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	<title>Aida Mele Magazine</title>
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		<title>Cento donne. Marina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 07:32:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Altri Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inverno era stato lungo e più grigio e silenzioso del solito, forse perché sempre più Marina sentiva il vuoto che la sua amica del cuore, Daniela, aveva lasciato trasferendosi col marito in Portogallo. Giusto in tempo ad evitare di incappare nella riforma, per cui non è più il Paese europeo paradiso esentasse per pensionati in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4679 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/02/sunset-5033708_640-e1740155790737.jpg" alt="Cento donne. Marina" width="350" height="214" />L&#8217;inverno era stato lungo e più grigio e silenzioso del solito, forse perché sempre più <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/"><strong>Marina</strong></a> sentiva il vuoto che la sua amica del cuore, Daniela, aveva lasciato trasferendosi col marito in Portogallo. Giusto in tempo<span id="more-4651"></span> ad evitare di incappare nella riforma, per cui non è più il Paese europeo paradiso esentasse per pensionati in fuga.</p>
<p>Ora toccava a lei andare in pensione, ma riforma o non riforma, al Portogallo proprio non ci pensava. Lei era sola e non le andava di fare l&#8217;eterna appendice. A Milano era diverso, ma in un Paese straniero pensava che Daniela avrebbe sentito il dovere di coinvolgerla sempre o quasi e la sola idea le pesava. Eppoi imparare una nuova lingua e lontana da tutto ciò che considerava familiare, non Milano in sé, ma proprio l&#8217;Italia, no, proprio non se la sentiva.</p>
<p>Il punto era come fare con 1.200 Euro di pensione e da sola. A Milano. Per fortuna non aveva un affitto da pagare, ma fra bollette e condominio&#8230; già a stipendio pieno, con qualche straordinario, ogni mese doveva stare con due piedi in una scarpa.</p>
<p>Marina scostò la tenda e guardò fuori, niente le era più familiare: gente nuova, negozi nuovi. Anche nello stabile c&#8217;era stato un notevole ricambio di inquilini. Gli anni erano passati, chi si era trasferito, chi era mancato. I suoi punti di riferimento se li erano portati via gli anni. Perfino il vecchio parroco non c&#8217;era più.</p>
<p>C&#8217;era stato un momento in cui aveva dubitato di voler andare in pensione: aveva temuto che perdere anche quelle poche relazioni avrebbe desertificato del tutto il suo mondo.</p>
<p>Poi però aveva pensato che era meglio salire sul carro, prima che qualche altra riforma la penalizzasse ulteriormente. Visti gli stravolgimenti sociali in atto, non c&#8217;era da sperare in vantaggi prossimi venturi.</p>
<p>Col bonus tivvù, Marina si era comprata una televisione smart, dunque, non avendo abbonamenti a piattaforme, aveva preso ad andare spesso su YouTube. Per qualche misterioso volo pindarico del logaritmo, il social le aveva segnalato delle case in vendite rivolte a stranieri &#8211; pensionati o nomadi digitali &#8211; che sempre più numerosi si trasferiscono da noi. Lo so, è sorpendente, ma è così.</p>
<p>Poi, si sa come funziona con questi social: cominci ad aprire un video e il logaritmo immediatamente te ne propone altri dello stesso tenore o argomento, perché registra il tuo interesse e così Marina prese a vederne quanti ne trovava sulla home.</p>
<p>C&#8217;era infatti un&#8217;agenzia specializzata che faceva video promozionali in inglese di case in vendita in piccoli paesi del centro Italia a prezzi impensabili. Oscillavano da poche migliaia di euro a qualche decina di migliaia!</p>
<p>C&#8217;era ovviamente di tutto in quanto a possibili ristrutturazioni, ma era evidente che lo spopolamento di innumerevoli nostri paesi offrisse uno sguardo inedito e sorprendente sul mercato immobiliare italiano.</p>
<p>Marina si fece due rapidi calcoli: con quello che aveva, fra risparmi e liquidazione, avrebbe comprato casa e con quello che avrebbe incassato dalla vendita del proprio appartamento, avrebbe comprato una macchina nuova, avrebbe ristrutturato l&#8217;immobile (ce n&#8217;erano in vendita anche alcuni che richiedevano ben poco lavoro) e avrebbe comunque potuto garantirsi un buon gruzzolo salva-vecchiaia da tenere in banca.</p>
<p>La sua attuale casa era pur sempre un appartamento di 85 mq. a Milano, con cantina e garage! Un&#8217;assicurazione per la vecchiaia, se si fosse trasferita. In un piccolo paese poi certamente avrebbe avuto modo di socializzare e la vita sarebbe stata sicuramente meno cara.</p>
<p>Decise anche che nella nuova casa avrebbe messo il fotovoltaico, se il tetto l&#8217;avesse consentito. Basta gas: autosufficiente il più possibile! Avrebbe addirittura potuto mettere via qualcosa ogni mese: 1.200 Euro sono un signor stipendio in un piccolo borgo, soprattutto se non devi pagare il condominio e grosse utenze. Voleva un camino: quelle case l&#8217;avevano quasi tutte, del resto. Il camino scalda e fa compagnia, e magari un po&#8217; di verde.</p>
<p>In verità aveva già individuato la casetta giusta per lei: cucina-soggiorno, bagno e due camerette, un garage per una macchina piccola e un capanno. Un bell&#8217;ortogiardino, ora piuttosto incolto, con già tre alberi da frutto, un utilissimo pozzo per irrigare e una splendida vista fra mare e collina. Chiedevano 32.000 Euro! Certamente l&#8217;avrebbe portata a casa con 30.000, pensò.</p>
<p>In teoria abitabile, ma in realtà gli impianti e il bagno sicuramente da rifare. Il tetto in buone condizioni, ma forse una revisione l&#8217;avrebbe fatta stare più tranquilla, volendo mettere i pannelli.</p>
<p>Si trovava in una frazione di un piccolo paese, ma non isolata. Ad un piano, una rarità, perché in genere tutte le case finora proposte erano su due o tre piani. Dunque perfetta con l&#8217;avanzare degli anni.</p>
<p>Marina quella sera, finalmente, avrebbe avuto un progetto con cui addormentarsi, un sogno da realizzare. Si dice che chi non ha più sogni è già morto, Marina lo era da anni, ma evidentemente <a href="https://www.aidamelemagazine.com/chi-sono-le-mie-cento-donne/"><strong>&#8220;non è finita, finché non è finita&#8221;</strong></a>.</p>
<p>Quella notte Marina finalmente dormì serena e si svegliò leggera, una leggerezza consapevole. La vita per lei era stata complicata, una strada di montagna piena di curve e cigli di burroni schivati, ma in cima non era ancora arrivata e la montagna ti può sorprendere: alle volte si apre in altipiani soleggiati e la meta può valere la strada.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-4680 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/02/turkey-5032039_640-e1740155927504.jpg" alt="Altipiano in fiore" width="350" height="234" /></p>
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		<title>Cinquant&#8217;anni senza Carlo Romano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 10:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#carloromano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cinquantenario della morte di Carlo Romano (Livorno, 8 maggio 1908 &#8211; Roma, 16 ottobre 1975) è passato totalmente in sordina. Questo Paese non ha alcuna memoria, nemmeno per il proprio cinema. I nomi oggi dimenticati sono tanti e non si creda si tratti solo di figure cosiddette minori, come dimostra questa ricorrenza mancata. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4691 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/10/Carlo-Romano-anni-Treneta-210x300.jpg" alt="Carlo Romano primi film" width="210" height="300" />Il cinquantenario della morte di Carlo Romano (Livorno, 8 maggio 1908 &#8211; Roma, 16 ottobre 1975) è passato totalmente in<span id="more-4685"></span> sordina. Questo Paese non ha alcuna memoria, nemmeno per il proprio cinema. I nomi oggi dimenticati sono tanti e non si creda si tratti solo di figure cosiddette minori, come dimostra questa ricorrenza mancata.</p>
<p>Il nome di Carlo Romano oggi probabilmente dice poco ai più, eppure la sua voce è popolarissima, perché <strong>don Camillo</strong> non sarebbe lo stesso senza il suo doppiaggio e ancor più <strong>Jerry Lewis</strong>.</p>
<p>Cito i più noti, ma sono talmente tanti gli attori o i personaggi, che gli devono la propria riconoscibilità, che nessuno può stilarne l’elenco completo. Nessuno.</p>
<h2>Il doppiaggio</h2>
<p>Carlo Romano aveva una voce davvero duttile e così espressiva da essere chiamato per i ruoli più vari, anche solo per poche battute, non solo per doppiare grandi attori come, che so, <strong>Eli Wallach</strong> ne <em><strong>Il Buono, il Brutto e il Cattivo</strong></em> (di <strong>Sergio Leone</strong>, 1966), tanto per citarne uno piuttosto evocativo.</p>
<p>Veniva infatti chiamato anche per doppiare colleghi italiani impegnati altrove durante il periodo di post produzione dei film o anche semplici comparse, comprimari, caratteristi.</p>
<p>La sua voce era talmente modulabile da essere perfetta perfino per l&#8217;animazione. Quanti personaggi, dal <a href="https://www.youtube.com/watch?v=I3VKynsNldE"><strong>Grillo Parlante</strong></a> di <em><strong>Pinocchio</strong></em> (di <strong>Walt Disney</strong>, 1940) al <strong>Nick Carter</strong> di <strong>Super Gulp!</strong> negli anni Settanta.</p>
<p>Sto solo citando l’infinitesima parte di un elenco che solo lo storico del doppiaggio <a href="https://www.aidamelemagazine.com/doppiaggio-arte-sconosciuta/"><strong>Gerardo Di Cola</strong></a> ha saputo rendere al meglio.</p>
<p>Io credo che sia stato il doppiatore più prolifico in assoluto. Alle volte la sua voce la ritrovo addirittura in due attori nello stesso film: un personaggio e una comparsa e questo in almeno due titoli.</p>
<p>Carlo Romano aveva anche un’intonazione gradevole, tanto da cantare in più di una registrazione.</p>
<p>Soprattutto era una colonna della CDC, prima e storica cooperativa di doppiatori.</p>
<p>Se poi c’era da doppiare un personaggio con un’inflessione dialettale, subito veniva convocato e a ragione.</p>
<p>Figlio d’arte, seguendo la propria famiglia di turné in turné, per completare il proprio ciclo dell’elementari Carlo fu iscritto almeno in undici città diverse, dunque l’orecchio alle inflessioni lo allenò fin da bambino, ovviamente sostenuto da un talento innato non comune.</p>
<p>Il doppiaggio non fu esattamente un’invenzione italiana, ma noi ne facemmo un’arte. Al tempo non c’erano i corsi di oggi, si imparava dai grandi, che ne avevano affinato le tecniche alla luce di una carriera attoriale solida, Carlo Romano fu tra questi maestri.</p>
<p>Spesso direttore di doppiaggio, in quell’occasione perdeva l’aria bonaria per cui era noto e diventava severissimo.</p>
<h2>Figlio d&#8217;arte</h2>
<p>Carletto, come affettuosamente lo chiamavano i colleghi, apparteneva dunque a una famiglia d’arte. Il nonno materno, <strong>Attila Ricci</strong>, aveva calcato numerosi palcoscenici fino ad arrivare ad Alessandria d’Egitto, ma era stato anche attore ai tempi del muto.</p>
<p>Sua figlia <strong>Geltrude</strong> aveva seguito le orme paterne e col marito <strong>Giuseppe Romano</strong> aveva girato i teatri coi figli <strong>Felice</strong> e Carlo, che crebbero sulle tavole di un palcoscenico, com’era d’uso allora fare.</p>
<p>Morto Giuseppe, sia Geltrude che i figli si diedero al cinema come attori e doppiatori. Fu la madre a dare – tanto per fare un esempio – la voce alla strega di <em><strong>Biancaneve</strong></em> (di <strong>Walt Disney</strong>, 1937) nel doppiaggio originale.</p>
<p>Voi direte: come originale? Purtroppo esiste una consolidata tradizione di ridoppiaggi, ma questo è un’altra faccenda. Assai dolente, in verità.</p>
<h2>Televisione e radio</h2>
<p>Tornando a Carletto, le persone grandi in età lo ricorderanno in innumerevoli produzioni RAI, i famosi sceneggiati di allora, in cui venivano chiamati solo attori di grande mestiere e di scuola per lo più teatrale: <em><strong>David Copperfield</strong></em> (di <strong>Anton Giulio Majano</strong>, 1965), forse oggi il titolo più ricordato, ma furono davvero tanti. Lavorò in questo genere televisivo come pochi.</p>
<p>Prima ancora ci fu la prosa in radio. In età matura fu anche sceneggiatore di film, autore di programmi televisivi e presentatore. Dunque un artista nel senso pieno del termine.</p>
<h2>Prima e dopo la guerra</h2>
<p>Chi apparteneva a una delle numerosissime famiglie d’arte, cresceva con una preparazione tale, che oggi solo eccezionali talenti sanno esprimere, dunque quando arrivò nel 1930 il sonoro anche in Italia, fu a questi attori che le produzioni si rivolsero.</p>
<p>Fino al dopoguerra i film venivano girati soprattutto negli studi e in presa diretta, dunque gli attori erano tutti “di mestiere”.</p>
<p>Fu allora che Carlo Romano iniziò dunque la propria carriera cinematografica. Se nel dopoguerra divenne uno dei caratteristi più noti, prima lo ritroviamo in ruoli maggiori, addirittura come protagonista in <em><strong>Un marito per il mese d’aprile</strong></em> (di <strong>Giorgio Simonelli</strong>, 1941).</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Sono stati gli attori come Carlo Romano a fare la storia del nostro cinema. Innanzitutto, perché senza il loro magnifico lavoro in sala doppiaggio il cinema come noi lo conosciamo non esisterebbe e poi perché è sulle spalle di questi attori che si sono rette intere stagioni del nostro cinema. Molti di loro erano proprio figli d’arte e meriterebbero di essere studiati, perché ci permetterebbero di capire molto di più della storia del nostro cinema,</p>
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		<title>Solitudini urbane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 13:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#evelinanazzari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro che vi segnalo oggi è Solitudini urbane di Maria Evelina Buffa Nazzari e a leggere il suo nome per esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo. È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4662" aria-describedby="caption-attachment-4662" style="width: 193px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-4662 size-medium" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Solitudini-urbane-193x300.jpg" alt="Solitudini urbane" width="193" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-4662" class="wp-caption-text">Edizioni Porto Seguro</figcaption></figure>
<p>Il libro che vi segnalo oggi è<em><strong> Solitudini urbane</strong></em> di <strong>Maria Evelina Buffa Nazzari </strong>e a leggere il suo nome per<span id="more-4614"></span> esteso non riesco a non notare come il suo stesso nome di autrice sia andato cambiando nel tempo.</p>
<p>È la sua quinta opera, se si escludono i due atti unici raccolti sotto il titolo di <em><strong>Altrove</strong></em>.</p>
<p>La mia è certo una mera constatazione, ma è interessante notare come l&#8217;autrice leghi ad ogni libro un aspetto di sé, cosa non comune negli autori, spesso piuttosto bidimensionali nell&#8217;idea che di loro ci creiamo.</p>
<h2>Buffa e Nazzari</h2>
<p>Già nota attrice, soprattutto teatrale, ha debuttato nella scrittura con una pubblicazione dedicata al celebre padre, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/amedeo-nazzari-oltre-il-melodramma/"><em><strong>Amedeo Buffa in arte Nazzari</strong></em></a> e firmandosi col proprio nome anagrafico di <strong>Evelina Buffa</strong>, privo anche dell&#8217;estensione oltre che di quello d&#8217;arte: era dunque a parlare solo la figlia del grande e amatissimo attore, viene da pensare.</p>
<p>Il secondo libro è stato il suo urlo di dolore dopo la morte dell&#8217;unico figlio, Leonardo: <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, a firma <strong>Maria Evelina Buffa</strong>. Dunque lei in tutta la sua identità terrena, lontana dalle luci del palcoscenico.</p>
<p>La terza opera è stata <a href="https://www.aidamelemagazine.com/fratelli-darte-e-figli-del-set/"><strong><em>Fratelli d&#8217;arte</em></strong></a>, scritta a quattro mani con <strong>Silvia</strong> <strong>Toso</strong>, figlia dell&#8217;attore Otello, e qui ha firmato come <strong>Evelina Nazzari</strong>, figlia d&#8217;arte appunto.</p>
<p>Il quarto libro è stato quello per cui l&#8217;ho conosciuta come scrittrice e di persona: <a href="https://www.aidamelemagazine.com/spesso-sono-arrivata-seconda/"><em><strong>Spesso sono arrivata seconda </strong></em></a>e per la prima volta è apparso il suo nome per esteso, abbracciando l&#8217;anagrafe e l&#8217;arte.</p>
<p>Dico questo a sottolineare che in ciò che scrive c&#8217;è lei, ovunque, anche in un libro come <em><strong>Solitudini urbane</strong></em>, che l&#8217;editore si è preoccupato di definire un&#8217;opera di fantasia.</p>
<h2><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4658 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/Evelina-200x300.jpg" alt="Evelina Nazzari" width="200" height="300" />Un viaggio dentro di sé</h2>
<p>Certo voi potreste obiettare che ovviamente ogni autore è nelle proprie opere e in un certo senso è vero, se si intende che ciascuno lascia tracce del proprio sentire o del proprio vissuto, inteso come esperienza, ma non lo è se invece si considera che esistono autori che fanno della propria scrittura un viaggio dentro di sé, anche se raccontano storie e inventano trame.</p>
<p>Evelina appartiene a questi e non la immagino autrice di romanzi campati per aria, ambientati chissà dove, avvitati su storie improbabili.</p>
<p>Penna piacevolissima, anche in questa sua opera non si smentisce. Profonda, mai pedante, prolissa o compiaciuta della propria scrittura.</p>
<p><em><strong>Solitudini urbane</strong></em> è nato durante la pandemia ed è una raccolta di brevi racconti. Un libro direi cinematografico, per quanto ben si presterebbe a essere sceneggiato.</p>
<p>Racconti autonomi, ma non del tutto slegati, perché tutti ambientati in un unico palazzo e tutti accumunati da&#8230; un buco nel pavimento. Una sorta di asola che accoglie il filo che tutto tiene insieme o la breccia in una realtà apparente ovvero scrivo per raccontare altro.</p>
<p>Un libro imperdibile. Come tutti i libri scritti da Evelina da me già recensiti, fra i quali purtroppo non figura <em><strong>Dopo la fine</strong></em>, perché introvabile, ma che ho avuto la fortuna di leggere e che vi consiglio di cercare su qualche piattaforma di libri di seconda mano o fuori catalogo.</p>
<p>Per le novità in libreria, invece, vi segnalo che la casa editrice Sabinae ha pubblicato il suo ultimo lavoro, <em><strong>Memorie a brandelli</strong></em>. Non l&#8217;ho ancora letto dunque lascio a voi soddisfare ogni curiosità nell&#8217;acquistarlo, interessante però che l&#8217;autrice usi nuovamente il solo nome d&#8217;arte.</p>
<h2>Una e tutte</h2>
<p>Certo, giustamente qualcuno potrebbe eccepire che Evelina sia l&#8217;attrice, la scrittrice, la mamma, la figlia, la donna, sia tutto questo insieme, ciononostante non riesco ugualmente a trovare casuale l&#8217;uso che dei suoi nomi fa quando scrive.</p>
<p>Se sui documenti è Maria Evelina Buffa e per il teatro è Evelina Nazzari, davanti ad un foglio bianco pare diventare ciò che forse in quel momento maggiormente sente di essere e questo mi riporta a quanto già detto: la scrittura per questa autrice è un viaggio dentro di sé, che inventi storie o che condivida memorie.</p>
<p>Quanto di suo da me finora letto, sempre mi ha riportata a lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4663 aligncenter" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/i-libri-di-Evelina-copia-300x255.jpg" alt="i libri di Evelina Nazzari" width="300" height="255" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;anno che verrà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 07:37:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#2025]]></category>
		<category><![CDATA[#buonanno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;anno che verrà&#8230; è già arrivato e da qualche giorno, ma oggi è il vero principio dell&#8217;anno lavorativo. Per moltissimi. Abbiamo tutti attraversato il passaggio da un anno all&#8217;altro, ognuno come ha potuto, saputo e voluto, ma poi questo capodanno cos&#8217;è se non lo scatto nella casella delle unità di quel certo contatore che registra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/lanno-che-verra/">L&#8217;anno che verrà</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4639 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/new-year-9300974_640-e1736234282806.jpg" alt="L'anno che verrà" width="400" height="225" /> L&#8217;anno che verrà&#8230; è già arrivato e da qualche giorno, ma oggi è il vero principio dell&#8217;anno lavorativo. Per moltissimi.</p>
<p>Abbiamo tutti<span id="more-4635"></span> attraversato il passaggio da un anno all&#8217;altro, ognuno come ha potuto, saputo e voluto, ma poi questo capodanno cos&#8217;è se non lo scatto nella casella delle unità di quel certo contatore che registra il tempo della nostra vita, alla fin fine. Immagine un tantinello retorica, ma tant&#8217;è.</p>
<h2>Non è vero, ma ci credo</h2>
<p>I riti scaramantici e propiziatori non saranno mancati e in molti saranno corsi a leggere gli oroscopi, perché ognuno di noi si affaccia all&#8217;anno nuovo con una sorta di vertigine, perché sporgiamo tutti sull&#8217;ignoto e l&#8217;ignoto non ha mai un aspetto confortante.</p>
<p>Dunque in tanti saranno andati a controllare se Saturno è contro, se Giove è favorevole, se Marte non si mette di traverso e compagnia cantante, confidando che nel 2025 i propri pianeti trovino la giusta quadra da metterci al sicuro da guai e infelicità.</p>
<p>Non ho nulla contro gli astrologi, ma personalmente preferisco loro la Provvidenza. In quanto al resto posso giocarci, ma non riesco a prenderlo sul serio: bastassero un grappolo d&#8217;uva, un piatto di lenticchie o uno slip rosso, saremmo tutti al sicuro e così non è.</p>
<p>Come dico sempre, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/nella-vita-ci-vuole-talento/"><strong>la vita</strong></a> non è esattamente una passeggiata di salute e ci vuole qualcosa di più consistente di qualche rito apotropaico. L&#8217;anno che verrà comunque è un mistero, chissà come ci troverà il prossimo 31 dicembre&#8230; Lo sa solo il buon Dio e nessun astrologo per quanto grande sia la sua conoscenza dei pianeti.</p>
<h2>Bisacce in spalla</h2>
<p>La qualcosa può dare una certa ansia, ma poi alla fine è la sintesi della nostra posizione di fronte alla vita in generale. Si cammina per questo mondo con ciò che si ha, senza conoscere né il cammino né la meta. Personalmente direi meglio se nel bagaglio si ha la fede, perché la vedo duretta a contare solo su se stessi, limitati e fragili come siamo, ma è una mia modesta visione del tutto.</p>
<p>I timori e le speranze li portiamo nella bisaccia più grossa. Nell&#8217;altra ci infiliamo i sogni, ma con gli anni questa si fa più leggera, non solo perché strada facendo qualcuno riusciamo a realizzando, ma anche o soprattutto perché di sogni ne lasciamo più d&#8217;uno lungo il cammino. Lasciare andare ciò che non era per noi è un&#8217;arte difficile da coltivare, lo so, ma con un po&#8217; di grazia e fiducia nel futuro si può esercitare.</p>
<h2>2024, ciaone!</h2>
<p>Non so come sia stato il vostro 2024, il mio piuttosto&#8230; bisestile, direi. Pesantuccio anzichè no. Gradirei un 2025 decisamente meno impegnativo! Quanto lo sia stato lo dimostra il vuoto di un anno su questo blog: da Halloween ad Halloween.</p>
<p>Il blog è il mio angolino del tempo extra, ergo nel 2024 non ne ho avuto affatto! Pazienza. Vedremo se l&#8217;anno che verrà sarà più generoso.</p>
<p>Intanto a voi lettori, iscritti, saltuari o occasionali che siate, auguro un anno davvero buono e al mondo che raddrizzi il tiro.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-4641 size-full" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2025/01/ai-generated-9105801_640-e1736234397210.jpg" alt="Buon 2025" width="350" height="350" /></p>
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		<title>Nando Mericoni e l&#8217;America de&#8217; noantri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 22:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#albertosordi]]></category>
		<category><![CDATA[#attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo lasciati esattamente un anno fa, mai stata tanto tempo così lontana dal mio blog, ma la vita è altro dalla rete e a volte le priorità e gli impegni ti portano lontano, appunto. Bene, anzi male, un anno dopo rieccoci con Halloween, no, tranquilli, ho già detto la mia e non intendo ritornare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4624 size-medium alignleft" title="Biglietti del cinema" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2024/10/ticket-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Ci siamo lasciati esattamente un anno fa, mai stata tanto tempo così lontana dal mio blog, ma la vita è altro dalla rete e a volte le priorità e gli impegni ti portano lontano, appunto.</p>
<p>Bene, anzi male, un anno dopo rieccoci con <strong>Halloween</strong>, no, tranquilli, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/happy-halloween-anche-no/"><strong>ho già detto la mia</strong></a> e non intendo ritornare sul tema. Ad ognuno le proprie convinzioni, del resto<span id="more-4619"></span> di tempo per farcene una l&#8217;abbiamo avuto tutti, visto che ormai sono anni che martella.</p>
<h2>Whats America?</h2>
<p>Devo però dire che trovo incoerente &#8211; e dunque perfettamente in linea con i tempi &#8211; che cresca l&#8217;avversione per gli Stati Uniti, mentre cresce sempre più l&#8217;affezione per tutto ciò che da lì venga.</p>
<p>Vogliamo parlare di quei nostri connazionali (come definirli&#8230; confusi?) che hanno ormai iniziato a festeggiare il <strong>Thanksgiving</strong>, spesso ignorando cosa stia a simboleggiare storicamente, come se si trattasse di una ricorrenza mondiale?</p>
<p>Vogliamo poi dimenticarci del <strong>Black Friday</strong>? E come tralasciare l&#8217;<strong>Easter Egg Hunt</strong> con l&#8217;immancabile Easter Bunny, ma che al momento non si conoscono (ancora) come tali e si vedono solo in pubblicità e che molti però già associano indissolubilmente alla Pasqua, ricorrenza sempre meno religiosa per i più, stando alle statistiche.</p>
<p>Anche Halloweeen del resto si è intrufolato così, attraverso la pubblicità di dolciumi per bambini.</p>
<h2><img loading="lazy" class="wp-image-4632 size-medium alignleft" title="Nando Mericoni Un americano a Roma" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2024/10/Un_americano_a_Roma_-_maccheroni-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2024/10/Un_americano_a_Roma_-_maccheroni-300x225.jpg 300w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2024/10/Un_americano_a_Roma_-_maccheroni.jpg 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />A Nando!</h2>
<p>Oh, l&#8217;America! Sempre più contestata, disprezzata, ma sempre presente. Dalla Coca Cola ai marshmallow, dal burro di arachidi ai pancakes, dagli hot dog alla salsa barbecue, dai muffin ai donuts, dagli hamburger ai nuggets, come dimenticarla?</p>
<p>Niente in contrario, anzi! È così bello viaggiare stando ai fornelli, io per prima amo scoprire la cucina di altri Paesi e sperimentarne alcune ricette facendole mie. In questo blog ne troverete già alcune (<a href="https://www.aidamelemagazine.com/sulla-tavola-delle-feste-prosciutto-al-forno/"><strong>prosciutto al forno</strong></a>, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/minestra-di-pollo/"><strong>minestra di pollo</strong></a>, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/banana-bread/"><strong>banana bread</strong></a><strong> </strong>e <a href="https://www.aidamelemagazine.com/code-di-gamberi-allorientale/"><strong>code di gamberi in tegame</strong>)</a>.</p>
<p>La verità è che anche chi si professa antiamericano è un po&#8217; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=xcHClUs7zyk"><strong>Nando Mericoni</strong></a>, diciamoci la verità! Lo è tutte le volte che festeggia Halloween o, peggio, compra il tacchino per il Thanksgiving o quando infila parole inglesi a sproposito, potendo benissimo usare l&#8217;italiano.</p>
<p>La verità è che può venire in mente di mangiare sushi, ma a nessuno di festeggiare, che so, l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hinamatsuri"><strong>Hinamatsuri</strong></a>! Perché? Perché gli USA ci affascinano da sempre attraverso il cinema e ci raccontano delle loro abitudini, suggestive o negative che siano. La pubblicità fa poi il resto, perché il villaggio globale si regge anche sulle multinazionali e così tornaimo al principio, ai dolci per l&#8217;infanzia. Cioccolatini, per l&#8217;esattezza.</p>
<p>Buon Ognissanti a voi tutti.</p>
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		<title>Happy Halloween? Anche no</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 13:34:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#bambini]]></category>
		<category><![CDATA[#joy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Happy Halloween? No grazie! Dolcetto o scherzetto? Ancora?! Che noia, che barba! per dirla con Sandra Mondaini. In vista del fatidico 31 ottobre il web si riempie di videoricette con piatti che ricordano dita mozzate, vermi, pipistrelli e altre &#8220;leccornie&#8221;, mentre su TikTok abbondano i tutorial per trucchi spettrali per adulti e piccini&#8230; Halloween non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4606 size-full alignleft" title="Notte di Halloween" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/10/Halloween-zucche-pipistrelli-scaled-e1698756196951.jpg" alt="Halloween disegno " width="300" height="200" />Happy Halloween? No grazie!</p>
<h2>Dolcetto o scherzetto?</h2>
<p>Ancora?! Che noia, che barba! per dirla con <strong>Sandra Mondaini</strong>.</p>
<p>In vista del fatidico 31 ottobre il web si<span id="more-4601"></span> riempie di videoricette con piatti che ricordano dita mozzate, vermi, pipistrelli e altre &#8220;leccornie&#8221;, mentre su TikTok abbondano i tutorial per trucchi spettrali per adulti e piccini&#8230;</p>
<h2>Halloween non è happy</h2>
<p>Già, i bambini&#8230; ma davvero volete travestire i vostri figli da scheletri, zombie, fattucchiere e mostri?! E magari siete anche paladine della lotta alle fiabe &#8220;che tanto danno hanno fatto&#8221;, come <em><strong>Biancaneve</strong></em> o <em><strong>Cenerentola</strong></em>.</p>
<p>Certo, le principesse e i principi azzurri, così sognanti, così proiettati verso il bello della vita, l&#8217;incanto e la magia dei sentimenti non hanno molto a che fare con la realtà, ma che male c&#8217;è a sognare, la vita è già così prosaica di suo che ad allungare gli anni della poesia ci si può solo guadagnare. I bambini di oggi di poesia ne conoscono già così poca, perché ostinatamente combatterla a suon di cupe e ingannevoli fesserie d&#8217;oltremanica?</p>
<h2>Un contro Halloween</h2>
<p>Suvvia mamme, siate originali, siate rivoluzionarie e organizzate per i vostri bambini un contro Halloween, una festa di luci e di colori, con maschere di fiori, fate, maghi avvolti da stelle e cavalieri coraggiosi, in cui il tema sia la gioia di vivere e non la morte. In cui i piatti serviti siano leccornie che si mangino già con gli occhi.</p>
<p>Tutti a ribellarsi al conformismo e molti poi a capitolarvi al primo spot a tema. Uhm&#8230;</p>
<p>Non siete cattolici o non siete praticanti? Ebbene, che cambia?! Halloween resta qualcosa che in nulla richiama la gioia di vivere che ogni bambino dovrebbe avere e questo prescinde dalla religione.</p>
<p>Storicamente abbiamo il più alto numero di depressioni infantili di questa nostra età moderna, non credete che già solo questo dovrebbe farvi saltare gli innumerevoli scaffali tutti di arancione, nero e viola?</p>
<h2>Insegnate ai vostri figli ad essere come salmoni</h2>
<p>Oh, certo, la prima obiezione è che &#8220;lo fanno tutti&#8221; e non si può crescere dei figli come dei disadattati, ma perché non rovesciate la prospettiva e considerate questa l&#8217;occasione per insegnare loro che bisogna anche saper andare controcorrente, se la corrente porta lontano da ciò che riteniamo giusto?</p>
<p>Fate rete con altre mamme che la pensino come voi, sono più di quante non crediate, ma hanno gli stessi vostri timori nel farsi avanti. Così i vostri figli non si sentiranno tagliati fuori e, appunto, organizzate loro una contro festa, che attiri altri bimbi e inspiegabilmente vi accorgerete che ad essere salmoni si può anche andare lontano. Insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 14:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#annamagnani]]></category>
		<category><![CDATA[#attriciitaliane]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[#ricorrenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquant&#8217;anni senza Nannarella e per ricordarla è uscito in libreria Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice. I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4592 size-medium alignleft" title="Anna Magnani. Racconto d'attrice" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/09/Nannarella-217x300.jpg" alt="Nannarella in copertina" width="217" height="300" />Cinquant&#8217;anni senza <strong>Nannarella</strong> e per ricordarla è uscito in libreria <em><strong>Anna Magnani. Racconto d&#8217;attrice</strong></em>.</p>
<p>I giovani d&#8217;oggi la conoscono? E i meno giovani di lei e del suo enorme talento cosa sanno? Anna<span id="more-4581"></span> credo che per molti sia poco più di un fermo immagine: riversa a terra, priva di vita, con Fabrizi chino su di lei o mentre corre dietro al camion dei Tedeschi o quando, con sguardo di sfida, affronta il Nazista in mezzo alle altre donne durante la perquisizione.</p>
<p>Anna per molti è una foto in bianco e nero tratta da <em><strong>Roma città aperta.</strong></em> Anna è un cumulo di luoghi comuni, che rimbalzano dalla stampa ai salotti televisivi. Anna oggi è sconosciuta ai più.</p>
<p><strong>Chiara Ricci</strong> dedica a lei la sua ultima fatica letteraria, è il suo omaggio ad un&#8217;artista che non ha mai voluto essere una diva, in un tempo in cui tutte avrebbero dato chissà cosa per esserlo. La Magnani attraversa questo libro con una tale grazia, che sembra volare. Si attarda solo nella parte monografica, in cui l&#8217;autrice analizza il rapporto di alcuni suoi film e le opere teatrali da cui sono tratti.</p>
<h2>Una, nessuna e centomila</h2>
<p>Anna fu una donna complessa, magnifica, irrisolta eppure completa, leale ma capace anche di essere &#8220;l&#8217;altra&#8221;, contraddittoria per alcuni versi e coerente per altri, fragilissima e d&#8217;acciaio. Anna era oltre la propria epoca. Una personalità talmente ricca umanamente da trovare in sé tutto ciò che le poteva servire per essere le innumerevoli donne da lei rappresentate.</p>
<p>Non era un talento istrionico e non entrava e usciva dai propri personaggi, <strong>Nannarella</strong> <em>era</em> i suoi stessi personaggi. Come lei stessa sosteneva, aveva in sé <em>duemila donne</em> ed era questa o quella in base alla storia raccontata, dava loro vita e voce. Anna era una sorta di archetipo, era una, nessuna e centomila donne. Era l&#8217;universo femminile.</p>
<h2><em>Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male</em> (Eduardo)</h2>
<p>Non era falsa modestia la sua quando disse di non sapere se fosse davvero un&#8217;attrice, proprio perché il recitare ha in sé il concetto di rappresentazione e dunque non di realtà, mentre lei sentiva quanto mai vero il personaggio che portava in scena.</p>
<p>Anna era in assoluta sintonia con <strong>Eduardo</strong> non a caso: per il grande drammaturgo il teatro era la vita portata sulle tavole di un palcoscenico. Tutto questo è perfettamente riscontrabile nel libro di <strong>Chiara Ricci</strong>, non così esplicitato, ma comunque presente, perché l&#8217;autrice conosce a fondo la Magnani e solo chi l&#8217;ha studiata come attrice e come donna può arrivare a vedere quanto complessa fosse la sua figura, umana e artistica.</p>
<h2>Un libro per tutti</h2>
<p>Si tratta di un libro scorrevole, che non si perde in tecnicismi. Anche nella parte più propriamente di approfondimento, resta agevole. Può essere un primo approccio per chi vuol conoscere <strong>Nannarella</strong> o un approfondimento da un&#8217;angolazione diversa per chi già conosce la Magnani, è un libro che consiglio a chiunque, appassionato o &#8220;del mestiere&#8221; che sia.</p>
<h2>Link</h2>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZvdKaV4GHtM"><strong>Anna </strong></a><em>in una canzone immortale</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=bJ8tsKJ_5kg"><strong>ricordo </strong></a><em>di Eduardo</em></p>
<p><em>Nel</em> <a href="https://www.aidamelemagazine.com/110-anni-fa-nasceva-anna-magnani/"><strong>mio</strong></a></p>
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		<title>Cara Antonella, oggi leggo di te</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 17:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#antonellalualdi]]></category>
		<category><![CDATA[#libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonella Lualdi ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto nella rivista on line Arabeschi. Leggo a firma di Federica Piana, una ricercatrice universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com/cara-antonella-oggi-leggo-di-te/">Cara Antonella, oggi leggo di te</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.aidamelemagazine.com">Aida Mele Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.aidamelemagazine.com/conversando-con-antonella-lualdi/"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-4574 alignleft" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/08/Autobiografia-Antonella-Lualdi-215x300.jpg" alt="Cara Antonella, oggi leggo di te" width="215" height="300" />Antonella Lualdi</a></strong> ci ha lasciati da poco e la curiosità degli internauti porta a galla molti articoli a lei dedicati. Un mio amico mi ha chiamato oggi per segnalarmene uno, a me sfuggito. Contenuto <a href="http://www.arabeschi.it/antonella-lualdi/"><strong>nella rivista on line Arabeschi</strong></a>. Leggo a firma di <strong>Federica Piana</strong>, una ricercatrice<span id="more-4573"></span> universitaria, che si dedica allo studio e all&#8217;analisi delle autobiografie delle attrici.</p>
<p>Posto che ognuno è libero di fare le proprie considerazioni e tirare le proprie somme, trovo che l&#8217;autrice non abbia colto nulla di ciò che in questa autobiografia è stato scritto.</p>
<p>Da quello che ho letto pare non conoscere appieno nemmeno la carriera di Antonella e sicuramente non ha mai conosciuto la persona, perché altrimenti non avrebbe ribadito con insistenza e per ben cinque volte che con questo libro la Lualdi non ha inteso altro che soddisfare il proprio desiderio di autoaffermazione, essendo una &#8220;diva mancata&#8221;.</p>
<p>Ribatterò così ad un articolo tanto sgradevole e fuorviante.</p>
<h2>Punto 1</h2>
<p>Antonella Lualdi non è mai stata una diva mancata, è stata un&#8217;attrice che ha goduto di un grande successo, ha avuto anni d&#8217;oro invidiabili ed è entrata nel cinema senza dover fare anticamera e questo forse le ha tolto quel mestiere che ha poi dovuto recuperare con l&#8217;esperienza.</p>
<p>Semmai non è stata né ambiziosa né combattiva, aveva un temperamento mite per l&#8217;ambiente del cinema e non ha saputo muoversi con determinazione, ma questo non fa di lei una diva mancata. Ha attraversato tanto nostro cinema e tanto cinema francese, lavorando con grandi nomi, la figurina di contorno non l&#8217;ha mai fatta per nessuno.</p>
<h2>Punto 2</h2>
<p>Antonella era lontana anni luce dalla classica psicologia di chi ha bisogno di autocelebrarsi per sentirsi qualcuno, era una donna che aveva vissuto pienamente una vita fuori dal comune, con le fragilità di chi è dovuta crescere in fretta in un Italia dove dalla patria potestà si passava a quella maritale. Ha vissuto, sofferto, imparato. La chiusura del libro dice molto della persona Antonella.</p>
<h2>Punto 3</h2>
<p>Franco Interlenghi non è stata l&#8217;ombra, ma l&#8217;amore della sua vita. Ciò non toglie che la loro storia abbia avuto una crisi profonda. Da una donna mi aspetto l&#8217;empatia di chi comprende che allora era difficile crescere, riconoscere se stesse, quando la morale del tempo non dava spazio alle donne per maturare una coscienza di sé, strette com&#8217;erano fra la famiglia di origine e quella prontamente costruita. Tutto questo nell&#8217;ambiente del cinema, così fuori dagli schemi.</p>
<p>Erano due bravi ragazzi, provenienti da due famiglie solide, chiuse come lo era la stragrande maggioranza nel Paese di allora. Nessuna famiglia irregolare alle spalle, nessuna tappa bruciata, nessun grillo per la testa. Il cinema era per entrambi il proprio lavoro, non la fiera delle vanità e delle ambizioni che per molti è stato ed è.</p>
<p>Che Franco poi fosse il suo punto di riferimento lo dimostra il titolo, che non voleva preludere ad un&#8217;autobiografia della coppia, ma a ciò che Antonella sentiva come definizione di sé, tant&#8217;è che mai divorziarono, mai si diedero le spalle.</p>
<h2>Punto 4</h2>
<p>Il libro, scritto a quattro mani con <strong>Diego Verdegiglio</strong>, non celebra una carriera mancata, ma racconta con la semplicità e il candore propri di Antonella come andarono le cose. Quando io lo lessi non avevo ancora conosciuto Antonella, dunque non potevo essere stata influenzata dalla sua amabilità, e non vi trovai niente di ciò che l&#8217;autrice ripete e ripete, come se la cosa servisse a dar fede ad un concetto che non combina né con la carriera né con la persona, dunque né con Antonella Lualdi né con Antonietta Maria De Pascale.</p>
<h2>Punto 5</h2>
<p>Certamente l&#8217;autrice dell&#8217;articolo è persona preparatissima nel proprio ambito, ma temo non altrettanto nella storia del cinema italiano.</p>
<p>Non me ne voglia.</p>
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		<title>Once Upon a Time&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 09:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Once Upon a Time… così iniziano le fiabe. In verità non so se nell’era della spaventevole intelligenza artificiale i bambini abbiano ancora chi legge loro le fiabe, quelle di sempre, con cui noi tutti siamo cresciuti. Forse al più ne conosceranno le riletture di Disney, animate e non, grazie a uno schermo troppo spesso baby [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-4547 size-full" title="Walt Disney, Once Upon a Time" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Walt-Disney-e1683671992447.png" alt="Walt e Biancaneve" width="300" height="364" />Once Upon a Time</em>… così iniziano le fiabe. In verità non so se nell’era della spaventevole intelligenza artificiale i bambini abbiano ancora chi legge loro le fiabe, quelle di sempre, con cui noi tutti siamo cresciuti.</p>
<p>Forse<span id="more-4539"></span> al più ne conosceranno le riletture di Disney, animate e non, grazie a uno schermo troppo spesso baby sitter.</p>
<p>Comunque noi che bambine lo siamo state prima di tanta solitudine infantile, abbiamo sognato con Principi azzurri, Cenerentole e Principesse di sangue blu e soprattutto con il trionfo dell’amore.</p>
<p>Bene, la realtà ha mandato a gambe all’aria tutta questa letteratura zuccherosa, ma ha salvato il finale: qui l’amore è addirittura da libri di storia, dati i protagonisti.</p>
<h2>Once Upon a Time…</h2>
<p><em>Once Upon a Time</em> in un ex impero un Principe, mai stato né bello né simpatico, una Principessa bella e caritativa però finita disgraziatamente nella fiaba sbagliata, e una Dama né giovane né altrettanto avvenente.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-4546 size-full" title="Once Upon a Time Carlo e Camilla" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-giovani.png" alt="Carlo e Camilla anni Settanta" width="400" height="254" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-giovani.png 400w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-giovani-300x191.png 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>Eppure, in barba a tutto e a tutti, il Principe e la Dama, innamorati fin da ragazzi e discendenti da due appassionati amanti (e qui i sostenitori della reincarnazione si possono scatenare), non smisero mai di amarsi.</p>
<p>Ormai maturi – foss&#8217;anche sulla pelle e sui sogni di più di un familiare – riuscirono a far trionfare l&#8217;imperituro amore in una giornata ventosa e con una cerimonia sobria, dati gli standard.</p>
<p>Molti anni dopo il Principe e la Dama, nel frattempo divenuta Duchessa, furono addirittura incoronati Re e Regina.</p>
<p>Ormai anziani, ma eternamente complici, si erano visti scambiare sguardi e brevi sorrisi durante tutta la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WANXXuK6yNE"><strong>solenne cerimonia</strong></a> sospesa fra l’era digitale e il Medioevo e che aveva incollato a uno schermo – di qualsivoglia natura e dimensione – milioni e milioni di comuni mortali.</p>
<p>Il buon caro <strong>Walt</strong> (<strong>Disney</strong>) non avrebbe saputo far di meglio per farci sognare tanto.</p>
<h2>E dunque&#8230;</h2>
<p>Dunque l’amore ha trionfato sulla giovinezza e sull’avvenenza, a ribadire che l’anima gemella è molto più di questo e che l’affinità è il collante che tutto regge.</p>
<p>Idealmente mano nella mano da quel lontano giorno del 1970 fino al trono – <strong>Carlo e Camilla</strong> – a sostenersi come sempre. Anche sotto il &#8220;fuoco amico&#8221; di <strong>Harry e Meghan</strong>, ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-4545 size-full" title="La fiaba di Carlo e Camilla" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-oggi.png" alt="Carlo e Camilla oggi" width="350" height="270" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-oggi.png 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2023/05/Carlo-e-Camilla-oggi-300x231.png 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>The London Bridge Is Down</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 12:56:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo & Quello]]></category>
		<category><![CDATA[#attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Titolo in codice: The London Bridge Is Down. Così a Londra si è aperta la successione al trono inglese. La Regina è morta, viva il Re! Elisabetta II ci ha lasciati. Con la stessa riservatezza con cui ha vissuto. Il mondo non parla d&#8217;altro, ma cosa resterà di questa donna, icona già in vita? Certo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="wp-image-4523 size-full alignleft" title="The London Bridge Is Down" src="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/09/Elisabetta-II.png" alt="Elisabetta II" width="350" height="248" srcset="https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/09/Elisabetta-II.png 350w, https://www.aidamelemagazine.com/wp-content/uploads/2022/09/Elisabetta-II-300x213.png 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Titolo in codice: The London Bridge Is Down. Così a Londra si è aperta la successione al trono inglese.</p>
<p>La Regina è morta, viva il Re! Elisabetta II ci ha lasciati. Con la stessa riservatezza con cui ha vissuto.</p>
<h3>Il mondo non parla d&#8217;altro, ma cosa resterà di questa donna, icona già in vita?</h3>
<p>Certo non le tante chiacchiere che oggi affollano i <em>talkshow</em>, molte delle quali apertamente di fantasia o personalissime deduzioni, perché poi i veri conoscitori sono meno delle dita di una mano, ma i commentatori si contano a decine, la maggiornaza dei quali non si sa bene a che titolo.</p>
<p>The London Bridge Is Down non potrebbe essere più opportuno come titolo del protocollo, che ieri si è aperto, perché davvero con la sua morte il Ponte di Londra, simbolo stesso d&#8217;Inghilterra, è venuto giù. Londra e dunque il Regno Unito hanno cambiato <em>skyline</em>, niente sarà più come prima.</p>
<p>Se apparentemente potremmo dire che Elisabetta lasci un regno dei record, <a href="https://www.aidamelemagazine.com/giubileo-di-platino-god-save-the-queen/"><strong>lunghissimo</strong></a>, una popolarità planetaria fatta ormai di familiarità come sempre accade quando gli anni e le generazioni si sommano, un guardaroba con più <em>nuances</em> di una mazzetta Pantone, in realtà la sua eredità è ben altra.</p>
<p>Politica innanzitutto, perché come Capo di Stato è fra i grandi della Storia per il suo acume, la sua prudenza e le grandissime doti diplomatiche.</p>
<p>C&#8217;è però ben altro, che resta a chi vorrà farne tesoro. Elisabetta II è stata una vera Regina, ha indicato per una vita intera cosa sia il servizio e l&#8217;abnegazione a un ruolo, ne ha compreso in pieno il peso del sacrificio della propria vita privata e la responsabilità di essere un modello morale.</p>
<p>Del suo servizio ha fatto la ragione di questo lunghissimo regno conclusosi con un ultimo dovere: investire il suo quindicesimo Capo di Governo in un momento delicato per la politica inglese.</p>
<h3>Il peso di una corona</h3>
<p>Ha fatto tutto oltre le proprie forze a giudicare dalle ultime immagini, per poi congedarsi a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Balmoral"><strong>Balmoral</strong></a>, nel luogo dove il suo Filippo l&#8217;aveva chiesta in moglie, dove tanto tempo avevano trascorso insieme lontani dalla vita pubblica e dove le sarà sembrato più facile riabbracciarlo.</p>
<p>Da quando era morto il suo Filippo, non era stata più lei. Al funerale era improvvisamente apparsa curva. Quel dolore dev&#8217;essere stato troppo, in fondo era arrivata fin lì proprio perché a sostenerla c&#8217;era stato sempre suo marito, che lei, dopo settantatrè anni di matrimonio, ancora guardava con gli stessi occhi innamorati: basta sfogliare le foto per vederlo.</p>
<p>Non dev&#8217;essere stato facile sedere sul quel trono, in alto ci si può sentire molto soli e il peso delle responsabilità può essere davvero gravoso. Soprattutto in gioventù, quando l&#8217;esperienza è poca e la credibilità è tutta da costruire.</p>
<p>Di scelte difficili e dolorose credo ne abbia dovute prendere più d&#8217;una. Mi viene in mente anche solo il rifiuto opposto all&#8217;amata sorella Margaret, quando questa si innamorò di Peter Townsend.</p>
<p>Erano altri tempi e la sorella della Regina, capo della Chiesa anglicana, non poteva certo sposare un divorziato. Quanto le sarà pesato sulla coscienza quella vita infelice e disordinata di Margaret, che dopo quell&#8217;amore mancato non seppe più ritrovare la strada?</p>
<p>Elisabetta sì fu stabile e certa come il London Bridge, ma fu anche dignitosa e sobria nonostante alcuni abiti di gusto eccessivamente anglossassone. Fu sobria nella vita, sempre dieci passi indietro ai clamori e le sguaiatezze, sempre gentilissima. Una vera Regina.</p>
<h3>Cosa si è portata via?</h3>
<p>Proprio questo: il concetto stesso di Sovrana, perché non basta una corona, ci vuole un&#8217;educazione eccelsa, che non prescinda mai dai modi e dunque dal rispetto di chi si ha di fronte.</p>
<p>Tutti dicono che si chiude un&#8217;epoca, certo se le regine sono come Letizia di Spagna, sgarbatissima, superba, inopportuna come poche, vanitosa fino alla dismorfofobia o se entrano nelle famiglie reali donne come <a href="https://www.aidamelemagazine.com/non-ci-sono-piu-le-cenerentole-di-una-volta/"><strong>Meghan Markel</strong></a>, arrogante e villana fino a un&#8217;accusa di mobbing dal proprio personale, capace di trascinare il marito al lavatoio dei panni sporchi di Oprah Winfrey, in cui sono volati stracci e palle di fango mentre Filippo di Edimburgo era in fin di vita.</p>
<p>Si chiude di certo un&#8217;epoca se le case regnanti si trasformano in girandole di figli dentro e fuori del matrimonio, in una ridda di relazioni come nel Principato meno reale del pianeta o se un discendente di un&#8217;ex casa regnante pubblicizza sottaceti, partecipa a reality e vende pasta in un <em>food truck</em>.</p>
<p>Oggi il senso di una monarchia sta nella capacità di essere una guida in un Paese sostanzialmente democratico, un punto di riferimento morale per un popolo affinché non dimentichi il senso della dignità delle istituzioni, come è avvenuto purtroppo in Italia.</p>
<p>Le monarchie sono anacronistiche, possono sopravvivere solo se sono un faro di decoro, un ammonimento sull&#8217;importanza della forma come espressione di una reale sostanza. Il ricordo che il buongusto può giovare alle relazioni interpersonali e istituzionali, perché si basa sul senso di misura.</p>
<h3>Cosa dunque rimpiangeremo di questa regina, che ha avuto il tempo e le doti per guadagnarsi tanto rispetto e affetto?</h3>
<p>Personalmente direi la grande dignità, la fedeltà a un impegno preso, a una tradizione che dev&#8217;essere stata conforto e legaccio allo stesso tempo, ma ne ricorderemo di certo anche l&#8217;ironia, anch&#8217;essa espressione di intelligenza.</p>
<p>Autorevolissima senza mai alzare la voce o agitare un braccio, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2nOMZ1dnPaM"><strong>Regina</strong></a> sempre senza bisogno di ricordarlo a chi aveva di fronte.</p>
<p>Sotto quella pesante corona però una donna fedele al progetto &#8211; mancato &#8211; di una famiglia unita, al suo Filippo, all&#8217;amore per il proprio Paese. Dunque anche un modello di vita, al di là dei palazzi, delle carrozze e dei gioielli favolosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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