Cento donne. Laura

Cento donne. LauraLaura decise che era arrivata l’ora di mettersi a dieta, i sette chili presi erano davvero troppi.

Troppi come le lacrime versate, le notti trascorse girandosi e rigirandosi nel letto ormai vuoto, le serate passate su un divano a guardare una tv spenta.

Troppi come gli anni che aveva dedicato ad un amore a perdere.

Davide si era rivelato un bluff, il classico uomo che fugge perché la vita si fa complicata e la scorciatoia ha cinque anni di meno, una taglia di reggiseno in più e la possibilità di avere quei figli, che Davide non aveva mai voluto fino a quando non le avevano dovuto togliere l’utero: potenza dell’isterectomia! Risvegliare o addirittura far sorgere un istinto paterno fin ad allora sconosciuto.

“Nella buona e nella cattiva sorte ecc. ecc.” erano rimaste le solite parole vuote, in cui a crederci alle volte si resta soli.

Laura in verità a quella maternità aveva sempre tenuto, ma l’aveva posposta, perché Davide tante, troppe volte le aveva ripetuto che non era il momento, che non si sentiva pronto, che fra loro era tutto perfetto così.

Quei sette chili erano arrivati in due mesi, quei giorni si sarebbero potuti contare sulle stagnole dei cioccolatini ingoiati, a prescindere dal gusto, sulle carte delle caramelle masticate nervosamente in una successione bulimica, che metteva insieme balsamiche e toffee alla frutta, farciture di nocciola e liquirizia.

Cento donne. LauraUna fame insaziabile di zuccheri per riempire un abisso che legava il cuore a quello spazio vuoto nel ventre, lasciato da un organo più femminile di un seno, se possibile.

Poi, come a volte avviene, l’istinto di sopravvivenza si era fatto sentire: un urlo lontano come un’eco, dalle profondità di quello stesso vuoto, che rivendicava il diritto di esistere non più come assenza, ma come accadimento, che tutto travolge e che trascina a riva, se l’onda della vita ti risparmia.

E Laura si era salvata: da un amore ingannevole e da una femminilità ferita. Cosa l’avesse spinta a riva, cosa avesse risvegliato la sua voglia di non lasciarsi sopraffare non poteva dirlo, forse il suo angelo custode.

Sorrise a questo pensiero, ricordò la preghiera che da bambina recitava. Forse esisteva davvero, perché era ancora in piedi e avrebbe rimesso mano alla propria vita.

Tornata a casa raccolse tutti i cioccolatini e le caramelle che trovò, ne fece un sacchetto e lo portò in chiesa, lo lasciò nel cesto all’ingresso, dove i fedeli mettono la spesa per i poveri. Si segnò e uscì, dirigendosi al mercato: comprò frutta e verdura, ma prima di rincasare si fermò in profumeria.

Era ormai pronta per voltare pagina.

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