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	<title>#slowlife &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>La difficile arte di saper dire di no</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Saper dire di no è segno di misura e tutto ciò che è misura è segno di equilibrio e tutto ciò che è equilibrio è segno di saggezza. Ergo&#8230; manco &#8211; nell&#8217;ordine &#8211; di misura, equilibrio e saggezza ogni volta che non so dire di no. Il che, essendo io non più una giovinetta, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-wp-editing="1"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4046 size-full" title="Saper dir di no per lavorare meglio" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/flat-lay-of-agenda-coffee-and-tulips.jpg" alt="scrivania di lavoro" width="350" height="280" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/flat-lay-of-agenda-coffee-and-tulips.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/flat-lay-of-agenda-coffee-and-tulips-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Saper dire di no è segno di misura e tutto ciò che è misura è segno di equilibrio e tutto ciò che è equilibrio è segno di saggezza.</p>
<p>Ergo&#8230; <span id="more-4043"></span>manco &#8211; nell&#8217;ordine &#8211; di misura, equilibrio e saggezza ogni volta che non so dire di no. Il che, essendo io non più una giovinetta, è piuttosto grave.</p>
<p>E così mi ritrovo a volte in affanno. Ultimamente spesso, visto che questa pandemia ha complicato tutto.</p>
<p>Tempi d&#8217;affanno sì, ma di cui non ci si deve lamentare però più del necessario di fronte a chi ha perso cari o lavoro.</p>
<p>Saper dire di no <strong>è segno di misura</strong>, perché a strafare si ottiene poco e si perde molto; <strong>è segno di equilibrio</strong>, perché a passare il segno è un attimo e ci si ritrova esausti, mentre a recuperare ci si impiega tempo; <strong>è segno di saggezza</strong>, perché dell&#8217;esperienza bisogna saper sempre far tesoro.</p>
<h2>Dunque?</h2>
<p>Dunque mi fermo e mi riposo, perché altrimenti il mulinello di pensieri nella mia testa non si ferma. Poi raccolgo le idee e metto mano alla mia scrivania, che è diventata un cumulo di libri, appunti, quaderni, scadenze, fogli e agende.</p>
<p>La guardo e mi ci rifletto.</p>
<p>Fatto ordine là sopra, saprò cosa posso fare e cosa rimandare, cosa tenere e cosa delegare.</p>
<p>L&#8217;ordine che ho intorno a me quando lavoro è esattamente ciò che sono in quel momento, dunque è tempo di fare il punto e una scaletta.</p>
<p>Il passo successivo sarà&#8230; non ricaderci.</p>
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		<title>Tempo prezioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 15:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#slowlife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle volte ciò che ci occorre è solo un po&#8217; di tempo. Per tirare il fiato. Per concentrarci e far ordine nei pensieri. Per guardarci dentro e affacciarci sul nostro Io interiore. Il senso del dovere è come un abito da lavoro: andrebbe smesso ogni tanto. Per riscoprire la libertà di muoversi nella propria vita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3858 size-full alignleft" title="Tempo prezioso | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo.jpg" alt="" width="350" height="264" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo-300x226.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Alle volte ciò che ci occorre è solo un po&#8217; di tempo. Per tirare il fiato. Per concentrarci e far ordine nei pensieri. Per guardarci dentro e affacciarci sul<span id="more-3854"></span> nostro Io interiore.</p>
<p><strong>Il senso del dovere è come un abito da lavoro: andrebbe smesso ogni tanto.</strong> Per riscoprire la libertà di muoversi nella propria vita come in una vacanza dagli impegni di sempre.</p>
<p>E allora vanno bene quei momenti rubati alle giornate. Condivisi o riservati solo a noi stessi. Momenti in cui sentire che c&#8217;è uno spazio in questo nostro tempo, chiamato vita, che ha tante dimensioni quante siamo in grado di dargli.</p>
<p>Il tempo non va temuto, ma nemmeno sprecato. Il tempo è spesso un nemico in questa nostra società. Alle volte non capiamo se è lui ad inseguirci o noi a rincorrerlo. Forse non è che un moto circolare in cui rincorriamo che ci alita sul collo al ritmo di lancette. Un tic tac che ci martella dal risveglio al sonno. Viviamo nell&#8217;era della melatonina da banco.</p>
<p>Non credo sia un caso la fuga in campagna di tanti, ad ogni età. I corsi di yoga sono ovunque, tallonati sempre più spesso da quelli di meditazione. Cerchiamo la millenaria  saggezza orientale un tanto all&#8217;ora, perché la nostra visione della vita ci mette all&#8217;angolo.</p>
<p>Non sappiamo far silenzio in noi stessi in mezzo al frastuono della nostra società. Lo spirituale è come il sapere: infilato negli spazi angusti residuali del nostro fare giornaliero, in cui &#8211; e ritorno da dove ero partita &#8211; non troviamo tempo per noi stessi. Eppure fermarsi dà slancio allo scatto, il riposo dà forza alla resistenza.</p>
<p>Il giorno del mio compleanno fra i tanti auguri ne ho ricevuti di singolari, speciali direi, da un&#8217;amica, che ha una vita meravigliosamente fuori dal coro:</p>
<p><em>Aida, per il tuo compleanno ti auguro tempo</em>.</p>
<p>Inteso come spazio personale nella vita. Un augurio bellissimo.</p>
<p>Io non sono diversa da tutti: corro e &#8220;non ho mai tempo&#8221;, ma ci sto lavorando, perché il tempo in cui muoverci non è meno importante del tempo inteso come anni di vita. La capacità di saper dir di no manca soprattutto a noi donne, cromosomicamente <em>multitasking</em>.</p>
<p>Non credo che sia un caso nemmeno che chi ha molte braccia nella mitologia hindu sia una dea e non un dio, la famosa dea Kalì, divinità associata &#8211; guarda un po&#8217;?! &#8211; allo scorrere del tempo.</p>
<p>Non pare abbiamo imparato molto nemmeno dal confinamento per pandemia. Siamo un po&#8217; come quei vecchi giocattoli di latta degli anni Cinquanta con la carica a molla.</p>
<p>Ripensare il tempo e lo sguardo sulla vita dovrebbe essere il lascito di questo anno senza capo né coda.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-3859 size-full" title="Tempo prezioso | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo-2.jpg" alt="" width="400" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo-2.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/12/Tempo-2-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
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		<title>Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 07:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La felicità arriva quando scegli di cambiare vita di Raphaëlle Giordano è un romanzo che consiglio vivamente, perché contiene riflessioni utili per la vita di chiunque. L&#8217;autrice non ha una penna felicissima e forse non è nemmeno aiutata dalla traduzione, ma scrive comunque cose molto interessanti e ha il dono di rendere estremamente chiare e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3701 size-full" title="Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G..jpg" alt="" width="250" height="376" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G..jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G.-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />La felicità arriva quando scegli di cambiare vita </strong></em>di <strong>Raphaëlle Giordano</strong> è un romanzo che consiglio vivamente, perché <span id="more-3698"></span><strong>contiene riflessioni utili per la vita di chiunque</strong>.</p>
<p>L&#8217;autrice non ha una penna felicissima e forse non è nemmeno aiutata dalla traduzione, ma scrive comunque cose molto interessanti e <strong>ha il dono di rendere estremamente chiare e semplici dinamiche che attanagliano la vita di molti</strong>.</p>
<p>Non mi ero mai imbattuta nel concetto di <em>iper-arroganza</em>, scritto proprio così: col trattino. Espressione anche graficamente antipatica.</p>
<p>Ritrovarla ripetuta a martello all&#8217;inizio mi aveva scoraggiata parecchio, dato già l&#8217;incipit cruento detestando io le corride, ma il titolo del romanzo mi incuriosiva troppo per mollare.</p>
<p>Fortunatamente ben presto la storia ha preso a scorrere e, sebbene piuttosto prevedibile, è stata un buon pretesto per leggere di ciò che davvero mi interessava: tutti quei meccanismi che vediamo così di sovente intorno a noi e la loro dissolvenza.</p>
<p>Chi è un iperarrogante? Certamente nella maggioranza dei casi un uomo, ma non sempre: in questa irrisolta parità dei sessi, normalmente concretizzata solo in uno scambio di ruoli, anche le donne &#8211; di solito in carriera &#8211; possono essere iperarroganti.</p>
<p>Come riconoscere questi soggetti con cui chiunque di noi prima o poi ha avuto a che fare, fosse anche solo sul luogo di lavoro?</p>
<p>Raphaëlle Giordano scrive così:</p>
<p><em>&#8230; le dieci piaghe dell&#8217;iper-arroganza maschile acuta: l&#8217;orgoglio, il giudizio </em>(nel senso di sputare sentenze, <em>N.d.R.</em>)<em>, l&#8217;egocentrismo, la scarsa capacità di ascolto, il sentimento di superiorità, la sete di potere, la tendenza all&#8217;aggressività, l&#8217;impazienza, l&#8217;intolleranza, la mancanza di empatia e altruismo.</em></p>
<p>Nella sua <em>Accademia del Sorriso </em>&#8211; già il nome fa venir voglia di leggere questo romanzo &#8211; si aiutano persone a liberarsi di tutti quegli aspetti che fanno di loro delle persone iperarroganti, apparentemente vincenti, ma umanamente sconfitte nella vita, perché &#8211; scrive Raphaelle Giordano &#8211;</p>
<p><em>se sprigionate amore</em><em>, attirerete amore.</em></p>
<p>Il motto della protagonista è</p>
<p><strong><em>diventate quel che volete attirare a voi!</em></strong></p>
<p>Si tratta di un libro che può essere commentato in coppia, se riconoscete qualcuno di questi &#8220;vizi&#8221; in voi stesse e nel vostro compagno. Perché no?!</p>
<p>L&#8217;importanza del romanzo sta nel cammino che la protagonista Romane fa compiere agli iscritti a questo singolare corso, giunti alla sua accademia per i motivi più vari: davvero illuminante.</p>
<p><strong>Un libro che non potrà lasciarvi senza che abbiate appreso qualcosa sulla bellezza della gentilezza, della riconoscenza e della mitezza nella vita.</strong></p>
<p>Il romanzo si chiude con un <em>piccolo vademecum anti-arroganza</em> molto interessante e utile: tutti siamo tentati dall&#8217;arroganza, mai come in tempi come questi dove la competitività, l&#8217;apparenza e la vacuità imperano.</p>
<p>Raphaëlle Giordano appare descritta nel profilo come <em>scrittrice, artista, pittrice, coach di creatività. Scrive sul tema che le è più caro: l&#8217;arte di trasformare la propria vita per trovare la strada del benessere e della felicità. </em>Non male direi! Mi sono bastati questa descrizione e il titolo del libro per acquistarlo.</p>
<p>Considerato che il suo esordio è il best seller <em><strong>La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola</strong></em>, direi che meritava la mia curiosità.</p>
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		<title>Il rientro. Un po&#8217; di tempo per noi stesse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 19:47:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#slowlife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rientro è una nota dolente. Quest&#8217;anno poi, in cui la stagione è stata quella che è stata e in cui molti non hanno nemmeno fatto vacanze, è una parola scomoda. Dunque il rientro può essere anche solo un ritornare al lavoro e non un rifare valige per rientrare da mete vacanziere. Quest&#8217;anno dobbiamo quindi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3686 size-full alignleft" title="Il rientro. Un po' di tempo per noi stesse | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-3.jpg" alt="" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-3.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-3-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Il rientro è una nota dolente. Quest&#8217;anno poi, in cui la stagione è stata quella che è stata e in cui molti non hanno nemmeno fatto vacanze, è una parola scomoda.</p>
<p>Dunque il rientro può essere anche solo un ritornare al lavoro e non un rifare valige per rientrare da mete vacanziere.</p>
<p>Quest&#8217;anno<span id="more-3682"></span> dobbiamo quindi avere nervi saldi e grandi capacità di recupero, ferie o non ferie.</p>
<p><strong>Ogni inizio va preso come un voltare pagina</strong> e così, se avremo avuto l&#8217;opportunità o la capacità di ritagliarci uno spazio di decompressione, sarà più facile affrontare un autunno che si preannuncia con una sfilza di incognite, ma <strong>lo spirito è tutto e quindi animo!</strong></p>
<p>Un modo per sentire la spinta ad affrontare il nuovo anno lavorativo è certamente il prendersi cura di sé. Non credo ai grandi propositi, che spesso finiscono per perdersi lungo il cammino, ma credo fermamente nella costanza: un po&#8217; di tempo tutti i giorni solo per noi stesse.</p>
<p>Dieci minuti rubati al sonno sono dieci minuti dopo la doccia per una crema per il corpo, un trucco più accurato o una colazione più sana. Scegliete voi. Tutte e tre le cose, meglio, se il tempo e il sonno ve lo permettono.</p>
<p>Poche ferie? Niente ferie? Pazienza: si fa quel che si può, ma <strong>ci saranno fine settimana di cui approfittare anche solo per chiudere in un cassetto la sveglia o fare un giro fuori porta</strong>.</p>
<p>Disintegrarsi per la famiglia e per il lavoro non giova a nessuno alla lunga. Nemmeno a coloro per i quali ci si annulla.</p>
<p><strong>Cosa vi fa bene? Cosa vi ricarica? Fate i vostri conti di tempo e denaro e decidete. Poi inchiodate i propositi nel vostro piano settimanale e tirate il fiato.</strong></p>
<p>Il parrucchiere farà il resto, perché &#8211; diciamoci la verità &#8211; un taglio nuovo, una messa in piega che ci dona o un colore ben fatto ci rimettono sempre al mondo. Un po&#8217; di frivolezza nella vita ci vuole e mai come di questi tempi, in cui i problemi seri sono tanti.</p>
<p>La vita ha le sue difficoltà e sforzarsi di guardare il bicchiere mezzo pieno aiuta ad affrontarla meglio. Così come un sorriso. Aiuta noi e chi ci sta accanto.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3689 size-full aligncenter" title="Il rientro. Un po' di tempo per noi stesse | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-5.jpg" alt="" width="400" height="188" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-5.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-rientro-5-300x141.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
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		<title>Cinema, parola fatata</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/cinema-parola-fatata/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cinema-parola-fatata</link>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 18:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#slowlife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dico cinema e penso in bianco e nero. La maggior parte dei film della mia vita è quella che, per autori, protagonisti, figure chiave ha fatto la storia del nostro cinema. Quando ho iniziato a vederli? Appena ho avuto il bene dell&#8217;intelletto. Io sono cresciuta con la Magnani, Vittorio De Sica, Sordi, Aldo Fabrizi, Totò, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2902" aria-describedby="caption-attachment-2902" style="width: 400px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-2902 size-full" title="Cinema, parola fatata | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Peccato-che-sia-una-canaglia.jpg" alt="" width="400" height="227" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Peccato-che-sia-una-canaglia.jpg 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Peccato-che-sia-una-canaglia-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-2902" class="wp-caption-text">Peccato che sia una canaglia (1954) di Alessandro Blasetti</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dico cinema e penso in bianco e nero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei film della mia vita è quella che, per autori, protagonisti, figure chiave ha fatto la storia del nostro cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho iniziato a vederli? Appena<span id="more-2894"></span> ho avuto il bene dell&#8217;intelletto. Io sono cresciuta con la Magnani, Vittorio De Sica, Sordi, Aldo Fabrizi, Totò, Amedeo Nazzari, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Vitti, Loren, Lollo, Silvana Mangano e tutto il mondo dei protagonisti e dei caratteristi del nostro cinema classico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il colore invece resta per me legato ai film della Hollywood d&#8217;oro</strong>, quella delle grandi <em>majors</em>, Metro-Goldwyn-Mayer su tutte con i suoi indimenticabili musical.</p>
<figure id="attachment_2924" aria-describedby="caption-attachment-2924" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-2924 size-full" title="Cinema, parola fatata | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Brigadoon-locandina.jpg" alt="" width="300" height="407" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Brigadoon-locandina.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Brigadoon-locandina-221x300.jpg 221w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2924" class="wp-caption-text">Brigadoon (1954) di Vincente Minnelli</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il cinema mi ha sempre accompagnata. Ho la fortuna di appartenere alla generazione di coloro che da bambini andavano al cinema parrocchiale di domenica, dove ho visto il mio primo film di Totò: <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=EttbP8q-DIs"><strong>Siamo uomini o caporali?</strong></a></em>, certo a sei anni non ero in grado di capirne il valore, ma quello strano attore mi colpì subito.</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione non era quella di oggi e i canali erano pochi, nessuno privato e la programmazione a tempo quindi i film per lo più si vedevano sul grande schermo, dove venivano proposti e riproposti. Al cinema ho visto <em><strong>Biancaneve</strong></em>, <em><strong>Bambi</strong></em>, <em><strong>Mary Poppins</strong></em>, che certo non sono della mia generazione e sul grande schermo per la prima volta ho visto <em><strong>Via col vento</strong></em>, in una sala piena da rischiare di rimanere in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le file al cinema le ricordo fino alle medie, poi non più. Seguirono la crisi e poi i VHS e poi il diluvio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo film della Magnani che ricordo è <em><strong>L&#8217;onorevole Angelina</strong></em>, mi rimase impresso però anche <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=u0H8H0Yv06Y"><strong>La sciantosa</strong></a></em>, girato per la tv e che trasmisero quando morì. Non ricordo la sua dipartita, ma quel film, che mi turbò: lei era talmente&#8230; non so come dire&#8230; forte, usciva dallo schermo, la scena in cui canta di fronte ai feriti mi sconquassò.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Fabrizi non ricordo quale fu il primo film che vidi &#8211; forse perché ancora avevo il bene di goderne in televisione, mancherà infatti nel 1990 &#8211; così come di Ave Ninchi, che ricordo in un noto <a href="https://www.youtube.com/watch?v=xp2AzHmE_6g&amp;list=PL0Z31kxVito9RTEmWk8JVAfqdvv-sslOg&amp;index=2"><strong><em>Carosello</em></strong></a>.</p>
<p>Quella televisione oggi non c&#8217;è più, la televisione di Stato ha smesso di essere Mamma Rai da un pezzo. Non esistono più le annunciatrici o la storica tv dei ragazzi né quel garbo e quell&#8217;attenzione ai modi e ai contenuti: oggi la differenza fra la  televisione di Stato e quella commerciale si gioca sul grado di sbracataggine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buon cinema passa di notte e la pubblicità non è più un intrattenimento, ma un imbonimento a volte sguaiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono dovuta diventare grande e ho dovuto occuparmi di cinema per dare spesso un nome a volti familiarissimi &#8211; mi riferisco soprattutto ai grandi caratteristi &#8211; e alle voci indimenticabili dei più grandi doppiatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio stupore quando, studentessa di Giurisprudenza imbucata al DAMS, scoprii che i ragazzi, che tutto sapevano di Pasolini e Fellini, di Volontè e di Villaggio, non conoscevano ad esempio <strong>Luciano Emmer</strong> e <strong>Mario Camerini</strong> o <strong>Aldo Sivani</strong> e il grande <strong>Carlo Romano</strong>, né il corso di Storia del Cinema forniva loro i mezzi per colmare simili lacune. Solo la passione, la ricerca e soprattutto la costante visione di film potevano farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cinema ha avuto sempre un grande fascino per me, mi ha fatto compania da ragazzina nelle ore estive in cui era d&#8217;obbligo andare a riposare, nel dopopranzo in cui non avevo ancora voglia di dividermi fra il latino e il greco o anni dopo fra un noioso esame di diritto e l&#8217;altro, quando ormai non mi rimanevano che gli esami più tecnici e mnemonici o quando un dispiacere mi angustiava o, senza libri a portata di mano, rischiavo la noia per un tempo morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cinema è un viaggio magnifico e la sua storia può restituirmi l&#8217;Italia dei miei nonni o dei miei genitori. Poi ognuno ha i propri gusti e segue questo o quello. Io non mi limito alla storia del cinema italiano ovviamente, ma questa resta il mio più grande amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente credo che la decima musa dovrebbe essere inserita stabilmente nei programmi scolastici e credo fermamente che il cineforum sia una grande richezza in un programma.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;arte si educa e il cinema è arte, come il teatro. Per entrambi mia madre è stata la mia iniziatrice, come la mia professoressa di lettere alle medie è stata colei a cui devo in un certo senso la mia prima &#8220;recensione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Donna illuminata, organizzò per noi un cartellone di film forse oggi impensabile per ragazzini di 12/13 anni: niente meno che capolavori del Neorealismo come <em><strong>Ladri di biciclette </strong></em>o <em><strong>Il tetto </strong></em>e opere come <em><strong>Il posto</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia vita non so quanti film finora abbia visto, ma so che ancora sono molti quelli che vorrò vedere o rivedere.</p>
<figure id="attachment_2903" aria-describedby="caption-attachment-2903" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-2903 size-full" title="Cinema, parola fatata | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Roma-città-aperta.jpg" alt="" width="350" height="216" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Roma-città-aperta.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/10/Roma-città-aperta-300x185.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-2903" class="wp-caption-text">Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini</figcaption></figure>
<p><em>Nell&#8217;anteprima <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CcA73rEnmiQ&amp;list=PLwJqqbYIriC0Pz7fYl5RsGmI6a2uJKijh"><strong>Guardie e ladri</strong></a> (1951) di Steno e Monicelli</em></p>
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		<title>Quando il corpo dice stop</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 08:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il corpo dice stop, è tempo di riposo e a nulla vale rammentargli impegni. Sabato: albergo prenotato, amici avvisati, appuntamenti fissati. Mancano la valigia e il biglietto del treno, che mi ostino a non fare on line. Incredibile fortuità: tre giorni magnificamente organizzati: proiezioni, inaugurazione di una mostra, incontri. Domenica: sono stanca. Ultimamente lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-2878 size-full" title="Quando il corpo dice stop | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/influenza.jpg" alt="" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/influenza.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/influenza-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Quando il corpo dice stop, è tempo di riposo e a nulla vale rammentargli impegni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato: albergo prenotato, amici avvisati, appuntamenti fissati. Mancano la valigia e il biglietto del treno, che mi ostino a non fare on line. Incredibile fortuità: tre giorni<span id="more-2874"></span> magnificamente organizzati: proiezioni, inaugurazione di una mostra, incontri.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica: sono stanca. Ultimamente lo sono sempre più spesso, penso «una buona sauna mi rilasserà», ma già sento che qualcosa non va: fatta la doccia, per la prima volta in vita mia mi risiedo in sauna per lasciarmi avvolgere da quel calore per qualche istante. Esco. Come al solito preferisco le scale all&#8217;ascensore, ma su quelle rampe sento caldo, un caldo strano e poi il sudore gelarsi addosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Passo il resto della domenica avvolta in un <em>plaid</em> sul divano. La notte trascorre male.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esperienza so che non è influenza, ma stanchezza: le volte che in vita mia ho avuto la febbre sono poche e delle scale in accappatoio sono un po&#8217; pochino per mettermi a letto.</p>
<p>La verità è che da mesi tiro la corda e ora il mio corpo ha detto stop: «se non ti fermi tu, ti fermo io!».</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì: faccio finta di non sentirlo e lascio che la sveglia mi ricordi che sono le sei e che ho un treno per Roma da prendere. Non passa mezz&#8217;ora e capisco che quel treno non lo prenderò più.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei arrabbiarmi, ma poi penso che alle volte bisogna cedere e fermarsi. Metto un <em>pile</em> sul mio lato e torno a letto. Sento i brividi. Finalmente riesco a prendere sonno. Mi sveglio con la telefonata di mia madre che vuol sapere come sto e se riesco a partire.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio marito si alza e mi conforta: non è il caso che io parta, meglio riposare. Ok, riposerò. Mi fermerò dopo mesi e farò finta di non avere né orologi né agenda. Mi dimenticherò di ogni cosa per qualche giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Però non sono il tipo che sa perdere tempo e soprattutto non so poltrire a letto. Che fare? Sento la febbre salire, scendere e risalire, troppo intontita per scrivere o per leggere, non mi resta che la felicità di sempre: il cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Faccio una doccia calda e scivolo in abiti comodi a prova di Jakie. Una colazione piccina contrariamente al solito e una grande tazza fumante di un&#8217;infallibile tisana di zenzero e limone per trovare ristoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La porto con me mentre su YouTube scelgo i vecchi film che vedrò e mi accoccolo fra i cuscini. La <a href="https://www.aidamelemagazine.com/un-cane-e-per-la-vita/"><strong>Jakie</strong></a> cerca il suo posto accanto a me e si addormenta. Che pace! Non sento nemmeno il rumore della pioggia: troppo leggera.</p>
<p style="text-align: justify;">Mercoledì: questa strana convalescenza continua.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco che ho la mania del &#8220;devo&#8221; e sono poco incline al &#8220;non posso&#8221;. Non penso che questo riposo forzato cambierà la mia natura, ma ho deciso di goderne ogni attimo e di lasciare il mondo fuori il tempo necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo ritroverò lì ad aspettarmi con nuovi impegni e nuovi progetti. In fondo ognuno è come è, l&#8217;importante è non rammaricarsi, perché <strong>ciò che non può essere non è perduto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perduto è ciò che poteva essere e non è stato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-2879 size-full aligncenter" title="Quando il corpo dice stop | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/film.jpg" alt="" width="350" height="209" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/film.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/film-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>Un cane è per la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 08:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cane è per la vita. Certo, molti diranno &#8220;è solo un cane&#8221;, ma soltanto perché non ne hanno mai avuto uno. Intendo avuto veramente, non posseduto, come si fa con un oggetto. Nessuno dovrebbe prenderne uno sull&#8217;onda del momento, senza aver ponderato bene che sarà una creatura di cui prendersi cura sempre, che inevitabilmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-1469 size-full" title="Un cane è per la vita | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-4.jpg" alt="Un cane è per la vita" width="350" height="406" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-4.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-4-259x300.jpg 259w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Un cane è per la vita. Certo, molti diranno &#8220;è solo un cane&#8221;, ma soltanto perché non ne hanno mai avuto uno. Intendo avuto veramente, non posseduto, come si fa con un oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuno dovrebbe prenderne uno sull&#8217;onda del momento, senza aver ponderato bene che sarà una creatura di cui prendersi cura sempre, che inevitabilmente cambierà le nostre abitudini e condizionerà la nostra vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se volete<span id="more-1440"></span> prendere un cane, la prima domanda da farvi è: «Come farò, se andrò in vacanza?». La seconda è: «La mia casa potrà accoglierlo anche quando sarà grande?». Se anche ad una sola di queste domande non siete in grado di rispondere in modo certo e avendo come primo pensiero il cane, lasciate stare.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non ho mai sinceramente creduto che ne avrei preso uno, ho sempre pensato di non esserne il tipo: troppo schizzinosa e troppo amante della mia libertà, ma &#8211; come dicono &#8211; <strong>è il cane a scegliere noi e così nella mia vita è arrivata Jakie</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono ritrovata con una labradorina nera di nemmeno tre mesi. Dolcissima. È stato subito amore. Ho dovuto aspettare una settimana prima di ritirarla, perché doveva terminare i vaccini e dovevano essere in regola tutti i documenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella settimana l&#8217;ho trascorsa con molte ansie e &#8220;studiando&#8221;. Appena arrivata a casa, dopo un bel bagno (suo e mio: l&#8217;ho tenuta in braccio per tutto il viaggio e non era mai stata lavata!), l&#8217;ho portata dal veterinario e lì sono rimasta a sentire tutto ciò che mi sarebbe stato necessario sapere per farla crescere bene e felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1470 size-full" title="Un cane è per la vita | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-3.jpg" alt="Un cane è per la vita" width="350" height="406" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-3.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-3-259x300.jpg 259w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Alla Jakie devo moltissimo: mi ha fatto conoscere il mondo straordinario di questi animali unici e mi ha fatto scoprire aspetti di me stessa del tutto inediti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripeto spesso quello che da qualche parte ho sentito e che trovo quanto mai calzante: <strong>quando Dio non ha più ali, comincia a mettere code</strong>. I cani ti fanno conoscere l&#8217;amore puro, quello incondizionato ed è impossibile non restarne toccati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che c&#8217;è lei, di ormai tre anni e quasi trenta chili, non riusciremmo a pensare le giornate in modo diverso. Né la casa!</p>
<p style="text-align: justify;">Dà da fare parecchio, ma il suo disordine è allegria. È educata e quindi si limita a una grande stanza che dà sul giardino, con qualche incursione sul piano, ma non va oltre. Certo, la stanza porta decisamente le sue impronta e non solo in senso figurato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto si metta in ordine e si lavi, non si finisce mai. Quando poi arriva il caldo è un tripudio di peli ovunque e vivo attaccata all&#8217;aspirapolvere. Ma non mi importa.</p>
<p style="text-align: justify;">I vetri non brillano che il tempo di un «vieni qua!», ma è anche la sua stanza e io ci lavoro magnificamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, ad esempio, dorme accanto a me mentre io scrivo. Nel piano giorno ormai sto poco, il tempo del pranzo e del riordino o se ricevo qualcuno, nemmeno la televisione guardo più di sopra, preferisco farlo con lei. Il camino in salotto lo abbiamo acceso raramente, perché è molto meglio passare insieme le nostre serate invernali davanti allo stubotto, nonostante la confusione che lascia dopo i giochi, in cui si scatena prima di dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divano di questa stanza è al collasso, a furia di lavare il rivestimento e per le lotte che mio marito fa con Palla di Pelo, come la chiama lui. Ma non mi importa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho un giardino canonico, perché per avere dei fiori ho dovuto far fare una staccionata e ho dovuto togliere due alberelli, che lei regolarmente &#8220;potava&#8221;. L&#8217;albicocco era più grosso e resiste, ma ogni tanto lo &#8220;sfoglia&#8221;. Scava buche e mi sparpaglia la legna. Quando piove è il trionfo del fango. Ma non mi importa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con lei mi sento sicura e, se mio marito si assenta per lavoro, noi &#8220;ragazze&#8221; ci facciamo compagnia e lui si sente tranquillo. <strong><a href="https://www.facebook.com/100010694971239/videos/605829126450248/?id=100010694971239">È buona la mia Jakie</a></strong>, un po&#8217; viziata e un po&#8217; testa dura, ma buona. Se però vede movimento intorno a casa abbaia come un&#8217;indiavolata e nessuno riesce a zittirla. È il terrore della postina &#8211; poverina &#8211; ma va bene così: di questi tempi un cane è bene che faccia il proprio mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-1472 size-full" title="Un cane è per la vita | Aida Mele Magazine" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-5.jpg" alt="Un cane è per la vita" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-5.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/Jakie-5-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso inverno ha scoperto la neve ed è stato bellissimo vederla giocare. I cani sono creature con un candore straordinario. <strong>Non parlano, ma nei loro occhi vediamo quello che sentono. Dovremmo temere il loro sguardo, perché è un richiamo alla nostra coscienza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non l’ho cercata la mia Jakie, è capitata come capitano le cose belle della vita: quando meno te l’aspetti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="s3gt_translate_tooltip_mini" class="s3gt_translate_tooltip_mini_box" style="background: initial !important; border: initial !important; border-radius: initial !important; border-spacing: initial !important; border-collapse: initial !important; direction: ltr !important; flex-direction: initial !important; font-weight: initial !important; height: initial !important; letter-spacing: initial !important; min-width: initial !important; max-width: initial !important; min-height: initial !important; max-height: initial !important; margin: auto !important; outline: initial !important; padding: initial !important; position: absolute; table-layout: initial !important; text-align: initial !important; text-shadow: initial !important; width: initial !important; word-break: initial !important; word-spacing: initial !important; overflow-wrap: initial !important; box-sizing: initial !important; display: initial !important; color: inherit !important; font-size: 13px !important; font-family: X-LocaleSpecific, sans-serif, Tahoma, Helvetica !important; line-height: 13px !important; vertical-align: top !important; white-space: inherit !important; left: 594px; top: 1569px; opacity: 0.35;"></div>
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		<title>Il gusto proibito della cannella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 14:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gusto proibito della cannella di Monica Pradhan è il libro che ogni amante dell’India o anche solo un curioso di questa realtà dai tanti incanti dovrebbe leggere. Lo consiglio però anche a coloro che vogliono affacciarsi sul mondo complesso &#8211; per ricchezza e conflitti &#8211; degli immigrati di seconda generazione, perché la conoscenza, come sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-472 size-medium" title="il gusto proibito della cannella" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/02/Il-gusto-proibito-della-cannella-copertina-1-193x300.jpg" alt="il gusto proibito della cannella" width="193" height="300" />Il gusto proibito della cannella</strong> di Monica Pradhan è il libro che ogni amante dell’India o anche solo un curioso di questa realtà dai tanti incanti dovrebbe leggere. Lo consiglio però anche a coloro che vogliono affacciarsi sul mondo complesso &#8211; per ricchezza e conflitti &#8211; degli immigrati di seconda generazione, perché<span id="more-466"></span> la conoscenza, come sempre nella storia dell’uomo, è l’unica vera arma possibile per affrontare questi tempi difficili. L’unica strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un romanzo la cui autrice, nel narrare una storia di fantasia, ha inevitabilmente riversato la propria realtà, perché ella stessa è figlia di immigrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro ricchissimo di informazioni, ma anche di magnifiche riflessioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di queste tre figlie, che chiamano le proprie madri <a href="https://www.instagram.com/p/BQxYAPthJ1W/?taken-by=aidamelemagazine">il circolo hindi-bindi</a> (e in verità ci sono edizioni con questo titolo), e la storia delle stesse madri rappresentano un viaggio nella vita di sei donne, perennemente in bilico fra il Paese di origine e la nuova patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto ben scritte, queste vicende vi terranno legati alle lettura, ma il viaggio correrà su più binari, perché, come anticipato, c’è molto di più. Perfino ricette molto dettagliate, per gli appassionati di questa magnifica e ricchissima cucina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo lancerà il vostro sguardo su cosa sia stata la &#8220;fuga di cervelli&#8221; negli anni ’60 dall&#8217;India verso gli Stati Uniti, in base a rigidissime regole e restrizioni; cosa sia stata la tragedia e quali gli orrori della Scissione del Pakistan all’indomani dell’indipendenza, con la successiva guerra civile, che con l&#8217;aiuto dell&#8217;India portò nel 1971 alla nascita del Bangladesh; cosa rappresentino le tradizioni per chi viene da una realtà tanto diversa ovvero l’unico modo di conservare la propria identità; cosa voglia dire nascere in un Paese quando il Paese di origine sopravvive fra le proprie mura domestiche; cosa sia il cibo per questa cultura. Sarà per questo che qualcuno ha azzardato che l’India sia l’Italia dell’Oriente? Ma evidentemente si potrebbe rovesciare il discorso: questione di prospettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una lettura che non può non rimanere nel cuore, anche per la ricchezza di  spiritualità e saggezza indiane di cui è intriso e che inducono sempre a riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono certa che più di uno lascerà a portata di mano questo libro, perché avrete la tentazione di rileggerlo, di riprenderne passi o anche solo di preparare qualcuna delle tante ricette riportate.</p>
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		<title>River to River a Milano. The best of RtR 2016</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 19:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#aidamelemagazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bellissimo festival fiorentino di cinema indiano, River to River, per il quarto anno consecutivo porta a Milano il proprio best of. Dal 3 al 5 febbraio presso lo Spazio Oberdan in Via Lecco 2, il meglio della scorsa rassegna sarà offerto a quanti vorranno ritrovare o scoprire la più grande industria cinematografica al mondo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-424 alignright" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/02/copertina-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il bellissimo festival fiorentino di cinema indiano, River to River, per il quarto anno consecutivo porta a <a href="https://www.instagram.com/p/BQBLr_GBR9P/?taken-by=aidamelemagazine">Milano</a> il proprio <a href="https://www.facebook.com/events/740439056112658/">best of</a>. Dal 3 al 5 febbraio presso lo Spazio Oberdan in Via Lecco 2, il meglio della scorsa rassegna sarà offerto a quanti vorranno ritrovare o scoprire la più grande industria cinematografica al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia poco o niente si sa di Bollywood<span id="more-410"></span> e spesso quel poco è confuso e riassunto in qualche pellicola canterina, ma il cinema indiano è molto di più: sarebbe come voler rappresentare il cinema italiano attraverso &#8211; che so &#8211; i cinepanettoni!</p>
<p style="text-align: justify;">La cinematografia indiana conta di certo una considerevole produzione popolare, ma è anche di grande qualità. Diversificata e soprattutto con grandissimi professionisti in ogni campo. Dispone spesso di notevoli badget e di un enorme bacino di spettatori in costante crescita. I suoi attori sono sempre più conosciuti e finalmente anche in Italia, grazie alla presenza di considerevoli comunità di immigrati e al crescente interesse, cominciano ad arrivare in alcuni cinema di grandi città del nord titoli importanti quasi in contemporanea con l&#8217;uscita nelle sale indiane, in lingua originale e sottotitolati.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto ha fatto fino ad oggi questo delizioso festival, arrivato ormai alla sua 17.a edizione il prossimo dicembre. In un&#8217;atmosfera di grande entusiasmo e cordiale partecipazione ha creato un magnifico ponte fra due sponde, fra l&#8217;Arno e il Gange: questo il senso del suo nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi vive nel capoluogo lombardo The best of River to River 2016 è un&#8217;occasione da non lasciarsi scappare, per vivere un fine settimana diverso, lanciando uno sguardo privilegiato su un Paese che è troppo ricco e complesso per liquidarlo con qualche commediola graziosa.</p>
<figure id="attachment_419" aria-describedby="caption-attachment-419" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-419 size-medium" title="rier-to-river-the-best-of.jpg" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/02/Kapoor-and-sons-300x200.jpg" width="300" height="200" /><figcaption id="caption-attachment-419" class="wp-caption-text">Kapoor and sons</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il programma si aprirà con <em>Kapoor and sons</em>, che è valso ai Filmfare Awards un meritatissimo premio come miglior attore non protagonista a uno dei grandi veterani del cinema indiano: Rishi Kapoor, qui nella parte del nonno. Ad affiancarlo Rajat Kapoor, che qualcuno ricorderà in <em>Monsoon wedding</em>, e i due giovani divi Alia Bhatt e Sidharth Malhotra. Un film davvero bello, in cui ogni attore dà prova del livello artistico degli interpreti di questa cinematografia, che non ha nulla di improvvisato, ma al contrario ha una storia straordinaria lunga più di un secolo, fatta di grandi eccellenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato pomeriggio ci sarà la proiezione del cortometraggio e del documentario, vincitori della scorsa edizione. Di quest&#8217;ultimo, <em>Cities of sleep</em>, posso solo dire che vi arriverà dritto al cuore, passando però dallo stomaco: vi trascinerà in un viaggio in cui sarà impossibile ad un certo punto non &#8220;sentire&#8221;, fino a ritrovarvi emotivamente in mezzo a quel vagare.</p>
<figure id="attachment_422" aria-describedby="caption-attachment-422" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-422 size-medium" title="river-to-rive-the-best-of-2.jpg" src="http://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2017/02/Budhia-Singh-300x200.jpg" width="300" height="200" /><figcaption id="caption-attachment-422" class="wp-caption-text">Budhia Singh Born to run</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">In serata vi aspetta il lungometraggio vincitore, <em>Budhia Singh Born to run</em>. Lo riassumo così: assolutamente bello. Un film che volerà fra un magnifico girato e una storia, vera, che non vorrete lasciar andare quando scorreranno i titoli di coda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film che domenica chiuderà la rassegna mi è particolarmente caro, perché parla di donne ed è girato da una donna: <em>Parched</em> di Leena Yadav. Un microcosmo femminile in una delle zone più magiche dell&#8217;India, il Rajasthan. Uno spaccato dell&#8217;universo femminile indiano, così ricco, così variegato e spesso così provato. E&#8217; un film molto bello, che non vi lascerà indifferenti. Come me vi innamorerete di queste quattro protagoniste.</p>
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