Ottanta, ma non li dimostra, potrei iniziare così questo mio omaggio-intervista ad una grande Artista, sì, con la maiuscola, perché una sola arte le sta stretta, dati i talenti, Angela Luce: attrice, cantante, autrice.
E’ nata come Angela Savino il 3 dicembre del 1937 in Via Mezzocannone, nel cuore di Napoli e nel cuore vero di questa città è sempre rimasta, pur avendo portato il proprio talento in giro per il mondo.
E la sua Napoli giustamente oggi le renderà omaggio alla Casina Pompeiana nella Villa Comunale alle 17. Il luogo non è stato scelto certo a caso, essendo sede dell’Archivio Storico della Canzone Napoletana, in cui Angela Luce è presente – unica artista al mondo – con una doppia esecuzione di uno stesso brano, quel So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere di Raffaele Viviani per cui è tanto conosciuta, nell’edizione degli anni ’60 e nell’edizione del 2004.
Durante l’evento, aperto a tutto il suo pubblico, il Centro di Produzione RAI di Napoli presenterà la proiezione di un video dal titolo Una Luce Mille Riflessi, come omaggio alla festeggiata.
Quello che personalmente mi colpisce di questa signora è la serena e incantevole bellezza con cui giunge a questa età e il brio che l’accompagna. Davvero Luce!
Di questi ottant’anni sono pochi quelli vissuti lontano dal palcoscenico o da un set: giovanissima imparava l’arte nella compagnia del grande Eduardo, a cui seguirono quelle del fratello Peppino, Nino Taranto, Giuseppe Patroni Griffi, Garinei & Giovannini, Franco Zeffirelli e tanti altri.
Nel cinema esordì già nel ’59, l’anno dopo in televisione e citare tutti gli illustri colleghi con cui ha lavorato sarebbe lungo, certamente gran parte di coloro che fecero grande il nostro cinema di ieri e alcuni giovani attori di oggi come Bova, Marcorè e altri.
Altrettanto lungo l’elenco dei registi che l’hanno diretta, dai grandi di allora ai registi del cinema contemporaneo, come Martone con cui ha vinto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per L’amore molesto, che si aggiunge ai tanti altri riconoscimenti ottenuti in Italia e all’estero come attrice, cantante e poetessa, appunto.
Questo a voler sintetizzare davvero per sommi capi una carriera lunga quasi una vita, ma alcune curiosità mi restano e quindi ho in serbo per lei queste domande.
Signora Luce, se dovesse descrivere con una parola la sua infanzia, quale sceglierebbe?
Se proprio devo usare una sola parola, scelgo questa: felice.
A chi si deve il nome d’arte Luce?
Fu una decisione che presi io quando ero ancora una ragazzina: nel quartiere dove abitavo, si era sparsa la voce che era in arrivo la nave con a bordo l’ambasciatrice americana, nonché attrice e scrittrice, Clare Boothe Luce. Io andai al porto per vederla e rimasi affascinata dai suoi occhi, dalla sua bellezza, dalla sua eleganza. In quel momento decisi che mi sarei chiamata Angela Luce.
Fu sempre sostenuta dalla sua famiglia nella carriera scelta?
Direi di sì, perché l’obbiettivo dei miei genitori era la mia felicità. E il teatro, il cinema, la canzone mi rendevano felice.
E’ legata a qualche opera teatrale o cinematografica in modo particolare?
Cosa potrei dire? Il primo film o quello per cui ho ricevuto il premio più prestigioso, l’incontro con Eduardo o l’emozione di essere scritturata da lui senza fare nemmeno il provino, il ruolo di Bammenella o quello di Eusebia in Rugantino, il secondo posto al Festival di Sanremo o il Premio letterario Camaiore per il mio libro di poesie, i film per i quali sono stata premiata e ricevuta al Quirinale da Pertini e Scalfaro o l’opera teatrale Napoli notte e giorno di Raffaele Viviani, per la quale sono stata ricevuta al Consolato italiano a Londra da Margaret d’Inghilterra. Sono talmente tanti gli episodi importanti della mia vita legati al lavoro, che a volte faccio fatica a ricordarli tutti, ma so con certezza che sono legata a ciascuno di essi.
C’è un ruolo che ha rifiutato e di cui si è poi pentita per non averlo accettato?
Beh, ne ho rifiutati tanti, per esempio dissi no a Giorgio Strehler, rifiutai un ruolo con Eduardo, non ho mai voluto incidere canzoni che non mi convincessero completamente, ho rifiutato tanti ruoli cinematografici che non sentivo miei, ma sono serena perché non mi sono pentita dei no che ho detto.
Ha mai studiato canto o, come per la recitazione, ha imparato lavorando?
Non ho mai studiato nulla: le mie doti artistiche sono solo frutto di un dono per il quale ringrazio Dio.
Quando non è impegnata sul set o sul palcoscenico, come occupa il suo tempo libero?
Ci sono tre cose che mi rilassano molto e a cui mi dedico con passione. La prima è la lettura, amo in particolare tre libri: Il resto di niente, Memorie di Adriano e L’isola di Arturo. Un’altra attività cui dedico il mio tempo è il ricamo, c’è sempre un pezzo di lino infilato in un telaio, che prendo in mano quando voglio liberare la mia mente. L’ultima è la scrittura, la mia scrivania è sempre piena di fogli su cui annoto pensieri e sensazioni, che poi diventano poesie e racconti.
Come descriverebbe la sua città a chi non la conosce che per luoghi comuni, belli o brutti?
Napoli è una città che abbaglia gli occhi e l’anima. I luoghi comuni, gli sciocchi stereotipi di cui è vittima la mia città, ormai non mi fanno più arrabbiare: sono troppo vuoti di significato. Napoli è una meraviglia e per me è stato meraviglioso nascere e vivere in questo angolo di Paradiso. Partire da Posillipo e arrivare in Via Caracciolo, avendo il mare a destra, che ospita nelle sue acque la penisola sorrentina e Capri, avere di fronte Castel dell’Ovo e sullo sfondo il Vesuvio, a sinistra la collina del Vomero e la Certosa di San Martino, è impagabile. Napoli è viva sempre, anche di notte, bar e ristoranti sempre pronti ad accogliere. E la storia, le tradizioni, la cultura, la musica, le chiese. Di negativo c’è tutto ciò che si può trovare nelle grandi città, ma se mettiamo sui piatti di una bilancia il bello e il brutto, beh, non c’è storia: il piatto del bello scende di botto. Rivolgo un invito a chi non è mai stato a Napoli e tuttavia la denigra: venite, vivete qui anche solo due o tre giorni e cambierete idea. Scommettiamo?