<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>#recensioni &#8211; Aida Mele Magazine</title>
	<atom:link href="https://www.aidamelemagazine.com/tag/recensioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.aidamelemagazine.com</link>
	<description>Slow Life</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Jan 2025 19:32:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.14</generator>

<image>
	<url>https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-Favicon-512x512_V4-32x32.png</url>
	<title>#recensioni &#8211; Aida Mele Magazine</title>
	<link>https://www.aidamelemagazine.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Solitudini urbane</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/solitudini-urbane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=solitudini-urbane</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/solitudini-urbane/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 13:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#evelinanazzari]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4614</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il libro che vi segnalo oggi è Solitudini urbane di Maria Evelina Buffa Nazzari e a leggere il suo nome per esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo. È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/solitudini-urbane/">Solitudini urbane</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4662" aria-describedby="caption-attachment-4662" style="width: 193px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-4662 size-medium" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Solitudini-urbane-193x300.jpg" alt="Solitudini urbane" width="193" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-4662" class="wp-caption-text">Edizioni Porto Seguro</figcaption></figure>
<p>Il libro che vi segnalo oggi è<em><strong> Solitudini urbane</strong></em> di <strong>Maria Evelina Buffa Nazzari </strong>e a leggere il suo nome per<span id="more-4614"></span> esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo.</p>
<p>È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di <em><strong>Altrove</strong></em>.</p>
<p>La mia è certo una mera constatazione, ma è interessante notare come l&#8217;autrice leghi ad ogni libro un aspetto di sé, cosa non comune negli autori, spesso piuttosto bidimensionali nell&#8217;idea che di loro ci creiamo.</p>
<h2>Buffa e Nazzari</h2>
<p>Già nota attrice, soprattutto teatrale, ha debuttato nella scrittura con una pubblicazione dedicata al celebre padre, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/"><em><strong>Amedeo Buffa in arte Nazzari</strong></em></a> e firmandosi col proprio nome anagrafico di <strong>Evelina Buffa</strong>, privo anche dell&#8217;estensione oltre che di quello d&#8217;arte: era dunque a parlare solo la figlia del grande e amatissimo attore, viene da pensare.</p>
<p>Il secondo libro è stato il suo urlo di dolore dopo la morte dell&#8217;unico figlio, Leonardo: <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, a firma <strong>Maria Evelina Buffa</strong>. Dunque lei in tutta la sua identità terrena, lontana dalle luci del palcoscenico.</p>
<p>La terza opera è stata <a href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/"><strong><em>Fratelli d&#8217;arte</em></strong></a>, scritta a quattro mani con <strong>Silvia</strong> <strong>Toso</strong>, figlia dell&#8217;attore Otello, e qui ha firmato come <strong>Evelina Nazzari</strong>, figlia d&#8217;arte appunto.</p>
<p>Il quarto libro è stato quello per cui l&#8217;ho conosciuta come scrittrice e di persona: <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><em><strong>Spesso sono arrivata seconda </strong></em></a>e per la prima volta è apparso il suo nome per esteso, abbracciando l&#8217;anagrafe e l&#8217;arte.</p>
<p>Dico questo a sottolineare che in ciò che scrive c&#8217;è lei, ovunque, anche in un libro come <em><strong>Solitudini urbane</strong></em>, che l&#8217;editore si è preoccupato di definire un&#8217;opera di fantasia.</p>
<h2><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4658 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Evelina-200x300.jpg" alt="Evelina Nazzari" width="200" height="300" />Un viaggio dentro di sé</h2>
<p>Certo voi potreste obiettare che ovviamente ogni autore è nelle proprie opere e in un certo senso è vero, se si intende che ciascuno lascia tracce del proprio sentire o del proprio vissuto, inteso come esperienza, ma non lo è se invece si considera che esistono autori che fanno della propria scrittura un viaggio dentro di sé, anche se raccontano storie e inventano trame.</p>
<p>Evelina appartiene a questi e non la immagino autrice di romanzi campati per aria, ambientati chissà dove, avvitati su storie improbabili.</p>
<p>Penna piacevolissima, anche in questa sua opera non si smentisce. Profonda, mai pedante, prolissa o compiaciuta della propria scrittura.</p>
<p><em><strong>Solitudini urbane</strong></em> è nato durante la pandemia ed è una raccolta di brevi racconti. Un libro direi cinematografico, per quanto ben si presterebbe a essere sceneggiato.</p>
<p>Racconti autonomi, ma non del tutto slegati, perché tutti ambientati in un unico palazzo e tutti accumunati da&#8230; un buco nel pavimento. Una sorta di asola che accoglie il filo che tutto tiene insieme o la breccia in una realtà apparente ovvero scrivo per raccontare altro.</p>
<p>Un libro imperdibile. Come tutti i libri scritti da Evelina da me già recensiti, fra i quali purtroppo non figura <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, perché introvabile, ma che ho avuto la fortuna di leggere e che vi consiglio di cercare su qualche piattaforma di libri di seconda mano o fuori catalogo.</p>
<p>Per le novità in libreria, invece, vi segnalo che la casa editrice Sabinae ha pubblicato il suo ultimo lavoro, <em><strong>Memorie a brandelli</strong></em>. Non l&#8217;ho ancora letto dunque lascio a voi soddisfare ogni curiosità nell&#8217;acquistarlo, interessante però che l&#8217;autrice usi nuovamente il solo nome d&#8217;arte.</p>
<h2>Una e tutte</h2>
<p>Certo, giustamente qualcuno potrebbe eccepire che Evelina sia l&#8217;attrice, la scrittrice, la mamma, la figlia, la donna, sia tutto questo insieme, ciononostante non riesco ugualmente a trovare casuale l&#8217;uso che dei suoi nomi fa quando scrive.</p>
<p>Se sui documenti è Maria Evelina Buffa e per il teatro è Evelina Nazzari, davanti ad un foglio bianco pare diventare ciò che forse in quel momento maggiormente sente di essere e questo mi riporta a quanto già detto: la scrittura per questa autrice è un viaggio dentro di sé, che inventi storie o che condivida memorie.</p>
<p>Quanto di suo da me finora letto, sempre mi ha riportata a lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4663 aligncenter" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/i-libri-di-Evelina-copia-300x255.jpg" alt="i libri di Evelina Nazzari" width="300" height="255" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/solitudini-urbane/">Solitudini urbane</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/solitudini-urbane/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/cinquant-anni-senza-nannarella/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cinquant-anni-senza-nannarella</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/cinquant-anni-senza-nannarella/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 14:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#annamagnani]]></category>
		<category><![CDATA[#attriciitaliane]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[#ricorrenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4581</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella e per ricordarla è uscito in libreria Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice. I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cinquant-anni-senza-nannarella/">Cinquant&#8217;anni senza Nannarella</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4592 size-medium alignleft" title="Anna Magnani. Racconto d'attrice" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/09/Nannarella-217x300.jpg" alt="Nannarella in copertina" width="217" height="300" />Cinquant&#8217;anni senza <strong>Nannarella</strong> e per ricordarla è uscito in libreria <em><strong>Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice</strong></em>.</p>
<p>I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna<span id="more-4581"></span> credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di lei o mentre corre dietro al camion dei Tedeschi o quando, con sguardo di sfida, affronta il Nazista in mezzo alle altre donne durante la perquisizione.</p>
<p>Anna per molti è una foto in bianco e nero tratta da <em><strong>Roma città aperta.</strong></em> Anna è un cumulo di luoghi comuni, che rimbalzano dalla stampa ai salotti televisivi. Anna oggi è sconosciuta ai più.</p>
<p><strong>Chiara Ricci</strong> dedica a lei la sua ultima fatica letteraria, è il suo omaggio ad un&#8217;artista che non ha mai voluto essere una diva, in un tempo in cui tutte avrebbero dato chissà cosa per esserlo. La Magnani attraversa questo libro con una tale grazia, che sembra volare. Si attarda solo nella parte monografica, in cui l&#8217;autrice analizza il rapporto di alcuni suoi film e le opere teatrali da cui sono tratti.</p>
<h2>Una, nessuna e centomila</h2>
<p>Anna fu una donna complessa, magnifica, irrisolta eppure completa, leale ma capace anche di essere &#8220;l&#8217;altra&#8221;, contraddittoria per alcuni versi e coerente per altri, fragilissima e d&#8217;acciaio. Anna era oltre la propria epoca. Una personalità talmente ricca umanamente da trovare in sé tutto ciò che le poteva servire per essere le innumerevoli donne da lei rappresentate.</p>
<p>Non era un talento istrionico e non entrava e usciva dai propri personaggi, <strong>Nannarella</strong> <em>era</em> i suoi stessi personaggi. Come lei stessa sosteneva, aveva in sé <em>duemila donne</em> ed era questa o quella in base alla storia raccontata, dava loro vita e voce. Anna era una sorta di archetipo, era una, nessuna e centomila donne. Era l&#8217;universo femminile.</p>
<h2><em>Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male</em> (Eduardo)</h2>
<p>Non era falsa modestia la sua quando disse di non sapere se fosse davvero un&#8217;attrice, proprio perché il recitare ha in sé il concetto di rappresentazione e dunque non di realtà, mentre lei sentiva quanto mai vero il personaggio che portava in scena.</p>
<p>Anna era in assoluta sintonia con <strong>Eduardo</strong> non a caso: per il grande drammaturgo il teatro era la vita portata sulle tavole di un palcoscenico. Tutto questo è perfettamente riscontrabile nel libro di <strong>Chiara Ricci</strong>, non così esplicitato, ma comunque presente, perché l&#8217;autrice conosce a fondo la Magnani e solo chi l&#8217;ha studiata come attrice e come donna può arrivare a vedere quanto complessa fosse la sua figura, umana e artistica.</p>
<h2>Un libro per tutti</h2>
<p>Si tratta di un libro scorrevole, che non si perde in tecnicismi. Anche nella parte più propriamente di approfondimento, resta agevole. Può essere un primo approccio per chi vuol conoscere <strong>Nannarella</strong> o un approfondimento da un&#8217;angolazione diversa per chi già conosce la Magnani, è un libro che consiglio a chiunque, appassionato o &#8220;del mestiere&#8221; che sia.</p>
<h2>Link</h2>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZvdKaV4GHtM"><strong>Anna </strong></a><em>in una canzone immortale</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=bJ8tsKJ_5kg"><strong>ricordo </strong></a><em>di Eduardo</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.aidamelemagazine.com/110-anni-fa-nasceva-anna-magnani/"><strong>mio</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cinquant-anni-senza-nannarella/">Cinquant&#8217;anni senza Nannarella</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/cinquant-anni-senza-nannarella/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cara Antonella, oggi leggo di te</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cara-antonella-oggi-leggo-di-te</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 17:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#antonellalualdi]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4573</guid>

					<description><![CDATA[<p>Antonella Lualdi ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto nella rivista on line Arabeschi. Leggo a firma di Federica Piana, una ricercatrice universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/">Cara Antonella, oggi leggo di te</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/conversando-con-antonella-lualdi/"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4574 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/08/Autobiografia-Antonella-Lualdi-215x300.jpg" alt="Cara Antonella, oggi leggo di te" width="215" height="300" />Antonella Lualdi</a></strong> ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto <a href="http://www.arabeschi.it/antonella-lualdi/"><strong>nella rivista on line Arabeschi</strong></a>. Leggo a firma di <strong>Federica Piana</strong>, una ricercatrice<span id="more-4573"></span> universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi delle autobiografie delle attrici.</p>
<p>Posto che ognuno è libero di fare le proprie considerazioni e tirare le proprie somme, trovo che l&#8217;autrice non abbia colto nulla di ciò che in questa autobiografia è stato scritto.</p>
<p>Da quello che ho letto pare non conoscere appieno nemmeno la carriera di Antonella e sicuramente non ha mai conosciuto la persona, perché altrimenti non avrebbe ribadito con insistenza e per ben cinque volte che con questo libro la Lualdi non ha inteso altro che soddisfare il proprio desiderio di autoaffermazione, essendo una &#8220;diva mancata&#8221;.</p>
<p>Ribatterò così ad un articolo tanto sgradevole e fuorviante.</p>
<h2>Punto 1</h2>
<p>Antonella Lualdi non è mai stata una diva mancata, è stata un&#8217;attrice che ha goduto di un grande successo, ha avuto anni d&#8217;oro invidiabili ed è entrata nel cinema senza dover fare anticamera e questo forse le ha tolto quel mestiere che ha poi dovuto recuperare con l&#8217;esperienza.</p>
<p>Semmai non è stata né ambiziosa né combattiva, aveva un temperamento mite per l&#8217;ambiente del cinema e non ha saputo muoversi con determinazione, ma questo non fa di lei una diva mancata. Ha attraversato tanto nostro cinema e tanto cinema francese, lavorando con grandi nomi, la figurina di contorno non l&#8217;ha mai fatta per nessuno.</p>
<h2>Punto 2</h2>
<p>Antonella era lontana anni luce dalla classica psicologia di chi ha bisogno di autocelebrarsi per sentirsi qualcuno, era una donna che aveva vissuto pienamente una vita fuori dal comune, con le fragilità di chi è dovuta crescere in fretta in un Italia dove dalla patria potestà si passava a quella maritale. Ha vissuto, sofferto, imparato. La chiusura del libro dice molto della persona Antonella.</p>
<h2>Punto 3</h2>
<p>Franco Interlenghi non è stata l&#8217;ombra, ma l&#8217;amore della sua vita. Ciò non toglie che la loro storia abbia avuto una crisi profonda. Da una donna mi aspetto l&#8217;empatia di chi comprende che allora era difficile crescere, riconoscere se stesse, quando la morale del tempo non dava spazio alle donne per maturare una coscienza di sé, strette com&#8217;erano fra la famiglia di origine e quella prontamente costruita. Tutto questo nell&#8217;ambiente del cinema, così fuori dagli schemi.</p>
<p>Erano due bravi ragazzi, provenienti da due famiglie solide, chiuse come lo era la stragrande maggioranza nel Paese di allora. Nessuna famiglia irregolare alle spalle, nessuna tappa bruciata, nessun grillo per la testa. Il cinema era per entrambi il proprio lavoro, non la fiera delle vanità e delle ambizioni che per molti è stato ed è.</p>
<p>Che Franco poi fosse il suo punto di riferimento lo dimostra il titolo, che non voleva preludere ad un&#8217;autobiografia della coppia, ma a ciò che Antonella sentiva come definizione di sé, tant&#8217;è che mai divorziarono, mai si diedero le spalle.</p>
<h2>Punto 4</h2>
<p>Il libro, scritto a quattro mani con <strong>Diego Verdegiglio</strong>, non celebra una carriera mancata, ma racconta con la semplicità e il candore propri di Antonella come andarono le cose. Quando io lo lessi non avevo ancora conosciuto Antonella, dunque non potevo essere stata influenzata dalla sua amabilità, e non vi trovai niente di ciò che l&#8217;autrice ripete e ripete, come se la cosa servisse a dar fede ad un concetto che non combina né con la carriera né con la persona, dunque né con Antonella Lualdi né con Antonietta Maria De Pascale.</p>
<h2>Punto 5</h2>
<p>Certamente l&#8217;autrice dell&#8217;articolo è persona preparatissima nel proprio ambito, ma temo non altrettanto nella storia del cinema italiano.</p>
<p>Non me ne voglia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/">Cara Antonella, oggi leggo di te</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tapirulàn, prima regia di Claudia Gerini</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 14:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#cinemaitaliano]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4430</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tapirulàn è il titolo, secondo la scrittura fonetica, ma non secondo la corretta grafia per cui dovrebbe correggersi in tapis roulant. La ragione di questo ho dimenticato di chiederla a Claudia Gerini, quando sabato ha presentato questa sua prima regia al Cinepalace Giometti di Riccione. Ultima tappa di cinque anteprime per un film che proprio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini/">Tapirulàn, prima regia di Claudia Gerini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img loading="lazy" class="wp-image-4436 size-full alignleft" title="Claudia Gerini Tapirulàn" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Tapirulan-Claudia-Gerini-sul-set-2.jpg" alt="Claudia Gerini sul set di Tapirulàn" width="350" height="233" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Tapirulan-Claudia-Gerini-sul-set-2.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Tapirulan-Claudia-Gerini-sul-set-2-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Tapirulàn</strong></em> è il titolo, secondo la scrittura fonetica, ma non secondo la corretta grafia per cui dovrebbe correggersi in <em>tapis roulant</em>.</p>
<p>La ragione di questo ho dimenticato di chiederla a <strong>Claudia Gerini</strong>, quando<span id="more-4430"></span> sabato ha presentato questa sua prima regia al Cinepalace Giometti di Riccione.</p>
<p>Ultima tappa di cinque anteprime per un film che proprio non dovrete perdervi: <strong>esce il 5 maggio in tutta Italia</strong>.</p>
<p>Presentato al Bifest di Bari, ha toccato Roma, Firenze, Milano e Monte Carlo prima di arrivare con l&#8217;ultima anteprima nazionale in Riviera.</p>
<h2>Il debutto alla regia</h2>
<figure id="attachment_4438" aria-describedby="caption-attachment-4438" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-4438 size-full" title="Claudia Gerini Cinepalace Giometti Tapirulàn" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Claudia-Gerini-prima-Tapirulan-Riccione.jpg" alt="Claudia Gerini anteprima Tapirulàn Riccione " width="300" height="412" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Claudia-Gerini-prima-Tapirulan-Riccione.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Claudia-Gerini-prima-Tapirulan-Riccione-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-4438" class="wp-caption-text">Claudia Gerini, regista e protagonista di &#8220;Tapirulàn&#8221; all&#8217;anteprima nazionale al Cinepalace Giometti di Riccione</figcaption></figure>
<p><em><strong>Tapirulàn</strong></em> è arrivato nelle mani di <strong>Claudia Gerini</strong> come un soggetto di diciotto pagine. Catturata dalla storia, l&#8217;attrice doveva esserne solo la protagonista, ma ha deciso poi di accettare la sfida lanciatale dal produttore <a href="https://filmitalia.org/it/filmography/9/161426/"><strong>Stefano Bethlen</strong></a> e ne ha assunto anche la regia.</p>
<p>Il risultato è davvero ottimo. Come attrice brillante la Gerini è fra le migliori, il suo talento è indiscusso, ma è molto brava anche in questo ruolo drammatico e come regista è stata una vera sorpresa.</p>
<p>Della Gerini ho sempre apprezzato il talento e al suo debutto dietro la macchina da presa sono arrivata senza preconcetti né aspettative, solo curiosità.</p>
<h2>Un film non facile da fare</h2>
<p>Le difficoltà di un simile film sulla carta non erano solo pratiche e tecniche, ma per così dire anche di svolgimento: una storia che non esce dai confini di una stanza facilmente diventa claustrofobica quanto gli spazi in cui si sviluppa, ma il talento ha tanti aspetti: anche quelli di saper scegliere gli ambienti, evidentemente.</p>
<p>La Gerini, che ha in parte collaborato alla sceneggiatura di <a href="https://www.cinematografo.it/cinedatabase/cast/antonio-baiocco/6006/"><strong>Antonio Baiocco</strong></a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Morici"><strong>Fabio Morici</strong></a>, ha partecipato – fra le tante cose – anche all&#8217;ideazione della location e della scenografia.</p>
<p>Nella stanza quelle grandi vetrate sulla vita che accade fuori sono anche il respiro delle pareti che si perdono, pur preservando quella bolla in cui la protagonista si è rinchiusa.</p>
<p>Di claustrofobico non c&#8217;è nulla, nemmeno quello spazio limitato che è il tapirulàn, vero set nel set, spazio vitale nello spazio chiuso di un loft, che non ci è dato però di conoscere.</p>
<h2>Il passato corre più veloce</h2>
<p>La protagonista ha fatto di quel nastro, che non porta da nessuna parte, il proprio perimetro. Se si ferma, non scende, ma si appollaia sui suoi braccioli. Non tocca mai terra, se non alla fine per franare difronte ai propri demoni.</p>
<p>Su quel tapirulàn si riposa, lì lavora come consulente psicoterapeuta on line, lì incontra il mondo, che resta però distante. Quel correre è esattamente la metafora della sua fuga da sé stessa e che non porta a nulla.</p>
<p>Dovrà fermarsi, scendere per guardarsi indietro e affrontare ciò da cui fugge e che non ha mai smesso di tallonarla.</p>
<p>Nei consigli che dà ai propri pazienti o meglio clienti, come la corregge il suo datore di lavoro (interpretato dallo stesso <strong>Fabio Morici</strong>), ci sono schegge di un&#8217;autoterapia elusa.</p>
<p>Un grande monitor è il filtro che le permette di fare analisi, ma non autoanalisi. Fino al giorno in cui da quel monitor si aprirà un varco nel passato.</p>
<p>Allora il tapirulàn perderà i propri confini, le barriere, che ne fanno più che una <em>comfort zone</em> l&#8217;imbocco verso un&#8217;uscita o – più correttamente – un&#8217;idea di uscita.</p>
<p><strong>Correre come forma di esistenza per sopportare la vita</strong>, questa la sintesi di una trama che non vi racconterò. È un film da scoprire e che vale tutti i soldi del biglietto.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4437 size-full" title="Tapirulàn" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/05/Locandina-Tapirulan.jpg" alt="" width="188" height="268" />Un film che non va mai in affanno, come la stessa Gerini, che di cardiofitness evidentemente nella vita se ne intende per davvero, perché recitare a quel modo mentre si corre non è per tutti i polmoni.</p>
<p>Una storia, che a dispetto di ciò che si può supporre, alla fine fa tirare il fiato.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=OBkHSeqpEuo"><em><strong>Tapirulàn</strong></em></a> è scritto, interpretato, diretto, ripreso, illuminato, montato, musicato, prodotto davvero bene. Un lavoro ben fatto. Grande risorsa l&#8217;intero cast: tutti bravi con punte di vera eccellenza.</p>
<p>Il nostro cinema ha grandi talenti fra gli attori, ma non molti fra gli autori. Questo è un film ben scritto, nonostante la scivolosità di alcuni temi e che ha preso spunto dalla pandemia in un modo per nulla banale.</p>
<p>Il nostro cinema, per quantità, ormai sopravvive soprattutto con commedie non esattamente per palati fini. Per cui, quando riesce a dare titoli così ben equilibrati, è bene non perderselo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini/">Tapirulàn, prima regia di Claudia Gerini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/tapirulan-prima-regia-di-claudia-gerini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pupella Maggio. Poca luce in tanto spazio</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 17:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#biografie]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4374</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella sua autobiografia Poca luce in tanto spazio Pupella Maggio scrive: «Fin da ragazza avevo sempre saputo che la mia data di nascita era un gioco di numeri, 10/10/1910, poi un bel giorno m&#8217;è venuta la &#8220;bella&#8221; idea di sposarmi e, chiedendo le carte, rovistando i documenti dell&#8217;epoca, uscì fuori a sorpresa il 24 aprile». [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio/">Pupella Maggio. Poca luce in tanto spazio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4385 size-full alignright" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-Maggio.jpg" alt="Pupella Maggio" width="231" height="218" />Nella sua autobiografia <em><strong>Poca luce in tanto spazio</strong></em> <strong>Pupella Maggio</strong> scrive: «Fin da ragazza avevo sempre saputo che la mia data di nascita era un gioco di numeri, 10/10/1910, poi un bel giorno m&#8217;è venuta la &#8220;bella&#8221; idea di sposarmi e, chiedendo le carte, rovistando i documenti dell&#8217;epoca, uscì fuori a sorpresa il 24 aprile».</p>
<p>Come fu come non fu<span id="more-4374"></span> – allora era tutto meno certo in materia anagrafica – fatto sta che la grande Pupella ufficialmente oggi avrebbe compiuto gli anni.</p>
<h2>Odi et amo</h2>
<p>Una vita segnata dal teatro, che disse peraltro di odiare, ma che ammise essere stato l&#8217;unico legame stabile della sua vita. L&#8217;amante che non l&#8217;aveva mai tradita.</p>
<p>Insomma un rapporto di amore-odio che però le diede anche una storia e un&#8217;identità.</p>
<p><em>Il teatro è una bestia senza testa e senza coda, non sai mai come prenderlo </em>(&#8230;) <em>nella mia mente il teatro non era un rito, una chiesa, non mi dava emozioni: era semplicemente casa</em>. Questo raccontava.</p>
<p>E come non poteva non essere così, se Pupella era nata nel palazzo del Teatro Orfei di Napoli, nel rione Carriera grande vicino la ferrovia, nella stanza sopra il palcoscenico!</p>
<figure id="attachment_4388" aria-describedby="caption-attachment-4388" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-4388 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-Beniamino-e-Rosalia-2.jpg" alt="Pupella Maggio con i fratelli Beniamino e Rosalia" width="300" height="200" /><figcaption id="caption-attachment-4388" class="wp-caption-text">Foto tratta dalla locandina di È&#8230; &#8216;na sera &#8216;e&#8230;. Maggio (1983)</figcaption></figure>
<p>Figlia d&#8217;arte per parte di madre da sette generazioni, mentre il padre <strong>Domenico Maggio </strong>aveva iniziato come barbiere, ma per arrotondare suonava ai matrimoni il mandolino.</p>
<p>A sedici anni si innamorò della bella <strong>Antonietta Gravante</strong>, figlia del proprietario di un piccolo circo equestre, discendente da una stirpe di artisti, che fin dal Settecento giravano allestendo spettacoli.</p>
<p>A diciotto anni la sposò e il teatro fu da subito il mestiere di questa giovane coppia che si amò fino alla fine – ricordava Pupella – e che mise al mondo, fra uno spettacolo e l&#8217;altro, ben sedici figli.</p>
<p>Di questi ne arrivarono all&#8217;età adulta solo sette e furono tutti artisti: oltre a lei, <strong>Enzo</strong>, <strong>Dante</strong>, <strong>Beniamino</strong>, <strong>Rosalia</strong>, <strong>Icadio</strong> e <strong>Margherita</strong>, ma questi ultimi due morirono purtroppo giovani.</p>
<h2>Un nome, un destino</h2>
<p>Pupella prese il nome proprio dal suo primo ruolo. In quell&#8217;occasione interpretava infatti una pupa, ovvero una bambola, e nello stesso teatro in cui era nata soltanto due anni prima.</p>
<p>L&#8217;opera era <em><strong>La pupa movibile</strong></em> di <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, ricavata da una pochade francese intitolata <em><strong>La poupée</strong></em>. Fu suo padre a volerla, al tempo in ditta nella compagnia <strong>Maggio-Cafiero-Mascotti</strong>.</p>
<p>In pochi lo sanno, ma il suo vero nome era in realtà <strong>Giustina</strong>. Ci fu un tempo in cui avrebbe voluto riprenderselo, ma fu proprio il padre a sconsigliarla: il pubblico la conosceva ormai così e sarebbe stato un grave errore cambiarlo. E così fece. Col tempo gli fu grata, perché per tutti era ed è la sola e unica Pupella.</p>
<h2><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4389 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Pupella-ed-Eduardo-2.jpg" alt="Pupella Maggio col busto di Eduardo" width="300" height="292" />La prima volta che la vidi</h2>
<p>Il mio primo ricordo di lei è da ragazzina davanti al televisore a guardare <em><strong>Natale in casa Cupiello</strong></em>. Era il 1977 e la Rai aveva deciso di rieditare a colori le principali commedie di Eduardo e quelle di suo padre Scarpetta.</p>
<p>Pupella fu da allora nel mio immaginario, perennemente legata a Eduardo, con la cui opera sono cresciuta. Credo di essere stata una delle poche ragazzine a fare i salti di gioia di fronte a una musicassetta in cui il grande Eduardo declamava le proprie poesie. Ce l&#8217;ho ancora. Certo non era un regalo usuale a quell&#8217;età&#8230;</p>
<p>Molti anni dopo comprai in blocco in una bancarella a Napoli l&#8217;intera collezione di VHS del suo teatro più noto pubblicata dalla ERI: un azzardo per quel che si raccontava sui bidoni che ti potevano capitare, ma io guardai dritto negli occhi il venditore e gli chiesi candidamente se mi potevo fidare e mi fidai del suo sguardo limpido e diretto nel rispondermi. E feci benissimo!</p>
<h2>1955 &#8211; 1979</h2>
<p>Trascorsero ventidue anni insieme sul palcoscenico, con qualche stagione saltata, quando Eduardo non la scritturò per qualche divergenza sorta. Si scontrarono spesso, ma si stimarono sempre. Anche quando un grosso litigio mise fine al sodalizio artistico e a ogni loro rapporto. Era il 1979.</p>
<p>Si rividero poi a Taormina nel 1984 per la consegna a Pupella di uno dei tanti premi vinti negli anni: il premio Idi.</p>
<p>Quando gli si avvivinò, sulle prime Eduardo disse di non conoscerla, poi fu lui a cercarla e fu un colloquio pieno di affetto e stima. Non ebbero più modo di rivedersi: Eduardo morì pochi mesi dopo.</p>
<p>Inevitabile che la sua biografia abbia lunghe pagine dedicate al grande attore drammaturgo. Un ritratto pieno di amore e riconoscenza, ma schietto come era nella natura di Pupella.</p>
<h2><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4392 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro.jpg" alt="Pupella Maggio autobiografia" width="250" height="378" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro.jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Poca-luce-in-tanto-spazio-Pupella-Maggio-libro-198x300.jpg 198w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Pupella, raccontami di te</h2>
<p><em><strong>Poca luce in tanto spazio</strong></em> è una biografia che nella forma e nel dichiarato intento dell&#8217;editore <strong>Carlo Grassetti</strong>, che la curò, è quella di una lunga e gradevole intervista, che si chiude con una serie di domande incalzanti.</p>
<p>Ovviamente non prescinde da una cospicua parte dedicata ad alcuni suoi lavori teatrali.</p>
<p>Si tratta comunque di una lunga chiacchierata con questa straordinaria artista e dunque non ha un andamento perfettamente organico, ha alcune ripetizioni, una contraddizione che nella sostanza è più un bisticcio di date, mentre un&#8217;altra è più un alternarsi di sentimenti diversi di fronte al medesimo quesito.</p>
<p>Cosa comprensibilissima in una conversazione in cui si è lasciata una signora di ottantacinque anni (il libro infatti uscì nel 1995) libera di raccontarsi in più momenti e non tutto d&#8217;un fiato, attingendo anche da molte interviste rilasciate in anni diversi.</p>
<h2>Onesta col suo pubblico</h2>
<p>Alle volte a ricordare ci si pone in modo differente a seconda dei sentimenti del momento e dei momenti della vita e così va compresa questa biografia, che resta perfettamente autentica, perché, come scrive fin dall&#8217;inizio Pupella, <em>in un libro bisogna dire sempre tutta la verità. Fino in fondo. Non bisogna barare, in nessun caso. Io, col pubblico, non ho mai barato</em>.</p>
<p>Ne esce un ritratto umanissimo e talmente schietto da creare qualche imbarazzo, dato il candore di una donna che non si preoccupava di nascondere né di spiegare oltre il dovuto: troppo &#8220;pulita&#8221; e dal carattere troppo forte per preoccuparsene.</p>
<h2>Dal teatro al Cielo e ritorno</h2>
<p>Pupella io l&#8217;ho amata infinitamente come attrice, ma l&#8217;ho scoperta come donna leggendo di lei e devo dire che la cosa che più mi ha colpita è stata la sua fede.</p>
<p>Una fede autentica, compleatamente priva di condizionamenti e sovrastrutture, perché per sua stessa ammissione non si era potuta permettere un&#8217;istruzione religiosa come del resto nemmeno una scolastica. Però granitica.</p>
<p>Nel leggere le sue riflessioni, ho trovato l&#8217;essenza del rapporto con Dio, quella che più riesce a tutti difficile: l&#8217;abbandono totale e confidente nell&#8217;amore del Padre, il saper accogliere la Sua volontà con fiducia anche quando umanamente si vorrebbe sfuggire la prova o comprenderne la volontà.</p>
<p>Tutto con un linguaggio da fanciulla, da creatura semplice, ma in fondo non sono poi le creature semplici quelle più vicine a Dio? Impossibile, a questo punto, non pensare per associazione a <a href="https://www.aidamelemagazine.com/tina-pica-cinquantanni-senza-caramella/"><strong>Tina Pica</strong></a>!</p>
<h2>Per sempre Cunce&#8217;</h2>
<p>Un libro questo che è un viaggio nella storia del teatro, nella vita straordinaria di una donna, che, fosse stato per lei, avrebbe voluto fare la modista e creare cappellini eccentrici e che invece fu la musa, oltre la sorella Titina, di Eduardo De Filippo, che di Pupella disse: «avevo bisogno di questa faccia di terracotta etrusca, di quest&#8217;anima e di questo coraggio».</p>
<p>Pupella ci ha lasciati nel 1999, nel giorno dell&#8217;Immacolata, ma ogni volta la ritrovo nel teatro di Eduardo. Fra tutte le opere la preferisco lì, in casa Cupiello, ciabattando vicino al comò.</p>
<p><em>Lucarie&#8217;, Lucarie&#8217;, scetete, song &#8216;e nove!</em></p>
<p>Immortale. Eterna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio/">Pupella Maggio. Poca luce in tanto spazio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/pupella-maggio-poca-luce-in-tanto-spazio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Doris Day vs. Renée Zellweger</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/doris-day-vs-renee-zellweger/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=doris-day-vs-renee-zellweger</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/doris-day-vs-renee-zellweger/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 17:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#cinemaamericano]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aidamelemagazine.com/?p=4315</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; Doris Day vs. Renée Zellweger è un match vinto dall&#8217;immortale interprete di Que será será alla prima inquadratura dell&#8217;ex Bridget Jones. Quando nel 2003 uscì Abbasso l&#8217;amore (di Peyton Reed), fu pubblicizzato come un ritorno o meglio un omaggio alle favolose commedie di Doris Day e Rock Hudson a cavallo degli anni Cinquanta e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/doris-day-vs-renee-zellweger/">Doris Day vs. Renée Zellweger</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4322" title="Doris Day vs. Renée Zellweger" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-1024x504.jpg" alt="locandine de Il letto racconta e Abbasso l'amore" width="400" height="197" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-1024x504.jpg 1024w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-300x148.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1-768x378.jpg 768w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/copertina-1.jpg 1045w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</div>





<p>Doris Day vs. Renée Zellweger è un match vinto dall&#8217;immortale interprete di <strong><em>Que será ser</em>á</strong> alla prima inquadratura dell&#8217;ex <strong>Bridget Jones</strong>.</p>



<p>Quando nel 2003<span id="more-4315"></span> uscì <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DixEbbJnSvA"><strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong></a> (di <strong>Peyton Reed</strong>), fu pubblicizzato come un ritorno o meglio un omaggio alle favolose commedie di <strong>Doris Day</strong> e <strong>Rock Hudson</strong> a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta. A garanzia di ciò fu ingaggiato per un cameo addirittura <strong>Tony Randall</strong>, meravigliosa spalla per i titoli migliori della coppia.</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4326" title="Tony Randall " src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall.jpg" alt="Tony Randall " width="257" height="350" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/Tony-Randall-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" />
<figcaption>Tony Randall</figcaption>
</figure>
</div>



<p>Il buon Randall salutò così il pubblico e la vita proprio con questa ignobile pellicola. Cosa lo spinse ad accettare probabilmente fu lo stesso inganno che portò me e innumerevoli altri fan del meraviglioso duo Day-Hudson a comprare un biglietto per un film che non definisco da buttare solo per le capacità tecniche che vi si ritrovano.</p>



<p>Il film <strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong> è un continuo rimando al più celebre film dell&#8217;amatissima coppia <strong>Doris Day</strong>&#8211;<strong>Rock Hudson</strong> ossia <strong><em>Il letto racconta</em></strong> (1959, di <strong>Michael Gordon</strong>), che però finisce per risultare una <strong>Luis Vuitton</strong> dei Cinesi. Senza offesa.</p>



<p><strong>Renée Zellweger</strong>, ottima attrice altrove, qui scimmiotta volutamente e con enfasi <strong>Doris Day</strong>, che al suo confronto appare come la Regina Margherita. Grossolana e volgare la prima quanto misurata ed elegante la Day.</p>



<p>Se <strong>Ewan McGregor</strong>, dalla bellissima voce, tenta di parodiare Hudson e <strong>David Hyde Pierce</strong> offre un personale omaggio all&#8217;impareggiabile <strong>Tony Randall</strong>, la Zellweger invece sbeffeggia Doris &#8211; al tempo vivente &#8211; uscendone giustamente a pezzi.</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-4327" title="David Hyde Pierce" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce.jpg" alt="David Hyde Pierce " width="350" height="338" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/04/David-Hyde-Pierce-300x290.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />
<figcaption>David Hyde Pierce</figcaption>
</figure>
</div>



<p>Il risultato è una commediola volgare per i tanti sottintesi da caserma e una trama da minorati, senza appeal, buon umorismo e soprattutto grazia.</p>



<p>Le uniche cose che reggono sono i titoli di testa, le tecniche del girato, la musica, le scenografie e i costumi, eccetto quelli indossati dalla Zellweger, che riesce ad annichilire anche questi.</p>



<p>Se riuscite a recuperare la pellicola, vi raccomando di vederla insieme all&#8217;originale, per capire quale immenso abisso corra fra <strong><em>Abbasso l&#8217;amore</em></strong> e <strong><em>Il cuscino racconta</em></strong>.</p>



<p>In mezzo non ci sono solo gli anni trascorsi, ma il declino di un&#8217;intera società, che ha barattato il buongusto per qualche sguaiataggine da un soldo al chilo.</p>



<p><strong>Oggi Doris Day avrebbe compiuto 100 anni</strong> e invece se n&#8217;è andata il <a href="https://www.aidamelemagazine.com/addio-doris-day/"><strong>13 maggio del 2019</strong></a>, fra i tanti cani accolti e l&#8217;amore dei suoi collaboratori e amici più stretti, lontana dall&#8217;unico familiare, il nipote <strong>Ryan Melcher</strong>, che la propria figuraccia planetaria l&#8217;ha già fatta in occasione della morte della nonna.</p>



<p>Ad una sua cara amica <strong>Doris Day</strong>, prima di ritirarsi a vita privata disse di aver avuto una brutta vita, cosa che suonò incredibile alle orecchie di questa, considerando il grande amore del pubblico e i successi raccolti dall&#8217;attrice, ma Doris non sbagliò, perché per tutta la propria esistenza rincorse sempre e solo un focolare che mai riuscì a costruire.</p>



<p>Quando lasciò questo mondo volle che di lei non restasse traccia, non una tomba.</p>



<p>Ho sempre pensato che volesse lasciare questa vita senza voltarsi indietro, ma noi che l&#8217;abbiamo amata sullo schermo e che le siamo riconoscenti per la rara coerenza fra immagine pubblica e privata siamo invece qui a ricordarla e a ringraziarla per tutto il bello che ci ha lasciato.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/doris-day-vs-renee-zellweger/">Doris Day vs. Renée Zellweger</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/doris-day-vs-renee-zellweger/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La ruota del Khadi</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/la-ruota-del-khadi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-ruota-del-khadi</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/la-ruota-del-khadi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 10:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#film]]></category>
		<category><![CDATA[#india]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.aidamelemagazine.com/?p=3754</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non capita spesso che un documentario esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone La ruota del Khadi, bellissima opera di Gaia Ceriana Franchetti. Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/la-ruota-del-khadi/">La ruota del Khadi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-3769 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg" alt="" width="350" height="253" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Telai-300x217.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Non capita spesso che un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wmZFlthyWVE"><strong>documentario</strong></a> esca nelle sale, quindi approfittatene se vederete in cartellone <em><strong>La ruota del Khadi</strong></em>, bellissima opera di <strong>Gaia Ceriana Franchetti</strong>.</p>
<p>Dopo averlo visto e rivisto, tanto mi è piaciuto, ho voluto chiedere alla regista il perché di<span id="more-3754"></span> questo suo interesse per i tessuti, dato che ha fondato negli anni Novanta <a href="http://www.indoroman.com/negozio.asp"><strong>Indoroman</strong></a>, un emporio che tratta esclusivamente tessuti Khadi e Handlooms.</p>
<p>Mi ha risposto che <em>il film sul Khadi è un gesto di riconoscenza verso un fenomeno che ha reso la sua vita più ricca di bellezza</em>, ma prima ancora mi ha confidato che la ragione di questo suo interesse per i filati realizzati a mano sta nel ricordo dell&#8217;eleganza della madre e della nonna, ai cui nomi tutto mi è diventato più chiaro.</p>
<p>Quando si nasce fra la bellezza e fra essa si vive, allora il bello diventa sinonimo di qualità e di stile. Il vero stile non è mai apparenza né esibizione, ma sempre sostanza. Naturale che il Khadi dovesse essere così attraente per una donna tanto innamorata dell&#8217;India e discendente di uno dei casati più antichi d&#8217;Italia, imparentata con nomi illustri legati al collezionismo d&#8217;arte. Da signora qual è non sfoggia titoli e parentele, ma mi sono bastati i primi nomi che mi ha dato di madre e nonna per capire chi fosse, il suo cognome da sposata ha fatto il resto.</p>
<p>Rispetto la sua riservatezza e torno al tema del suo film. Khadi è una parola quasi sconosciuta in Italia, identifica quella stoffa &#8211; normalmente di cotone, ma spesso di seta e a volte di lana &#8211; realizzata interamente a mano dalla filatura alla colorazione, passando per la tessitura.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3770 size-full alignleft" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg" alt="" width="350" height="506" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/Mussola-208x300.jpg 208w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Voce guida in questo documentario è <strong>Tara Gandhi</strong>, nipote del Padre dell&#8217;India. Chi meglio di lei per spiegare la rivoluzione pacifica che il Mahatma condusse attraverso il Movimento del Khadi, facendo di quest&#8217;ultimo <em>l&#8217;ordito e la trama dell&#8217;India</em>.</p>
<p>Quando Gandhi incitò gli Indiani a boicottare le esportazioni inglesi delle materie prime tessili, auspicando che in ogni famiglia &#8211; anche dei più sperduti villaggi &#8211; il Khadi ne riunisse i membri intorno alla produzione di tessuti secondo le tradizioni, dando loro sostentamento, sognava un&#8217;India padrona delle proprie risorse, capace di bastare a sé stessa, intenta a rivendicare pacificamente la propria identità storica.</p>
<p><em>Il Khadi non è solo un tessuto, è una filosofia</em>, questo è più volte ripetuto. Direi che è anche una disciplina, perché il Khadi necessita del <em>charka</em>, ovvero dell&#8217;arcolaio: ecco la ruota su cui il Khadi si muove. E il <em>charka</em><em> è anche un processo di meditazione</em>, perché chi lo muove esercita la virtù della pazienza <em>e la pazienza è meditazione</em>.</p>
<p>Parola persiana entrata nella lingua hindi, probabilmente grazie alla comunità dei Parsi, <em>charka</em> significa ciò che gira, ma anche cielo e spazio, ha dunque in sé un senso di eterno e in India il trascendente è costantemente sotteso all&#8217;immanente.</p>
<p>Il Khadi è simbolo di identità, di tradizione, ma anche di una scelta di vita o &#8211; per ripetermi &#8211; di una filosofia di vita, essendo la più etica fra le lavorazioni, perché mai in lotta con il Creato.</p>
<p>Perfino per la seta esiste una scelta etica: <em>Matka Silk</em> è la seta non violenta, derivata da bozzoli non allevati, lasciati liberi dall&#8217;insetto prima della loro raccolta. Si tratta di seta &#8220;selvatica&#8221;, l&#8217;unica ammessa dal Mahatma.</p>
<p>Dicevo che l&#8217;India è il regno delle stoffe, numerose sono le tecniche usate e ogni Stato ne ha di proprie, tanto da disegnare una mappa dei tessuti sovrapponibile all&#8217;immagine geografica di questo straordinario Paese.</p>
<p>Il Khadi è divenuto anche uno status, perché ogni stoffa è comunque unica a suo modo, essendo interamente artigianale, e porta in sé la tradizione del luogo in cui è fatta, a tal punto che un intenditore sa distinguerne l&#8217;origine geografica anche solo da com&#8217;è stata piegata per il confezionamento, ancor prima dunque di scoprirne la tecnica di realizzo, quindi per veri intenditori e amatori.</p>
<p>Si differenzia dai tessuti Handlooms per il fatto che questi usano fili prodotti meccanicamente, mentre i restanti processi di colorazione e tessitura restano poi rigorosamente a mano.</p>
<p>Ricchezza e bellezza di questo documentario sono le tante informazioni, curiosità e dati che gli intervistati offrono, ma anche le immagini e soprattutto il loro montaggio.</p>
<p>Se come all&#8217;inizio ci viene detto <em>le mani sono il più straordinario strumento</em>, tante ne incontrerete filando, tessendo, tingendo, lavorando solerti fra fili e colori. Tanti colori, accessi, vibranti, apotropaici.</p>
<p>Un documentario che racconta &#8211; vorrei quasi dire &#8211; in versi più che in prosa di un&#8217;arte antica, che tiene salda come radici un Paese che corre libero su innumerevoli <em>charka</em>, che con il loro movimento sempre uguale raccontano di un&#8217;India che cammina verso il futuro al ritmo della tradizione.</p>
<p><figure id="attachment_3771" aria-describedby="caption-attachment-3771" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-3771 size-full" title="La ruota del Khadi | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg" alt="" width="350" height="263" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/10/ph-alessandro-vasari-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-3771" class="wp-caption-text">Gaia Ceriani Franchetti &#8211; ph. Alessandro Vasari</figcaption></figure></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/la-ruota-del-khadi/">La ruota del Khadi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/la-ruota-del-khadi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fratelli d&#8217;Arte e Figli del Set</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=fratelli-darte-e-figli-del-set</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 11:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#figlidarte]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.aidamelemagazine.com/?p=3378</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ci sono libri che catturano fin dall&#8217;introduzione, Fratelli d&#8217;Arte è uno di questi. Nel sottotitolo Storia familiare del cinema italiano c&#8217;è tutto l&#8217;amore di cui è fatto, tinto di nostalgia e tenerezza, un libro che parla molto anche di assenza, in ogni sua accezione. Pagine in cui si sente il cuore di chi racconta, un libro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/">Fratelli d&#8217;Arte e Figli del Set</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-3397 size-full" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Fratelli-dArte-e1580324830987.jpg" alt="Copertina del libro" width="250" height="362" />Ci sono libri che catturano fin dall&#8217;introduzione, <em><strong>Fratelli d&#8217;Arte</strong></em> è uno di questi.</p>
<p>Nel sottotitolo <em><strong>Storia familiare del cinema italiano</strong></em> c&#8217;è tutto l&#8217;amore di cui è fatto, tinto di nostalgia e tenerezza, un libro che parla molto anche di<span id="more-3378"></span> assenza, in ogni sua accezione.</p>
<p>Pagine in cui si sente il cuore di chi racconta, un libro da non perdere anche per chi si occupa di storia del cinema, perché vi si trovano informazioni preziose.</p>
<p>Dopo <em><a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><strong>Spesso sono arrivata seconda</strong></a></em> e <em><a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/"><strong>Amedeo Buffa in arte Nazzari</strong></a></em>, questo è il terzo libro che recensisco di <strong>Evelina Nazzari</strong>, che qui però ha una compagna di penna: la coautrice e ideatrice del progetto <strong>Silvia Toso</strong>, figlia di <strong>Otello</strong>.</p>
<p>In verità la penna è quella di ciascuno dei fratelli d&#8217;arte e sono tanti, dai più noti al grande pubblico, come Emi De Sica e la stessa Evelina, ai meno conosciuti, che spesso hanno scelto strade diverse da quelle degli &#8220;ingombranti&#8221; genitori.</p>
<p>Gli artisti forse restano bambini in qualche angolo della propria personalità per poter essere così creativi e questo può complicare il loro ruolo di genitore.</p>
<p>Ci sono denominatori comuni che rendono questi figli di uomini e donne di cinema appunto fratelli, perché, pur nelle personalissime storie, condividono spesso aspetti frequenti o ricorrenti di infanzie privilegiate, ma tutt&#8217;altro che semplici.</p>
<p><figure id="attachment_3392" aria-describedby="caption-attachment-3392" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-3392 size-full" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4.jpg" alt="" width="300" height="383" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/web-foto-silvia-con-papà-4-235x300.jpg 235w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-3392" class="wp-caption-text">Silvia Toso con il papà Otello</figcaption></figure></p>
<p>Difficile mantenere una normalità quando tutto è straordinario.</p>
<p>Potremmo dire che testimoniano di un mondo del cinema visto con gli occhi di chi è nato all&#8217;ombra delle luci del set, che è cresciuto in una realtà dilatata o falsata dai riverberi di quelle luci, di chi è stato bambino allora, ai tempi di quel cinema che non c&#8217;è più.</p>
<p>Anche quando a farci entrare nella vita altrui è chi quella vita l&#8217;ha vissuta, bisogna sempre entrarci con rispetto, in punta di piedi: le confessioni non autorizzano mai giudizi, ma è lecito e spontaneo ricavarne delle riflessioni o opinioni.</p>
<p>Quali siano le mie poco importa, ciascun lettore se ne farà di proprie, a me interessa sottolineare altro: che è un libro che sa svelare esperienze molto private con grande garbo, coinvolgendo ed emozionando.</p>
<p>In tempi volgari come questi sapersi raccontare diventa un pregio.</p>
<p>Anche in questo è un libro ben fatto: aiuta a capire, conoscere, ma non lascia nessun amaro in bocca. Svela, ma non infanga. Mi auguro che le autrici pensino a un seguito, perché sono ancora molti i fratelli d&#8217;arte che mancano all&#8217;appello e tanto c&#8217;è ancora da raccontare e da leggere.</p>
<p>Tutti gli intervistati appartengono &#8220;per nascita&#8221; al cinema italiano, a quello che è stato il cinema italiano, a quella sorta di comunità di professionisti e delle loro famiglie, che concepiva il cinema come un insieme di piccoli e grandi mestieri, nati dal talento, dal genio, dalla gavetta, dall&#8217;inventiva, dalla collaborazione, dall&#8217;intraprendenza, dall&#8217;amicizia e dalla perseveranza.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3393 size-full alignleft" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Figli-del-Set-2-e1580323134456.jpg" alt="" width="300" height="426" />Proprio a questo cinema pensava <strong>Carlotta Bolognini</strong> quando ha prodotto e sceneggiato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6c8hKzsM1-4"><em><strong>Figli del Set</strong></em></a> insieme al regista <a href="https://www.alfredolopiero.it/"><strong>Alfredo Lo</strong> <strong>Piero</strong></a>. Un docufilm che ho potuto vedere sul grande schermo e che mi piacerebbe aveste modo di trovare.</p>
<p>Purtroppo nel frattempo sia per il libro che per questo mediometraggio abbiamo dovuto salutare alcuni testimoni, perché intanto la vita vera corre via.</p>
<p>Carlotta, nipote di <strong>Mauro Bolognini</strong>, grande regista, e figlia di <strong>Manolo</strong>, produttore di tanti film, confeziona con Lo Piero un omaggio bello e sentito a quel nostro cinema attraverso appunto testimonianze, che hanno un tono più leggero rispetto al libro, che racconta invece il privato più che i ricordi.</p>
<p>Un docufilm che tocca molti dei mestieri del cinema, ricordandoci che dietro a un nome che scorre sullo schermo, ce ne sono tanti altri e non tutti compaiono, ma tutti sono indispensabili perché si arrivi proprio lì, a quel grande schermo.</p>
<p>Fra il pubblico in sala, chi più chi meno, ciascuno di noi ha sorriso, riso con i ricordi di Simona Izzo e si è emozionato nella sequenza finale o nel rivedere chi nel frattempo ci ha lasciato, perché tutto ciò che evoca quel cinema suscita inevitabilmente emozioni, perché ci trascina verso una carrellata di titoli e di artisti indimenticabili, verso infinite ore liete, di cui &#8211; come dico sempre &#8211; bisogna esser grati.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-3394 size-full aligncenter" title="Fratelli d'Arte e Figli del Set | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2020/01/Figli-del-Set-e1580323214489.jpg" alt="" width="350" height="466" /></p>
<p><em>In copertina Evelina Nazzari col papà Amedeo.</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/">Fratelli d&#8217;Arte e Figli del Set</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amedeo Nazzari, oltre il melodramma</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 20:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#amedeonazzari]]></category>
		<category><![CDATA[#figlidarte]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.aidamelemagazine.com/?p=2993</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come spettatrice ho conosciuto Amedeo Nazzari nei film &#8220;strappalacrime” di Raffaello Matarazzo, il più famoso regista italiano di melodrammi. L’espressione, nata già come negativa dalle colonne dei critici di allora, ha finito per ridurre nell’immaginario collettivo l’intera carriera di Nazzari a questi film, che la televisione ritrasmette di tanto in tanto quasi dimentica di un’infinità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/">Amedeo Nazzari, oltre il melodramma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2998" aria-describedby="caption-attachment-2998" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-2998 size-full" title="Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia.jpg" alt="" width="250" height="358" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia.jpg 250w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Sanson-Nazzari-seppia-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption id="caption-attachment-2998" class="wp-caption-text">Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari in Tormento di Raffaello Matarazzo, 1950</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Come spettatrice ho conosciuto Amedeo Nazzari nei film &#8220;strappalacrime” di Raffaello Matarazzo, il più famoso regista italiano di melodrammi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espressione, nata già come negativa dalle colonne dei critici di allora, ha finito per<span id="more-2993"></span> ridurre nell’immaginario collettivo l’intera carriera di Nazzari a questi film, che la televisione ritrasmette di tanto in tanto quasi dimentica di un’infinità di altri titoli, che ho poi scoperto nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato al cinema dalla porta principale, vi entrò per la prestanza fisica, ma forte di tanto teatro già fatto, quindi assolutamente consapevole del proprio mestiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Con gli anni ho imparato a misurarmi con tante storture della memoria storica del nostro cinema, spesso dovute alla supponenza boriosa di certa critica e a volte dovute a faziosi meccanismi dello stesso ambiente del cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari è uno di quei grandi attori scivolati nell’oblio pur rimanendo noti: sembra un paradosso, ma nel cinema non è cosa poi così impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome, il suo volto restano popolari, ma la sua carriera oggi è sconosciuta ai più. Destino comune ad altri artisti, mentre molti altri hanno perduto perfino la notorietà del proprio nome conservando solo quella del proprio volto o della propria voce. Eppure come potremmo mai raccontarla questa nostra magnifica storia del cinema senza tutti loro?</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari debuttò come protagonista sul grande schermo con un film che ancora oggi resta un gioiellino, <strong><em>Cavalleria</em></strong> di Goffredo Alessandrini del 1936, che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nTih-e7ksKs"><strong>potrete vedere qui</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In verità il debutto cinematografico vero e proprio era avvenuto l’anno precedente in <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fWExyEy-xis"><strong><em>Ginevra degli Almieri</em></strong></a> di Guido Brignone, grazie alla protagonista Elsa Merlini, che tanto aveva insistito perché Nazzari si dedicasse anche al cinematografo, come allora si chiamava.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza non lo aveva entusiasmato e per acconsentire al film di Alessandrini buttò lì la richiesta di un compenso dieci volte quello offerto, che ottenne!</p>
<p style="text-align: justify;">E dire che a consigliargli di accettare il ruolo fu proprio la moglie del regista: Anna Magnani. Proprio Nannarella, che invece al cinema guardava con grande interesse, ma continuamente dissuasa dal marito &#8211; allora regista famoso -, perché non fotogenica.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna rifarsi a quei tempi per capire quanto la grande Magnani fosse in effetti lontana anni luce dai visini di bambola del Cinema dei Telefoni Bianchi. Nel film ottenne poi una microscopica parte di sciantosa con tanto di parruccona bionda, ma ripresa in campo talmente lungo da riconoscerla a fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin da subito Amedeo Nazzari seppe conquistarsi la stima dell’ambiente professionale e l’amore del pubblico. Cosa avvenne da quel film in poi è davvero storia del cinema. Ma anche storia del Paese e del costume, perché i film raccontano spesso anche questo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua esperienza e il suo talento erano tali che, quando la RAI inaugurò i propri programmi e iniziò a produrre gli sceneggiati, fu subito chiamato fra i protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sento dire che gli sceneggiati di allora “oggi si chiamano <em>fiction</em>”, mi si drizzano i capelli. C’è un abisso fra i due generi!</p>
<p style="text-align: justify;">Assodato che alcune (poche in verità) <em>fiction</em> sono veramente ben fatte, va detto che gli sceneggiati nascevano innanzitutto nel solco della missione dell’allora mamma RAI ovvero istruire e unire culturalmente un Paese, che aveva ancora sacche di analfabetismo e sicuramente povertà diffusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sceneggiati, soprattutto quelli dell’epoca del bianco e nero, portarono i grandi romanzi e le grandi <em>pièce </em>sul piccolo schermo e dunque al grande pubblico. Venivano girati in presa diretta dopo lunghe prove, come per un debutto teatrale e abbisognavano di attori veri, che dal teatro venissero.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, le <em>fiction</em> di oggi vivono molto spesso di volti e di nomi che popolano le riviste e un certo tipo di programmi prima ancora che un set. Quindi la mancanza di mestiere &#8211; quando non di talento vero e proprio &#8211; è una costante a macchia di leopardo di questi prodotti televisivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so cosa avrebbe detto Amedeo Nazzari di certi sottoprodotti che girano oggi in tivvù, di certo se ne sarebbe tenuto alla larga. Non per superbia, ma per rispetto di sé e del proprio pubblico, lui che non si buttò mai via per un <em>cachet</em> o per una copertina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-2999 size-full" title="Copertina libro Amedeo Buffa in arte Nazzari" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari.jpg" alt="" width="600" height="350" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari.jpg 600w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/11/Amedeo-Buffa-in-arte-Nazzari-300x175.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" />Per avvicinarvi a questo grande e affascinante attore vi consiglio un libro davvero bello, che la figlia Evelina ha pubblicato nel 2008, ma che la casa editrice Edizioni Sabinae ha appena ristampato in occasione del quarantennale della sua scomparsa: <strong><em>Amedeo Buffa in arte Nazzari</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice, di cui <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><strong>qui ho recensito</strong></a> l’ultima toccante opera, scrive nella prefazione: «Questo non è un libro di memorie. E nemmeno la biografia di mio padre. È proprio quello che sembra: un album di famiglia. Disordinato come me.».</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà questo bel volume è molto di più, perché ogni foto porta con sé un commento o un racconto, a volte scritto dall’attore stesso. Si entra così in punta di piedi, passo dopo passo, con molta grazia nella vita e nella carriera di un grande protagonista del nostro cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">Amedeo Nazzari ci lasciò il 5 novembre di quarant’anni fa, ma ancor oggi possiamo ritrovarlo e i giovani scoprirlo in ogni sua pellicola, negli sceneggiati di allora e perfino in un vecchio Carosello, quando il cinema lo aveva in parte trascurto, ma non il suo pubblico, che mai l&#8217;abbandonò.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In copertina, Amedeo Nazzari ne Il brigante Musolino di Mario Camerini, 1950.</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/">Amedeo Nazzari, oltre il melodramma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Genitori quasi perfetti</title>
		<link>https://www.aidamelemagazine.com/genitori-quasi-perfetti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=genitori-quasi-perfetti</link>
					<comments>https://www.aidamelemagazine.com/genitori-quasi-perfetti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2019 16:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#cinemaitalianocontemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[#genitoriquasiperfetti]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.aidamelemagazine.com/?p=2774</guid>

					<description><![CDATA[<p>Paolo Calabresi e Lucia Mascino venerdì scorso hanno presentato a Riccione il loro ultimo film, Genitori quasi perfetti, per la regia di Laura Chiossone. La Mascino la definisce una commedia punk, in senso letterale forse non lo è, ma di certo ha ragione quando la definisce una commedia contro, contro i pregiudizi e le etichette. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/genitori-quasi-perfetti/">Genitori quasi perfetti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-2786 size-full" title="Genitori quasi perfetti | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-1-2.jpg" alt="" width="350" height="300" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-1-2.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-1-2-300x257.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Paolo Calabresi</strong> e <strong>Lucia Mascino</strong> venerdì scorso hanno presentato a Riccione il loro ultimo film, <strong><em>Genitori quasi perfetti</em></strong>, per la regia di <strong>Laura Chiossone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Mascino la definisce una commedia <em>punk</em>, in senso letterale forse non lo è, ma di certo ha<span id="more-2774"></span> ragione quando la definisce <em>una commedia contro</em>, contro i pregiudizi e le etichette.</p>
<p style="text-align: justify;">Calabresi aggiunge <em>crudele, perché racconta di genitori che usano i propri figli come vessilli e occasioni per piccole ascese sociali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Io dico che è soprattutto un film che rimanda &#8211; fatti i dovuti distinguo generazionali e temporali &#8211; al genere della <strong>commedia all&#8217;italiana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne ha i caratteri: quel modo di raccontare la realtà in chiave comica, eppure tagliente, lucida, nascondendo dietro la battuta la cruda e amara realtà dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La satira come racconto, il racconto come analisi e la commedia a riannodare tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-2787 size-full alignleft" title="Genitori quasi perfetti | Aida Mele Magazine" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-2-2.jpg" alt="" width="350" height="252" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-2-2.jpg 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2019/09/Genitori-quasi-perfetti-2-2-300x216.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Un tema lieto &#8211; la trama, come può essere appunto la festa di compleanno di un bambino di otto anni e le storie che vi ruotano attorno &#8211; diventa l&#8217;occasione per un&#8217;indagine su una certa realtà: quella delle giovani famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Genitori come se ne vedono oggi: rigidi sostenitori del veg, del bio e di un certo modo assoluto di vivere, genitori in coppie arcobaleno, genitori single &#8211; quasi sempre per scelta&#8230; altrui &#8211; insomma uno spaccato delle giovani famiglie di oggi, strette fra convinzioni, convenienze, social, solitudine, carriere, disoccupazione e precariato.</p>
<p style="text-align: justify;">Filo conduttore la genitorialità: subita, mal gestita o scelta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Niente sfugge e il racconto non si ferma anche quando la parola è assente</strong>: l&#8217;espressività, la mimica degli attori sono un altro aspetto che ci riporta al genere della commedia all&#8217;italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppoi i caratteri, le tipologie dei personaggi, così reali eppure apparentemente caricaturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato da un&#8217;opera teatrale, questo film è veramente una bella prova del nostro cinema, forse un po&#8217; lento in una prima parte, esplode poi in un crescendo veramente trascinante, in cui ognuno si trasforma e ciò che sembrava essere in un modo si rivela altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un altro tema che rimanda alla commedia all&#8217;italiana: l&#8217;apparenza nella società. Gratta gratta esce il vero volto, il sommerso, il non detto.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiusura però non è amara, come normalmente accadeva, in questo ne è un&#8217;evoluzione. Il finale è il messaggio del film e lo lascio a voi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attori sono bravissimi. Tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Opera seconda della Chiossone, conferma come la commedia, nei suoi generi e filoni, sia il campo dove il nostro cinema si muova meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La protagonista è <strong>Anna Foglietta</strong>, bravissima ancora una volta, ma l&#8217;opera resta decisamente corale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Genitori quasi perfetti</em></strong> è un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fimlQOWgQcc">film</a> che vi raccomando caldamente, perché garantisce un tempo lieto, ma non vacuo, buone risate e qualche giusta e serena riflessione.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/genitori-quasi-perfetti/">Genitori quasi perfetti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.aidamelemagazine.com/genitori-quasi-perfetti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
