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	<title>#interviste &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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	<title>#interviste &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Conversando con Antonella Lualdi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 13:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#antonellalualdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi come me è cresciuta a pane e cinema, incontrare i protagonisti di quelle pellicole è una grande emozione. Sono persone che conosco da sempre, a cui voglio inevitabilmente bene, che mi hanno intrattenuta per un&#8217;intera vita e che oggi studio, perché senza di loro non ci sarebbe la storia stessa della nostra cinematografia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3186 size-full alignleft" title="Conversando con Antonella Lualdi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2.jpg" alt="Conversando con Antonella Lualdi | Aida Mele Magazine" width="300" height="367" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2-245x300.jpg 245w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per chi come me è cresciuta a pane e cinema, incontrare i protagonisti di quelle pellicole è una grande emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono persone che conosco da sempre, a cui voglio inevitabilmente bene, che mi hanno intrattenuta per un&#8217;intera vita e che oggi studio, perché senza di loro non ci sarebbe la storia stessa della nostra cinematografia, che tanto mi appassiona.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono artisti che hanno portato il nostro cinema in giro per il mondo. Sono testimoni di un&#8217;altra Italia, quella che<span id="more-3161"></span> rivorremmo. Figure per me tanto familiari e nello stesso tempo figure immateriali, fatte di sogni e fotogrammi.</p>
<p style="text-align: justify;">Incontrarle è come vederle uscire da uno schermo, finalmente raggiungibili, ma allo stesso tempo avvicinarle è come ritrovare qualcuno che appunto si conosce da tutta una vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Meglio non saprei spiegarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonella Lualdi è fra queste ed è una signora nella vita oltre che del cinema. Deliziosa, con uno spirito che davvero va oltre la sua età. Io non faccio mai domande personali nelle mie interviste, mi imbarazza curiosare nel privato altrui, mi sembra sempre che trascenda il mio campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3187 size-full alignleft" title="Conversando con Antonella Lualdi" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI.jpg" alt="" width="300" height="419" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Deve parlarmene il mio interlocutore per azzardare, ma in questo caso non potevo non partire dal titolo della sua biografia: <em><strong>Io Antonella, amata da Franco</strong></em>. Franco Interlenghi. E così lascio che Antonella Lualdi decida cosa raccontarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Straordinaria la loro storia d&#8217;amore, che appassionò i fan e i rotocalchi di allora. Un amore travolgente e tenace, che è sopravvissuto alla separazione. Durato un&#8217;intera vita. Davvero alcuni grandi amori <em>fanno dei giri immensi e poi ritornano</em> (cit. Antonello Venditti). Del resto non divorziarono mai.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio per salvarsi dal dolore della sua morte, Antonella ha iniziato a scrivere: è stato terapeutico &#8211; mi confessa &#8211; l&#8217;ha aiutata ad affrontare questa vita senza il suo Franco.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme hanno attraversato il cinema italiano dal dopoguerra quasi fino ai giorni nostri. E il suo Franco, suo marito &#8211; così lo menziona nel libro &#8211; corre lungo queste belle pagine che scorrono sotto una lettura gradevolissima: non è così frequente che una biografia si legga d&#8217;un fiato, che sia così ben scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricca, ma non densa al punto da annoiare. Tutt&#8217;altro. Dietro c&#8217;è <strong>Diego Verdegiglio</strong>, storico e saggista, ma anche attore e doppiatore, che in un anno e mezzo ha raccolto gli innumerevoli appunti sparsi fra altrettanti innumerevoli fogli vergati a penna, spesso di notte, da Antonella Lualdi. Ne ha trovato la sintesi e il filo narratore, con passione e maestria.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro ben fatto anche nell&#8217;impaginazione, intervallata da belle foto, che raccontano di un&#8217;attrice che ha messo la propria vita reale e familiare davanti a qualunque ambizione. Disciplinata, seria, di grande carattere ha attraversato buona parte dei generi cinematografici sotto la guida di illustri registi italiani e stranieri, con una professionalità che sa di serietà e rettitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiedo cosa pensi dei film italiani di oggi e mi risponde candidamente che non pensa nulla: non esistono, nulla la colpisce, niente rimane nella sua memoria. Qualcuno ha definito questo nostro cinema contemporaneo &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; <em>da tre camere e cucina</em> ovvero angusto, ripiegato su se stesso, che nulla ha da raccontare al mondo e forse è davvero così.</p>
<p style="text-align: justify;">Converso con questo mito così umano e così affascinante e trovo conferme sulle mie convinzioni riguardo al nostro <em>star system</em>, fatto di gente di temperamento e frequentemente di spessore. Il cinema italiano che ci siamo lasciati alle spalle racconta molto della vita non solo dell&#8217;arte. Quello che innanzitutto colpisce di questi attori è la personalità. Lo <em>star system</em> hollywoodiano è stato ed è tutt&#8217;ora spesso rappresentato da creature in bilico fra la nevrosi e l&#8217;inconsistenza, non così il &#8220;firmamento&#8221; del nostro miglior cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nemmeno si immagina che forza di volontà e che temperamento abbiano avuto soprattutto queste attrici. Discorro con questa amabilissima signora del libro e delle mie curiosità e viaggio nel tempo in un cinema che non c&#8217;è più.</p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;epoca, oggi, in cui bastano trasmissioni di basso livello e, incredibilmente, di alta <em>audience</em> per credersi arrivati quando non si è altro che inconsistenti bolle di sapone, fuffa, una raffica di selfie o quello che volete, incontrare invece artisti che con umiltà e serietà hanno costruito una lunga carriera, partendo a volte semplicemente da un incontro, da un bel volto, da un concorso, è qualcosa che non può non affascinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono artisti vissuti in epoche complicate, in cui sapersi gestire era di pochi e con grande carattere. Ancora più complicato era farsi largo per le donne e non certo per &#8220;il sofà del produttore&#8221; &#8211; prerogativa di Hollywood non del nostro cinema, dato l&#8217;alto tasso di competitività, ambizione e di un certo sistema produttivo americano &#8211; quanto per i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio queste signore l&#8217;hanno reso famoso nel mondo insieme ai grandi registi che le hanno dirette. Ubbidienti alle ferree direttive dei produttori, più o meno accondiscendenti a un doppiaggio loro imposto, hanno lasciato che questi stessi registi le guidassero, imparando sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha molto senso che io vi faccia un resoconto pedissequo di quella che è stata la mia meravigliosa conversazione con Atonella Lualdi, in fondo serve più che altro al mio lavoro di studiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece voglio dirvi è che il suo libro è sì una preziosa fonte diretta per chi si occupa della storia della nostra cinematografia, ma è anche una gradevolissima lettura per chi semplicemente è curioso, appassionato o anche solo interessato, perché è un libro pensato per ogni lettore che voglia conoscere il cinema da chi lo ha fatto e confrontarsi con l&#8217;Italia di allora, sull&#8217;onda dei ricordi di chi ha una <em>verve</em> che molto ha da raccontare a questi tempi di rassegnazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua testimonianza è di per sé già una lezione di vita.</p>
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		<title>Conversando con Arabella Girotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 07:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#interviste]]></category>
		<category><![CDATA[attoriitaliani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi meglio della figlia per parlare di Massimo Girotti? Per studiare l&#8217;artista mi è stata indispensabile la bellissima monografia di Roberto Liberatori, Massimo Girotti &#8211; Cronaca di un attore, ma per conoscere l&#8217;uomo ho chiesto aiuto alla sua primogenita, Arabella. Per me che non sono mai solita fare domande sulla vita privata è stata un&#8217;intervista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-2560 size-full alignleft" title="Una conversazione con Arabella Girotti | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/05/Massimo-Arabella-Girotti.jpg" alt="" width="300" height="339" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/05/Massimo-Arabella-Girotti.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/05/Massimo-Arabella-Girotti-265x300.jpg 265w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Chi meglio della figlia per parlare di Massimo Girotti? Per studiare l&#8217;artista mi è stata indispensabile <a href="https://www.aidamelemagazine.com/auguri-massimo-girotti-ovunque-tu-sia/">la bellissima monografia di Roberto Liberatori</a>, <em><strong>Massimo Girotti &#8211; Cronaca di un attore</strong></em>, ma per conoscere l&#8217;uomo ho chiesto aiuto alla sua primogenita, Arabella.</p>
<p style="text-align: justify;">Per me che non sono mai solita fare domande sulla vita privata è stata un&#8217;intervista<span id="more-2551"></span> un po&#8217; difficile, ma non avevo altra strada, perché, se si vuole conoscere a fondo un attore, bisogna necessariamente conoscerne anche le vicende umane.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo vale maggiormente nel caso di Massimo Girotti, in cui l&#8217;uomo è perennemente sotteso all&#8217;artista.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente Arabella ha avuto l&#8217;amabilità e il garbo di mettermi subito a mio agio in questa conversazione così personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto il piacere di conoscerla lo scorso anno e di averla in seguito rincontrata qualche mese fa alla presentazione del <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/">bellissimo libro di Evelina Nazzari</a>, come lei figlia di un grande protagonista della storia del nostro cinema, Amedeo Nazzari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mi ha dato modo di &#8220;osare&#8221; e ho così avuto l&#8217;opportunità di conoscere meglio Massimo Girotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi ammiratori di questi grandi artisti guardiamo a loro con stima, a volte con incondizionato affetto e non consideriamo mai che spesso vivergli accanto può non essere stato così semplice o indolore.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte sono stati portatori di caratteri difficili, complessi, ma è poi da quel loro mondo interiore così poco lineare che hanno attinto per la propria arte. Noi è a quella che abbiamo sempre guardato e guardiamo, ma per i figli non furono che padri e spesso padri con cui fu difficile relazionarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Girotti non è sfuggito a questa regola. Fu un uomo chiuso, schivo, complesso, introspettivo, introverso. E severo. Innanzitutto con sé stesso, prima ancora che in famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un padre spesso assente a causa di un lavoro che per sua natura era poi portatore d&#8217;incertezze, pur non avendo nella realtà dei fatti mai causato necessità o effettive difficoltà, proprio per la capacità di Girotti di gestire la propria carriera, che terminò solo con la sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Una vita non comune quella degli aristi, che può far crescere in fretta o in solitudine i propri figli, che può far sentire loro il bisogno di quella &#8220;normalità&#8221; vissuta dai loro coetanei o che da grandi può anche far sentire il peso del confronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo, Girotti, che della misura aveva fatta la propria modalità di comunicazione, nell&#8217;arte come nella vita: essenziale, ponderato, ma determinante.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungi dall&#8217;essere il padre con cui giocare, col quale trascorrere vacanze o col quale sciogliersi in confidenze fu però fondamentale nella loro formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Arabella ammette che quel continuo spingere lei e il fratello Alessio verso il sapere ha finito poi col dar loro gli strumenti per affrontare la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché<strong> la cultura ti aiuta a difenderti, ad affrontare l&#8217;esistenza con maggior consapevolezza, ma anche a evadere o a trasformarla</strong> e questo doveva essere ben chiaro anche a Massimo Girotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Arabella mi dice: <strong>«Oggi mio padre è tutta la gioia che ho dentro»</strong>. Una frase bellissima  che mi comprova che ogni esisitenza si misura sui frutti che lascia dietro di sé, mai sull&#8217;immediato, perché l&#8217;immediatezza falsa, non considera la prospettiva, non ha mai lo sguardo lungo sul tempo a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque considerazione fatta poi alla luce dei nostri tempi non avrebbe grande valore: allora il rapporto padri-figli era sostanzialmente gerarchico. E questo valeva per tutte le famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta adulti noi figli finiamo poi per diventare un po&#8217; genitori dei nostri stessi genitori e a questa legge nessuno sfugge.</p>
<p style="text-align: justify;">Così Arabella, che è sempre stata un punto di riferimento nella vita del padre soprattutto dopo la prematura morte della madre Marcella, si è ritrovata a essere ancor più protettiva verso Massimo, che dei classici luoghi comuni sull&#8217;attore aveva tenuto per sé solo una certa fragilità e insicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il culto di sé e della propria memoria invece non lo aveva mai sfiorato, tant&#8217;è che ho appreso con rammarico che non esiste alcun fondo: Girotti, essenziale e umile, sempre teso a ciò che davvero conta, non ha accumulato né testimonianze né memorabilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che aveva vissuto, come artista, ma anche come uomo, lo tenne per sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo coerente, estremente sicuro di sé, in definitiva, pur nelle umane debolezze e fragilità, perché non bisognoso nella vita reale dell&#8217;altrui plauso, visto che il giudizio più severo al quale rispondere era il proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">Girotti sono certa sia appartenuto a quella schiera sempre più esigua di uomini che devono rispondere innanzitutto alla propria integrità, quelli per cui la stima di sé stessi vale più del giudizio altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Incalzata dalla mia domanda, Arabella mi confessa che <strong>del padre vorrebbe che restasse il ricordo della persona per bene che è stata, del bravo e stimato attore che fu e che egli stesso non comprese fino a che punto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In due ore si parla tanto, si chiede e si ragiona di molte cose, ma non ho sentito il bisogno di trascrivere i singoli fatti né le confidenze nei particolari, perché ciò che ho voluto condividere è il senso di ciò che mi è stato detto e l&#8217;idea che ne ho ricavata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so raccontare i fatti che non mi appartengono, nemmeno per mestiere, perché qualunque parola usassi risulterebbe sempre riduttiva e potrebbe prestare il fianco a considerazioni spicciole.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro a ogni racconto ci sono vite e sentimenti, tengo dunque per me il senso di questa bellissima conversazione e lascio a chi quei fatti li ha vissuti il privilegio di raccontarli in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217;amore puro di Kaleem</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 12:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi ci preoccupiamo tutti dell’instabilità dei legami, della superficialità dei sentimenti, della essenzialità dell’atto fisico per la confermazione di un sentimento, eppure… c’è Kaleem! Un’eccezione? Forse, ma sicuramente un testimone che l’Amore ha più volti, più gradi, più espressioni. L’incontro con questo giovane pakistano è stata una boccata di aria fresca, una porta su un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-951" title="L'amore puro di Kaleem | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/12/Kaleem-300x300.jpg" alt="" width="350" height="350" />Oggi ci preoccupiamo tutti dell’instabilità dei legami, della superficialità dei sentimenti, della essenzialità dell’atto fisico per la confermazione di un sentimento, eppure… c’è Kaleem!</p>
<p style="text-align: justify;">Un’eccezione? Forse, ma sicuramente un testimone che l’Amore ha più volti, più gradi, più espressioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro con<span id="more-949"></span> questo giovane pakistano è stata una boccata di aria fresca, una porta su un Paese difficile e complesso, un apprendere qualcosa di me. Perché è poi così: siamo anche gli incontri che facciamo, banalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Kaleem l’ho notato subito, per una qualità non troppo diffusa: la mitezza. Un sorriso pronto, ma misurato da modi gentili e pacati. Mi ha permesso di entrare nei suoi racconti con semplicità e franchezza, ma non ho mai udito un’intonazione che tradisse sentimenti vili. Ha pudore e riservatezza che mai mi hanno messo a disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, Kaleem è un gentiluomo! Io l’ho conosciuto così e mi auguro e gli auguro di cuore che la vita e i tempi non lo cambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato in un piccolo villaggio ai confini con l’Afghanistan, vedendo da lontano sempre la bella Maham, più giovane di due anni, ha cercato con lei l’unico contatto possibile: in rete.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro frequentazione è tutta lì, eppure imparano a conoscersi e si innamorano con tutto lo slancio e l’incanto del primo amore di due creature che della vita non sanno che la loro difficile quotidianità, in un contesto in cui il fanatismo e la violenza sono qualcosa con cui imparare a convivere senza venirne travolti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si avvicina il tempo in cui Maham dovrà sposare l’uomo che la famiglia a scelto per lei e i due ragazzi decidono di fare letteralmente una follia: sposarsi. Kaleem ha 18 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non pensiamo in termini occidentali, perché in realtà lei non scappa, non può, ma manda un avvocato a suo nome – ne ha i mezzi – e, insieme dopo la scuola, richiedono in tribunale davanti all’Imam il certificato di matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Entrambi sapevamo che non stavamo chiedendo il nostro certificato di nozze, ma di morte, ma quando ami davvero qualcuno, allora Dio ti dà anche la forza necessaria.”</p>
<p style="text-align: justify;">Non segue nulla. Ognuno a casa propria. La loro vita e il loro amore continuano come sempre, se non nel loro cuore, per due o tre mesi. Poi decidono di dirlo alla famiglia di lei e affrontarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Sanno perfettamente che rischiano entrambi la vita: un matrimonio senza il consenso della famiglia di lei &#8211; seppur legalmente e religiosamente valido – e una differenza di condizioni economiche non potranno incoraggiare il perdono. Che infatti non arriva.</p>
<p style="text-align: justify;">La furia della famiglia di Maham è l’espressione di una cultura e di una mentalità tipiche di una famiglia di origini <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/talebani/">talebane</a>, potente perché con membri nell’esercito e nella polizia. L’onore è tutto e Kaleem viene minacciato di morte se non divorzia e Maham allontanata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non l’ha più né sentita né rivista da allora, di lei non sa nulla, ma è fiducioso e continua a ripetersi che, se le fosse successo qualcosa in questi quasi cinque anni, l’avrebbe in qualche modo saputo.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia di Maham gli offre molto denaro e la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per l’Inghilterra. Lo risparmia, perché i due giovani non hanno avuto alcun modo né occasione per consumare il matrimonio. Kaleem mi confessa che è riuscito solo a darle un bacio. Non ho chiesto come, non è importante, sarebbe stata una curiosità inopportuna.</p>
<p style="text-align: justify;">A nulla valgono le armi puntate con cui lo affrontano, Kaleem dice no ogni volta e risponde che si deve comunque morire e allora è meglio farlo per amore. Resto commossa dalla tranquillità e dall’assoluta mancanza di retorica o di enfasi con cui me lo racconta.</p>
<p style="text-align: justify;">Kaleem resiste a offerte, a minacce, sua madre va a piangere a casa di Maham, ma niente cambia. Nell’aprile del 2015 Kaleem decide di lasciare il suo villaggio, perché in serio pericolo e teme per i suoi cari. La sua famiglia riesce a mettere da parte quel che può e così inizia il suo lungo viaggio, che lo porterà lungo la rotta balcanica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non gli chiedo nulla di quel tempo, non voglio metterlo di fronte a ciò che avrà di certo visto o vissuto, lascio che sia lui a sintetizzarlo nei punti essenziali fino a quel 1° maggio di quest’anno in cui arriva in Italia. Ora attende che gli venga riconosciuto lo status di rifugiato, ha con sé i documenti di matrimonio, che mi nomina spesso come a sottolinearne l’importanza non solo sentimentale, gli attestati degli studi fatti e una famiglia che lo ha accolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo angelo è stato un medico italiano volontario che ha conosciuto in Serbia, Kaleem ora è parte della sua famiglia. Ho conosciuto Laura, sua moglie, e l&#8217;ho guardata insieme a questo ragazzo: avevano la naturalezza della quotidianità di una madre con un figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">La straordinarietà di alcune persone si confonde fra la nostra normalità e ci fa dimenticare il bosco che cresce silenzioso a dispetto del fragore dell’albero che cade. “Fede, Speranza e Carità. La più grande è la Carità.” L’ha detto Cristo ed è per ogni angolo del mondo. Anche non cristiano. Anche ateo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedo a Kaleem cosa faccia ora e mi dice che il suo primo obbiettivo è continuare a studiare bene l’italiano. Per quanto riguarda invece i suoi progetti, mi risponde trovare un lavoro che gli permetta innanzitutto di aiutare la sua famiglia (padre, madre, due fratelli e due sorelle), perché poveri. Non mi lascia nel dubbio e mi dice subito che no, non intende ritornare in Pakistan, ma rimanere in Italia e che spera di riunire qui la sua famiglia anche se dubita che i suoi genitori lascino la propria terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo l’intervista chiedendogli quale sogno abbia: “Farmi una posizione e dimostrare alla sua famiglia (<em>non dice mai il nome di Maham, come fosse qualcosa di così prezioso da tenere solo per sé</em>) che sono alla sua altezza e di poterla un giorno riavere con me. Io so aspettare.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">L’Amore puro esiste? Sì, grazie a Dio, esiste.</p>
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		<title>Ottanta candeline per Angela Luce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 01:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#angelaluce]]></category>
		<category><![CDATA[#attriciitaliane]]></category>
		<category><![CDATA[#interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottanta, ma non li dimostra, potrei iniziare così questo mio omaggio-intervista ad una grande Artista, sì, con la maiuscola, perché una sola arte le sta stretta, dati i talenti, Angela Luce: attrice, cantante, autrice. E’ nata come Angela Savino il 3 dicembre del 1937 in Via Mezzocannone, nel cuore di Napoli e nel cuore vero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-936" title="Ottanta candeline per Angela Luce | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/12/Angela-Luce-Foto-300x225.jpg" alt="" width="350" height="263" />Ottanta, ma non li dimostra, potrei iniziare così questo mio omaggio-intervista ad una grande Artista, sì, con la maiuscola, perché una sola arte le sta stretta, dati i talenti, <a href="http://www.angelaluce.it/">Angela Luce</a>: attrice, cantante, autrice.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ nata<span id="more-933"></span> come Angela Savino il 3 dicembre del 1937 in Via Mezzocannone, nel cuore di Napoli e nel cuore vero di questa città è sempre rimasta, pur avendo portato il proprio talento in giro per il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">E la sua Napoli giustamente oggi le renderà omaggio alla Casina Pompeiana nella Villa Comunale alle 17. Il luogo non è stato scelto certo a caso, essendo sede dell’Archivio Storico della Canzone Napoletana, in cui Angela Luce è presente &#8211; unica artista al mondo &#8211; con una doppia esecuzione di uno stesso brano, quel <em>So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere</em> di Raffaele Viviani per cui è tanto conosciuta, nell’edizione degli anni ’60 e nell’edizione del 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’evento, aperto a tutto il suo pubblico, il Centro di Produzione RAI di Napoli presenterà la proiezione di un video dal titolo <em>Una Luce Mille Riflessi</em>, come omaggio alla festeggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che personalmente mi colpisce di questa signora è la serena e incantevole bellezza con cui giunge a questa età e il brio che l’accompagna. Davvero Luce!</p>
<p style="text-align: justify;">Di questi ottant’anni sono pochi quelli vissuti lontano dal palcoscenico o da un set: giovanissima imparava l’arte nella compagnia del grande Eduardo, a cui seguirono quelle del fratello Peppino, Nino Taranto, Giuseppe Patroni Griffi, Garinei &amp; Giovannini, Franco Zeffirelli e tanti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cinema esordì già nel ’59, l’anno dopo in televisione e citare tutti gli illustri colleghi con cui ha lavorato sarebbe lungo, certamente gran parte di coloro che fecero grande il nostro cinema di ieri e alcuni giovani attori di oggi come Bova, Marcorè e altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto lungo l’elenco dei registi che l’hanno diretta, dai grandi di allora ai registi del cinema contemporaneo, come Martone con cui ha vinto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per <em>L’amore molesto</em>, che si aggiunge ai tanti altri riconoscimenti ottenuti in Italia e all’estero come attrice, cantante e poetessa, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo a voler sintetizzare davvero per sommi capi una carriera lunga quasi una vita, ma alcune curiosità mi restano e quindi ho in serbo per lei queste domande.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" class="alignright wp-image-937" title="Ottanta candeline per Angela Luce | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/12/Angela_Luce_6-200x300.jpg" alt="" width="300" height="450" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/12/Angela_Luce_6-200x300.jpg 200w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/12/Angela_Luce_6.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Signora Luce, se dovesse descrivere con una parola la sua infanzia, quale sceglierebbe?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se proprio devo usare una sola parola, scelgo questa: felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A chi si deve il nome d’arte Luce?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fu una decisione che presi io quando ero ancora una ragazzina: nel quartiere dove abitavo, si era sparsa la voce che era in arrivo la nave con a bordo l’ambasciatrice americana, nonché attrice e scrittrice, Clare Boothe Luce. Io andai al porto per vederla e rimasi affascinata dai suoi occhi, dalla sua bellezza, dalla sua eleganza. In quel momento decisi che mi sarei chiamata Angela Luce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fu sempre sostenuta dalla sua famiglia nella carriera scelta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Direi di sì, perché l’obbiettivo dei miei genitori era la mia felicità. E il teatro, il cinema, la canzone mi rendevano felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ legata a qualche opera teatrale o cinematografica in modo particolare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa potrei dire? Il primo film o quello per cui ho ricevuto il premio più prestigioso, l’incontro con Eduardo o l’emozione di essere scritturata da lui senza fare nemmeno il provino, il ruolo di Bammenella o quello di Eusebia in Rugantino, il secondo posto al Festival di Sanremo o il Premio letterario Camaiore per il mio libro di poesie, i film per i quali sono stata premiata e ricevuta al Quirinale da Pertini e Scalfaro o l’opera teatrale <em>Napoli notte e giorno</em> di Raffaele Viviani, per la quale sono stata ricevuta al Consolato italiano a Londra da Margaret d’Inghilterra. Sono talmente tanti gli episodi importanti della mia vita legati al lavoro, che a volte faccio fatica a ricordarli tutti, ma so con certezza che sono legata a ciascuno di essi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è un ruolo che ha rifiutato e di cui si è poi pentita per non averlo accettato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Beh, ne ho rifiutati tanti, per esempio dissi no a Giorgio Strehler, rifiutai un ruolo con Eduardo, non ho mai voluto incidere canzoni che non mi convincessero completamente, ho rifiutato tanti ruoli cinematografici che non sentivo miei, ma sono serena perché non mi sono pentita dei no che ho detto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha mai studiato canto o, come per la recitazione, ha imparato lavorando?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai studiato nulla: le mie doti artistiche sono solo frutto di un dono per il quale ringrazio Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando non è impegnata sul set o sul palcoscenico, come occupa il suo tempo libero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono tre cose che mi rilassano molto e a cui mi dedico con passione. La prima è la lettura, amo in particolare tre libri: <em>Il resto di niente</em>, <em>Memorie di Adriano</em> e <em>L’isola di Arturo</em>. Un’altra attività cui dedico il mio tempo è il ricamo, c’è sempre un pezzo di lino infilato in un telaio, che prendo in mano quando voglio liberare la mia mente. L’ultima è la scrittura, la mia scrivania è sempre piena di fogli su cui annoto pensieri e sensazioni, che poi diventano poesie e racconti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come descriverebbe la sua città a chi non la conosce che per luoghi comuni, belli o brutti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Napoli è una città che abbaglia gli occhi e l’anima. I luoghi comuni, gli sciocchi stereotipi di cui è vittima la mia città, ormai non mi fanno più arrabbiare: sono troppo vuoti di significato. Napoli è una meraviglia e per me è stato meraviglioso nascere e vivere in questo angolo di Paradiso. Partire da Posillipo e arrivare in Via Caracciolo, avendo il mare a destra, che ospita nelle sue acque la penisola sorrentina e Capri, avere di fronte Castel dell’Ovo e sullo sfondo il Vesuvio, a sinistra la collina del Vomero e la Certosa di San Martino, è impagabile. Napoli è viva sempre, anche di notte, bar e ristoranti sempre pronti ad accogliere. E la storia, le tradizioni, la cultura, la musica, le chiese. Di negativo c’è tutto ciò che si può trovare nelle grandi città, ma se mettiamo sui piatti di una bilancia il bello e il brutto, beh, non c’è storia: il piatto del bello scende di botto. Rivolgo un invito a chi non è mai stato a Napoli e tuttavia la denigra: venite, vivete qui anche solo due o tre giorni e cambierete idea. Scommettiamo?</p>
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