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	<title>#linkfilm &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Primo Premio Cinema anni d&#8217;oro e Premio George Hilton</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 15:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 25 ottobre: doveva essere solo un appuntamento nella mia agenda, a cui tenevo molto, e invece ha coinciso con un giorno infausto per lo spettacolo italiano, che ha spento nuovamente le luci. Prima edizione di un evento importante per chi come me si occupa di storia del cinema e primo omaggio ad un attore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3807 size-full alignleft" title="Primo Premio Cinema anni d'oro e Premio George Hilton | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Premio-George-Hilton.jpg" alt="" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Premio-George-Hilton.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Premio-George-Hilton-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Domenica 25 ottobre: doveva essere solo un appuntamento nella mia agenda, a cui tenevo molto, e invece ha coinciso con un giorno infausto per lo spettacolo italiano, che ha spento nuovamente le luci.</p>
<p>Prima edizione di un evento importante per chi come<span id="more-3798"></span> me si occupa di storia del cinema e primo omaggio ad un attore simbolo della stagione d&#8217;oro del cinema italiano di genere, che &#8211; come dico sempre &#8211; ha rappresentato gli ultimi anni in cui il nostro cinema ha pensato in grande, con set internazionali e importanti esportazioni.</p>
<p>Non è un caso che <strong>Quentin Tarantino</strong> sia partito da lì per innovare il lessico del cinema americano: nei suoi film c&#8217;è un esplicito e continuo rimando ai nostri film di allora, con una citazione d&#8217;autore di un gioiellino a suo tempo incompreso in Italia: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=hzhetx6UiYE"><strong><em>Basta guardarla</em></strong></a> (1970) del grande <strong>Luciano Salce</strong>.</p>
<p>Dunque una serata che colma un vuoto, come ha detto <strong>Gianni Garko</strong>, vincitore proprio del Premio George Hilton. Un vuoto di attenzione verso un cinema fatto con grande passione e forse discontinui risultati, ma è fisiologico per ogni filone cinematografico.</p>
<p>Un cinema fatto innanzitutto da grandi maestranze e a tal proposito è stato ugualmente premiato <strong>Ottaviano Dell&#8217;Acqua</strong>, stuntman e dunque figura simbolo di quella stagione, i cui generi migliori sono stati lo Spaghetti western, il Giallo all&#8217;italiana e il Poliziottesco.</p>
<p>A differenza del cinema indiano, quello italiano non è fatto da intere famiglie o addirittura da dinastie nei settori cardine della produzione, regia e interpretazione, ma senz&#8217;altro è arte di famiglia per alcune figure cruciali fra i cosiddetti mestieri del cinema.</p>
<p>Uno di questi è proprio quello dei maestri d&#8217;armi e dei &#8220;cascatori&#8221;, come venivano correttamente chiamati prima di preferire l&#8217;inglese all&#8217;italiano.</p>
<p>Il terzo premiato è stato <strong>Nino Benvenuti</strong>, perché non è stato solo il grande sportivo che conosciamo, ma ha avuto un suo spazio cinematografico in quegli anni, anche se minore rispetto ad un altro sportivo chiamato dal cinema di genere &#8211; il Peplum &#8211; ovvero il culturista <strong>Steve Reeves</strong>.</p>
<p>La parte dedicata al cinema degli anni d&#8217;oro si è aperta ricordando una commedia di <strong>Mauro Bolognini</strong> del 1956, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kB8-xo82H7s"><em><strong>Guardia, Guardia scelta, Brigadiere e Maresciallo</strong></em></a>, interpretata da un quartetto che è un poker d&#8217;assi: <strong>Alberto Sordi</strong>, <strong>Peppino De Filippo</strong>, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/trentanni-senza-aldo-fabrizi/"><strong>Aldo Fabrizi</strong></a> e <strong>Gino Cervi</strong>.</p>
<p>La serata è poi stata un susseguirsi di grandi titoli, per ciascuno dei quali ha ritirato il premio un nome legato a quella pagina della nostra storia cinematografica:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=oiVmyCo9DZU"><strong><em>Il segno di Venere</em></strong></a> (<strong>Dino Risi,</strong> 1955): <strong>Saverio Vallone</strong> per il padre <strong>Raf</strong></li>
<li><em><strong>Roma città aperta</strong></em> (<strong>Roberto Rossellini</strong>, 1945): <a href="https://www.aidamelemagazine.com/le-creazioni-cielo-pessione-fabrizi/"><strong>Cielo Pessione Fabrizi</strong></a> per il nonno <strong>Aldo</strong></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=YTyCTBMLLlo"><em><strong>Arrangiatevi!</strong></em></a> (<strong>Mauro Bolognini</strong>, 1959): <a href="https://www.aidamelemagazine.com/il-principe-poeta/"><strong>Elena Anticoli de Curtis</strong></a> per il nonno <a href="https://www.aidamelemagazine.com/cinquantanni-senza-toto/"><strong>Totò</strong></a> o meglio <strong>Principe Antonio de Curtis</strong></li>
<li><em><strong>La notte brava</strong></em> (<strong>Mauro Bolognini</strong>, 1959): <strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/conversando-con-antonella-lualdi/">Antonella Lualdi</a></strong>, sempre deliziosa</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=QWNsxD8PDCU"><em><strong>La dolce vita</strong></em></a> (<strong>Federdico Fellini</strong>, 1960): <strong>Rino Barillari</strong>, il re dei paparazzi, simbolo di quel film e di quell&#8217;epoca</li>
<li><a href="https://www.raiplay.it/video/2016/09/I-soliti-ignoti-1a6d0519-9929-458f-b58d-25a2cb0b4c99.html"><em><strong>I soliti ignoti</strong></em></a> (<strong>Mario Monicelli</strong>, 1958): <strong>Ivanka Schroeder</strong> e <strong>Nils Salvatori</strong> per <strong>Renato</strong>, rispettivamente sua ultima compagna e il loro figlio</li>
<li><em><strong>Le notti di Cabiria</strong></em> (<strong>Federico Fellini</strong>, 1957): per il padre <strong>Amedeo <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/">Evelina Nazzari</a></strong>, che non ha potuto essere presente, ma che ha inviato un videomessaggio</li>
</ul>
<figure id="attachment_3808" aria-describedby="caption-attachment-3808" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-3808 size-full" title="Primo Premio Cinema anni d'oro e Premio George Hilton | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Carlotta-Bolognini-e-Luca-Verdone.jpg" alt="" width="300" height="400" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Carlotta-Bolognini-e-Luca-Verdone.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Carlotta-Bolognini-e-Luca-Verdone-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-3808" class="wp-caption-text">Carlotta Bolognini, produttrice e regista, Presidentessa dei rispettivi premi nonché Ideatrice, Organizzatrice unica e Direttrice artistica dell&#8217;evento, qui in compagnia del regista Luca Verdone</figcaption></figure>
<p>Non è mancato un titolo amato dal grande pubblico, <strong><em>7 chili in 7 giorni </em></strong>(<strong>Luca Verdone</strong><em>, </em>1986)<em>, </em>che resta ormai un classico per un decennio non facile per il nostro cinema, quali furono gli anni Ottanta. A ritirare il premio lo stesso regista.</p>
<p>Poteva un evento che celebra il cinema italiano degli anni d&#8217;oro dimenticarsi di uno dei mestieri simbolo di Cinecittà? Ovviamente no e a ritirare il premio in ricordo di <strong>Pippo Spoletini</strong>, capostipite di una famiglia di &#8220;cacciatori di volti&#8221;, di responsabili comparse e comparsa egli stesso con i suoi fratelli, è stato <strong>Gianfilippo Spoletini</strong>.</p>
<p>A chiudere <strong>Igor Righetti</strong>, premiato per il suo libro <strong><em>Alberto Sordi segreto</em></strong>, un tale successo editoriale da essere arrivato in un volgere di mesi alla sesta edizione, pronto per essere tradotto in cinque lingue, fra cui arabo, russo e cinese. Questo a far capire chi è <strong>Alberto Sordi</strong> nel mondo.</p>
<p>Dunque un 25 di ottobre che doveva essere un giorno mesto per la drastica e innecessaria decisione del governo, che però si è chiuso &#8211; nei fatti &#8211; con una magnifica festa, celebrativa di un&#8217;arte che <em>non morirà mai</em>, per dirla con Mastroianni.</p>
<p>Una serata fra film, artisti, figli e nipoti d&#8217;arte, tutti gioiosamente uniti nel riconoscersi in un&#8217;unica grande &#8220;famiglia&#8221;, così come era vissuto in quegli anni d&#8217;oro il cinema italiano, con quello spirito, pur nelle diversità e a volte contrasti, ma in una gioia fatta di passione condivisa e improvvisazione creativa, fra idee nate a volte in un convivio, così come avvenuto domenica sera, quando &#8211; ligi alle prescrizioni &#8211; si è cenato a chiusura dell&#8217;evento, discutendo di nuovi progetti e di tempi andati.</p>
<p>Si è ricordato, si è goduto, si è discusso in un&#8217;atmosfera che mai si è tinta di malinconia, perché il cinema degli anni d&#8217;oro è una realtà saldamente incardinata nel presente, pur in tempi in cui tutto è cambiato nel cinema italiano.</p>
<p>Dunque questo mondo incantato si ferma, ma non nei progetti e nei piani dei protagonisti.</p>
<p>Perché della creatività, dell&#8217;arte non si può fare a meno. Per alcuni sembra un bene voluttuario, facilmente sopprimibile, ma non è così, perché la cultura &#8211; è il cinema è cultura! &#8211; è &#8220;pane&#8221;, per chi di esso vive e per gli spiriti che se ne nutrono.</p>
<p>La cultura è un bene necessario, innanzitutto per le libertà individuali quali quella d&#8217;espressione, ma è anche necessario per affinare o interrogare il pensiero e questo non può né si deve fermare, perché il pensiero è libertà e la libertà, in tutte le sue declinazioni, è il fondamento di ogni democrazia che voglia dirsi tale.</p>
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		<title>Amedeo Nazzari. Ritratto d&#8217;attore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 22:56:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amedeo Nazzari. Ritratto d’attore, questo il titolo della mostra fotografica e documentaria allestita da Giulio D&#8217;Ascenzo ed Elisabetta Centore, inaugurata alla Casa del Cinema il 21 settembre scorso, che si concluderà domenica 18 ottobre. Se non l&#8217;avete ancora fatto, potendo, vi invito a visitarla. Si tratta di un’occasione, fra l&#8217;altro gratuita, per un “viaggio” nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="wp-image-3782 size-full alignleft" title="Amedeo Nazzari. Ritratto d'attore | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3.jpg" alt="" width="300" height="410" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Nazzari-3-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Amedeo Nazzari. Ritratto d’attore</strong>, questo il titolo della mostra fotografica e documentaria allestita da Giulio D&#8217;Ascenzo ed Elisabetta Centore, inaugurata alla <strong>Casa del Cinema</strong> il 21 settembre scorso, che si concluderà domenica 18 ottobre.</p>
<p>Se non l&#8217;avete ancora fatto, potendo, vi invito a visitarla. Si tratta di<span id="more-3778"></span> un’occasione, fra l&#8217;altro gratuita, per un “viaggio” nella carriera di uno straordinario attore e divo del nostro cinema.</p>
<p>Amatissimo dal pubblico, Amedeo Nazzari è scivolato in disparte com’è accaduto a tanti grandi, trascurato oggi da critici e studiosi molto presi da altro, dove a volte questo altro si riduce ad una rosa di nomi e di temi, su cui si è scritto e disquisito oltre ogni reale interesse.</p>
<p>Definito <strong>l’Errol Flynn italiano</strong>, a parer mio sarebbe dovuto essere l&#8217;inverso nel senso cioè di considerare noi quest’ultimo l’Amedeo Nazzari americano, tali furono il successo presso il pubblico e il carisma che accompagnarono Nazzari per tutta la vita, anche negli anni in cui il cinema aveva preso altre strade e la sua personale ritrosia e “pigrizia” favorirono il suo defilarsi, per quanto non può dirsi che la sua carriera cessò mai se non con la sua scomparsa.</p>
<p>Bello e con un’eleganza innata, apparteneva a quegli uomini fortunati, che gli anni fanno ancora più belli e affascinanti.</p>
<p>Divo per eccellenza del cinema del Ventennio, trovò un forte rilancio presso il grande pubblico nella stagione d’oro del Melodramma, fra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta.</p>
<p>Una serie di grandi successi al botteghino che finirono però per legarlo ad un genere da cui <a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/">affrancarsi non fu poi facile</a>. A tutt&#8217;oggi nell&#8217;immaginario collettivo Nazzari resta quell&#8217;interprete, complice anche la continua riproposta televisiva di quei suoi film di allora a discapito di innumerevoli altri.</p>
<p>Amedeo Nazzari arrivò al cinema dal teatro, non fu un attore improvvisato: fu il cinema a chiamarlo. Dopo il debutto in <em><strong>Ginevra degli Almieri</strong></em> (di Guido Brignone, 1935), arrivò subito al grande successo col suo secondo film, <em><strong>Cavalleria</strong></em> (di Goffredo Alessandrini, 1936). Due anni dopo sempre per Alessandrini girò il film che lo consacrò primo divo del firmamento italiano: <em><strong>Luciano Serra pilota</strong></em>, film vincitore alla Mostra del Cinema di Venezia e campione d&#8217;incassi dell&#8217;anno.</p>
<p>La mostra di Roma è fatta solo di originali: locandine, articoli, fotobuste e soprattutto belle foto, che ricordano alcuni dei tanti titoli della sua lunghissima filmografia.</p>
<p>Non so quanti film di Amedeo Nazzari conosciate oltre ai &#8220;soliti&#8221; ovvero quelli <em>stappalacrime</em> girati in coppia con <strong>Yvonne Sanson</strong>. I più belli non li ho trovati, la rete offre poco e male, così ne ho scelti altri. Rappresentano gli anni dal cinema di regime a un nuovo cinema italiano.</p>
<p>Il primo è una commedia romantica deliziosa con riprese all&#8217;aperto per allora notevoli; il secondo è un tipico esempio di molto cinema di quel tempo, nato da opere letterarie più o meno note al grande pubblico; il terzo è una commedia brillante con grandi attori caratteristi nonché celebri doppiatori e con protagonista <strong>Lilia Silvi</strong>, beniamina in quegli anni. La canzone di chiusura è da dimenticare: capirete perché; il quarto è una commedia con la divina <strong>Alida Valli</strong>. Qui Amedeo Nazzari interpreta se stesso; il quinto film è drammatico, coprotagonista un altro divo del nostro cinema, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/auguri-massimo-girotti-ovunque-tu-sia/"><strong>Massimo Girotti</strong></a>.</p>
<p>Ve li lascio, guardateli con gli occhi del tempo altrimenti ve ne sfuggirà il valore. Cliccate sui titoli e buona visione!</p>
<ol>
<li><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nTih-e7ksKs">Cavalleria</a></strong> (di Goffredo Alessandrini, 1936)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=B-6rpzgba2M"><strong>I Mariti</strong></a> (di Camillo Mastrocinque, 1941)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=FuPd9oJ8scg"><strong>La Bisbetica domata</strong></a> (di Ferdinando Maria Poggioli, 1942)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=6fEMeOls18M"><strong>Apparizione</strong></a> (di Jean De Limur, 1944)</li>
<li><a href="https://www.youtube.com/watch?v=29dxf9KgwE8"><strong>Fatalità </strong></a>(di Giorgio Bianchi, 1946)</li>
</ol>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-ritratto-dattore/">Amedeo Nazzari. Ritratto d&#8217;attore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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