Cento donne. Lavinia

Lavinia guardò sua nipote, mentre leggeva assorta un libro. Le parve di rivedersi in lei, ma con altri colori, più chiari gli occhi e i capelli.

A quella stessa età aveva bellissimi capelli color del grano, forse furono quelli a colpire suo marito, quando la vide per la prima volta dietro al bancone del negozio dei suoi.

Li portava sempre legati e ordinati, mai un ciuffo fuori posto: allora si faceva così, «non come adesso che vedi perfino spose che sembrano appena uscite da un letto», pensò.

Sì, quella sua unica nipote le somigliava, ci si ritrovava nel guardarla e nell’ascoltarla. Più che nella sua stessa figlia, così simile al padre e forse per questo difficile da intendere, complicato parlarci.

In effetti lei e Clara non erano mai state in sintonia, mai complici. Nemmeno la sua recente malattia aveva avvicinato la figlia a questa madre, che non aveva mai saputo come prenderla.

Lavinia si era sempre sentita sola di fronte a lei e al marito. Sempre in minoranza, sempre un po’ in disparte. Clara e Luigi si capivano al volo, ragionavano all’unisono: la versione femminile e maschile di un unico soggetto.

Invidiava un po’ l’intimità che le sue amiche avevano con le figlie, magari anche un po’ conflittuale, ma pur sempre presente. Lei non ne aveva alcuna.

Aveva imparato con gli anni a comportarsi con la figlia come aveva fatto col marito, non troppo tempo dopo le nozze. Che abbaglio aveva preso, sposandolo! Ma allora ci si adattava. E lei si era adattata. Prima a lui e poi a lei, che ne era diventata la proiezione.

Aveva smesso di chiedersi se ne avesse la colpa, se avesse sbagliato tutto con Clara: era andata così e lo doveva accettare, del resto il più forte era Luigi e il suo modello e magari anche i suoi geni devono aver contato più dei propri. In fondo non era andata sempre così nel suo matrimonio?

Con Carlotta era invece tutto diverso. A cominciare dal nome: Clara sapeva che il proprio nome le era stato dato dal padre, ma non ha mai saputo che il nome che Lavinia avrebbe scelto per lei era proprio Carlotta. Alle volte il destino!

Se ne era sempre guardata dal dirlo e per due ragioni: primo, inutile parlare di cosa avrebbe voluto, perché a nessuno in quella casa era mai interessato e lei si era abituata a tenerselo per sé; secondo, se solo lo avesse detto, quando Clara glielo aveva comunicato, era più che certa che lo avrebbe cambiato! Così anche questo era rimasto un segreto.

Forse la vita aveva premiato tanta rassegnazione e tanta frustrazione con quella nipote, che ricambiava tanto amore, finalmente con slancio e confidenza. Carlotta adorava la nonna e vi si rifugiava tutte le volte che poteva.

Lavinia aveva finalmente trovato in seno alla propria famiglia qualcuno a cui interessasse sapere di lei, qualcuno da abbracciare fino a sentire che in quell’abbraccio c’era se stessa.

Carlotta era il suo premio: era la creatura che riconosceva affine al proprio mondo interiore, così sepolto e nascosto. Era ciò che più non aspettava: il senso della sua stessa esistenza.

Ora sapeva che non aveva vissuto invano e che quel suo andare silenzioso nella vita avrebbe lasciato un segno: Carlotta.

Condividi

2 thoughts on “Cento donne. Lavinia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *