che tendono a nascondere al visitatore e alla coscienza civile la realtà dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono film di denuncia, film che hanno come primo intento quello di scuotere l&#8217;opinione pubblica e in questo Deepa Mehta ha un&#8217;intera filmografia alle spalle, se non ne conoscete l&#8217;opera vi raccomando almeno la trilogia degli elementi, di cui <em><strong>Water</strong></em> è l&#8217;ultimo capitolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo precedono <em><strong>Fire</strong></em> (1996), che lancia uno sguardo sulla realtà spesso molto dura per una sposa in un matrimonio indiano e sull&#8217;amore saffico &#8211; assoluto tabù -, ed <strong><em>Earth</em></strong> (1998), film che affronta la pagina più dolorosa della storia di questa giovane democrazia: la partizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In copertina Lisa Ray in <strong>Water</strong>.</em></p>
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		<title>Giovanna Minelle, una fotografa e il suo viaggio in solitaria (2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[#giovannaminelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci eravamo lasciati qui. Avevo chiesto a Giovanna Minelle di parlarmi per tappe del suo lungo viaggio in solitaria. Ora riprendo il suo racconto e guardando le sue magnifiche foto la penso: di nuovo in viaggio, di nuovo in India, di nuovo col suo zaino e la sua macchina fotografica. Mentre io riporto il racconto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1741 size-full" title="Giovanna Minelle in viaggio" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Giovanna-Minelle2.jpg" alt="Bus colorato" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Giovanna-Minelle2.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Giovanna-Minelle2-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Ci eravamo lasciati <a href="https://www.aidamelemagazine.com/giovanna-minelle-una-fotografa-e-il-suo-viaggio-in-solitaria/">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo chiesto a <a href="https://www.aidamelemagazine.com/io-e-giovanna-minelle/"><strong>Giovanna Minelle</strong></a> di parlarmi per tappe del suo lungo viaggio in solitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora riprendo il suo racconto e guardando le sue magnifiche foto la penso: di nuovo in viaggio, di nuovo in India, di nuovo col suo zaino e la sua macchina fotografica.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre io riporto il racconto del viaggio fatto da Giovanna, lei è<span id="more-1733"></span> già partita per una nuova, lunga esperienza, immersa nel fascino perturbante di quel Paese straordinario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Delhi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sbarco all&#8217;aeroporto Indira Gandhi con l&#8217;ingenuità di chi si sente furba ma tale non è, convinta che l&#8217;astuzia degli Indiani con i turisti contro di me &#8211; ormai al terzo viaggio in questo Paese &#8211; non potrà nulla. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E ci casco subito! </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Salgo su un taxi prepagato e finisco a fare un lungo giro per percorrere solo pochi chilometri. Al momento non lo so ancora che avrò pagato quattro volte il giusto prezzo, perché sono solo una turista e come tale un po&#8217; sprovveduta. Sono già consapevole però che mi occorreranno molti più chilometri e molta più esperienza per diventare una vera viaggiatrice. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come dal più classico dei copioni, il taxista mi sfinisce, insistendo perché faccia sosta da cambiavalute o botteghe di amici suoi per poi concludere che l&#8217;albergo che avevo prenotato non esiste.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> A questo punto mi scarica a <strong><a href="https://translate.google.com/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;u=https://en.wikipedia.org/wiki/Paharganj&amp;prev=search">Paharganj</a></strong> col mio zaino e se ne va. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alla domanda che fa capolino nella mia testa «E ora?</em>» <em>rispondo prontamente con «C&#8217;è sempre una soluzione!». </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il mio sguardo stralunato calamita un passante gentile e premuroso, che mi consiglia un&#8217;agenzia statale dove poter rintracciare l&#8217;albergo scomparso. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come una pivellina lo seguo. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il titolare compone Dio solo sa che numero e ascolto al vivavoce ripetere come un mantra «Numero inesistente». </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Prova allora a convincermi a prendere una stanza in un altro albergo, che costa ben cinque volte quello che ho già pagato per il famoso hotel, che non si trova. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un po&#8217; confusa può darsi &#8211; fra la stanchezza e l&#8217;impatto  &#8211; ma non sciocca, così mi do da fare e vengo a capo dell&#8217;arcano: il mio albergo ha cambiato nome e non ha aggiornato il sito. Lo intercetto.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È ormai sera, ma siamo in India, quindi niente tace, nulla è deserto e così non mi sento né sola né impaurita. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fra i profumi del </em>chapati¹ <em>che spesso e ovunque cuoce, delle spezie che riempiono l&#8217;aria, rallegrata dalle musiche di Bollywood che escono da alcune botteghe, mi confondo fra quell&#8217;umanità punteggiata di coloratissimi </em>saree² <em>e a mezzanotte conquisto finalmente il letto della mia stanza. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La techno music assordante, che proviene da un discoclub confinante mi fa sobbalzare. Guardo l&#8217;ora: è soltanto l&#8217;una. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il giorno dopo compro il biglietto per <a href="https://www.aidamelemagazine.com/giovanna-minelle-una-fotografa-e-il-suo-viaggio-in-solitaria-3/"><strong>Varanasi</strong>. </a></em>(Continua)<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-1746 size-medium" title="Uomini in viaggio su un treno indiano" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Varanasi-22-287x300.jpg" alt="Indiani col turbante" width="287" height="300" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Varanasi-22-287x300.jpg 287w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/11/Varanasi-22.jpg 500w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></p>
<h5>¹Pane tipico indiano</h5>
<h5>²Il più tradizionale degli abiti indiani femminili</h5>
<p style="text-align: left;">Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.</p>
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		<title>Giovanna Minelle, una fotografa e il suo viaggio in solitaria (1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2018 07:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facebook può essere anche l’occasione di belle amicizie e infatti proprio su Facebook ho conosciuto Giovanna Minelle. L’amore per l’India è stata l’occasione e il suo grande talento per la fotografia ciò che ha mosso tutto. Mi ha colpita subito e subito siamo entrate in confidenza &#8211; cosa che a me riesce difficilissima &#8211; proprio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/giovanna-minelle-una-fotografa-e-il-suo-viaggio-in-solitaria-1/">Giovanna Minelle, una fotografa e il suo viaggio in solitaria (1)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-1773 size-full" title="Giovanna Minelle in viaggio" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/treno2-01-1.jpg" alt="Un treno indiano" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/treno2-01-1.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/treno2-01-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /> Facebook può essere anche l’occasione di belle amicizie e infatti proprio su Facebook ho conosciuto <strong>Giovanna Minelle</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">L’amore per l’India è stata l’occasione e il suo grande talento per la fotografia ciò che ha mosso tutto. Mi ha colpita subito e subito siamo entrate in confidenza &#8211; cosa che a me riesce difficilissima &#8211; proprio per un’affinità nel sentire.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò che motiva questo articolo, che apre un<span id="more-1477"></span> servizio, è il fascino che ha su di me il suo talento di fotografa e l’irresistibile desiderio di condividere un’esperienza che non potrebbe essermi più lontana: un viaggio di cinque mesi in solitaria in India e low cost.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.aidamelemagazine.com/l-india-un-sogno-realizzato-e-una-nostalgia-che-non-passa/">Se avete letto qui</a>, avrete intuito che io posso essere la persona meno adatta per affrontare una simile esperienza.</p>
<p style="text-align: left;">Ammetto che la mia India sia stata quella dei grandi alberghi e degli spostamenti con voli interni o con autista (chi può guidare in India???!!). In quanto al famoso cibo di strada indiano l’ho assaggiato solo perché ne avevano allestito un buffet al Taj Coromandel di Chennai, dove alloggiavo.</p>
<p style="text-align: left;">Ma non vi fate un’idea sbagliata: non sono affatto snob, sono solo una fifona. E ho uno spirito di adattamento pari a zero: mai fatto un campeggio in tutta la mia vita.</p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1776 size-full" title="Foto di Giovanna Minelle: un risciò indiano" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Rickshow.jpg" alt="Un risciò" width="400" height="300" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Rickshow.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Rickshow-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Giovanna invece si è fidata di questo enorme Paese e di se stessa, ha impacchettato lo stretto necessario ed è partita alla scoperta dei propri limiti e di un Paese per certi aspetti nuovo, se pur già da lei visitato, ma in modo diverso.</p>
<h2>Conversando con Giovanna</h2>
<p style="text-align: left;">La prima domanda che le ho rivolto è stata: «Perché scegliere un viaggio così?».</p>
<p style="text-align: left;"><strong>G.M.</strong>: «Perché volevo vivermi l&#8217;India <em>on the road</em>. Avevo scelto di essere artefice consapevole del mio cambiamento, di partire con obiettivi chiari, spingendomi oltre i miei stessi limiti e pregiudizi per superarli.</p>
<p style="text-align: left;">Ed è stato così, perché poi il viaggio è continuato e continua a casa, rimessi i panni della quotidianità, con difficoltà, ma  con la certezza che quell&#8217;esperienza sia dentro di me.</p>
<p style="text-align: left;">Un viaggio così non finisce col ritorno in Italia, anzi, la società in cui viviamo mi dà modo di mettere in pratica ciò che in quei lunghi mesi ho imparato.</p>
<p style="text-align: left;">Quindi ti racconterò degli alloggi in cui mi sono rifugiata, del cibo di strada che ho mangiato, dei mezzi pubblici che ho preso e della gente che ho incontrato.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.aidamelemagazine.com/giovanna-minelle-una-fotografa-e-il-suo-viaggio-in-solitaria-2/">È la storia di un viaggio</a> <em>low cost</em> e in quel momento della mia vita la mia crescita personale doveva necessariamente passare per le difficoltà che un viaggio così e in solitaria garantivano.» <em>(Continua)</em></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-1854 size-medium" title="Foto di Giovanna Minelle: una sua stanza in India" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Giovanna-Minnelle-stanza-2-1-225x300.jpg" alt="Una stanza in India" width="225" height="300" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Giovanna-Minnelle-stanza-2-1-225x300.jpg 225w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Giovanna-Minnelle-stanza-2-1.jpg 400w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p style="text-align: left;"><em>Le foto sono state gentilmente concesse dalla Signora Giovanna Minelle, che ne conserva tutti i diritti. Pertanto ne è vietata ogni riproduzione o uso.</em></p>
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		<title>Il gusto proibito della cannella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 14:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il gusto proibito della cannella di Monica Pradhan è il libro che ogni amante dell’India o anche solo un curioso di questa realtà dai tanti incanti dovrebbe leggere. Lo consiglio però anche a coloro che vogliono affacciarsi sul mondo complesso &#8211; per ricchezza e conflitti &#8211; degli immigrati di seconda generazione, perché la conoscenza, come sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-472 size-medium" title="il gusto proibito della cannella" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/02/Il-gusto-proibito-della-cannella-copertina-1-193x300.jpg" alt="il gusto proibito della cannella" width="193" height="300" />Il gusto proibito della cannella</strong> di Monica Pradhan è il libro che ogni amante dell’India o anche solo un curioso di questa realtà dai tanti incanti dovrebbe leggere. Lo consiglio però anche a coloro che vogliono affacciarsi sul mondo complesso &#8211; per ricchezza e conflitti &#8211; degli immigrati di seconda generazione, perché<span id="more-466"></span> la conoscenza, come sempre nella storia dell’uomo, è l’unica vera arma possibile per affrontare questi tempi difficili. L’unica strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un romanzo la cui autrice, nel narrare una storia di fantasia, ha inevitabilmente riversato la propria realtà, perché ella stessa è figlia di immigrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro ricchissimo di informazioni, ma anche di magnifiche riflessioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di queste tre figlie, che chiamano le proprie madri <a href="https://www.instagram.com/p/BQxYAPthJ1W/?taken-by=aidamelemagazine">il circolo hindi-bindi</a> (e in verità ci sono edizioni con questo titolo), e la storia delle stesse madri rappresentano un viaggio nella vita di sei donne, perennemente in bilico fra il Paese di origine e la nuova patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto ben scritte, queste vicende vi terranno legati alle lettura, ma il viaggio correrà su più binari, perché, come anticipato, c’è molto di più. Perfino ricette molto dettagliate, per gli appassionati di questa magnifica e ricchissima cucina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo lancerà il vostro sguardo su cosa sia stata la &#8220;fuga di cervelli&#8221; negli anni ’60 dall&#8217;India verso gli Stati Uniti, in base a rigidissime regole e restrizioni; cosa sia stata la tragedia e quali gli orrori della Scissione del Pakistan all’indomani dell’indipendenza, con la successiva guerra civile, che con l&#8217;aiuto dell&#8217;India portò nel 1971 alla nascita del Bangladesh; cosa rappresentino le tradizioni per chi viene da una realtà tanto diversa ovvero l’unico modo di conservare la propria identità; cosa voglia dire nascere in un Paese quando il Paese di origine sopravvive fra le proprie mura domestiche; cosa sia il cibo per questa cultura. Sarà per questo che qualcuno ha azzardato che l’India sia l’Italia dell’Oriente? Ma evidentemente si potrebbe rovesciare il discorso: questione di prospettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una lettura che non può non rimanere nel cuore, anche per la ricchezza di  spiritualità e saggezza indiane di cui è intriso e che inducono sempre a riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono certa che più di uno lascerà a portata di mano questo libro, perché avrete la tentazione di rileggerlo, di riprenderne passi o anche solo di preparare qualcuna delle tante ricette riportate.</p>
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		<title>I quarant&#8217;anni di Sandokan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2016 17:39:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi di noi non ha un beniamino?! Il mio risale all’infanzia, quando ancora non c’erano le fiction, ma gli sceneggiati, la televisione era pubblica e la RAI non aveva problemi di audience né di fasce protette. Piccolina guardai, come milioni di altri Italiani, Sandokan. Alla prima puntata ero già cotta di quel ragazzone con gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-318 size-medium" title="I quarant'anni di Sandokan | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Kabir-3-300x224.jpg" alt="I quarant'anni di Sandokan" width="300" height="224" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Kabir-3-300x224.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Kabir-3.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Chi di noi non ha un beniamino?! Il mio risale all’infanzia, quando ancora non c’erano le fiction, ma gli sceneggiati, la televisione era pubblica e la RAI non aveva problemi di audience né di fasce protette. Piccolina guardai, come milioni di altri Italiani, <em>Sandokan</em>. Alla prima puntata ero già cotta di quel ragazzone con gli occhi color del tè. L’unico divo per cui abbia mai comprato una rivista semplicemente perché era in copertina. Averlo poi visto al cinema nei panni de <em>Il Corsaro Nero</em> fu la conferma che <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kabir_Bedi">Kabir Bedi</a> era davvero il mio beniamino.<span id="more-312"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La cotta non mi è mai passata, perché tutto ciò che sa d’infanzia ha una dolcezza che il tempo accresce. Con gli anni l’ho incrociato qua e là in qualche produzione televisiva, senza rincorrerlo, perché non ho esattamente l’ossessione tipica della fan, però confesso che mi sono vista un’intera edizione de <em>L’isola dei famosi</em>, pur di seguirlo, per conoscerlo meglio come uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia tentazione è sempre quella di scoprire se l’artista che amo corrisponde ad una bella persona. Be’, la conferma l’ho avuta incontrandolo per due giorni in quel magnifico festival che si è tenuto a Firenze sul cinema indiano dal 3 all’8 dicembre scorso, il <em>River to River</em>. La sedicesima edizione ha avuto proprio Kabir Bedi come ospite d’onore, grazie al quarantennale del famosissimo sceneggiato, che ne ha fatto una star mondiale. In questa occasione ha ricevuto le chiavi della città e il premio Emilio Salgari, ma ci sono state anche conferenza stampa e interviste, vari bagni di folla e innumerevoli selfie, che avrebbero messo a dura prova la pazienza di chiunque, ma non la sua.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i suoi 71 anni Kabir Bedi resta un uomo affascinante, dritto come un fuso, elegante nel portamento. Ha i modi di un gentiluomo e la pacatezza di chi deve aver fatto un proprio cammino interiore. Inglese da parte di madre e indiano da parte di padre, sembra essere una magnifica sintesi di questi due mondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sua presenza si è dato inizio alla programmazione delle sei puntate dello sceneggiato, superfluo dire che alla prima <a href="https://www.instagram.com/p/BOLeJx0BbCB/?taken-by=aidamelemagazine">apparizione</a> di Sandokan è partito uno scrosciante applauso, mentre la sigla in sala l’abbiamo cantata più o meno tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Seduto tre poltrone più in là nella mia stessa fila, ogni tanto allungavo l’occhio e mi dicevo: “Sto guardando Sandokan con Sandokan!!!”</p>
<p style="text-align: justify;">Non avevo ancora avuto modo di parlarci e non vedevo l’ora di potergli chiedere e dire alcune cose. Fortunatamente, quando l’ho poi salutato prima della sua partenza, non mi è rimasta in gola nessuna parola: odio i rimpianti, anche quelli di questa natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Dello sceneggiato va detto che fu un magnifico prodotto televisivo per quei tempi: cinque mesi di riprese per sei puntate. Personaggi e altrettante interpretazioni che nessuno può dimenticare, con una stella fra tutti: il grande Adolfo Celi, magnifico attore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Sergio Sollima, scomparso lo scorso anno, pensò al protagonista, lo volle da subito orientale e programmò un tour in dieci città per provinare gli attori del posto: la prima città fu Bombay, oggi Mumbai, e il primo attore Kabir Badi. Piacque subito, ma solo quando furono terminati tutti i provini in programma fu chiamato a Roma per essere sottoposto ad una serie di prove per varie abilità.</p>
<p style="text-align: justify;">La tenerezza e la gratitudine dell’attore verso Sollima, sono state una costante delle sue interviste, ogni tanto arricchite da aneddoti e rilasciate sempre con molta umiltà. Ecco una parola che raramente si può usare nel descrivere un attore e che ne decreta lo spessore umano. Con gli anni ho imparato che è inversamente proporzionale alla pochezza della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante sapere che questo sceneggiato è stato venduto in ogni angolo del mondo, eccetto che….. in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi resta sempre un buon suggerimento come regalo per ragazzi e per nostalgici.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile <a href="https://www.instagram.com/p/BOU9JqfhT_S/?taken-by=aidamelemagazine">trovarlo</a> in dvd, blu-ray e cofanetto con libro.</p>
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		<title>L&#8217;India: un sogno realizzato e una nostalgia che non passa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 18:30:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I sogni troppo spesso si inseguono in uno spazio altro rispetto al nostro vissuto, a volte scompaiono al martellar del tempo e dell’esistenza. Fatti di spirito, quando non si realizzano, possono diventare il piombo di cui sono fatte le catene, che rallentano il nostro incedere nel mondo. Tutti abbiamo sogni e tutti ne abbiamo più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/l-india-un-sogno-realizzato-e-una-nostalgia-che-non-passa/">L&#8217;India: un sogno realizzato e una nostalgia che non passa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-268" title="Tramonto in India" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/foto-in-evidenza-300x169.jpg" alt="Tramonto a Udaipur. India" width="370" height="208" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/foto-in-evidenza-300x169.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/foto-in-evidenza.jpg 400w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" /></p>
<p style="text-align: justify;">I sogni troppo spesso si inseguono in uno spazio altro rispetto al nostro vissuto, a volte scompaiono al martellar del tempo e dell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatti di spirito, quando non si realizzano, possono diventare il piombo di cui sono fatte le catene, che rallentano il nostro incedere nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti abbiamo sogni e tutti ne abbiamo più d’uno, di grandezze diverse e con diverso destino. Nascosti in un cassetto o in fondo al cuore.<span id="more-266"></span></p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-269 size-full" title="Case azzurre a Jodhpur" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Jodhpur.jpg" alt="Le case di Jodhpur. Rajasthan" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Jodhpur.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/Jodhpur-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei miei, da sempre, è viaggiare e la vita mi ha fatto il dono di poterlo realizzare. Più volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, curiosa del mondo, ho sempre pensato che il viaggio fosse una forma alta di cultura, perché <strong>nessun viaggio ci lascia come ci ha trovati prima del suo compimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si impara sempre tanto, del mondo, degli altri e &#8211; incredibilmente &#8211; ogni volta di sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-270 size-full" title="Cibo indiano. Dosa" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/dosa.jpg" alt="Una tipica colazione indiana" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/dosa.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/dosa-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Di tutti quelli fatti, i viaggi in India sono stati la realizzazione di un sogno nel sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, schizzinosa e al limite dell’ipocondria, preda favorita di ogni tipo di zanzara, mai avrei pensato che un giorno avrei visitato questo Paese, così affascinante e così poco adatto alle mie fobie.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi un viaggio improvviso di lavoro ha svegliato la viaggiatrice che è nata con me e che domina ogni mia remora e mi spinge a vincere le mie paure, perché una valigia è per me il più forte dei richiami. E così sono partita, piena di eccitazione e farmaci e repellenti di ogni tipo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-271 size-full" title="Una strada di Madurai" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/mercato.jpg" alt="Madurai, Tamil Nadu, India meridionale" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/mercato.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/mercato-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma ancora non sapevo né immaginavo che quello sarebbe stato <a href="https://www.instagram.com/p/BOP5y0BBgPW/?taken-by=aidamelemagazine"><strong>IL viaggio</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque non uno dei tanti, ma quello per il quale avrei sempre portato con me quei luoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’<a href="https://www.instagram.com/p/BOP5AvdBS7Z/?taken-by=aidamelemagazine"><strong>esperienz</strong>a</a> vissuta con un&#8217;intensità mai provata prima e non so spiegarne bene la ragione, forse perché ce n&#8217;è più d&#8217;una e fra queste certamente l&#8217;aver visitato un luogo dell’<strong><a href="https://www.instagram.com/p/BOP7YylBBSk/?taken-by=aidamelemagazine">immaginario</a></strong> dell&#8217;infanzia, il fatto che tutto sia stato perfetto e magico, ma anche l&#8217;aver sperimentato una tangibilità totalmente lontana dalla mia quotidianità da raggiungere una dimensione quasi irreale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E cosa c’è di più irreale di un sogno e, in quel momento, più reale di un sogno vissuto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-272 size-full" title="Suonatori al Forte Mehrangarh" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/suonatore-con-bambino.jpg" alt="Forte Mehrangarh, Jodhpur, Rajasthan" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/suonatore-con-bambino.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/12/suonatore-con-bambino-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Il fatto è che ognuno ha dei luoghi che porta nel cuore, per un motivo o per l&#8217;altro. <a href="https://www.aidamelemagazine.com/india-lontana/"><strong>L&#8217;India</strong></a> per me è il Paese dove però io il cuore l&#8217;ho proprio lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Due lunghi viaggi, in cui ho avuto modo e tempo per scoprire che l&#8217;India è un susseguirsi di estremi, che ti travolgono in una successione schizofrenica. Non hai il tempo di fartene una ragione, perché è un&#8217;onda incessante in un alternarsi infinito di inondazione e risacca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;India è uno stordimento di odori e colori e ti manca ancor prima di lasciarla.</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/l-india-un-sogno-realizzato-e-una-nostalgia-che-non-passa/">L&#8217;India: un sogno realizzato e una nostalgia che non passa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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