Cinquant’anni senza Carlo Romano

Carlo Romano primi filmIl cinquantenario della morte di Carlo Romano (Livorno, 8 maggio 1908 – Roma, 16 ottobre 1975) è passato totalmente in sordina. Questo Paese non ha alcuna memoria, nemmeno per il proprio cinema. I nomi oggi dimenticati sono tanti e non si creda si tratti solo di figure cosiddette minori, come dimostra questa ricorrenza mancata.

Il nome di Carlo Romano oggi probabilmente dice poco ai più, eppure la sua voce è popolarissima, perché don Camillo non sarebbe lo stesso senza il suo doppiaggio e ancor più Jerry Lewis.

Cito i più noti, ma sono talmente tanti gli attori o i personaggi, che gli devono la propria riconoscibilità, che nessuno può stilarne l’elenco completo. Nessuno.

Il doppiaggio

Carlo Romano aveva una voce davvero duttile e così espressiva da essere chiamato per i ruoli più vari, anche solo per poche battute, non solo per doppiare grandi attori come, che so, Eli Wallach ne Il Buono, il Brutto e il Cattivo (di Sergio Leone, 1966), tanto per citarne uno piuttosto evocativo.

Veniva infatti chiamato anche per doppiare colleghi italiani impegnati altrove durante il periodo di post produzione dei film o anche semplici comparse, comprimari, caratteristi.

La sua voce era talmente modulabile da essere perfetta perfino per l’animazione. Quanti personaggi, dal Grillo Parlante di Pinocchio (di Walt Disney, 1940) al Nick Carter di Super Gulp! negli anni Settanta.

Sto solo citando l’infinitesima parte di un elenco che solo lo storico del doppiaggio Gerardo Di Cola ha saputo rendere al meglio.

Io credo che sia stato il doppiatore più prolifico in assoluto. Alle volte la sua voce la ritrovo addirittura in due attori nello stesso film: un personaggio e una comparsa e questo in almeno due titoli.

Carlo Romano aveva anche un’intonazione gradevole, tanto da cantare in più di una registrazione.

Soprattutto era una colonna della CDC, prima e storica cooperativa di doppiatori.

Se poi c’era da doppiare un personaggio con un’inflessione dialettale, subito veniva convocato e a ragione.

Figlio d’arte, seguendo la propria famiglia di turné in turné, per completare il proprio ciclo dell’elementari Carlo fu iscritto almeno in undici città diverse, dunque l’orecchio alle inflessioni lo allenò fin da bambino, ovviamente sostenuto da un talento innato non comune.

Il doppiaggio non fu esattamente un’invenzione italiana, ma noi ne facemmo un’arte. Al tempo non c’erano i corsi di oggi, si imparava dai grandi, che ne avevano affinato le tecniche alla luce di una carriera attoriale solida, Carlo Romano fu tra questi maestri.

Spesso direttore di doppiaggio, in quell’occasione perdeva l’aria bonaria per cui era noto e diventava severissimo.

Figlio d’arte

Carletto, come affettuosamente lo chiamavano i colleghi, apparteneva dunque a una famiglia d’arte. Il nonno materno, Attila Ricci, aveva calcato numerosi palcoscenici fino ad arrivare ad Alessandria d’Egitto, ma era stato anche attore ai tempi del muto.

Sua figlia Geltrude aveva seguito le orme paterne e col marito Giuseppe Romano aveva girato i teatri coi figli Felice e Carlo, che crebbero sulle tavole di un palcoscenico, com’era d’uso allora fare.

Morto Giuseppe, sia Geltrude che i figli si diedero al cinema come attori e doppiatori. Fu la madre a dare – tanto per fare un esempio – la voce alla strega di Biancaneve (di Walt Disney, 1937) nel doppiaggio originale.

Voi direte: come originale? Purtroppo esiste una consolidata tradizione di ridoppiaggi, ma questo è un’altra faccenda. Assai dolente, in verità.

Televisione e radio

Tornando a Carletto, le persone grandi in età lo ricorderanno in innumerevoli produzioni RAI, i famosi sceneggiati di allora, in cui venivano chiamati solo attori di grande mestiere e di scuola per lo più teatrale: David Copperfield (di Anton Giulio Majano, 1965), forse oggi il titolo più ricordato, ma furono davvero tanti. Lavorò in questo genere televisivo come pochi.

Prima ancora ci fu la prosa in radio. In età matura fu anche sceneggiatore di film, autore di programmi televisivi e presentatore. Dunque un artista nel senso pieno del termine.

Prima e dopo la guerra

Chi apparteneva a una delle numerosissime famiglie d’arte, cresceva con una preparazione tale, che oggi solo eccezionali talenti sanno esprimere, dunque quando arrivò nel 1930 il sonoro anche in Italia, fu a questi attori che le produzioni si rivolsero.

Fino al dopoguerra i film venivano girati soprattutto negli studi e in presa diretta, dunque gli attori erano tutti “di mestiere”.

Fu allora che Carlo Romano iniziò dunque la propria carriera cinematografica. Se nel dopoguerra divenne uno dei caratteristi più noti, prima lo ritroviamo in ruoli maggiori, addirittura come protagonista in Un marito per il mese d’aprile (di Giorgio Simonelli, 1941).

Conclusioni

Sono stati gli attori come Carlo Romano a fare la storia del nostro cinema. Innanzitutto, perché senza il loro magnifico lavoro in sala doppiaggio il cinema come noi lo conosciamo non esisterebbe e poi perché è sulle spalle di questi attori che si sono rette intere stagioni del nostro cinema. Molti di loro erano proprio figli d’arte e meriterebbero di essere studiati, perché ci permetterebbero di capire molto di più della storia del nostro cinema,

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4 thoughts on “Cinquant’anni senza Carlo Romano

  1. Grazie Aida, veramente un articolo toccante. Hai saputo dire con parole bellissime tutto quello che è stato Carletto, il mio papà

    1. Carissima Rossella, è solo un giusto omaggio. Su tuo padre c’è moltissimo da dire e quel momento arriverà.

  2. Carissima Aida, mi sono documentata e ho ricordato Carletto Romano in un post pubblicato proprio il giorno del triste cinquantennale anniversario, ma io non sono nessuno, sono una semplice cinefila che, come un segugio, fiuta le piste che conducono al grande e variegato mondo del cinema, non solo italiano. Nel caso di Carlo Romano mi sembrava doveroso! Grazie per averlo ricordato comectu sai magnificamente fare! Un abbraccio!

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