Cento donne. Gemma

ChangeGemma arrivò trafelata al binario, ma si fermò, lasciò che la porta le si chiudesse davanti al naso e guardò il treno allontanarsi. Il treno e la sua vita con Bruno.

Non l’aveva preso! Non era salita! Strano quanto sentisse di essere calma…

Quando aveva ricevuto la sua telefonata, dopo l’ennesimo litigio, aveva fatto la valigia come un fulmine e si era scapicollata per prendere quel treno che l’avrebbe portata, anzi riportata da lui.

Aveva atteso quella telefonata come una grazia, aveva risposto col cuore in gola, sperando che lui ricucisse l’ennesimo strappo e poi?

E poi si era accorta che quel treno l’avrebbe riportata ad un uomo con cui non era stata mai davvero felice, l’avrebbe restituita ad una relazione ormai totalmente sbilanciata, in cui lei non faceva che attenderlo, che compiacerlo, che sopportarlo.

Anche il dolore può essere un’abitudine, a cui ci si piega quando si ha paura di camminare da sola nella propria vita.

Allora quell’ansia nell’attesa di quella telefonata non era altro che paura? Paura di un legame che si chiude, di un nuovo inizio, paura di restare appunto sola?

Ma non l’aveva preso! L’istinto di sopravvivenza, ecco cos’era stato a trattenerla. Allora ce l’aveva fatta, era libera!

Libera da quella stessa paura, libera di farsi trovare da un amore nuovo, di organizzare da sé la propria vita.

Il treno era già lontano quando Gemma decise che non sarebbe tornata a casa, ma avrebbe cambiato il biglietto per Varese con uno per Firenze: non l’aveva mai vista ed era tempo di visitarla.

Le pareva che in quell’istante fosse davvero per lei Capodanno. Un nuovo inizio per un anno nuovo, partito curiosamente in differita.

Cosa le avrebbe portato? Non ne aveva idea! Sorrise.

Non era mai stata curiosa della vita, ma non era tardi per provare ad esserlo.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *