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	<title>#raccontibrevi &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Cento donne. Marina</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 07:32:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inverno era stato lungo e più grigio e silenzioso del solito, forse perché sempre più Marina sentiva il vuoto che la sua amica del cuore, Daniela, aveva lasciato trasferendosi col marito in Portogallo. Giusto in tempo ad evitare di incappare nella riforma, per cui non è più il Paese europeo paradiso esentasse per pensionati in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4679 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/02/sunset-5033708_640-e1740155790737.jpg" alt="Cento donne. Marina" width="350" height="214" />L&#8217;inverno era stato lungo e più grigio e silenzioso del solito, forse perché sempre più <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/"><strong>Marina</strong></a> sentiva il vuoto che la sua amica del cuore, Daniela, aveva lasciato trasferendosi col marito in Portogallo. Giusto in tempo<span id="more-4651"></span> ad evitare di incappare nella riforma, per cui non è più il Paese europeo paradiso esentasse per pensionati in fuga.</p>
<p>Ora toccava a lei andare in pensione, ma riforma o non riforma, al Portogallo proprio non ci pensava. Lei era sola e non le andava di fare l&#8217;eterna appendice. A Milano era diverso, ma in un Paese straniero pensava che Daniela avrebbe sentito il dovere di coinvolgerla sempre o quasi e la sola idea le pesava. Eppoi imparare una nuova lingua e lontana da tutto ciò che considerava familiare, non Milano in sé, ma proprio l&#8217;Italia, no, proprio non se la sentiva.</p>
<p>Il punto era come fare con 1.200 Euro di pensione e da sola. A Milano. Per fortuna non aveva un affitto da pagare, ma fra bollette e condominio&#8230; già a stipendio pieno, con qualche straordinario, ogni mese doveva stare con due piedi in una scarpa.</p>
<p>Marina scostò la tenda e guardò fuori, niente le era più familiare: gente nuova, negozi nuovi. Anche nello stabile c&#8217;era stato un notevole ricambio di inquilini. Gli anni erano passati, chi si era trasferito, chi era mancato. I suoi punti di riferimento se li erano portati via gli anni. Perfino il vecchio parroco non c&#8217;era più.</p>
<p>C&#8217;era stato un momento in cui aveva dubitato di voler andare in pensione: aveva temuto che perdere anche quelle poche relazioni avrebbe desertificato del tutto il suo mondo.</p>
<p>Poi però aveva pensato che era meglio salire sul carro, prima che qualche altra riforma la penalizzasse ulteriormente. Visti gli stravolgimenti sociali in atto, non c&#8217;era da sperare in vantaggi prossimi venturi.</p>
<p>Col bonus tivvù, Marina si era comprata una televisione smart, dunque, non avendo abbonamenti a piattaforme, aveva preso ad andare spesso su YouTube. Per qualche misterioso volo pindarico del logaritmo, il social le aveva segnalato delle case in vendite rivolte a stranieri &#8211; pensionati o nomadi digitali &#8211; che sempre più numerosi si trasferiscono da noi. Lo so, è sorpendente, ma è così.</p>
<p>Poi, si sa come funziona con questi social: cominci ad aprire un video e il logaritmo immediatamente te ne propone altri dello stesso tenore o argomento, perché registra il tuo interesse e così Marina prese a vederne quanti ne trovava sulla home.</p>
<p>C&#8217;era infatti un&#8217;agenzia specializzata che faceva video promozionali in inglese di case in vendita in piccoli paesi del centro Italia a prezzi impensabili. Oscillavano da poche migliaia di euro a qualche decina di migliaia!</p>
<p>C&#8217;era ovviamente di tutto in quanto a possibili ristrutturazioni, ma era evidente che lo spopolamento di innumerevoli nostri paesi offrisse uno sguardo inedito e sorprendente sul mercato immobiliare italiano.</p>
<p>Marina si fece due rapidi calcoli: con quello che aveva, fra risparmi e liquidazione, avrebbe comprato casa e con quello che avrebbe incassato dalla vendita del proprio appartamento, avrebbe comprato una macchina nuova, avrebbe ristrutturato l&#8217;immobile (ce n&#8217;erano in vendita anche alcuni che richiedevano ben poco lavoro) e avrebbe comunque potuto garantirsi un buon gruzzolo salva-vecchiaia da tenere in banca.</p>
<p>La sua attuale casa era pur sempre un appartamento di 85 mq. a Milano, con cantina e garage! Un&#8217;assicurazione per la vecchiaia, se si fosse trasferita. In un piccolo paese poi certamente avrebbe avuto modo di socializzare e la vita sarebbe stata sicuramente meno cara.</p>
<p>Decise anche che nella nuova casa avrebbe messo il fotovoltaico, se il tetto l&#8217;avesse consentito. Basta gas: autosufficiente il più possibile! Avrebbe addirittura potuto mettere via qualcosa ogni mese: 1.200 Euro sono un signor stipendio in un piccolo borgo, soprattutto se non devi pagare il condominio e grosse utenze. Voleva un camino: quelle case l&#8217;avevano quasi tutte, del resto. Il camino scalda e fa compagnia, e magari un po&#8217; di verde.</p>
<p>In verità aveva già individuato la casetta giusta per lei: cucina-soggiorno, bagno e due camerette, un garage per una macchina piccola e un capanno. Un bell&#8217;ortogiardino, ora piuttosto incolto, con già tre alberi da frutto, un utilissimo pozzo per irrigare e una splendida vista fra mare e collina. Chiedevano 32.000 Euro! Certamente l&#8217;avrebbe portata a casa con 30.000, pensò.</p>
<p>In teoria abitabile, ma in realtà gli impianti e il bagno sicuramente da rifare. Il tetto in buone condizioni, ma forse una revisione l&#8217;avrebbe fatta stare più tranquilla, volendo mettere i pannelli.</p>
<p>Si trovava in una frazione di un piccolo paese, ma non isolata. Ad un piano, una rarità, perché in genere tutte le case finora proposte erano su due o tre piani. Dunque perfetta con l&#8217;avanzare degli anni.</p>
<p>Marina quella sera, finalmente, avrebbe avuto un progetto con cui addormentarsi, un sogno da realizzare. Si dice che chi non ha più sogni è già morto, Marina lo era da anni, ma evidentemente <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/"><strong>&#8220;non è finita, finché non è finita&#8221;</strong></a>.</p>
<p>Quella notte Marina finalmente dormì serena e si svegliò leggera, una leggerezza consapevole. La vita per lei era stata complicata, una strada di montagna piena di curve e cigli di burroni schivati, ma in cima non era ancora arrivata e la montagna ti può sorprendere: alle volte si apre in altipiani soleggiati e la meta può valere la strada.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-4680 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/02/turkey-5032039_640-e1740155927504.jpg" alt="Altipiano in fiore" width="350" height="234" /></p>
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		<title>Cento donne. Piera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 17:15:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro Natale. Uff! Di nuovo il solito refrain: «Con chi passi il 25? &#160;Vai dai tuoi parenti? Sei da sola?». «Ma che importa a voi cosa faccio, dove vado e con chi sto a Natale!» pensò fra sé. La verità è che Piera non voleva essere “l’opera buona” di nessuno, “il piatto in più” [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" width="350" height="233" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Stelle-di-Natale-1.jpg" alt="Stelle rosse di Natale" class="wp-image-4278" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Stelle-di-Natale-1.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Stelle-di-Natale-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>



<p>Un altro Natale. Uff! Di nuovo il solito refrain: «Con chi passi il 25? &nbsp;Vai dai tuoi parenti? Sei da sola?». «Ma che importa a voi cosa faccio, dove vado e con chi sto a Natale!» pensò fra sé.</p>



<p>La verità è che <strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">Piera</a></strong> non voleva essere “l’opera buona” di nessuno, “il piatto in più” alla tavola di chi per tutto l’anno nemmeno si ricordava se fosse viva o morta. Era sola. Come tanti in queste città affollate di gente anonima.</p>



<p>«<em>O è Natale ogni giorno o non è Natale mai!</em> Sante parole &nbsp;&#8211; si disse &#8211; dunque non è Natale mai… Il 25 è il giorno di Gesù? Bene, me ne andrò alla mensa della parrocchia e darò una mano per servire i pasti a chi, come me, non ha o non ha più una famiglia propria.»</p>



<p>Piera capiva perché in questo periodo dell’anno in tanti si sentissero depressi o addirittura disperati. La solitudine per alcuni è come una malattia infetta, che tiene lontani gli altri. Come una sorta di menomazione, un karma che suscita compassione, ma la solitudine non è nulla di tutto questo, semmai è una delle peggiori paure che l’essere umano abbia e che esorcizza a volte mettendo distanza fra sé e chi “ne è affetto”.</p>



<p>La &#8220;bontà natalizia&#8221; spesso sa di compassione e chi vuol essere compatito? Questo era il senso della frase “o è Natale ogni giorno o non è Natale mai”: «o per te quella persona esiste sempre o non esiste mai, non puoi ricordartene un giorno su 365! Anche perché allora quel giorno lo fai per te stesso, per compiacerti della tua stessa bontà, non per l’altro», pensò a voce alta Piera.</p>



<p>Dunque la presenza, la coerenza, ecco i veri nemici dell’indifferenza verso il prossimo.</p>



<p>Ma poi l’altro chi è? Lo aveva spiegato nell’omelia il sacerdote proprio la domenica appena trascorsa: l’altro è appunto il mio prossimo e chi è più prossimo di colui che è nella propria famiglia? Eppure i legami sono ormai sempre più laschi, si fatica a tenere insieme la famiglia nucleare, figuriamoci andare oltre! E Piera era decisamente “oltre”, dunque era sola, perché la solitudine ha molte forme e la peggiore è quella di chi ha congiunti. Basti pensare ai tanti genitori anziani che hanno figli, che di loro però non si curano. Esiste una solitudine peggiore? </p>



<p>Piera pensò che era stata sola a sufficienza in quei lunghi Natali ed era tempo di festeggiare quel 25 di Dicembre non “a traino” di qualcuno, ma come protagonista in un giorno di gioia sinceramente condivisa.</p>



<p>Prese il telefono e chiamò, precedendo il solito invito dell’ultima ora, e disse che il giorno di Natale sarebbe stata impegnata in parrocchia. Sentì dall’altra parte una sorta di sollievo malcelato o forse così le sembrò. Del resto anche i gesti che nascono come generosi, quando sono cadenzati, finiscono per diventare obblighi gravosi per chi li compie.</p>



<p>Poi chiamò il parroco e diede la propria disponibilità. Altro entusiasmo salutò quella sua telefonata e chiuse la chiamata, felice.</p>



<p>Si guardò intorno e si accorse che a pochi giorni dal Natale nessun segno di festa addobbava il suo piccolo appartamento. Prese le chiavi e scese in cantina: avrebbe fatto l’albero e anche il presepe.</p>



<p>Quest’anno il Natale avrebbe avuto un senso nuovo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="350" height="233" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Addobbi-di-Natale-1.jpg" alt="Addobbi natalizi" class="wp-image-4289" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Addobbi-di-Natale-1.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/12/Addobbi-di-Natale-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>
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		<title>Cento donne. Susanna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 14:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che odore ha il dolore, Minnie? Chiese Susanna alla sua cagnetta, che le annusava il viso mentre lei l’accarezzava. Minnie era una meticcia &#8211; termine politicamente corretto per indicare una bastardina &#8211; trovata rispondendo ad un annuncio tre anni prima: l’avevano trovata insieme ai suoi due fratelli in uno scatolone. Sembrava fatta coi pezzi in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" class="wp-image-3941 size-full alignleft" title="Cento donne. Susanna | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/valigia.jpg" alt="" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/valigia.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/valigia-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Che odore ha il dolore, Minnie?</em> Chiese Susanna alla sua cagnetta, che le annusava il viso mentre lei l’accarezzava.</p>
<p>Minnie era una meticcia &#8211; termine politicamente corretto per<span id="more-3937"></span> indicare una bastardina &#8211; trovata rispondendo ad un annuncio tre anni prima: l’avevano trovata insieme ai suoi due fratelli in uno scatolone.</p>
<p>Sembrava fatta coi pezzi in scala ridotta di più razze, doveva avere un sorprendente albero genealogico! Era la sua cucciola e lo sarebbe stata fino a che il buon Dio gliel’avesse lasciata. Sterilizzata e piccola, era rimasta una cosetta morbida e coccolona.</p>
<p>Susanna la guardava con il cuore gonfio e gli occhi stranamente asciutti: neanche una lacrima, forse perché ne aveva versate troppe in quei mesi, in cui aveva visto andare tutto a monte.</p>
<p>Il matrimonio è sempre una scommessa e non si sa mai come finirà la partita, alle volte l’abilità non c’entra né l’attenzione, alle volte è solo questione di come il destino dà le carte e ti può capitare una mano sbagliata e hai perso.</p>
<p>A Susanna era andata più o meno così.</p>
<p>Non sono molte le coppie che resistono alla mancanza di figli e abortire spontaneamente l’unico concepimento riuscito dopo infiniti tentativi era stata una bomba deflagrante nel loro matrimonio.</p>
<p>Non ne sarebbero arrivati altri, Susanna non poteva più averne.</p>
<p>Una storia come tante: il dolore e il silenzio avevano riempito lo spazio dell’amore e dei progetti insieme.</p>
<p>Una storia come tante: lui aveva trovato più semplice andarsene e darsi un’altra possibilità, anche se al momento un nuovo amore non era all’orizzonte.</p>
<p>Già, un altro amore… e se lì fuori ce ne fosse uno per lei?</p>
<p>Susanna ci pensò e si disse che in fondo sarebbe stato un nuovo inizio anche per lei quell’abbandono vigliacco: altri sogni, altri progetti potevano farsi spazio nel vuoto di quel matrimonio finito.</p>
<p>Non tutti gli uomini sono uguali, non tutti ti amano per quanto sei funzionale ai loro progetti, ma per te stessa. Esistono, sono pochi, ma esistono!</p>
<p>A compiangersi non avrebbe risolto nulla, se non ad annullarsi ulteriormente agli occhi dell’uomo che era di là a fare le valige.</p>
<p>Non era ancora pronta per un sorriso, ma <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">un angolo della sua bocca si inarcò</a> in un timido tentativo.</p>
<p>Minnie le diede una sonora leccata in pieno viso: i cani sono creature straordinarie, ti leggono come nessuno!</p>
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		<title>Cento donne. Gemma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2021 08:25:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gemma arrivò trafelata al binario, ma si fermò, lasciò che la porta le si chiudesse davanti al naso e guardò il treno allontanarsi. Il treno e la sua vita con Bruno. Non l’aveva preso! Non era salita! Strano quanto sentisse di essere calma… Quando aveva ricevuto la sua telefonata, dopo l’ennesimo litigio, aveva fatto la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3890 size-full alignleft" title="Cambiamento" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Cambiamento.jpg" alt="Change" width="350" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Cambiamento.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Cambiamento-300x193.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Gemma arrivò trafelata al binario, ma si fermò, lasciò che la porta le si chiudesse davanti al naso e guardò il treno allontanarsi. Il treno e la sua<span id="more-3882"></span> vita con Bruno.</p>
<p>Non l’aveva preso! Non era salita! Strano quanto sentisse di essere calma…</p>
<p>Quando aveva ricevuto la sua telefonata, dopo l’ennesimo litigio, aveva fatto la valigia come un fulmine e si era scapicollata per prendere quel treno che l’avrebbe portata, anzi riportata da lui.</p>
<p>Aveva atteso quella telefonata come una grazia, aveva risposto col cuore in gola, sperando che lui ricucisse l’ennesimo strappo e poi?</p>
<p>E poi si era accorta che quel treno l’avrebbe riportata ad un uomo con cui non era stata mai davvero felice, l’avrebbe restituita ad una relazione ormai totalmente sbilanciata, in cui lei non faceva che attenderlo, che compiacerlo, che sopportarlo.</p>
<p>Anche il dolore può essere un’abitudine, a cui ci si piega quando si ha paura di camminare da sola nella propria vita.</p>
<p>Allora quell’ansia nell’attesa di quella telefonata non era altro che paura? Paura di un legame che si chiude, di un nuovo inizio, paura di restare appunto sola?</p>
<p>Ma non l’aveva preso! <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">L’istinto di sopravvivenza</a>, ecco cos’era stato a trattenerla. Allora ce l’aveva fatta, era libera!</p>
<p>Libera da quella stessa paura, libera di farsi trovare da un amore nuovo, di organizzare da sé la propria vita.</p>
<p>Il treno era già lontano quando Gemma decise che non sarebbe tornata a casa, ma avrebbe cambiato il biglietto per Varese con uno per Firenze: non l’aveva mai vista ed era tempo di visitarla.</p>
<p>Le pareva che in quell&#8217;istante fosse davvero per lei Capodanno. Un nuovo inizio per un anno nuovo, partito curiosamente in differita.</p>
<p>Cosa le avrebbe portato? Non ne aveva idea! Sorrise.</p>
<p>Non era mai stata curiosa della vita, ma non era tardi per provare ad esserlo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-3893 size-full" title="Capodanno 2021" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Capodanno-2021.jpg" alt="" width="350" height="234" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Capodanno-2021.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Capodanno-2021-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cento-donne-gemma/">Cento donne. Gemma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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		<title>Cento donne. Marilena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 11:10:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marilena si alzò con un feroce mal di testa. Aveva dormito malissimo. Erano giorni che si trascinava per stanchezza ed era di nuovo lunedì. Un’altra settimana fra lavoro da remoto, casa, il padre solo e poi forse soltanto una depressione strisciante dovuta agli ultimi anni difficili, che si erano portati via le poche certezze in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3844 size-full alignleft" title="Cento donne. Marilena | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Copertina-Cento-donne.-Marilena.jpg" alt="Cento donne. Marilena | Aida Mele Magazine" width="370" height="208" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Copertina-Cento-donne.-Marilena.jpg 370w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Copertina-Cento-donne.-Marilena-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" />Marilena si alzò con un feroce mal di testa. Aveva dormito malissimo. Erano giorni che si trascinava per stanchezza ed era di nuovo lunedì.</p>
<p>Un’altra<span id="more-3842"></span> settimana fra lavoro da remoto, casa, il padre solo e poi forse soltanto una depressione strisciante dovuta agli ultimi anni difficili, che si erano portati via le poche certezze in una vita sempre di corsa. Verso dove, poi&#8230;</p>
<p>Non aveva tempo però di pensarci, doveva prepararsi e mettersi al lavoro, prima però doveva passare da suo padre per vedere come stesse e se avesse bisogno di qualcosa.</p>
<p>Arrivata a sera e preso il secondo analgesico per quel mal di testa, che si era trascinata per l’intera giornata, si sedette davanti a una tazza di latte: altro non avrebbe preparato per cena, troppo stanca.</p>
<p>Al profumo di quel cibo della sua infanzia, in cui fin da bambina aveva preso ad aggiungere del cioccolato solubile, si sentì inchiodata a una vita che non viveva più, ma che trascinava come fosse uno scatolone grande e pesante, di cui non conosceva più il contenuto: delusioni, nostalgie, rimpianti, abbandoni? Un po’ di tutto questo, probabilmente.</p>
<p><strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">Tutto era da ripensare</a></strong>, l’intera scaletta!</p>
<p>Innanzitutto perché continuare ad abitare una casa vuota da quando aveva rotto col compagno, in cui non poteva nemmeno prendere un cane per mancanza di tempo e di forze? Perché correre a inizio e fine giornata dal padre, che, morta la madre, se ne stava solitario e depresso in una casa altrettanto vuota e in giornate ancora più vuote?</p>
<p>Avrebbe ricominciato proprio da lì, unendo le reciproche solitudini per essere di nuovo una famiglia, dare a lui qualcosa da fare e a sé stessa il calore di una tavola condivisa. Meno spese, meno corse, più tempo per sé e finalmente un cane. Ne avrebbe preso uno piccolino dal canile: il padre adorava i cani, sarebbe stata un’occasione di gioia e di movimento per lui che cominciava a star troppo in poltrona.</p>
<p>Sarebbe andata lei a vivere da lui, non solo perché era meglio non sradicarlo, ma anche perché la casa aveva un piccolo giardino. Avrebbe lasciato quel suo appartamento, ormai malinconico, e avrebbe ripensato la sua vecchia camera da cima a fondo.</p>
<p>Si sentì felice. Come aveva fatto a non pensarci prima?!</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3845 size-full aligncenter" title="Cento donne. Marilena | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Cento-donne.-Marilena.jpg" alt="" width="350" height="231" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Cento-donne.-Marilena.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Cento-donne.-Marilena-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>Cento donne. Silvana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 19:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Silvana sistemò il piccolo arrosto in forno. Quante volte l&#8217;aveva cucinato per il suo Pietro davvero non avrebbe potuto dirlo: tante, tantissime in questi cinquantadue anni di matrimonio. Suo marito se ne stava incollato al televisore a sentire il telegiornale, aspettando gli aggiornamenti su questa pandemia, che li costringeva a casa. Silvana in quei giorni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3482 size-full" title="Cento donne. Silvana | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/03/Cento-donne.-Silvana.jpg" alt="" width="350" height="237" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/03/Cento-donne.-Silvana.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/03/Cento-donne.-Silvana-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Silvana sistemò il piccolo arrosto in forno. Quante volte l&#8217;aveva cucinato per il suo Pietro davvero non avrebbe potuto dirlo: tante, tantissime in questi cinquantadue anni di matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Suo marito se ne<span id="more-3479"></span> stava incollato al televisore a sentire il telegiornale, aspettando gli aggiornamenti su questa pandemia, che li costringeva a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvana in quei giorni aveva spesso pianto, ma mai davanti al marito. Era terrorizzata e avvilita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai nemmeno la ragazza che l&#8217;aiutava nelle faccende di casa veniva più, portava solo la spesa e le medicine o meglio lasciava tutto davanti alla porta e se ne andava, i soldi e la lista li ritirava dalla cassetta sul tavolo nel portico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non uscivano più, non vedevano nessuno, parenti stretti non ne avevano, solo qualche nipote distratto e lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amici erano l&#8217;unica voce intorno, ma si tenevano compagnia al telefono ormai solo ogni tanto, perché non avevano più molto da dirsi: l&#8217;argomento era ormai solo questo maledetto virus, che si era già portato via uno di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non c&#8217;era molto di cui parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvana apparecchiò con la cura di sempre, poi raggiunse Pietro e passò la sua vecchia mano sulla testa di quell&#8217;uomo, che sempre l&#8217;era stato accanto. Lui le sorrise.</p>
<p>«Fra quanto è pronto?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Un&#8217;oretta, lo sai, l&#8217;arrosto deve cuocere lentamente per essere tenero» rispose dolcemente. «Fai bene a guardati il telegiornale ora, perché non voglio pranzare ascoltando queste notizie orribili! Ho paura, Pietro» disse bisbigliando.</p>
<p>«E di che?! Siamo insieme, sempre insieme: o non lo prende nessuno dei due o ce lo prendiamo entrambi questo coronavirus e ce ne andiamo insieme, quindi di cosa hai paura?»</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva ragione: perché mai doveva aver paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardò i suoi occhi azzurri e ci si perse dentro, come allora quando lo conobbe ad una festa di compleanno e la invitò a ballare.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rivide ragazza e quello sgardo tanto amato non ebbe più rughe né anni, né veduto i tempi difficili e i dolori vissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come erano volati questi anni!</p>
<p style="text-align: justify;">No, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">non c&#8217;era nulla da temere</a>. Insieme, sempre insieme.</p>
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		<title>Cento donne. Raffaella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 10:01:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>31 Dicembre. Raffaella si strinse nel piumino e si calò il berretto, sentiva intorno a sé il via vai delle persone affannate nelle ultime commissioni, il traffico convulso, ma era come se tutto fosse attutito dal rumore dei propri pensieri. Si fermò davanti all&#8217;edicola, fu tentata dal comprare un giornale di oroscopi, chissà se vi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3217 size-full" title="Cento donne. Raffaella | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Brindisi.jpg" alt="" width="400" height="226" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Brindisi.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Brindisi-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />31 Dicembre. Raffaella si strinse nel piumino e si calò il berretto, sentiva intorno a sé il via vai delle persone affannate nelle ultime commissioni, il traffico convulso, ma era come se tutto fosse attutito dal rumore dei propri pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Si fermò davanti all&#8217;edicola, fu tentata dal<span id="more-3208"></span> comprare un giornale di oroscopi, chissà se vi avrebbe trovato qualche conforto. E se avesse invece scoperto che l&#8217;anno alle porte sarebbe stato peggiore di questo agli sgoccioli? Meglio tenersi in tasca il denaro e comprare un paio di paste golose, quelle sì un sicuro conforto!</p>
<p style="text-align: justify;">Che anno questo 2019, non le era andato bene nulla. Beh, proprio nulla no: era rimasta in piedi nonostante il licenziamento e la separazione da Simone, che alle difficoltà economiche aveva risposto con un cambio di vita e di compagna.</p>
<p style="text-align: justify;">E così Raffaella si era ritrovata in quella città estranea, scelta solo per seguire Simone. Per fortuna che quel buchino di casa era un tetto sicuro: l&#8217;aveva comprato lei, lui ci aveva messo solo il divano, che aveva provveduto a riprendersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Natale lo aveva passato in compagnia della sua Mimì, una gattina trovatella minuta come lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ritrovava ora con pochi soldi e senza amici, perché quelli che aveva erano di Simone e si era ripreso anche quelli, così si chiese che ne avrebbe fatto di quella serata in cui le solitudini di tutto il mondo urlano alla luna.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando svogliata senza meta finì contro chi invece camminava spedito. Troppo spedito. Barcollò. Due braccia ferme e pronte l&#8217;afferrarono.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ciao!» Raffaella lo guardò chiedendosi di chi fosse quel bellissimo sorriso, non le era completamente sconosciuto, ma non riusciva a ricordare.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sono Massimo, il dirigente di Simone. Siete stati a cena da me per lo scorso Ferragosto. So che non state più insieme e&#8230; posso essere franco? Congratulazioni! Mi sono sempre chiesto come fosse accaduto che una ragazza bella e in gamba come te fosse finita con&#8230; beh, un tipo simile. Troppo brutale?»</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaella lo guardava come avrebbe guardato E.T. se solo gli fosse finito in giardino.</p>
<p style="text-align: justify;">«So del tuo licenziamento, Simone ha la bocca larga. Perché non ti presenti in azienda da mia cugina? Cerca proprio un&#8217;impiegata amministrativa.»</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaella continuava a fissarlo, inespressiva, e pensava: «Adesso mi dice che è uno scherzo, Simone sbuca fuori da quell&#8217;angolo e insieme finiscono a sbellicarsi sul marciapiede».</p>
<p style="text-align: justify;">«Ti senti bene?» Bum!</p>
<p style="text-align: justify;">«Raffaella, ehi, mi senti?» Raffaella aprì gli occhi, non era possibile: era svenuta! Scoppiò a piangere. Non sapeva più se di vergogna, di frustrazione o di rabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo l&#8217;aiutò a rimettersi in piedi. Lei lo guardò, si asciugò gli occhi e&#8230; scoppiò a ridere. Mio Dio, se era esaurita!</p>
<p style="text-align: justify;">Si soffiò il naso, cercando di ricomporsi: doveva essere un disastro, pensò.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che non sapeva era che Massimo la trovava deliziosa, le era piaciuta dal primo momento che l&#8217;aveva vista e davvero pensava di Simone tutto quello che le aveva detto. E anche qualcos&#8217;altro, che ritenne più opportuno non dire.</p>
<p style="text-align: justify;">«Vieni, andiamo a prenderci un caffè, ti farà bene.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Fa lo stesso se ordino una cioccolata?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tutto quello che vuoi, qui ne fanno una deliziosa. La prenderò anch&#8217;io.»</p>
<p style="text-align: justify;">Si sedettero a un tavolo in un angolo tranquillo e prima che arrivassero anche i pasticcini Raffaella andò in bagno a sistemarsi un po&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornò al tavolo e si accorse che Massimo la guardava con dei magnifici occhi verdi, le erano sempre piaciuti gli occhi chiari con i capelli scuri e Massimo aveva dei bei capelli neri con qualche filo d&#8217;argento ai lati.</p>
<p style="text-align: justify;">Capperi, ma era bello!</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasero a quel tavolo a chiacchierare e chiacchierare. Intanto avevano ordinato qualcos&#8217;altro, questa volta di salato. Poi arrivarono al tavolo due flute, questa volta omaggio del bar: erano per il brindisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mancavano pochi minuti alla mezzanotte e loro non se ne erano accorti. L&#8217;ultimo rintocco li trovò così: occhi negli occhi, difronte a un anno nuovo carico di promesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/"><em>Non smettete di sognare, perché la Vita ha fantasia, molta fantasia e può usarla per fare magnifiche e inaspettate sorprese. </em></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-3218 size-full" title="Cento donne. Raffaella | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Capodanno.jpg" alt="" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Capodanno.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Capodanno-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>Cento donne. Loretta</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 06:49:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Loretta viveva in un mondo tutto suo e con uno sguardo fisso verso il passato. Se ne andava per la vita come chi cammina girandosi continuamente indietro, affetta da una sorta di torcicollo esistenziale. Ovviamente, a quel modo, il suo incedere nel mondo non poteva essere né spedito né sicuro. Con lo sguardo quasi mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-2674 size-full alignleft" title="Cento donne. Loretta | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/07/Cento-donne-Loretta.jpg" alt="Cento donne. Loretta | Aida Mele Magazine" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/07/Cento-donne-Loretta.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/07/Cento-donne-Loretta-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Loretta viveva in un mondo tutto suo e con uno sguardo fisso verso il passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ne andava per la vita come chi cammina girandosi continuamente indietro, affetta da una sorta di torcicollo esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, a quel modo, il suo incedere nel mondo non poteva essere né spedito né sicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Con lo sguardo quasi<span id="more-1602"></span> mai in avanti, verso un futuro che non considerava, qualche buon palo lo aveva rovinosamente incontrato lungo il cammino della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Così rivolta al proprio passato, non riusciva a lasciarlo andare, circondandosi di tante, troppe cose, che a quel passato la legavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Conservava le cose più disparate e tutto sembrava sospeso in una dimensione in cui il tempo pareva scorrere solo sul calendario di Frate Indovino, che si rinnovava di anno in anno sempre appeso nello stesso angolo della cucina.</p>
<p style="text-align: justify;">Però il caso alle volte scombina le carte e quel pomeriggio, rientrando, Loretta trovò la casa allagata: un tubo, un vecchio stupido tubo nel bagno. Forse allagata è dire troppo, ma questo è quello che pensò.</p>
<p style="text-align: justify;">Strano come un evento così banale possa scuotere qualcosa rimasto immobile tanto a lungo!</p>
<p style="text-align: justify;">L’essere costretta a mettere a soqquadro la casa per far posto all’idraulico prima, al muratore e all’imbianchino poi, le diede la misura di come la sua stessa vita, al pari degli impianti di quella vecchia casa, non fosse “a norma”.</p>
<p style="text-align: justify;">Finiti i lavori si ritrovò con un mucchio di roba inutile, e a volte dimenticata, da rimettere a posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Passò dei giorni senza riuscire a toccar nulla di tutto quello che ad un certo punto, con la scusa di pulire a fondo, aveva chiuso negli scatoloni.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu così che in un anonimo mercoledì si guardò attorno e vide come tutto quello che credeva il proprio mondo se ne stesse chiuso lì in quei pacchi e si sentì stranamente leggera.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo modo di trattenere chi o ciò che abbiamo perduto se non nei nostri ricordi, l’attaccamento alle cose è una gabbia pericolosa in cui rinchiudersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Loretta lo capì lì, in piedi fra quegli ingombri e decise che avrebbe rimesso a posto solo le cose davvero importanti, il resto lo avrebbe diviso fra la stazione ecologica, il mercatino e la Caritas.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/">Era tempo di andare oltre</a>, un passo avanti all’altro finché vivere avesse ritrovato un ritmo nuovo, l’incedere fosse divenuto più lieve e i ricordi  accoglienti e non più una fuga dalla vita vera.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ravviò i capelli, quasi a buttar indietro i pensieri, e aprì il primo di quei tanti, troppi scatoloni.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Cento donne. Io</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 16:48:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#centodonne]]></category>
		<category><![CDATA[#raccontibrevi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.aidamelemagazine.com/?p=2199</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un anno per elaborare il lutto ovvero un anno per imparare a dare a questo un posto nella mia vita, un senso, secondo alcuni. Mah! La vita è assenza della morte e viceversa, quindi manca un linguaggio comune alle due condizioni per poter arrivare a un briciolo di comprensione di qualcosa che risucchia un pezzo [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify;">Mah!</p>
<p style="text-align: justify;">La vita è assenza della morte e viceversa, quindi manca<span id="more-2199"></span> un linguaggio comune alle due condizioni per poter arrivare a un briciolo di comprensione di qualcosa che risucchia un pezzo della nostra vita, mentre si porta via la vita di un nostro caro.</p>
<p style="text-align: justify;">La morte per me è un atto di pura fede in nostro Signore. La fede infatti è l&#8217;unica chiave di lettura per me possibile e l&#8217;unico sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio cervello non comprende come prima io abbia un padre e poi non l&#8217;abbia più. Lo vedo in mille cose, ma non esiste più.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, la ruota della vita e bla bla bla.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-2211 size-full" title="Cento donne. Io | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/02/fog-524071_640.jpg" alt="" width="350" height="467" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/02/fog-524071_640.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/02/fog-524071_640-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />La Sorella Morte di San Francesco non mi appare così fraterna, ma le sono comunque grata per avermi dato modo di esserci quando me lo ha portato via e ancor più per essere stata così lieve da non averlo spaventato né fatto tribolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è presentata come un soffio silenzioso, che lo ha addormentato dolcemente nel suo letto a un&#8217;età davvero ragguardevole. Circondato da infinito amore.</p>
<p style="text-align: justify;">È accaduto un anno oggi. Una vita fa. Soltanto ieri. Il tempo ha smesso di avere un senso logico quando ci ripenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi diceva: &#8220;Sempre allegra, mi raccomando&#8221; e cerco di esserlo, non mi faccio domande e tengo per me solo il bello.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sento spesso accanto e a volte lo incontro nell&#8217;unico luogo che ci è dato: i sogni, durante l&#8217;ultimo intervallo del sonno, quando non siamo così assenti a noi stessi e la realtà ancora non ci ha avuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Adorato papà, il tempo non ci appartiene, ma l&#8217;amore che abbiamo vissuto è solo nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cento donne. Donatella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 07:09:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[#centodonne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il senso della vita? A saperlo! Donatella si arrese a quel pomeriggio faticoso e si lasciò cadere lunga sul letto. Non voleva pensare, a che sarebbe servito? Aveva un solido passato di riflessioni e analisi e non era approdata a nulla. Avesse avuto del cioccolato a portata di mano! Quale stato d&#8217;ansia o di abbattimento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1532 size-medium alignleft" title="Cento donne. Donatella | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/lotus-145124_640-300x213.jpg" alt="Cento donne. Donatella" width="300" height="213" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/lotus-145124_640-300x213.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/lotus-145124_640.jpg 350w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il senso della vita? A saperlo!</p>
<p style="text-align: justify;">Donatella si arrese a quel pomeriggio faticoso e si lasciò cadere lunga sul letto. Non voleva pensare, a che sarebbe servito? Aveva un solido passato di<span id="more-1528"></span> riflessioni e analisi e non era approdata a nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Avesse avuto del cioccolato a portata di mano! Quale stato d&#8217;ansia o di abbattimento non trova sollievo con del confortevole e consolatorio cioccolato? Ma non ne aveva&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Poi si tirò su, aggiustandosi dietro la schiena i cuscini e riprese a riflettere, lei che aveva detto “mai più elucubrazioni”, ma &#8211; si sa &#8211; mai dire mai.</p>
<p style="text-align: justify;">E così considerò che alle volte arrendersi a un’esistenza complicata può aiutare a capire che non sempre c’è spazio per una lotta con la vita, alle volte un sano “non ti considero” può dare quella svolta verso un’inconsapevole esistenza, in cui vivere è più forte del capire, del cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’equilibrio può nascere anche dall’accettazione di ciò che non possiamo appunto cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quotidiano non deve necessariamente essere visto come ineluttabile, ma come spazio in cui muoversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è dato e con questo bisogna industriarsi per fare del nostro meglio. Poi la vita farà il resto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è rassegnazione, ma accettazione: cosa diversa. La rassegnazione ci fa succubi, l’accettazione protagonisti. Artefici di ciò che è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte il paniere è scarso e la cena va fatta con quel che si trova in dispensa. La fantasia farà il pasto.</p>
<p style="text-align: justify;">Donatella aveva chiaro tutto questo e decise che non era il caso di darsi per vinta, in fondo il futuro non lo conosceva, sapeva come partiva, ma non poteva sapere come sarebbe arrivata alla fine di quel tortuoso cammino chiamato vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi si alzò e si ritrovò dall’altra parte del guado, quello che separa la vita subita dalla vita vissuta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-1533 size-full" title="Cento donne. Donatella | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/river-1507097_640.jpg" alt="Cento donne. Donatella" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/river-1507097_640.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/07/river-1507097_640-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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