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	<title>#libri &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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	<title>#libri &#8211; Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Solitudini urbane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 13:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#evelinanazzari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro che vi segnalo oggi è Solitudini urbane di Maria Evelina Buffa Nazzari e a leggere il suo nome per esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo. È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4662" aria-describedby="caption-attachment-4662" style="width: 193px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-4662 size-medium" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Solitudini-urbane-193x300.jpg" alt="Solitudini urbane" width="193" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-4662" class="wp-caption-text">Edizioni Porto Seguro</figcaption></figure>
<p>Il libro che vi segnalo oggi è<em><strong> Solitudini urbane</strong></em> di <strong>Maria Evelina Buffa Nazzari </strong>e a leggere il suo nome per<span id="more-4614"></span> esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo.</p>
<p>È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di <em><strong>Altrove</strong></em>.</p>
<p>La mia è certo una mera constatazione, ma è interessante notare come l&#8217;autrice leghi ad ogni libro un aspetto di sé, cosa non comune negli autori, spesso piuttosto bidimensionali nell&#8217;idea che di loro ci creiamo.</p>
<h2>Buffa e Nazzari</h2>
<p>Già nota attrice, soprattutto teatrale, ha debuttato nella scrittura con una pubblicazione dedicata al celebre padre, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/"><em><strong>Amedeo Buffa in arte Nazzari</strong></em></a> e firmandosi col proprio nome anagrafico di <strong>Evelina Buffa</strong>, privo anche dell&#8217;estensione oltre che di quello d&#8217;arte: era dunque a parlare solo la figlia del grande e amatissimo attore, viene da pensare.</p>
<p>Il secondo libro è stato il suo urlo di dolore dopo la morte dell&#8217;unico figlio, Leonardo: <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, a firma <strong>Maria Evelina Buffa</strong>. Dunque lei in tutta la sua identità terrena, lontana dalle luci del palcoscenico.</p>
<p>La terza opera è stata <a href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/"><strong><em>Fratelli d&#8217;arte</em></strong></a>, scritta a quattro mani con <strong>Silvia</strong> <strong>Toso</strong>, figlia dell&#8217;attore Otello, e qui ha firmato come <strong>Evelina Nazzari</strong>, figlia d&#8217;arte appunto.</p>
<p>Il quarto libro è stato quello per cui l&#8217;ho conosciuta come scrittrice e di persona: <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><em><strong>Spesso sono arrivata seconda </strong></em></a>e per la prima volta è apparso il suo nome per esteso, abbracciando l&#8217;anagrafe e l&#8217;arte.</p>
<p>Dico questo a sottolineare che in ciò che scrive c&#8217;è lei, ovunque, anche in un libro come <em><strong>Solitudini urbane</strong></em>, che l&#8217;editore si è preoccupato di definire un&#8217;opera di fantasia.</p>
<h2><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4658 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Evelina-200x300.jpg" alt="Evelina Nazzari" width="200" height="300" />Un viaggio dentro di sé</h2>
<p>Certo voi potreste obiettare che ovviamente ogni autore è nelle proprie opere e in un certo senso è vero, se si intende che ciascuno lascia tracce del proprio sentire o del proprio vissuto, inteso come esperienza, ma non lo è se invece si considera che esistono autori che fanno della propria scrittura un viaggio dentro di sé, anche se raccontano storie e inventano trame.</p>
<p>Evelina appartiene a questi e non la immagino autrice di romanzi campati per aria, ambientati chissà dove, avvitati su storie improbabili.</p>
<p>Penna piacevolissima, anche in questa sua opera non si smentisce. Profonda, mai pedante, prolissa o compiaciuta della propria scrittura.</p>
<p><em><strong>Solitudini urbane</strong></em> è nato durante la pandemia ed è una raccolta di brevi racconti. Un libro direi cinematografico, per quanto ben si presterebbe a essere sceneggiato.</p>
<p>Racconti autonomi, ma non del tutto slegati, perché tutti ambientati in un unico palazzo e tutti accumunati da&#8230; un buco nel pavimento. Una sorta di asola che accoglie il filo che tutto tiene insieme o la breccia in una realtà apparente ovvero scrivo per raccontare altro.</p>
<p>Un libro imperdibile. Come tutti i libri scritti da Evelina da me già recensiti, fra i quali purtroppo non figura <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, perché introvabile, ma che ho avuto la fortuna di leggere e che vi consiglio di cercare su qualche piattaforma di libri di seconda mano o fuori catalogo.</p>
<p>Per le novità in libreria, invece, vi segnalo che la casa editrice Sabinae ha pubblicato il suo ultimo lavoro, <em><strong>Memorie a brandelli</strong></em>. Non l&#8217;ho ancora letto dunque lascio a voi soddisfare ogni curiosità nell&#8217;acquistarlo, interessante però che l&#8217;autrice usi nuovamente il solo nome d&#8217;arte.</p>
<h2>Una e tutte</h2>
<p>Certo, giustamente qualcuno potrebbe eccepire che Evelina sia l&#8217;attrice, la scrittrice, la mamma, la figlia, la donna, sia tutto questo insieme, ciononostante non riesco ugualmente a trovare casuale l&#8217;uso che dei suoi nomi fa quando scrive.</p>
<p>Se sui documenti è Maria Evelina Buffa e per il teatro è Evelina Nazzari, davanti ad un foglio bianco pare diventare ciò che forse in quel momento maggiormente sente di essere e questo mi riporta a quanto già detto: la scrittura per questa autrice è un viaggio dentro di sé, che inventi storie o che condivida memorie.</p>
<p>Quanto di suo da me finora letto, sempre mi ha riportata a lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4663 aligncenter" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/i-libri-di-Evelina-copia-300x255.jpg" alt="i libri di Evelina Nazzari" width="300" height="255" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 14:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#annamagnani]]></category>
		<category><![CDATA[#attriciitaliane]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella e per ricordarla è uscito in libreria Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice. I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4592 size-medium alignleft" title="Anna Magnani. Racconto d'attrice" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/09/Nannarella-217x300.jpg" alt="Nannarella in copertina" width="217" height="300" />Cinquant&#8217;anni senza <strong>Nannarella</strong> e per ricordarla è uscito in libreria <em><strong>Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice</strong></em>.</p>
<p>I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna<span id="more-4581"></span> credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di lei o mentre corre dietro al camion dei Tedeschi o quando, con sguardo di sfida, affronta il Nazista in mezzo alle altre donne durante la perquisizione.</p>
<p>Anna per molti è una foto in bianco e nero tratta da <em><strong>Roma città aperta.</strong></em> Anna è un cumulo di luoghi comuni, che rimbalzano dalla stampa ai salotti televisivi. Anna oggi è sconosciuta ai più.</p>
<p><strong>Chiara Ricci</strong> dedica a lei la sua ultima fatica letteraria, è il suo omaggio ad un&#8217;artista che non ha mai voluto essere una diva, in un tempo in cui tutte avrebbero dato chissà cosa per esserlo. La Magnani attraversa questo libro con una tale grazia, che sembra volare. Si attarda solo nella parte monografica, in cui l&#8217;autrice analizza il rapporto di alcuni suoi film e le opere teatrali da cui sono tratti.</p>
<h2>Una, nessuna e centomila</h2>
<p>Anna fu una donna complessa, magnifica, irrisolta eppure completa, leale ma capace anche di essere &#8220;l&#8217;altra&#8221;, contraddittoria per alcuni versi e coerente per altri, fragilissima e d&#8217;acciaio. Anna era oltre la propria epoca. Una personalità talmente ricca umanamente da trovare in sé tutto ciò che le poteva servire per essere le innumerevoli donne da lei rappresentate.</p>
<p>Non era un talento istrionico e non entrava e usciva dai propri personaggi, <strong>Nannarella</strong> <em>era</em> i suoi stessi personaggi. Come lei stessa sosteneva, aveva in sé <em>duemila donne</em> ed era questa o quella in base alla storia raccontata, dava loro vita e voce. Anna era una sorta di archetipo, era una, nessuna e centomila donne. Era l&#8217;universo femminile.</p>
<h2><em>Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male</em> (Eduardo)</h2>
<p>Non era falsa modestia la sua quando disse di non sapere se fosse davvero un&#8217;attrice, proprio perché il recitare ha in sé il concetto di rappresentazione e dunque non di realtà, mentre lei sentiva quanto mai vero il personaggio che portava in scena.</p>
<p>Anna era in assoluta sintonia con <strong>Eduardo</strong> non a caso: per il grande drammaturgo il teatro era la vita portata sulle tavole di un palcoscenico. Tutto questo è perfettamente riscontrabile nel libro di <strong>Chiara Ricci</strong>, non così esplicitato, ma comunque presente, perché l&#8217;autrice conosce a fondo la Magnani e solo chi l&#8217;ha studiata come attrice e come donna può arrivare a vedere quanto complessa fosse la sua figura, umana e artistica.</p>
<h2>Un libro per tutti</h2>
<p>Si tratta di un libro scorrevole, che non si perde in tecnicismi. Anche nella parte più propriamente di approfondimento, resta agevole. Può essere un primo approccio per chi vuol conoscere <strong>Nannarella</strong> o un approfondimento da un&#8217;angolazione diversa per chi già conosce la Magnani, è un libro che consiglio a chiunque, appassionato o &#8220;del mestiere&#8221; che sia.</p>
<h2>Link</h2>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZvdKaV4GHtM"><strong>Anna </strong></a><em>in una canzone immortale</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=bJ8tsKJ_5kg"><strong>ricordo </strong></a><em>di Eduardo</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.aidamelemagazine.com/110-anni-fa-nasceva-anna-magnani/"><strong>mio</strong></a></p>
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		<title>Cara Antonella, oggi leggo di te</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 17:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#antonellalualdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonella Lualdi ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto nella rivista on line Arabeschi. Leggo a firma di Federica Piana, una ricercatrice universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/conversando-con-antonella-lualdi/"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4574 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/08/Autobiografia-Antonella-Lualdi-215x300.jpg" alt="Cara Antonella, oggi leggo di te" width="215" height="300" />Antonella Lualdi</a></strong> ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto <a href="http://www.arabeschi.it/antonella-lualdi/"><strong>nella rivista on line Arabeschi</strong></a>. Leggo a firma di <strong>Federica Piana</strong>, una ricercatrice<span id="more-4573"></span> universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi delle autobiografie delle attrici.</p>
<p>Posto che ognuno è libero di fare le proprie considerazioni e tirare le proprie somme, trovo che l&#8217;autrice non abbia colto nulla di ciò che in questa autobiografia è stato scritto.</p>
<p>Da quello che ho letto pare non conoscere appieno nemmeno la carriera di Antonella e sicuramente non ha mai conosciuto la persona, perché altrimenti non avrebbe ribadito con insistenza e per ben cinque volte che con questo libro la Lualdi non ha inteso altro che soddisfare il proprio desiderio di autoaffermazione, essendo una &#8220;diva mancata&#8221;.</p>
<p>Ribatterò così ad un articolo tanto sgradevole e fuorviante.</p>
<h2>Punto 1</h2>
<p>Antonella Lualdi non è mai stata una diva mancata, è stata un&#8217;attrice che ha goduto di un grande successo, ha avuto anni d&#8217;oro invidiabili ed è entrata nel cinema senza dover fare anticamera e questo forse le ha tolto quel mestiere che ha poi dovuto recuperare con l&#8217;esperienza.</p>
<p>Semmai non è stata né ambiziosa né combattiva, aveva un temperamento mite per l&#8217;ambiente del cinema e non ha saputo muoversi con determinazione, ma questo non fa di lei una diva mancata. Ha attraversato tanto nostro cinema e tanto cinema francese, lavorando con grandi nomi, la figurina di contorno non l&#8217;ha mai fatta per nessuno.</p>
<h2>Punto 2</h2>
<p>Antonella era lontana anni luce dalla classica psicologia di chi ha bisogno di autocelebrarsi per sentirsi qualcuno, era una donna che aveva vissuto pienamente una vita fuori dal comune, con le fragilità di chi è dovuta crescere in fretta in un Italia dove dalla patria potestà si passava a quella maritale. Ha vissuto, sofferto, imparato. La chiusura del libro dice molto della persona Antonella.</p>
<h2>Punto 3</h2>
<p>Franco Interlenghi non è stata l&#8217;ombra, ma l&#8217;amore della sua vita. Ciò non toglie che la loro storia abbia avuto una crisi profonda. Da una donna mi aspetto l&#8217;empatia di chi comprende che allora era difficile crescere, riconoscere se stesse, quando la morale del tempo non dava spazio alle donne per maturare una coscienza di sé, strette com&#8217;erano fra la famiglia di origine e quella prontamente costruita. Tutto questo nell&#8217;ambiente del cinema, così fuori dagli schemi.</p>
<p>Erano due bravi ragazzi, provenienti da due famiglie solide, chiuse come lo era la stragrande maggioranza nel Paese di allora. Nessuna famiglia irregolare alle spalle, nessuna tappa bruciata, nessun grillo per la testa. Il cinema era per entrambi il proprio lavoro, non la fiera delle vanità e delle ambizioni che per molti è stato ed è.</p>
<p>Che Franco poi fosse il suo punto di riferimento lo dimostra il titolo, che non voleva preludere ad un&#8217;autobiografia della coppia, ma a ciò che Antonella sentiva come definizione di sé, tant&#8217;è che mai divorziarono, mai si diedero le spalle.</p>
<h2>Punto 4</h2>
<p>Il libro, scritto a quattro mani con <strong>Diego Verdegiglio</strong>, non celebra una carriera mancata, ma racconta con la semplicità e il candore propri di Antonella come andarono le cose. Quando io lo lessi non avevo ancora conosciuto Antonella, dunque non potevo essere stata influenzata dalla sua amabilità, e non vi trovai niente di ciò che l&#8217;autrice ripete e ripete, come se la cosa servisse a dar fede ad un concetto che non combina né con la carriera né con la persona, dunque né con Antonella Lualdi né con Antonietta Maria De Pascale.</p>
<h2>Punto 5</h2>
<p>Certamente l&#8217;autrice dell&#8217;articolo è persona preparatissima nel proprio ambito, ma temo non altrettanto nella storia del cinema italiano.</p>
<p>Non me ne voglia.</p>
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		<title>Pupella Maggio. Poca luce in tanto spazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 17:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#biografie]]></category>
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		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sua autobiografia Poca luce in tanto spazio Pupella Maggio scrive: «Fin da ragazza avevo sempre saputo che la mia data di nascita era un gioco di numeri, 10/10/1910, poi un bel giorno m&#8217;è venuta la &#8220;bella&#8221; idea di sposarmi e, chiedendo le carte, rovistando i documenti dell&#8217;epoca, uscì fuori a sorpresa il 24 aprile». [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4385 size-full alignright" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-Maggio.jpg" alt="Pupella Maggio" width="231" height="218" />Nella sua autobiografia <em><strong>Poca luce in tanto spazio</strong></em> <strong>Pupella Maggio</strong> scrive: «Fin da ragazza avevo sempre saputo che la mia data di nascita era un gioco di numeri, 10/10/1910, poi un bel giorno m&#8217;è venuta la &#8220;bella&#8221; idea di sposarmi e, chiedendo le carte, rovistando i documenti dell&#8217;epoca, uscì fuori a sorpresa il 24 aprile».</p>
<p>Come fu come non fu<span id="more-4374"></span> – allora era tutto meno certo in materia anagrafica – fatto sta che la grande Pupella ufficialmente oggi avrebbe compiuto gli anni.</p>
<h2>Odi et amo</h2>
<p>Una vita segnata dal teatro, che disse peraltro di odiare, ma che ammise essere stato l&#8217;unico legame stabile della sua vita. L&#8217;amante che non l&#8217;aveva mai tradita.</p>
<p>Insomma un rapporto di amore-odio che però le diede anche una storia e un&#8217;identità.</p>
<p><em>Il teatro è una bestia senza testa e senza coda, non sai mai come prenderlo </em>(&#8230;) <em>nella mia mente il teatro non era un rito, una chiesa, non mi dava emozioni: era semplicemente casa</em>. Questo raccontava.</p>
<p>E come non poteva non essere così, se Pupella era nata nel palazzo del Teatro Orfei di Napoli, nel rione Carriera grande vicino la ferrovia, nella stanza sopra il palcoscenico!</p>
<figure id="attachment_4388" aria-describedby="caption-attachment-4388" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-4388 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-Beniamino-e-Rosalia-2.jpg" alt="Pupella Maggio con i fratelli Beniamino e Rosalia" width="300" height="200" /><figcaption id="caption-attachment-4388" class="wp-caption-text">Foto tratta dalla locandina di È&#8230; &#8216;na sera &#8216;e&#8230;. Maggio (1983)</figcaption></figure>
<p>Figlia d&#8217;arte per parte di madre da sette generazioni, mentre il padre <strong>Domenico Maggio </strong>aveva iniziato come barbiere, ma per arrotondare suonava ai matrimoni il mandolino.</p>
<p>A sedici anni si innamorò della bella <strong>Antonietta Gravante</strong>, figlia del proprietario di un piccolo circo equestre, discendente da una stirpe di artisti, che fin dal Settecento giravano allestendo spettacoli.</p>
<p>A diciotto anni la sposò e il teatro fu da subito il mestiere di questa giovane coppia che si amò fino alla fine – ricordava Pupella – e che mise al mondo, fra uno spettacolo e l&#8217;altro, ben sedici figli.</p>
<p>Di questi ne arrivarono all&#8217;età adulta solo sette e furono tutti artisti: oltre a lei, <strong>Enzo</strong>, <strong>Dante</strong>, <strong>Beniamino</strong>, <strong>Rosalia</strong>, <strong>Icadio</strong> e <strong>Margherita</strong>, ma questi ultimi due morirono purtroppo giovani.</p>
<h2>Un nome, un destino</h2>
<p>Pupella prese il nome proprio dal suo primo ruolo. In quell&#8217;occasione interpretava infatti una pupa, ovvero una bambola, e nello stesso teatro in cui era nata soltanto due anni prima.</p>
<p>L&#8217;opera era <em><strong>La pupa movibile</strong></em> di <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, ricavata da una pochade francese intitolata <em><strong>La poupée</strong></em>. Fu suo padre a volerla, al tempo in ditta nella compagnia <strong>Maggio-Cafiero-Mascotti</strong>.</p>
<p>In pochi lo sanno, ma il suo vero nome era in realtà <strong>Giustina</strong>. Ci fu un tempo in cui avrebbe voluto riprenderselo, ma fu proprio il padre a sconsigliarla: il pubblico la conosceva ormai così e sarebbe stato un grave errore cambiarlo. E così fece. Col tempo gli fu grata, perché per tutti era ed è la sola e unica Pupella.</p>
<h2><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4389 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-ed-Eduardo-2.jpg" alt="Pupella Maggio col busto di Eduardo" width="300" height="292" />La prima volta che la vidi</h2>
<p>Il mio primo ricordo di lei è da ragazzina davanti al televisore a guardare <em><strong>Natale in casa Cupiello</strong></em>. Era il 1977 e la Rai aveva deciso di rieditare a colori le principali commedie di Eduardo e quelle di suo padre Scarpetta.</p>
<p>Pupella fu da allora nel mio immaginario, perennemente legata a Eduardo, con la cui opera sono cresciuta. Credo di essere stata una delle poche ragazzine a fare i salti di gioia di fronte a una musicassetta in cui il grande Eduardo declamava le proprie poesie. Ce l&#8217;ho ancora. Certo non era un regalo usuale a quell&#8217;età&#8230;</p>
<p>Molti anni dopo comprai in blocco in una bancarella a Napoli l&#8217;intera collezione di VHS del suo teatro più noto pubblicata dalla ERI: un azzardo per quel che si raccontava sui bidoni che ti potevano capitare, ma io guardai dritto negli occhi il venditore e gli chiesi candidamente se mi potevo fidare e mi fidai del suo sguardo limpido e diretto nel rispondermi. E feci benissimo!</p>
<h2>1955 &#8211; 1979</h2>
<p>Trascorsero ventidue anni insieme sul palcoscenico, con qualche stagione saltata, quando Eduardo non la scritturò per qualche divergenza sorta. Si scontrarono spesso, ma si stimarono sempre. Anche quando un grosso litigio mise fine al sodalizio artistico e a ogni loro rapporto. Era il 1979.</p>
<p>Si rividero poi a Taormina nel 1984 per la consegna a Pupella di uno dei tanti premi vinti negli anni: il premio Idi.</p>
<p>Quando gli si avvivinò, sulle prime Eduardo disse di non conoscerla, poi fu lui a cercarla e fu un colloquio pieno di affetto e stima. Non ebbero più modo di rivedersi: Eduardo morì pochi mesi dopo.</p>
<p>Inevitabile che la sua biografia abbia lunghe pagine dedicate al grande attore drammaturgo. Un ritratto pieno di amore e riconoscenza, ma schietto come era nella natura di Pupella.</p>
<h2><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4392 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro.jpg" alt="Pupella Maggio autobiografia" width="250" height="378" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro.jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro-198x300.jpg 198w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Pupella, raccontami di te</h2>
<p><em><strong>Poca luce in tanto spazio</strong></em> è una biografia che nella forma e nel dichiarato intento dell&#8217;editore <strong>Carlo Grassetti</strong>, che la curò, è quella di una lunga e gradevole intervista, che si chiude con una serie di domande incalzanti.</p>
<p>Ovviamente non prescinde da una cospicua parte dedicata ad alcuni suoi lavori teatrali.</p>
<p>Si tratta comunque di una lunga chiacchierata con questa straordinaria artista e dunque non ha un andamento perfettamente organico, ha alcune ripetizioni, una contraddizione che nella sostanza è più un bisticcio di date, mentre un&#8217;altra è più un alternarsi di sentimenti diversi di fronte al medesimo quesito.</p>
<p>Cosa comprensibilissima in una conversazione in cui si è lasciata una signora di ottantacinque anni (il libro infatti uscì nel 1995) libera di raccontarsi in più momenti e non tutto d&#8217;un fiato, attingendo anche da molte interviste rilasciate in anni diversi.</p>
<h2>Onesta col suo pubblico</h2>
<p>Alle volte a ricordare ci si pone in modo differente a seconda dei sentimenti del momento e dei momenti della vita e così va compresa questa biografia, che resta perfettamente autentica, perché, come scrive fin dall&#8217;inizio Pupella, <em>in un libro bisogna dire sempre tutta la verità. Fino in fondo. Non bisogna barare, in nessun caso. Io, col pubblico, non ho mai barato</em>.</p>
<p>Ne esce un ritratto umanissimo e talmente schietto da creare qualche imbarazzo, dato il candore di una donna che non si preoccupava di nascondere né di spiegare oltre il dovuto: troppo &#8220;pulita&#8221; e dal carattere troppo forte per preoccuparsene.</p>
<h2>Dal teatro al Cielo e ritorno</h2>
<p>Pupella io l&#8217;ho amata infinitamente come attrice, ma l&#8217;ho scoperta come donna leggendo di lei e devo dire che la cosa che più mi ha colpita è stata la sua fede.</p>
<p>Una fede autentica, compleatamente priva di condizionamenti e sovrastrutture, perché per sua stessa ammissione non si era potuta permettere un&#8217;istruzione religiosa come del resto nemmeno una scolastica. Però granitica.</p>
<p>Nel leggere le sue riflessioni, ho trovato l&#8217;essenza del rapporto con Dio, quella che più riesce a tutti difficile: l&#8217;abbandono totale e confidente nell&#8217;amore del Padre, il saper accogliere la Sua volontà con fiducia anche quando umanamente si vorrebbe sfuggire la prova o comprenderne la volontà.</p>
<p>Tutto con un linguaggio da fanciulla, da creatura semplice, ma in fondo non sono poi le creature semplici quelle più vicine a Dio? Impossibile, a questo punto, non pensare per associazione a <a href="https://www.aidamelemagazine.com/tina-pica-cinquantanni-senza-caramella/"><strong>Tina Pica</strong></a>!</p>
<h2>Per sempre Cunce&#8217;</h2>
<p>Un libro questo che è un viaggio nella storia del teatro, nella vita straordinaria di una donna, che, fosse stato per lei, avrebbe voluto fare la modista e creare cappellini eccentrici e che invece fu la musa, oltre la sorella Titina, di Eduardo De Filippo, che di Pupella disse: «avevo bisogno di questa faccia di terracotta etrusca, di quest&#8217;anima e di questo coraggio».</p>
<p>Pupella ci ha lasciati nel 1999, nel giorno dell&#8217;Immacolata, ma ogni volta la ritrovo nel teatro di Eduardo. Fra tutte le opere la preferisco lì, in casa Cupiello, ciabattando vicino al comò.</p>
<p><em>Lucarie&#8217;, Lucarie&#8217;, scetete, song &#8216;e nove!</em></p>
<p>Immortale. Eterna.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un friccico ner core. I 100 volti di mio padre Nino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 19:54:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#biografie]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per i 100 anni di Nino Manfredi &#8211; che oggi si festeggiano &#8211; tanti gli articoli, non ha dunque senso farne un ennesimo per ripercorrerne la magnifica carriera, preferisco ricordarlo invece parlandovi di Un friccico ner core &#8211; I 100 volti di mio padre Nino, scritto da Luca Manfredi. Un piccolo libro, che si legge [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3991 size-full alignleft" title="Un friccico ner core I 100 volti di mio padre Nino | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/800px-Manfredi_nellanno_del_Signore.jpg" alt="" width="350" height="202" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/800px-Manfredi_nellanno_del_Signore.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/800px-Manfredi_nellanno_del_Signore-300x173.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Per i 100 anni di <strong>Nino Manfredi</strong> &#8211; che oggi si festeggiano &#8211; tanti gli articoli, non ha dunque senso farne un ennesimo per ripercorrerne la magnifica carriera, preferisco ricordarlo invece parlandovi di<span id="more-3988"></span> <em><strong>Un friccico ner core &#8211; I 100 volti di mio padre Nino</strong></em>, scritto da <strong>Luca Manfredi</strong>.</p>
<p>Un piccolo libro, che si legge d’un fiato. La vita di uno dei più grandi attori del nostro Novecento vista con gli occhi del figlio attraverso quattordici capitoletti.</p>
<p>Chi era Nino? E chi può dirlo?! Noi, il suo pubblico, no di sicuro.</p>
<p>So che non brillava per amabilità né per facilità di carattere, a detta di alcuni, ma che fosse un puro talento è indubbio. Un talento straordinario, come la sua vita.</p>
<p>A conoscerla viene da pensare che Qualcuno avesse scritto per lui grandi cose, strappandolo alla morte contro ogni ragionevole previsione ed evidenza.</p>
<p>Da credente mi stupisce e incuriosisce vedere come in un uomo, che tanto ha avuto, sfuggisse il senso di Dio. Del resto la fede come la sua assenza sta negli stessi segni: la differenza è nello sguardo che vi si posa.</p>
<p>Un uomo complesso, umanissimo e avviticchiato al suo immenso talento.</p>
<p>Essere figlio di un attore di grande successo non è mai facile, già ho avuto modo di parlarne <a href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/"><strong>qui</strong></a>, nel caso poi di una personalità tanto sfaccettata ancora di più.</p>
<p>Eppure ha saputo “seminare” se, nonostante tutto, ha lasciato dietro di sé così tanto amore.</p>
<p>Un uomo fortunato anche nell’incontro determinante della sua vita: la moglie <strong>Erminia</strong>. Una donna non meno straordinaria, dalla personalità forte forse più della sua, per essere rimasta salda al fianco di un uomo, che l’amò profondamente, ma che non concepiva la fedeltà.</p>
<p>Mai vittima né donna dolente. Forte, sicura e artefice del proprio destino. Non so quanto Saturnino sarebbe potuto essere Nino Manfredi senza di lei.</p>
<p>Luca racconta episodi della vita di suo padre che non conoscevo, che da soli sarebbero spunti per film del buon cinema italiano di un tempo.</p>
<p>Io ho per l’attore Manfredi una stima sconfinata, l’uomo non l’ho conosciuto, l’ho solo incrociato a un Festival di Venezia, al braccio della sua inseparabile Erminia.</p>
<p>Elegantissimo, dritto come un fuso, vestito con un impeccabile smoking bianco: un glamour impensabile negli attori di oggi, per quanto divi, per quanto bravi e belli. Bisogna farsene una ragione.</p>
<p>Personalmente fra i cosiddetti &#8220;colonnelli&#8221; &#8211; Sordi, Gassman, Tognazzi oltre lo stesso Manfredi &#8211; reputo che fosse il più bravo, perché il più duttile, il più altro da sé in scena, capace di essere infiniti personaggi, sempre diverso, mentre i colleghi arrivavano fino a un certo punto con il loro trasformismo, poi ridiventavano loro stessi, con quel loro modo di essere anche nella vita.</p>
<p>Credo che più che con il film tivvù <em><strong>In arte Nino</strong></em>, Luca abbia saputo raccontare il padre con questo suo <em><strong>Un friccico ner core</strong></em>. In modo semplice, schietto.</p>
<p>Non so quanto gli sia stato facile, ma facile ne è la lettura, un’occasione per conoscere un po’ più da vicino chi crediamo di conoscere da sempre.</p>
<p>Buon compleanno, Nino! Hai visto? La morte non è un buco nero e tu non sei mai andato via.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-3992 size-full" title="Un friccico ner core I 100 volti di mio padre Nino | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Nino_Manfredi_69-1.jpg" alt="" width="300" height="371" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Nino_Manfredi_69-1.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Nino_Manfredi_69-1-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il sentiero dei sogni luminosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 19:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sentiero dei sogni luminosi: già solo il titolo è un invito all&#8217;acquisto. Scritto da Jasvinder Sanghera, è la sua storia. Non conoscevo questa donna: non il suo nome, non la sua vita né che avesse fondato Karma Nirvana, un&#8217;associazione che sostiene le donne vittime di violenze familiari e le ragazze che fuggono da matrimoni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3931 size-full alignleft" title="Il sentiero dei sogni luminosi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina.jpg" alt="" width="221" height="357" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina.jpg 221w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2021/03/Il-sentiero-dei-sogni-luminosi-copertina-186x300.jpg 186w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><em><strong>Il sentiero dei sogni luminosi</strong></em>: già solo il titolo è un invito all&#8217;acquisto. Scritto da <strong>Jasvinder Sanghera</strong>, è la sua storia.</p>
<p>Non<span id="more-3929"></span> conoscevo questa donna: non il suo nome, non la sua vita né che avesse fondato <strong>Karma Nirvana</strong>, un&#8217;associazione che sostiene le donne vittime di violenze familiari e le ragazze che fuggono da matrimoni combinati.</p>
<p>Jasvinder è un&#8217;indoinglese, i suoi genitori arrivarono in Inghilterra dopo le nozze negli anni Cinquanta.</p>
<p>Il suo libro ha spalancato la porta su una realtà che sicuramente anche in Italia è sotto i nostri occhi eppure nascosta, perché spesso le comunità di immigrati sono molto chiuse e, nell&#8217;illusione di portare con sé un&#8217;identità, si arroccano aggrappandosi a tradizioni, che spesso resistono all&#8217;evoluzione più che nella loro stessa Patria.</p>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;autrice non è però prerogativa delle comunità indiane, come ella stessa sostiene.</p>
<p>Il nostro Paese fa i conti con una massiccia immigrazione relativamente da poco, non avendo colonie. L&#8217;arrivo di una moltitudine di persone con usi e costumi a volte radicalmente diversi dai nostri è un fenomeno che a mio parere non può dirsi mal gestito quanto piuttosto non gestito affatto.</p>
<p>Non siamo l&#8217;Inghilterra e non avevamo alle spalle un attegiamento ostico da colonialisti, ma abbiamo comunque opposto un&#8217;assenza di politiche realiste e davvero votate all&#8217;integrazione.</p>
<p>L&#8217;immigrazione muove danaro e voti, dunque non può interessare in sé. Ovvio che anche da noi si verifichino situazioni topiche come la chiusura delle comunità, la difficile permeabilità fra la nostra cultura e la loro, lo smarrimento identitario di chi non è straniero del tutto, perché nato qui, ma non è completamente italiano, perché totalmente immerso in un&#8217;altra cultura, quando chiude dietro di sé la porta di casa.</p>
<p>Non stupisce dunque che gli estremismi piacciano più ai giovani che agli anziani né &#8211; nel caso delle comunità musulmane &#8211; che ad indossare il velo siano le figlie e non le madri.</p>
<p>Il libro spiega benissimo l&#8217;importanza per chi arriva e per i loro figli di muoversi in un mondo conosciuto e identitario, per quanto chiuso, difficile e a volte violento possa essere.</p>
<p>Inevitabile che le vittime di questa assoluta mancanza di integrazione siano le donne.</p>
<p>Avere sacche nella nostra società di assenza di diritti dovrebbe far riflettere su come queste &#8220;politiche&#8221; migratorie stiano gettando le basi di una società che cresce covando conflitti.</p>
<p>E non si creda che il razzismo abbia un&#8217;unica direzione! Anche di questo l&#8217;autrice racconta: le donne occidentali sono spesso considerate delle poco di buono per il solo fatto di essere appunto occidentali.</p>
<p>Dunque di nuovo, anche in questo caso, le donne sono vittime di una mentalità che nega loro dignità.</p>
<p>Siamo l&#8217;anello debole della coppia biblica e restiamo l&#8217;obbiettivo da schiacciare da qualunque prospettiva culturale si guardi.</p>
<p><em><strong>Il sentiero dei sogni luminosi</strong> </em>racconta un cammino: dai dubbi crescenti su una condizione subita all&#8217;affermazione di sé come soggetto di diritto e creatura senziente, passando attraverso un potente istinto di sopravvivenza.</p>
<p>Ogni evento irrompe nel racconto con la forza e la crudezza della vita vissuta. Non c&#8217;è compiacimento, non c&#8217;è odio, non c&#8217;è rabbia. C&#8217;è una profondissima umanità in questa donna, che ha attraversato dolori, errori e prove.</p>
<p>Una donna forte, coraggiosa. Rifiutata dalla propria famiglia, dalla propria comunità, minacciata di morte, eppure indomita.</p>
<p>L&#8217;8 marzo più che di mimose ha bisogno di esempi su cui riflettere a fondo e dunque vi propongo questo libro, perché la conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza.</p>
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		<title>Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 07:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#slowlife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La felicità arriva quando scegli di cambiare vita di Raphaëlle Giordano è un romanzo che consiglio vivamente, perché contiene riflessioni utili per la vita di chiunque. L&#8217;autrice non ha una penna felicissima e forse non è nemmeno aiutata dalla traduzione, ma scrive comunque cose molto interessanti e ha il dono di rendere estremamente chiare e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/raphaelle-giordano-la-felicita-arriva-quando-scegli-di-cambiare-vita/">Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3701 size-full" title="Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G..jpg" alt="" width="250" height="376" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G..jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/09/R.G.-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />La felicità arriva quando scegli di cambiare vita </strong></em>di <strong>Raphaëlle Giordano</strong> è un romanzo che consiglio vivamente, perché <span id="more-3698"></span><strong>contiene riflessioni utili per la vita di chiunque</strong>.</p>
<p>L&#8217;autrice non ha una penna felicissima e forse non è nemmeno aiutata dalla traduzione, ma scrive comunque cose molto interessanti e <strong>ha il dono di rendere estremamente chiare e semplici dinamiche che attanagliano la vita di molti</strong>.</p>
<p>Non mi ero mai imbattuta nel concetto di <em>iper-arroganza</em>, scritto proprio così: col trattino. Espressione anche graficamente antipatica.</p>
<p>Ritrovarla ripetuta a martello all&#8217;inizio mi aveva scoraggiata parecchio, dato già l&#8217;incipit cruento detestando io le corride, ma il titolo del romanzo mi incuriosiva troppo per mollare.</p>
<p>Fortunatamente ben presto la storia ha preso a scorrere e, sebbene piuttosto prevedibile, è stata un buon pretesto per leggere di ciò che davvero mi interessava: tutti quei meccanismi che vediamo così di sovente intorno a noi e la loro dissolvenza.</p>
<p>Chi è un iperarrogante? Certamente nella maggioranza dei casi un uomo, ma non sempre: in questa irrisolta parità dei sessi, normalmente concretizzata solo in uno scambio di ruoli, anche le donne &#8211; di solito in carriera &#8211; possono essere iperarroganti.</p>
<p>Come riconoscere questi soggetti con cui chiunque di noi prima o poi ha avuto a che fare, fosse anche solo sul luogo di lavoro?</p>
<p>Raphaëlle Giordano scrive così:</p>
<p><em>&#8230; le dieci piaghe dell&#8217;iper-arroganza maschile acuta: l&#8217;orgoglio, il giudizio </em>(nel senso di sputare sentenze, <em>N.d.R.</em>)<em>, l&#8217;egocentrismo, la scarsa capacità di ascolto, il sentimento di superiorità, la sete di potere, la tendenza all&#8217;aggressività, l&#8217;impazienza, l&#8217;intolleranza, la mancanza di empatia e altruismo.</em></p>
<p>Nella sua <em>Accademia del Sorriso </em>&#8211; già il nome fa venir voglia di leggere questo romanzo &#8211; si aiutano persone a liberarsi di tutti quegli aspetti che fanno di loro delle persone iperarroganti, apparentemente vincenti, ma umanamente sconfitte nella vita, perché &#8211; scrive Raphaelle Giordano &#8211;</p>
<p><em>se sprigionate amore</em><em>, attirerete amore.</em></p>
<p>Il motto della protagonista è</p>
<p><strong><em>diventate quel che volete attirare a voi!</em></strong></p>
<p>Si tratta di un libro che può essere commentato in coppia, se riconoscete qualcuno di questi &#8220;vizi&#8221; in voi stesse e nel vostro compagno. Perché no?!</p>
<p>L&#8217;importanza del romanzo sta nel cammino che la protagonista Romane fa compiere agli iscritti a questo singolare corso, giunti alla sua accademia per i motivi più vari: davvero illuminante.</p>
<p><strong>Un libro che non potrà lasciarvi senza che abbiate appreso qualcosa sulla bellezza della gentilezza, della riconoscenza e della mitezza nella vita.</strong></p>
<p>Il romanzo si chiude con un <em>piccolo vademecum anti-arroganza</em> molto interessante e utile: tutti siamo tentati dall&#8217;arroganza, mai come in tempi come questi dove la competitività, l&#8217;apparenza e la vacuità imperano.</p>
<p>Raphaëlle Giordano appare descritta nel profilo come <em>scrittrice, artista, pittrice, coach di creatività. Scrive sul tema che le è più caro: l&#8217;arte di trasformare la propria vita per trovare la strada del benessere e della felicità. </em>Non male direi! Mi sono bastati questa descrizione e il titolo del libro per acquistarlo.</p>
<p>Considerato che il suo esordio è il best seller <em><strong>La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola</strong></em>, direi che meritava la mia curiosità.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/raphaelle-giordano-la-felicita-arriva-quando-scegli-di-cambiare-vita/">Raphaëlle Giordano: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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		<title>Fratelli d&#8217;Arte e Figli del Set</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 11:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#figlidarte]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono libri che catturano fin dall&#8217;introduzione, Fratelli d&#8217;Arte è uno di questi. Nel sottotitolo Storia familiare del cinema italiano c&#8217;è tutto l&#8217;amore di cui è fatto, tinto di nostalgia e tenerezza, un libro che parla molto anche di assenza, in ogni sua accezione. Pagine in cui si sente il cuore di chi racconta, un libro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3397 size-full" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fratelli-dArte-e1580324830987.jpg" alt="Copertina del libro" width="250" height="362" />Ci sono libri che catturano fin dall&#8217;introduzione, <em><strong>Fratelli d&#8217;Arte</strong></em> è uno di questi.</p>
<p>Nel sottotitolo <em><strong>Storia familiare del cinema italiano</strong></em> c&#8217;è tutto l&#8217;amore di cui è fatto, tinto di nostalgia e tenerezza, un libro che parla molto anche di<span id="more-3378"></span> assenza, in ogni sua accezione.</p>
<p>Pagine in cui si sente il cuore di chi racconta, un libro da non perdere anche per chi si occupa di storia del cinema, perché vi si trovano informazioni preziose.</p>
<p>Dopo <em><a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><strong>Spesso sono arrivata seconda</strong></a></em> e <em><a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/"><strong>Amedeo Buffa in arte Nazzari</strong></a></em>, questo è il terzo libro che recensisco di <strong>Evelina Nazzari</strong>, che qui però ha una compagna di penna: la coautrice e ideatrice del progetto <strong>Silvia Toso</strong>, figlia di <strong>Otello</strong>.</p>
<p>In verità la penna è quella di ciascuno dei fratelli d&#8217;arte e sono tanti, dai più noti al grande pubblico, come Emi De Sica e la stessa Evelina, ai meno conosciuti, che spesso hanno scelto strade diverse da quelle degli &#8220;ingombranti&#8221; genitori.</p>
<p>Gli artisti forse restano bambini in qualche angolo della propria personalità per poter essere così creativi e questo può complicare il loro ruolo di genitore.</p>
<p>Ci sono denominatori comuni che rendono questi figli di uomini e donne di cinema appunto fratelli, perché, pur nelle personalissime storie, condividono spesso aspetti frequenti o ricorrenti di infanzie privilegiate, ma tutt&#8217;altro che semplici.</p>
<figure id="attachment_3392" aria-describedby="caption-attachment-3392" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-3392 size-full" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4.jpg" alt="" width="300" height="383" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4-235x300.jpg 235w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-3392" class="wp-caption-text">Silvia Toso con il papà Otello</figcaption></figure>
<p>Difficile mantenere una normalità quando tutto è straordinario.</p>
<p>Potremmo dire che testimoniano di un mondo del cinema visto con gli occhi di chi è nato all&#8217;ombra delle luci del set, che è cresciuto in una realtà dilatata o falsata dai riverberi di quelle luci, di chi è stato bambino allora, ai tempi di quel cinema che non c&#8217;è più.</p>
<p>Anche quando a farci entrare nella vita altrui è chi quella vita l&#8217;ha vissuta, bisogna sempre entrarci con rispetto, in punta di piedi: le confessioni non autorizzano mai giudizi, ma è lecito e spontaneo ricavarne delle riflessioni o opinioni.</p>
<p>Quali siano le mie poco importa, ciascun lettore se ne farà di proprie, a me interessa sottolineare altro: che è un libro che sa svelare esperienze molto private con grande garbo, coinvolgendo ed emozionando.</p>
<p>In tempi volgari come questi sapersi raccontare diventa un pregio.</p>
<p>Anche in questo è un libro ben fatto: aiuta a capire, conoscere, ma non lascia nessun amaro in bocca. Svela, ma non infanga. Mi auguro che le autrici pensino a un seguito, perché sono ancora molti i fratelli d&#8217;arte che mancano all&#8217;appello e tanto c&#8217;è ancora da raccontare e da leggere.</p>
<p>Tutti gli intervistati appartengono &#8220;per nascita&#8221; al cinema italiano, a quello che è stato il cinema italiano, a quella sorta di comunità di professionisti e delle loro famiglie, che concepiva il cinema come un insieme di piccoli e grandi mestieri, nati dal talento, dal genio, dalla gavetta, dall&#8217;inventiva, dalla collaborazione, dall&#8217;intraprendenza, dall&#8217;amicizia e dalla perseveranza.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3393 size-full alignleft" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Figli-del-Set-2-e1580323134456.jpg" alt="" width="300" height="426" />Proprio a questo cinema pensava <strong>Carlotta Bolognini</strong> quando ha prodotto e sceneggiato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6c8hKzsM1-4"><em><strong>Figli del Set</strong></em></a> insieme al regista <a href="https://www.alfredolopiero.it/"><strong>Alfredo Lo</strong> <strong>Piero</strong></a>. Un docufilm che ho potuto vedere sul grande schermo e che mi piacerebbe aveste modo di trovare.</p>
<p>Purtroppo nel frattempo sia per il libro che per questo mediometraggio abbiamo dovuto salutare alcuni testimoni, perché intanto la vita vera corre via.</p>
<p>Carlotta, nipote di <strong>Mauro Bolognini</strong>, grande regista, e figlia di <strong>Manolo</strong>, produttore di tanti film, confeziona con Lo Piero un omaggio bello e sentito a quel nostro cinema attraverso appunto testimonianze, che hanno un tono più leggero rispetto al libro, che racconta invece il privato più che i ricordi.</p>
<p>Un docufilm che tocca molti dei mestieri del cinema, ricordandoci che dietro a un nome che scorre sullo schermo, ce ne sono tanti altri e non tutti compaiono, ma tutti sono indispensabili perché si arrivi proprio lì, a quel grande schermo.</p>
<p>Fra il pubblico in sala, chi più chi meno, ciascuno di noi ha sorriso, riso con i ricordi di Simona Izzo e si è emozionato nella sequenza finale o nel rivedere chi nel frattempo ci ha lasciato, perché tutto ciò che evoca quel cinema suscita inevitabilmente emozioni, perché ci trascina verso una carrellata di titoli e di artisti indimenticabili, verso infinite ore liete, di cui &#8211; come dico sempre &#8211; bisogna esser grati.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3394 size-full aligncenter" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Figli-del-Set-e1580323214489.jpg" alt="" width="350" height="466" /></p>
<p><em>In copertina Evelina Nazzari col papà Amedeo.</em></p>
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		<title>Fellini 100</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 16:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#doppiaggio]]></category>
		<category><![CDATA[#federicofellini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fellini 100, evviva Fellini! Ma non solo, per favore. Sono felice di ogni singolo omaggio, di ogni singola mostra per ricordare questo genio assoluto del nostro cinema e del cinema mondiale, ma vorrei che questo nostro Paese avesse memoria e riguardo per tanti altri nostri artisti, grandi e meno grandi. Lo so, suona polemico, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3360 size-full alignleft" title="Fellini 100 | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fellini-copertina.jpg" alt="" width="370" height="200" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fellini-copertina.jpg 370w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fellini-copertina-300x162.jpg 300w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" />Fellini 100, evviva Fellini! Ma non solo, per favore.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono felice di ogni singolo omaggio, di ogni singola mostra per ricordare questo genio assoluto del nostro cinema e del cinema mondiale, ma<span id="more-3356"></span> vorrei che questo nostro Paese avesse memoria e riguardo per tanti altri nostri artisti, grandi e meno grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo so, suona polemico, ma non è esattamente questa la mia intenzione: è che vorrei che non si fosse sempre così ingrati e distratti verso tanti talenti, scivolati nel dimenticatoio con una velocità vergognosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Addirittura si è pubblicizzata una maratona di film del grande regista riminese, definendolo il primo regista che ha reso il nostro cinema internazionale: un errore madornale! Capisco l&#8217;entusiasmo, capisco l&#8217;ammirazione, ma non l&#8217;ignoranza in chi si occupa di cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte <em><strong>Roma città aperta</strong></em> di Rossellini, che attraversò l&#8217;oceano quando Fellini non aveva ancora battuto il suo primo ciak, Vittorio De Sica aveva già vinto due Oscar &#8211; con <em><strong>Sciuscà</strong></em> nel 1948 e con <em><strong>Ladri di biciclette</strong></em> nel 1950 &#8211; quando Federico Fellini prese il primo nel 1957 per <em><strong>La strada</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il grande Vittorio condivise il numero di Oscar vinti &#8220;sul campo&#8221;, quattro, ma lo superò di uno con quello alla carriera, che ricevette dalle mani di Sophia Loren, proprio l&#8217;attrice che a De Sica deve quasi tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio assolutamente metterli in competizione né disconoscere la continuità e l&#8217;attualità della fama di Federico, ma voglio solo dire che Fellini non fu il primo a proiettare nel mondo il nostro cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi vogliamo far le pulci alla storia, allora dobbiamo addirittura andare all&#8217;epoca del muto quando il <em><strong>Quo vadis?</strong></em> di Enrico Guazzoni del 1913 e il<em><strong> Cabiria</strong></em> di Giovanni Pastrone del 1914 resero il nostro cinema il più conosciuto al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco che oggi non se ne ricordi più nessuno, ma ben prima che Scorsese ammettesse che ai grandi maestri italiani deve il proprio cinema e che Quentin Tarantino si sentisse ispirato dal nostro cinema di genere degli anni Settanta, il grande David W. Griffith dichiarò che il suo <em><strong>Nascita di una nazione</strong></em> del 1915 mai sarebbe nato senza i kolossal muti sopra citati.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco anche che di Fellini ce ne sia uno solo, ma il nostro Paese dovrebbe ricordare con la stessa solerzia anche altri grandi e meno grandi, a cui comunque si deve tanta storia del nostro cinema, disciplina che io sogno sempre di vedere un giorno inserita nei programmi scolastici.</p>
<p style="text-align: justify;">Totò è dovuto morire e ha dovuto aspettare lunghi lustri per riuscire ad avere l&#8217;onore che gli spettava, ma l&#8217;elenco di chi è finito in soffitta è lungo. Non tutti geni? D&#8217;accordo, ma se nelle altre arti si ricordano anche i minori, perché nel cinema no e addirittura tengono compagnia ai più grandi nell&#8217;indifferenza istituzionale generale?</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immortalità di Fellini è davvero il giusto tributo a un talento assoluto, che, in quanto tale, è e resta unico e questo voglio ribadirlo proprio nei confronti di quegli emulatori che credono di poterlo scimmiottare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene sì, &#8220;Fellini ha fatto danni&#8221; &#8211; affermo per assurdo &#8211; nel senso che il suo cinema, divenuto da un certo momento in poi sempre più visionario e onirico, ha ispirato registi che molto hanno studiato, ma poco hanno compreso che quel suo modo di fare cinema poteva permetterselo &#8211; in quegli esatti termini &#8211; solo lui, perché frutto di quel mondo magico, ricco e fantasmagorico, che nasceva da quel suo <em>capoccione grande così</em> (cit. Alberto Sordi).</p>
<p style="text-align: justify;">Quella magia derivava da un equilibrio fra infinito talento, immaginazione vivida e personalissimo vissuto non replicabile sbattendo sul set quattro spiritati e qualche pretino o suorina qua e là a colmare vuoti creativi assoluti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3367 size-full alignleft" title="Fellini 100 | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/copertina-fellini.jpg" alt="" width="350" height="350" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/copertina-fellini.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/copertina-fellini-150x150.jpg 150w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/copertina-fellini-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Su Fellini si sono scritti molti libri, ma io vi segnalo <strong>Fellini e il doppiaggio</strong>, di Gerardo Di Cola, che spiega un aspetto fondamentale nel suo cinema, raccontando al tempo stesso di un elemento cardine nella storia del nostro: <a href="https://www.aidamelemagazine.com/doppiaggio-arte-sconosciuta/"><strong>il doppiaggio</strong></a>, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessantissima e preziosa monografia su questo genio del ciak, è un libro che non riscrive il già scritto, ma indaga ciò che non era stato indagato a fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che i film di Fellini mancassero di una vera e propria sceneggiatura, ma piuttosto che non ne possedevano mai una tradizionale, immutabile, monolitica, pedissequa, fatta di sole parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regista era un vucano creativo, che spesso esprimeva in schizzi e disegni ciò che immaginava, capace di dare forma al film nel momento stesso del suo rodaggio e non necessariamente in maniera esaustiva nella classica fase precedente della sceneggiatura. In lui le fasi canoniche della creazione di un film non erano così nette.</p>
<p style="text-align: justify;">Il doppiaggio, nel suo caso, era ciò che realizzava compiutamente i dialoghi: lì si traducevano in suoni e lì trovavano la loro stesura finale. Il doppiaggio era esso stesso una fase creativa, un elemento fondamentale della realizzazione dell&#8217;idea.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non si sa questo, non si può dire né di conoscere né di comprendere il cinema di Fellini.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3363 size-full aligncenter" title="Fellini 100 | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fellini-100.jpg" alt="" width="209" height="241" /></p>
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		<title>Conversando con Antonella Lualdi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 13:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#antonellalualdi]]></category>
		<category><![CDATA[#attriciitaliane]]></category>
		<category><![CDATA[#autobiografie]]></category>
		<category><![CDATA[#interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi come me è cresciuta a pane e cinema, incontrare i protagonisti di quelle pellicole è una grande emozione. Sono persone che conosco da sempre, a cui voglio inevitabilmente bene, che mi hanno intrattenuta per un&#8217;intera vita e che oggi studio, perché senza di loro non ci sarebbe la storia stessa della nostra cinematografia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/conversando-con-antonella-lualdi/">Conversando con Antonella Lualdi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3186 size-full alignleft" title="Conversando con Antonella Lualdi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2.jpg" alt="Conversando con Antonella Lualdi | Aida Mele Magazine" width="300" height="367" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/Antonella-e-Franco-2-245x300.jpg 245w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per chi come me è cresciuta a pane e cinema, incontrare i protagonisti di quelle pellicole è una grande emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono persone che conosco da sempre, a cui voglio inevitabilmente bene, che mi hanno intrattenuta per un&#8217;intera vita e che oggi studio, perché senza di loro non ci sarebbe la storia stessa della nostra cinematografia, che tanto mi appassiona.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono artisti che hanno portato il nostro cinema in giro per il mondo. Sono testimoni di un&#8217;altra Italia, quella che<span id="more-3161"></span> rivorremmo. Figure per me tanto familiari e nello stesso tempo figure immateriali, fatte di sogni e fotogrammi.</p>
<p style="text-align: justify;">Incontrarle è come vederle uscire da uno schermo, finalmente raggiungibili, ma allo stesso tempo avvicinarle è come ritrovare qualcuno che appunto si conosce da tutta una vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Meglio non saprei spiegarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonella Lualdi è fra queste ed è una signora nella vita oltre che del cinema. Deliziosa, con uno spirito che davvero va oltre la sua età. Io non faccio mai domande personali nelle mie interviste, mi imbarazza curiosare nel privato altrui, mi sembra sempre che trascenda il mio campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-3187 size-full alignleft" title="Conversando con Antonella Lualdi" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI.jpg" alt="" width="300" height="419" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/12/COP.-LUALDI-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Deve parlarmene il mio interlocutore per azzardare, ma in questo caso non potevo non partire dal titolo della sua biografia: <em><strong>Io Antonella, amata da Franco</strong></em>. Franco Interlenghi. E così lascio che Antonella Lualdi decida cosa raccontarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Straordinaria la loro storia d&#8217;amore, che appassionò i fan e i rotocalchi di allora. Un amore travolgente e tenace, che è sopravvissuto alla separazione. Durato un&#8217;intera vita. Davvero alcuni grandi amori <em>fanno dei giri immensi e poi ritornano</em> (cit. Antonello Venditti). Del resto non divorziarono mai.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio per salvarsi dal dolore della sua morte, Antonella ha iniziato a scrivere: è stato terapeutico &#8211; mi confessa &#8211; l&#8217;ha aiutata ad affrontare questa vita senza il suo Franco.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme hanno attraversato il cinema italiano dal dopoguerra quasi fino ai giorni nostri. E il suo Franco, suo marito &#8211; così lo menziona nel libro &#8211; corre lungo queste belle pagine che scorrono sotto una lettura gradevolissima: non è così frequente che una biografia si legga d&#8217;un fiato, che sia così ben scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricca, ma non densa al punto da annoiare. Tutt&#8217;altro. Dietro c&#8217;è <strong>Diego Verdegiglio</strong>, storico e saggista, ma anche attore e doppiatore, che in un anno e mezzo ha raccolto gli innumerevoli appunti sparsi fra altrettanti innumerevoli fogli vergati a penna, spesso di notte, da Antonella Lualdi. Ne ha trovato la sintesi e il filo narratore, con passione e maestria.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro ben fatto anche nell&#8217;impaginazione, intervallata da belle foto, che raccontano di un&#8217;attrice che ha messo la propria vita reale e familiare davanti a qualunque ambizione. Disciplinata, seria, di grande carattere ha attraversato buona parte dei generi cinematografici sotto la guida di illustri registi italiani e stranieri, con una professionalità che sa di serietà e rettitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiedo cosa pensi dei film italiani di oggi e mi risponde candidamente che non pensa nulla: non esistono, nulla la colpisce, niente rimane nella sua memoria. Qualcuno ha definito questo nostro cinema contemporaneo &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; <em>da tre camere e cucina</em> ovvero angusto, ripiegato su se stesso, che nulla ha da raccontare al mondo e forse è davvero così.</p>
<p style="text-align: justify;">Converso con questo mito così umano e così affascinante e trovo conferme sulle mie convinzioni riguardo al nostro <em>star system</em>, fatto di gente di temperamento e frequentemente di spessore. Il cinema italiano che ci siamo lasciati alle spalle racconta molto della vita non solo dell&#8217;arte. Quello che innanzitutto colpisce di questi attori è la personalità. Lo <em>star system</em> hollywoodiano è stato ed è tutt&#8217;ora spesso rappresentato da creature in bilico fra la nevrosi e l&#8217;inconsistenza, non così il &#8220;firmamento&#8221; del nostro miglior cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nemmeno si immagina che forza di volontà e che temperamento abbiano avuto soprattutto queste attrici. Discorro con questa amabilissima signora del libro e delle mie curiosità e viaggio nel tempo in un cinema che non c&#8217;è più.</p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;epoca, oggi, in cui bastano trasmissioni di basso livello e, incredibilmente, di alta <em>audience</em> per credersi arrivati quando non si è altro che inconsistenti bolle di sapone, fuffa, una raffica di selfie o quello che volete, incontrare invece artisti che con umiltà e serietà hanno costruito una lunga carriera, partendo a volte semplicemente da un incontro, da un bel volto, da un concorso, è qualcosa che non può non affascinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono artisti vissuti in epoche complicate, in cui sapersi gestire era di pochi e con grande carattere. Ancora più complicato era farsi largo per le donne e non certo per &#8220;il sofà del produttore&#8221; &#8211; prerogativa di Hollywood non del nostro cinema, dato l&#8217;alto tasso di competitività, ambizione e di un certo sistema produttivo americano &#8211; quanto per i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio queste signore l&#8217;hanno reso famoso nel mondo insieme ai grandi registi che le hanno dirette. Ubbidienti alle ferree direttive dei produttori, più o meno accondiscendenti a un doppiaggio loro imposto, hanno lasciato che questi stessi registi le guidassero, imparando sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha molto senso che io vi faccia un resoconto pedissequo di quella che è stata la mia meravigliosa conversazione con Atonella Lualdi, in fondo serve più che altro al mio lavoro di studiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece voglio dirvi è che il suo libro è sì una preziosa fonte diretta per chi si occupa della storia della nostra cinematografia, ma è anche una gradevolissima lettura per chi semplicemente è curioso, appassionato o anche solo interessato, perché è un libro pensato per ogni lettore che voglia conoscere il cinema da chi lo ha fatto e confrontarsi con l&#8217;Italia di allora, sull&#8217;onda dei ricordi di chi ha una <em>verve</em> che molto ha da raccontare a questi tempi di rassegnazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua testimonianza è di per sé già una lezione di vita.</p>
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