The Sky is Pink

The Sky is Pink ieri sera ha aperto ufficialmente la 19.ma edizione del River to River Florence Indian Film Festival, il primo dedicato a questa cinematografia in Europa.

Un festival di nicchia? Forse, ma sono i migliori, i più interessanti, quelli in cui la mondanità, se c’è, è solo un gradevolissimo contorno, ma dove il cinema è il vero grande protagonista.

Festival in cui è normale interagire con autori e interpreti, dove si impara, si sperimenta, si aprono orizzonti nuovi, nascono opportunità e amicizie. Insomma, i festival per veri studiosi e appassionati.

Non si creda però che si tratti di appuntamenti chiusi agli addetti ai lavori, perché il pubblico non manca e l’entusiasmo si tocca con mano.

Per Firenze è ormai un appuntamento fisso e imprescindibile, anche per la stessa India, che lo patrocina attraverso la propria ambasciata, essendo una finestra illustre su un Paese, il nostro, che non è poi così “lontano” dalle rive del Gange come i più credono. River to River appunto: dal Gange all’Arno, per poi raggiungere nei mesi a venire Milano e Roma col best of dell’edizione.

Il cinema indiano è sempre più amato e conosciuto: pagine social, piattaforme e sale per prime addirittura mondiali e qua e là apparizioni in rassegne estive. I divi con i loro nomi non facilissimi sono sempre più noti.

In televisione, purtroppo, passa poco e qullo che passa raramente è di livello, quando invece la cinematografia indiana ha molto da raccontare al mondo per talenti e mezzi.

Quanto possa essere ben speso il tempo davanti a una pellicola indiana lo dimostra proprio il film di ieri, The Sky is Pink. Reduce dal grande successo di pubblico del Festival di Toronto ha aperto la rassegna nel migliore dei modi.

Lo recensisco perché – finalmente! – non rimarrà solo fra queste righe, ma potrete vederlo su Netflix dall’11 dicembre.

La regista Shonali Bose ha guadagnato credito, stima e premi con i suoi due precedenti film e si è imbattuta in questa sua nuova opera – di cui è anche sceneggiatrice – potremmo dire quasi guidata dal destino, dagli incontri e dalle coincidenze.

Basato su una storia vera, il film resta legato alla sua vita personale, perché la Bose condivide con i reali protagonisti delle vicende narrate la stessa dolorosa esperienza.

Chi mi legge sa che non racconto mai la trama, forse perché da spettatrice è una cosa che detesto, quindi non vi svelerò davvero nulla.

Donna forte e autrice di talento, la regista ha tenuto le redini di una storia che ha coinvolto emotivamente ogni singolo collaboratore, a iniziare dalla protagonista, la famosa Priyanka Chopra, oggi Jonas, che il pubblico occidentale conosce grazie alla serie Quantico.

Un film che nella narrazione rappresenta perfettamente il genere indiano per antonomasia: il melodramma, ma non nel senso in cui noi lo intendiamo.

Il melodramma indiano non è mai solo un film banalmente “strappalacrime”, ma mette in scena la vita nei suoi aspetti, quindi c’è spazio anche per le risate, per l’intrattenimento puro. La vita non ha un andamento lineare e così le emozioni che il film suscita.

Certo, tenete un fazzoletto a portata di mano, perché la lacrimuccia facilmente farà capolino, ma non sarà sola, verrà accompagnata da riflessioni e da un amore profondo per la vita.

In fondo il film è questo: un inno alla vita, al coraggio delle donne, alla caparbietà amorevole delle madri, all’infinita tenerezza e tenacia dell’amore, che sia di un padre, di un marito, di una moglie, di un fratello.

Un film “che parla al cuore” È un film indiano!

Bella ogni cosa in questa pellicola che divide i propri set fra Londra e Delhi, girato in quarantadue giorni distribuiti nell’arco di otto mesi per le nozze faraoniche e molto bollywoodiane della protagonista, che ha impalmato il suo giovanissimo marito, il cantante americano Nick Jonas, in ben due cerimonie distinte: quella indiana, con tutto il corrollario di feste a latere, e quella cristiana.

Il video promozionale della canzone principale del film è l’unica cosa che potrei rimproverare a questa produzione, perché fuorviante per un pubblico occidentale, che non conosce le dinamiche pubblicitarie del lancio dei film indiani, se non fosse che… è stato pensato proprio per il vastissimo pubblico indiano, che va ben oltre i confini di Stato.

Un occidentale che lo vede infatti può erroneamente credere che The Sky is Pink sia il solito film canterino, in realtà il video in rete è solo questo: uno show promozionale, che intervalla scene reali del film, di cui vanno segnalate assolutamente le musiche. Non è da confondere col trailer ufficiale.

Che dire… non perdetevelo e buona visione! Attenzione però, il cinema indiano dà una meravigliosa dipendenza.

Sigla di apertura del 19.mo River to River Florence Indian Film Festival

La foto in sala è stata gentilmente concessa dalla Signora Sabrina Ingrassia, Fotografa.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *